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Val di Funes: tre escursioni

 

 

Val di Funes:

 

1. Giro delle Malghe

 

2. Col di Poma

 

3. Monte Muro

 

 

Ennanz a serarse

(da leggere e/o ascoltare)

 

 

 

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  - Giro delle Malghe                                                              giovedì, 10.10.2019

 

- Dislivello: m 430

- Sviluppo: km 12,600

- Tempi netti: ore 4.00          di salita ore 2.00               di discesa ore 2.00

- Carte: Kompass 627, Val di Funes, scala 1:25.000

 

Ci siamo concessi tre giorni in Alto Adige, tre giorni di facili camminate in Val di Funes, una splendida e a noi già nota valle. E come prima escursione, in una giornata di incredibile sole, abbiamo scelto di partire con moderazione e di andare a vedere da vicino quella fantastica catena di monti che corrisponde al nome di Odle. Cosa quindi di meglio del Giro delle Malghe? Delle numerose malghe, in questa stagione ancora quasi tutte aperte e affollate di turisti in gran parte germanici.

Da Malga Zannes, m 1.685 col sentiero segn. 6 si raggiunge il sentiero Adolf Munkel, o sentiero delle Odle segn 35 (ore 0.45) e lo si percorre, trascurando alcuni bivi, con comodi saliscendi dove il pericolo maggiore è costituito dalle radici delle piante. Avevamo letto che la Malga che offre la miglior vista sull'intera catena è la Malga Casnago m 2.006, dove infatti ci fermeremo per la sosta panini (ore 1.15-2.00). La vista è davvero splendida e il sole rende tutto ancora più bello. Da segnalare che qualche balordo patriota sudtirolese si è dato da fare lungo il percorso a scalpellare la scritta in italiano proprio e soltanto della Malga Casnago che nemmeno la cartina stranamente, a differenza della altre malghe, riporta nella sua denominaione italiana.

Ci concederemo una sosta prolungata prima di iniziare il rientro seguendo una comoda strada segn. 34 e poi 33, incontrando subito la Geisler Alm/Rif. Odle, m 1.996 e chiudendo infine l'anello alla Malga Zannes (ore 2.00-4.00).

Qui il parcheggio è a pagamento: 2 Euro per chi dispone della Dolomiti Mobil Card che rilasciano gli alberghi ai propri clienti.

Bella la prima giornata con una facile escursione: grande la soddisfazione.

 


Chiesetta si S. Giovanni

Malga Casnago

le Odle

regina delle Odle

percorso

 

 

 

 

 - Col di Poma, m 2.422                                                      venerdì, 11.10.2019

 

- Dislivello: m 737

- Sviluppo: km 12,200

- Tempo ore 6.00 con brevi soste di salita ore 4.00

- Carte: Kompass 627, Val di Funes, scala 1:25.000

 

È la seconda giornata e azzardiamo a fare quacosa più di ieri; scegliamo così un itinerario ed una meta, nostre vecchie e già note conosenze: il Rif. Genova ed eventualmente il Col di Póma.

Molto brevemente, si parte ancora, come ieri, da malga Zannes, m 1685, si seguono i sentieri segn. 33 e 35, che corrono in buona parte lungo il torrente di Funes, dapprima nel bosco e poi, più o meno all'altezza della Gampen Alm, m 2062, (ore 1.30) allo scoperto e al cospetto delle Odle che oggi vediamo da un'altra angolazione, fino a raggiungere, con tratti in ripida salita, il Rif. Genova, m 2.306 (ore 1.00-2.30).

Dopo una breve sosta, proseguiamo seguendo il segn. 7 (non riportato in cartina) fino a raggiungere il Col di Póma, m 2.422 (ore 1.30-4.00).

