Home page



Gli Scaloni, Rif. Maranza e Monte Ranzo

 

 

 

 Sentiero/ferrata degli Scaloni

 

anello per il Rif. Maranza

 

Monte Ranzo

 

 

un po' di dialetto  e  poesia "San Valentin"

 

 


 

                    

 

   Sentiero degli Scaloni                                                          sabato, 12.11.2016

 

- Dislivello: - m 560

- Sviluppo: - km 7,00

- Tempi: - netto senza soste ore 4.00

- Carte: - Kompass 690, Alto Garda e Ledro; 1:25.000

- Kompass 101, Rovereto Monte Pasubio; 1:50.000

 

L'ultima volta su questo sentiero, era il 3 ovembre 2011, avevo scritto: “abbiamo trovato tutto molto cambiato rispetto al 1° gennaio del 2003: il sentiero degli Scaloni, con importanti interventi di manutenzione ha cambiato fisionomia. L’indicazione che avverte all’inizio che esso è riservato ad EEA (escursionisti esperti con attrezzatura) è però forse eccessiva. Anche se, ovviamente, salire o scendere una scala che dosse bagnata per la pioggia, per quanto solida e per quanto sicura per la presenza di cordini, può rappresentare sempre un’insidia. Complimenti agli artefici di questo importante lavoro”.

Beh, i complimenti vano sicuramente rinnovati anche oggi, alla terza esperienza sul percorso. Bravi davvero gli artefici e chi cura la non facile manutenzione.

Erano oramai le 10.00 quando, parcheggiata la macchina, abbiamo imboccato la strada che porta al Ponte romano. Seguendo la comoda strada segn. 428 ci siamo diretti, fra vigneti ed di ulivi carichi, in direzione Nord sulla destra del fiume Sarca fino a deviare a sinistra in corrispondenza del Maso Lizzone. Si attraversano ancora altri stupendi uliveti, dove fervono interessanti lavori di raccolta. Attraverso un suggestivo sentierino nel bosco fra carpini, frassini, cornioli, lecci, roveri, castagni e noccioli, prima di iniziare poco dopo il sentiero vero e proprio che percorre tutto il costone del monte e che, in certi tratti scavato nella roccia, sale subito con decisione, attraverso una serie di interessanti scale in legno con una grande abbondanza di cordini che rendono la salita divertente e che termineranno a q. 470, (ore 1.10) in corrispondenza della “cavra de Lizón”. Il sentiero infatti, già in partenza, viene indicato anche come “Sentiero delle cavre” per via di alcuni robusti cavalletti in legno che venivano utilizzati con una fune metallica per trasportare a valle il legname. In breve raggiungeremo poi il Dos Tondo, m 507, dove, a differenza della volta scorsa, prenderemo a destra il sentiero segn. 428B (ore 0.05-1.15). Con una comoda traversata senza dislivelli di rilievo, raggiungeremo il Baito Crozolam, www.crozolam.it ,m 520 (ore 0.45-2.00). Vi troviamo alcuni escursionisti bresciani della Val Sabia ed alcuni volontari che provvedono alla normale manutenzione del bello e accogliente baito, col quale scambiamo parole, anche sorseggiando più tardi il caffè gentilmente offertoci.

Riprendiamo il cammino un'ora dopo quando sono le 13.00 ed il cielo si mantiene limpido regalandoci una bella vista non solo sul Cornetto del Monte Bondone e sullo Stivo, ma anche sul fondovalle in direzione Sud fino al lago di Garda che ci rimanda interessanti riflessi.

Anche la discesa, che si presenterà subito ripida, nasconde qualche insidia ed è molto saggiamente messa in sicurezza da una serie di utilissimi cordini. Incontreremo altre “cavre” e alcuni interessanti punti panoramici prima di raggiungere la strada di fondovalle (ore 1.15-3.15), percorrendo la quale, saremo nuovamente al ponte romano ed al nostro parcheggio (ore 0.45-4.00).

Gran bella escursione, in una stupenda giornata di sole con una temperatura più settembrina che di metà novembre, che ci lascierà davvero molto soddisfatti.

 

Merita ancora di aggiungere che, lungo il percorso, diverse sono le stazioni didattiche che illustrano e spiegano diverse situazioni che si incontrano. Così per la “Cavra”: “postazione principale sulla quale convergeva lo scarico del materiale legnoso utilizzato dagli abitanti di Ceniga. La corda in acciaio, sorretta da cavalletti in legno era mantenuta in tensione da verricelli (mangheni) su cui veniva calata a valle la legna ... in fascine e tronchetti pesanti legati con porzioni di giovani ricacci di frassino (strope)”.

Per i ricoveri ricavati nella roccia: “I ricoveri per uomini ed animali (capre, pecore) e le radure (fratte) un tempo coltivate a piccoli ortaggi; le recinzioni sono opera dell'uomo che in tempi lontani e recenti ha, sia pur stagionalmente abitato questi luoghi. L'abitazione ra ottenuta in una grotta scavata nella roccia; adiecenti vennero costruiti i recinti in pietra per gli animali, in modo da esercitare facile controllo e protezione delle graggi...”

In corrispondenza delle piccole vasche: “Scavati nella roccia dalla quale sgorgano piccole sorgenti. Unica fonte conosciuta nel territorio circostante, preziosa pèer uomini ed animali”.

 

 


descrizione

ponte romano

raccolta delle olive

scalone

passaggetto

una "cavra"

sentierino romantico

capello del prete

Baita Crozolam

percorso

 

 

 

   Anello per il Rif.Maranza                                                 martedì, 03.01.2016

 

- Dislivello: m 450

- Sviluppo: km 7,600

- Tempi: complessivo ore 2.30 salita ore 1.45 discesa ore 0.45

- Carte: Kompass 647, Trento e dintorni, scala 1:25.000

 

Nessuna inversione termica oggi e temperatura accettabile rispetto a quella dei giorni scorsi, usciamo a fare una camminatina su sentieri che ci sono familiari e che ci riportano ai nostri ai nostri allenamenti dei bei tempi della corsa.

Ci spostiamo con la macchina a Vigolo Vattaro e, all'uscita del paese verso Trento, in corrispondenza della grande croce, prendiamo a destra la strada che porta in Maranza e sulla Marzola e la percorriamo fino al parcheggio, appena dentro il bosco, a quota 810 m.

Alle 9.45, quindi con comodità, ci mettiamo in cammino e torniamo indietro di qualche metro per scendere sulla strada bassa, anch'essa proveniente dalla stessa croce di Vigolo Vattaro.

Si tratta di una strada soleggiata anche in questa stagione, frequentata anche da bikers, che in falsopiano ed in discesa, porterebbe a Maso Brusafer, a Pianizza , a Valsorda. A q. 773, (ore 0.40) in corrispondenza di chiare indicazioni, prendiamo un altrettanto bello stradello che, ora in comoda salita, ci porta al Sas del Càrpen, m 800 (ore 0.20-1.00), non indicato in cartina, dove incrociamo il segn. 412 che sale dal Rif. Paludei e che prendiamo a destra. Da notare quindi, differentemente da quanto indicato in cartina, che l'incrocio col segn. 412 non avviene in corrispondenza del Sas del Piocio (che si trova invece più avanti). Qui ha inizio l'unico tratto di vera ma comoda salita in un ambiente incantato di faggi spogli e ben curati; si cammina su un materasso di foglie secche color tabacco fino a raggiungere, in poco meno di 5 km, il Rif. Maranza, m 1.072 (ore 0.45-1.45) con i sui prati soleggiati e già diverse macchine parcheggiate. Infatti fino qui, da dove ha inizio il sentiero che porta sulla cima della Marzola, si può arrivare comodamente in macchina da Povo, passando appunto per il Rif. Bìndesi. Da qui, in una giornata limpida come quella odierna, si gode di una gran bella vista sul Gruppo del Brenta, oltre che sul Monte Bondone e e sulla Paganella.