Mi astengo perché non riuscirei a descrivere il grande spettacolo di montagne che ci hanno accompagnato durante tutto il percorso e dal Passo di Poma da dove il Sas de Putia, anche qui quanti ricordi ci abbiamo lasciato, sembra raggiungibile allungando un braccio. Una catena di montagne favolose si erge davanti a noi, a far da corona alla Val Badia, mentre appena un po' spostate si lasciano già vedere le catene austriache dove, fra gli altri, riconoscibili appaioni Il Grossglockner e il Grosswenediger, che alcuni anni fa, per la troppa nebbia ci ha respinto, prima di lasciarci raggiungere la cima.

Dal Col di Póma il panorama si apre ancor più sulle montagne imbiancate dell'Austria: uno spettacolo.

Trovato un cantuccio al ripario dall'aria, ma qui gli escursionisti sono parecchi, con tutta calma ci godiamo i nostri panini riempiendoci gli occhi di tanta meraviglia.

Al rientro, passeremo ancora al Rif. Genova per proseguire poi con i segnavia 35 e 6 che, senza altre sote, ci riporteranno a Malga Zannes (ore2.00).

Escursione che, anche se già nota, si rivelerà di grande soddisfazione. E il male alle gambe a e alle ginocchia? Pare ancora gestibile.

 


Ri. Genova

è lei


alle spalle

Il Sass de Putia


Col di Poma

percorso

 

 

 

 

  Monte Muro, m 2.301                                                          sabato, 12.10.2019

 

- Dislivelo: m 454

- Sviluppo: km 11,500

- Tempi netti:                 totale ore 4.00                       di salita ore 2.15

- Carte: Kompass 627, Val di Funes, scala 1:25.000

 

Oggi è la terza giornata e le gambe, è necessario dirlo? non sono quelle di due giorni fa ma ciononostante la voglia di andare, sia pur con moderazione, è rimasta.

Ci spostiamo con la macchina da Santa Maddalena a San Pietro, simpatico paese, da dove percorrendo una ventina di km raggiungiamo Passo delle Erbe, m 2.007 che superiamo per un chilometro o poco più fino al parcheggio di Pé di Börz, m 1.870. Qui una piantina del posto ci riserva la prima sorpresa: il sentiero segn.7, riportato in cartina, nella realtà non esiste; poco male, anziché a sinistra, prendiamo a salire a destra seguendo il segn. 1 che, con una comoda strada bianca, oggi molto apprezzata, ci porta a raggiungere il Rif. Monte Muro, m 2.157 (ore 1.20). Qui fervono grandi lavori con gru e gettate di cemento che non invogliano a scattare fotografie.

Proseguiamo ora per sentiero 1A fra prati rasati fino a raggiungere la nostra meta Monte Muro, m 2.301, secondo il mio Garmin, (ore 0.55-2.15).

Ci troviamo pochissima gente, fra gli altri una coppia di Riva con la quale ci scambiamo qualche foto. Da qui il panorama è stupendo e grandioso sulle montagne austriache della Zillertal.

Un tavolino e due panchine invitano a riposare e a rifocillarsi. Nel mio stentato tedesco, non mancherà nemmeno l'occaione di scambiare qualche parola con una coppia di giovani di Monaco.

Per il rientro, seguiremo ancora il sgn. 1A fino al rifugio (ore 0.35), poi il segn 2, sentiero fino al Rif. Pecol (ore 0.40-1.15), chiuso, quindi per strada, ancora col segn. 2, 2A e 1 fino al parcheggio di partenza (ore 0.30.1.45).

 


vecchie baite

in cima

riposo

percorso

 

 

 

 

 Ennanz a serarse

 

 Ne portén dré la nossa stòria

 che la se scónde 'ntéi sentimenti

 pu fóndi pu scónti,

 entéi zòghi da pòpi

 entéi amóri zugadi

 lassadi scampar opur trati via,

 entél sudór del nos vìver

 entéle pòche conquiste

 entéle tante partide pèrse

 'ntrà le risade de quéi che penséven amizi.

 

 Pò ariva quél dì, el riva el riva,

 che te domandi 'l perché

 en perché ancór misteriós

 che 'l se scónde che fórsi no 'l gh'è.