Dopo una sosta ristoratrice che ci permetterà di gustare nuovamente le specialità della cucina di Paolo Betti al Rif. Maranza www.rifugiomaranza.com tel. 328.4811.438, ci rimettiamo in cammino e, per il rientro, prendiamo il consueto e comodo percorso contrassegnato col segn. 429 che, attraverso una faggeta che pare coltivata, ci porterà a chiudere l'anello al parcheggio di partenza (ore 0.45- 2.45).

Comoda escursione, adatta anche a chi fosse poco allenato, su sentieri e strade altrettanto comode e poco sassose, attraverso un bosco che pare incantato.

 


Sas del Càrpen

Gruppo di Brenta

un salotto

il percorso

 

 

 

   Monte Ranzo, m 1.836                  domenica, 08.01.2017

 

- Dislivello: m 900

- Sviluppo: km 10,900

- Tempi: complessivo senza soste ore 5.00

- Carte: Altopiano della Paganella; Euredit, scala 1:30.000

 

Eravamo stati in questi posti nel gennaio 2003 ma con le ciàspole e non mi sono rimasti ricordi.

Ci siamo tornati oggi partendo da casa con -8°C ed alle 9.30 eravamo pronti con gli scarponi a metterci in moto da Margone, m 930. Lasciatabla macchina in un parcheggio all'inizio del paese ed attraversatelo in parte, diverse le case affrescate, abbiamo preso la prima indicazione per Malga Bael e solo dopo ci accorgeremo che si tratterà del sentiero S.Antonino (come viene chiamato sul posto) e non del sentiero segn. 627B come avevamo programmato. Al ritorno avremo così modo di dire che sbagliando l'abbiamo indovinata, soprattutto per l'esposizione al sole sia in salita che al rientro. Il sentiero si presenta subito molto ripido; tanto che, dopo aver superato il capitello di S.Antonino (ore 0.45) incroceremo il sentiero segn. 602, (ore 0.30-1.15)che prenderemo a sinistra per proseguire in salita e ci troveremo pochissimo dopo a m 1.600 di quota , dove il mio Runtastic avverte che abbiamo percorso i primi due km in due ore (ore 11.30).

Si cammina ora più agevolmente e con meno fatica fino a trovare, cinque seicento metri più avanti, indicato sulla cartina ma non sul posto, un bivio senza alcuna indicazione, che prenderemo a destra. Ci troviamo ora a camminare, su una strada sconnessa per qualche traccia di fuoristrada, attraversando prati posti ancora in salita ma godendo ora di una vista stupenda, che va mano a mano facendosi sempre più superba sul Gruppo del Brenta imbiancato con le sue tante cime che cerchiamo di individuare. Un paio di casette e poi ancora salita, anche se non più così impegnativa, fino a vedere prima la Cima Canfedin, nostra vecchia conoscenza e finalmente la croce di vetta (anche se qui non c'è vetta alcuna) del Monte Ranzo, m 1.836 (ore 1.00-2.15).

Un'occhaiata intorno per riconoscere posti già noti, una breve sosta per scattare qualche foto e poi, con un vento che qui ha preso vigore ed è tutt'altro che caldo, giriamo i tacchi e sul medesimo percorso, ci avviamo in discesa fino a raggiungere, a q.1.720 una bella e robusta casetta con un bel paio di panchine al riparo dal vento e ben esposte al sole: ecco il posto ideale (ore 0.30-2.45) per la nostra pausa panini. Abbiamo di fronte il Brenta, aperto a ventaglio alla nostra vista, in fondo la Valle di Cavedine col suo lago che risplende come uno specchio; sulla sinistra fanno belle mostra le cime del Monte Bondone con la catena che porta allo Stivo, più giù il Monte Baldo e, fra le nebbie, ma abbastanza chiaramente, si lascia amkirare anche il Lago di Garda. Più tardi, scendendo, ma parecchio più in basso, ci troveremo proprio sopra al Lago di Toblino.

Dopo quasi un'ora di sosta, riprendiamo a scendere, raggingiamo nuovamente il segn. 602 e di seguito la Malga Gazza, m 1.543 e la Malga di Bael, m 1.089 da dove si stacca il sentierino 627B (mal segnalato) che, ben esposto al sole, con tratti conodi ed altri più impervi e sassosi, ci porterà a fare ritorno a Margone (ore 1.45-5.00).

Soddisfatti per una gran bella ecursione, sia pure un po' faticosa, che si siamo potuti godere in una stagione che per le sue temperature pareva improponibile.

Se un appunto si può fare, riguarda ancora una volta la segnaletica a volte scarsa, a volte approssimata, a volte assente. La cartina qui è davvero indispensabile.

 

 

 

 

 

Se Calceranica piange, Caldonazzo non rida

 

MA CHE FADIGA STO DIALÈT

 

 

I più fedeli ricorderanno senz'altro la garbata (...) polemica sorta attorno ai "pesati" e ai "pessati" che, per quanto mi riguarda, qui a Calceranica mi pare non mi abbia procurato molti nuovi amici.

Prima che dalle nebbie spuntino  ancora un Lubich o un Murari ad insegnare come si scrive il dialetto e precisato che sono perfettamente al corrente che fra la parlata dei due paesi qualche differenza c'è, mi è parso divertente, e forse per qualcuno anche utile, precisare che a Caldonazzo i nomi di certe vie non si capisce bene se siano scritti in italiano o in dialetto. E sono nomi che mi capita di leggere ogni volta che mi reco verso la piazza del paese.

Ne cito soltanto alcuni, dopo aver smarrito un elenco ben più lungo che avevo compilato, nel tempo, girando diversi paesi della nostra provincia.

 

- "Contradella degli Artesani", mentre lascia intendere che in quella piccola contrada un tempo ci lavoravano alcuni artigiani, è scritta per metà in lingua per metà in dialetto. Se si fosse voluto scriverla soltanto in dialetto, corretto sarebbe stato "Contradèla dei Artesani".

- "Contradella degli Orti", così è scritta in perfetto italiano: ma era quello che si voleva?

- "Via del Sassòn" è forse l'esempio più chiaro di come sia facile sbagliare. Pare di capire infatti che l'intenzione fosse di usare la scrittura dialettale e quindi viene spontaneo far rilevare come corretto sia il radoppiamento della "s" (proprio come in "pessati")  ma come sia invece sbagliato l'accento sulla "o", grave ò, anziché acuto ó.

[Il secondo che qui sarebbe stato corretto, è lo stesso ó che si trova nella parola óvi di Rovereto e della Val Lagarina (ma anche di Vigolo Vattaro), che nel dialetto di Trento (quello che sia pure con qualche inflessione derivante dalla vicinanza con Caldonazo, è il medesimo di Calceranica e di Tenna) si scrive invece con la "o" aperta "ò", e quindi òvi].

 

Ma, per concludere, non può essere nemmeno dimenticata, a Calceranica, una divertente "Via delle zope", dove ancora una volta si vede mischiato l'italiano col dialetto. Va precisato che "Zópa" (con la "ó" chiusa, che qui non c'è), in italiano significa "zolla" (di erba o di terra). Un buontempone, qualche anno fa, si era divertito, ed aveva divertito i passanti, a corregere il nome con "Via delle Zopele", dove, come ben si sa, le "zopèle" sono le pianelle, le ciabatte, le pantofole.