 Te te vardi 'ntór

 i colóri che cambia le vózi che tase

 zercando paròle che sarìa medizine

 te zérchi dó òci che ancór i te rida

 na man che se slónga a darte na man.

 

 Érta la via vegnuda sì stréta

 ma se va 'nnanz ancabèn co le ónge

 ennanz a serarse 'ntéla galéta.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Prima di rinchiudersi

Ci portiamo dietro la nostra storia/ che si nasconde nei sentementi/ più fondi più nascosti,/ nei giochi da bambini/ negli amori giocati/ lasciati scappare oppure gettati,/ nel sudore del nostro vivere/ nelle poche conquiste/ nelle tante partite perdute/ fra le risate di quelli che pensavamo amici.// Poi arriva quel giorno, arriva arriva,/ che domandi il perché/ un perché ancora misterioso/ che si nasconde o forse non c'è./ Ti guardi intorno/ i colori che cambiano le voci che tacciono/ cercando parole che sarebbero medicine/ cerchi due occhi che ancora ti sorridano/ una mano che si allunga a darti una mano.// Ripida la via diventata così stretta/ ma si va avanti sia pure con le unghie/ prima di rinchiudersi nel bozzolo.

19.03.2019

Richard Clayderman: Ballade pour Adeline

 

 

 

 

 

                                                       Immagini e versi sono protetti dai diritti d'autore.

 

 

Per rispetto dell'ambiente,

se non vi è necessario, non stampate queste pagine!

 

 

 

Brevi passi di un colloquio tra Tullio de Mauro e Andrea Camilleri, tratto da “La lingua batte dove il dente duole”; Ed. Laterza, 2014.

 

6. Ad alta voce.

 

Il lonfo non vaterca né gluisce

e olto raramente barigatta,

ma quanto soffia il bego a bisce bisce

sdilenca un poco, e gnagio s'archipatta.

                                                                                       Fosco Maraini

 

 

De Mauro

Credo che non si debba mai dimenticare che anche il suono delle lingua è importante. L'onda della parola si apprezza solo leggendo ad alta voce anche se mi è capitato di sentire pessime letture.

Camilleri

Perché una cosa è come legge il suo testo l'autore e una cosa è come lo legge unaltro. Ungaretti per esempio ruggiva non leggeva, era straordinario.

De Mauro

È vero, quando lo ascoltavi, la prima impressione era: legge male se stesso.

Camilleri

Anche Saba, L'ho sentito leggere le sue poesie. Io rileggo sempre ad alta voce, devo sentirlo scorrere e appena questo fluire si inceppa, capisco che devo riscrivere quel punto.Gli interpreti, gli attori sai... Prendi la Divina Commedia, l'ha fatta Gassman ma l'ha fatta anche Benigni. E fra i due...

De Mauro

Benigni.

Camilleri

Non c'è il minimo dubbio. È come potevano dirla i contadini.

De Mauro

Gassman aveva organizzato uno spazio in cui discutere i problemi della recitazione nel teatro italiano. Cercai di spiegare a Gassman che ci stavamo avvicinando al possesso collettivo dell'italiano e che per via delle nostre varie provenienze era difficile trovare una buona recitazione.

La realtà del dialetto in cui abiti e che ti abita era ancora molto viva mentre l'italiano era vissuto come un'imposizione.

........

D'altra parte una constatazione simile ho fatto al tempo della Storia Linguistica dell'Italia Unita, nata da una serie di trsmissioni radiofoniche che mi erano state affidate per il centenario dell'Unità d'Italia. Nella parte finale della sesta e ultima trasmissione, dedicata al linguaggio della poesia e della letteratura allora contemporanea, sottolineavo proprio il processo che stava subendo proprio la poesia, che ormai cominciava ad usare le parole, il linguaggio di tutti i giorni, innalzandolo. I primi passi li fece già Leopardi, chiamando nei suoi versi la gallinella, l'artigiano, la rana rimota a la campagna,... il mazzolin di rose e di viole. Ma nel Novecento il cammino dell poesia, che si è fatta prosa nel vocabolario e nella sintasi, si è fatto assai più rapido e totale.