 

 

 

 

 

 

 

   San Valentìn

 

   El me amor la gà la féver

   ancòi San Valentìn

   son nà a farghe la spesa

   e tuta 'nfiochetada

   gò tòt na orchidèa.

   Ma la m'à dit -barèa-

   te 'l sai che non vòi pu

   che la me mòre sùbit

   te me pari 'nsemenì

   pòrtela de vòlta

   tò 'n pè de variegato.

 

   Ò tòt el me fiorat

   e fòr lóngo la via

   ghe l'ò dat a na putèla

   gò dit su na poesia.

   La m'à vardà smarìda

   e con en risolìn

   l'à ciciolà en grazie

   e 'ntéi òci anca 'n lustrìn.

 

 

Ascolta la poesia

 

 

San Valentino

Il mio amore ha la febbre/ oggi San Valentino/ sono andato a farle la spesa/ e tutta infiochettata/ le ho preso un'orchidea./ Ma mi ha detto -barèa-/ lo sai ch non ne voglio più/ che mi muore subito/ mi sembri scimunito/ portala di ritorno/ prendi un piede di variegato.// Ho preso il mio fiore/ e fuori lungo la via/ glie l'ho dato a una ragazza/ le ho recitato una poesia./ Mi ha guardato smarrita/ e con un sorrisino/ ha bisbigliato un grazie/ e negli occhi un luccichino.

 

Musica di Lodovico Einaudi al piano                                                                 

                                                                  Guido Leonelli

anche su Strenna Trentina, 2017

 

 

 

Immagini e versi sono protetti dai diritti d'autore.
Chiunque potrà comunque provvedere alla riproduzione totale o parziale, riportando correttamente la fonte e il nome dell'autore.
Normativa legge 22.04.1941 n.633 e successive modificazioni

 

Per  cortesia,

considerate  la  salvaguardia  dell'ambiente

prima  di  stampare.

 

 

 


Postato 21 Gennaio 2017 -

Aggiungi commento | Stampa

Commenti:


Anna :
AnnaEhilà ciao Guido, ben tornato e.... bella decisione di continuare il sito, anche se con i tuoi tempi, va sempre bene. Anche perché..... anche noi abbiamo i nostri tempi.
Bene, passata l'influenza malefica (la tosse ancora no), continuiamo la vita di tutti i giorni.
Ho letto i commenti degli amici, riconoscenti per questa tua decisione, mi associo.
E un saluto e tanti auguri a Carla e Lorenza che lasciano.
Bellissima la poesia e "dighe al to amor che nà orchidea, tuta 'n fiochetada, no l'è bàrea". Fortunata la ragazza!!!
Il Sentiero degli Scaloni ho detto tante volte di farlo, ma con gli amici non riusciamo mai a trovarci. Non mi hanno detto che ci vuole l'attrezzatura. Dici che è necessaria? Se sì devo "attrezzarmi".
Contenta di sapere che anche noi (amici del sito) ti manchiamo, ti saluto con un abbraccio. Un salutone e un abbraccione a Ivonne.
Ciaoooooo alla prossima

Daniela :
DanielaCaro Guido,
gran bella notizia vedere dalla mail che "te ridaverzi botega"! Decisamente questo del blog è un bel modo per incontrarsi con te e con gli altri amici e il fatto che ti siamo un po' mancati, beh, come dice Anna, non può che far piacere a noi frequentatori; e naturalmente la cosa è reciproca!
Saluto anch'io Carla e Lorenza, sperando che anche loro, prima o poi, abbiamo dei ripensamenti...
Ammirando le foto e leggendo delle vostre recenti escursioni, mi sembra di capire che siete entrambi in ottima forma. Sono proprio contenta! E sicuramente le prime due, con dislivelli alla mia portata, faranno parte della "lista delle cose da fare" per i prossimi mesi...
Deliziosa anche la poesia che riproponi e che troverà senz'altro tanti estimatori tra i lettori della Strenna Trentina.
Un caloroso saluto a te e a Ivonne e, pur rispettando giustamente i tuoi tempi, ... alla prossima!

Saverio :
SaverioBentornato Guido, anche se , in verità, si potrebbe dire che tu non te ne sia mai andato; solo una piccola pausa.
Leggo con interesse i resoconti delle escursioni; anche se a me note, ripasso volentieri i ricordi e apprezzo le tue puntuali indicazioni. Le foto sono sempre bellissime. Permettimi solo una piccola correzione relativa al giro della Maranza; citi due volte il rifugio Paludei e credo sia da correggere in Bindesi.
La lapide fotografata nel racconto del monte Ranzo, a ricordo dei 10 morti, la ricordo bene; io l'ho immortalata durante il giro denominato 7 passi, che parte da Vezzano e sale fino a malga Bael, per ritornare alla partenza dopo parecchie ore di cammino.
Infine le tue considerazioni sulla "fadiga del dialèt"; negli anni ho assistito divertito e forse anche infastidito al cambio di nome di molte vie: scomparsi i Garibaldi o i Battisti e molti altri nomi del passato, le maggioranze e le minoranze di molti comuni hanno pensato bene di usare nomi locali per l'intitolazione delle vie, senza però averne la competenza linguistica. Sono così comparsi tutti gli strafalcioni che hai citato come esempi e molti altri ancora. Forse un goffo tentativo di stampo autonomista?
A questo si è aggiunto, in qualche caso, l'imperizia di che i cartelli li fabbrica materialmente, con accenti gravi o acuti a seconda del vento, più che della grammatica.
A questo punto capisco che mi sono dilungato troppo e rinnovo il bentornato.
PS: la tua bella poesia l'avevi già pubblicata qui sul sito e l'ho riascoltata volentieri.

guidoleonelli :
guidoleonelli21.01.2017 -ore 21.00-
Rieccomi Anna a rispondere, con gioia, agli amici solerti che si sono già fatti vivi. Mi sembrerebbe proprio quasi una mancanza di rispetto non rispondere tempestivamente agli interventi, che ritengo siano un po' il sale del sito.
Bella la decisione di riprendere, dici; io mi auguro di riuscire a non farmi prendere troppo e a non essere costretto a riabbassare la serranda: come vedi, le difficoltà di autogestione non sono superate nemmeno alla mia ormai veneranda età.
Contento pr la tua influenza ormai lasciata alle spalle: ce ne sono tante in giro, come saprai anche tu.
Non succede spesso che tu ti esprima sulle mie poesie, ragione per la quale mi fa ancora più piacere questo tuo parere.
Invece, per quanto riguarda il Sentiero degli Scaloni, mi sento di assicurarti, che non serve assolutamente l'imbrago: tranquilla quindi. Si tratta di un persorso molto ben attrezzato che mi permetto di suggerirti per una giornata di sole. Ricordo però, che qualche anno fa, per noi era stata l'escursione del primo dell'anno.
Con un caro saluto, ricambio il gradito abbraccio.