Nel testo della mia trasmissione, citavo alcuni versi di Saba, Montale, Pavese. Il lettore della trsmissione ra bravissimo ma arrivato alla poesia cambiò stile e attaccò con voce cavernosa e a tarti tremolante: Ascoooltami, i poeeeti laureaaati si muoooovon tra le piante.... Ma santo cielo è così che si parla la lingua di tutti i giorni? Lo stesso faceva Gassman “Nel meeezzo del cammmiiin di nostra viiita...”.

Camilleri

Spesso facevo il gioco di stravolgere completamente il significato di una parola e dargliene un altro. Insomma a me è un gioco che diverte ma non credo potrebbe durare a lungo, non ultimo perché di suoni che abbandonano il significato sono pieni molti discorsi politici.

De Mauro

Sì è vero, le parole sono suono e il suono, anche di una singola parola, ci affascina, ci avvolge. E c'è il significato, così come c'è il ritmo del testo.

Il mio modo di raccontare obbedisce al mio ritmo prsonale, cioè obbedisce a certe leggi, a certe pause, a certe accelerazioni che io sento dentro di me. .... Ciascuno avrà un proprio modo banale di pregare domineddio oppure di bestemmiarlo, di insultarsi o interrogarsi, tutto ciò utilizzando tutto quanto una specifica lingua mette a disposizione. Si capisce allora la difficoltà di traduzione.

Camilleri

Questo è il problema di ogni scrittore. Ognuno si sceglie il campo da arare e lo coltiva come vuole lui. D'altra patrte anche l'italiano più banale può diventare intraducibile se lo traduci alla lettera.

De Mauro

Wittgenstein dscriveva la lingua proprio in questi termini. “la nostra lingua è come una vecchia città, un labirinto di viuzze e di larghi, di case vecchie e nuove, i palazzi ampliati in epoche diverse e, intorno, la cintura dei nuovi quartieri periferici, le strade rettilinee, regolari, i caseggiati tutti uguali. Rappresentarsi una lingua significa rappresentarsi una forma di vita.

Camilleri

La lingua non è un supporto, è cosa. Tu narri una cosa non narri una parola e per narrarla adoperi certe parole e non altre. Magari fai ricorso a certe parole dialettali che quella cosa riescono ad esprimerla in tutte le sue sfumature. Ed oltre alla parola c'è il ritmo....

 

 

 

 


Postato 14 Gennaio 2020 -

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Commenti:


Saverio :
SaverioLa tua poesia descrive in poche righe e assai bene la nostra vita e tutti possiamo riconoscerci nel tuo poetico racconto; ancora una volta un piacere ascoltare il tutto dalla tua voce.
La val di Funes č un paradiso per fortuna salvato dalla corsa agli impianti (come invece č successo in val Gardena), cosė come la vicina Tires e sono entrambe mete di tante nostre escursioni. L'ultima č del 1 nov.2019 (tre settimane dopo di voi): il giro delle malghe, un pochino pių lungo e partendo dal parcheggio vicino alla chiesetta di S.Giovanni a Ranui. Ho confrontato le mie foto con le vostre e ho visto che siete stati pių fortunati col meteo; noi tante nuvole basse e nebbioline, anche brina, ma quando si apriva l'orizzonte le Odle erano uno spettacolo. In autunno tutta la valle č una bellezza di colori autunnali; i prati poi hanno un verde che sembra dipinto e il tutto forma dei quadretti (anche fotografici) di rara bellezza.
Auguri per tante altre escursioni e a risentirci.



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Articolo tratto da: Guido Leonelli - http://www.guidoleonelli.altervista.org/
URL di riferimento: http://www.guidoleonelli.altervista.org//index.php?mod=00_News