guidoleonelli :
guidoleonelli21,01,2017 -ore 21.25-
Cara Daniela,
ti assicuro che il picere è reciproco e quando dico che gli amici mi sono mancati, sono certo che tu non ne dubiti. Riprendiamo il nostro cammino e prendiamo quello che viene con un po' di sano fatalismo. Basterìa aesser bòni.
Delle tre escursioni, le prime due, come dici tu, sono sicuramente anche alla tua portata con una maggiore attenzione per la prima; la seconda è poco più di una piacevole passeggiata in un ambiente che in primavera sa esprimere al meglio la sua ospitalità. Tieni presente la correzione che, su qusto percorso, giustamente fa il sempre attento e puntuale Saverio. Del Rifugio Bindesi si tratta non del Paludei.
Non so se siamo davvero così in splendida forma: abbiamo attarversato alcune traversie, a volte anche un po' pesanti ma, tutto sommato, siamo riusciti a non abbandonare completamente le nostre escursioni.
Quanto alla poesia "riproposta", osservazione che mi fa anche Saverio, credo sia un buon termometro sullo stato della mia memoria...
Forse ricorderai anche tu quella volta che mi lamentavo con la nostra prof per gli scarsi risultati che mi sembrava di cogliere, quando mi rispose di pensare a come sarei ridotto se non avessi fatto e ripetuto il corso. Aveva ragione, credo.
Su Strenna Trentina, che probabilmente conoscerai, vorrei puntualizzare brevemente che, diverse altre sono le poesie che propone (anche una mia seconda) ma che, per la modica spsa di sette Euro sono tanti gli interventi che, i volontari che se ne occupano, annualmente propongono. E spesso si tratta di interventi importanti di cultura, di costume, di storia e di tanto altro.
Ciao e alla prossima, con un caro saluto anche a Roberto.

guidoleonelli :
guidoleonelli21.01.2017 -ore 21.45-
Ciao Saverio e, assieme agli altri amici, ben trovato.
Dei tuoi commenti, non è la prima volta che lo dico, apprezzo sempre molto la tua puntualità e la tua attenzione: non ti sfugge nulla e si tratta di un bel contributo che offri al sito, per il quale ti ringrazio.
Chiarito subito che, come giustamente osservi tu, si tratta dei Bindesi e non del Paludèi (chissà 'ndó che gavevo la testa!), posso immaginare che, per chi come te appena può va, le escursioni che qui propongo possano offrire poco. Mi auguro di poterti proporre qulcosa di più interessante più avanti.
Puntuali e precise mi sembrano anche le tue osservaioni sulla toponomstica dei nostri paesi e sulle vicissituni attraverso le quali essa è passata. A me dispiace avere perso gli appunti, che salteranno fuori quando non li cercherò più, sulle curiosità di questo genere ma ci sono davvero degli esempi che penso di poter definire originali e, a volte, spassosi. M'è piaciuta l'ironia che fai sugli accenti, che girano da una parte o dall'altra, come foglia a seconda del tirare del vento che mi sembra molto azzeccata.
Della poesia riproposta, ho già detto con Danielae torno a scusarmi. Quanto invece al fatto che ti sia dilungato "troppo", scusa ma ti sbagli proprio: va molto bene così.
Un caro saluto a te e alla tua Mirna.

graziacam :
graziacamCiao Guido,
ben tornato! Anche se non posto spesso i miei commenti, ti leggo sempre molto volentieri. Come leggere o meglio ascoltare le tue poesie: una breve pausa nella mia vita abbastanza frenetica. La tua poesia, che ci hai riproposto alle soglie di san valentino, la trovo semplicemente bellissima.
Un carissimo saluto anche a Ivonne. Grazia

annamaria :
annamariaUn "evviva" al tuo ritorno. Sarebbe stato un vero peccato perdersi la descrizione di camminate così invoglianti (almeno per me)e poi imparo sempre particolari interessanti che non conoscevo. Ad esempio, mai avrei pensato che le "cavre" fossero cavalletti usati per il trasporto del legname...La foto dà chiara delucidazione. A proposito di foto, sono tutte molto belle, come sempre. Particolarmente suggestiva quella dello scalone. Fra una gita e l'altra, ne avete mangiati di km...;complimenti per la forma ritrovata. La poesia ricordo molto bene di averla già letta ed apprezzata, ma è sempre bello riascoltarla dalla tua voce. Ciao e auguri per i tuoi prossimi lavori e soprattutto per la prossime camminate.

guidoleonelli :
guidoleonelli22.01.2017 -ore 18.49-
Ciao Grazia e ben ritrovata, assieme agli altri amici.
Grazie per i complimenti che mi fai per la mia poesia che (involontariamente) vi ho riproposto. Buon San Valentino!
Quanto alla vita frenetica, mi domndo anch'io, ogni tanto, perché sia proprio così frenetica e la risposta credo non possa ssere altro che, volenti o nolenti, siamo entrati nel vortice, quasi risucchiati, e, sia pure con qualche tentativo, non riusciamo a liberraci. Piccolo ingranaggi di una grande ruota. per questo, come per altri aspetti, a me, te lo assicuro, piacerebbe migliorare: "bisògn molar da qualche banda, gh'è pòch da far".
Ricambio u caro saluto da entrambi noi.

guidoleonelli :
guidoleonelli22.01.2017 -ore 18.58-
Un "evviva" alla nostra salute, Annamaria.
Sul termine "cavra" che ti meraviglia, ci sarebbe da fermarsi un po'. Noi, anche da giovani, la usavamo a Caldaro (anche tu, in parte) per segare la legna che ci portavano prima che venisse poi spaccata e portata in legnaia; solo che noi, ignoranti di dialetti, la chiamavamo "cavalletto" o qualcosa del genere. "Cavra", della zona di Dro, nel dialtto di Trento, diventa invece "càora" (capra).
Ma aldilà della "cavra", il sentiero degli Scaloni è davvero suggestivo e molto interessante; l'abbiamo fatto alcune volte ma rimane sempre un'attrazione.
Sulla poesia preferisco non dire più niente, invece grazie degli auguri che ricambio. Ciao.

diaolin :
diaolinMa el lustrìn l'era en te i tòi... òci

Brao GUido

alberto :
albertoUn saluto; bei sentieri e bella la poesia, non bisogna dimenticare che le cose servono per esserci, ma l' esistenza stessa è effimera, come l' orchidea, nella quale possiamo specchiarci, e con la quale possiamo nutrire i sentimenti. Come spesso una passata veloce, alla prossima ....

guidoleonelli :
guidoleonelli24.01.2017 -ore 17.40-
Bella la tua interpretazione Diaolìn e anche molto verosimile.

guidoleonelli :
guidoleonelli24.01.2017 -ore 17.45-
Ciao Alberto,
dovrò iniziare a chiamarti "filosofo Alberto": l'esistenza effimera come l'orchidea è un'immagine che mi piace e che mi sembra molto azzecata, anche se poi sono tante le cose terrene effimere.
È bello ritrovarsi e scambiarsi un saluto. Che da parte mia vuole essere per te e per Emma ma senza dimenticare i freschi nipotini e le loro mamme.
Alla prossima.

GRAZIANA :
GRAZIANABenritrovato Guido! Vedo con piacere che nonostante la vostra forma non sia ottima (come dici tu) i vostri giri in montagna non sono proprio "cosette da pensionati"... Belli e interessanti come sempre!
Mi hanno fatto riflettere le tue osservazioni sul dialetto e su chi lo usa, meglio su chi crede di saperlo usare, o pensa che il dialetto sia una cosa "pressapòc" (aiuto!si scrive così???). Quante volte, quando si devono fare delle cose in merito alle quali non siamo grandi esperti, ci manca l'umiltà di chiedere a chi ha più esperienza, più conoscenze... e questa "presunzione" ha portato e porta talvolta a conseguenze anche molto gravi! Sto pensando agli ultimi fatti drammatici accaduti in Abruzzo, ma anche a piccole cose che vedo spesso nel mio lavoro.
Intanto buone giornate a te e anche ad Ivonne!

guidoleonelli :
guidoleonelli25.01.2017 -ore 18.00-
Ciao Graziana,
e grazie, anch'io ti ritrovo con piacere.
La forma dici: nonostante in questo priodo non tutto sia girato proprio per il verso migliore, hai ragione, non possiamo lamentarci. Ma la forma, tu lo sai, viene andando con una certa costanza, cosa che ultimamente non è stato per noi. Ma ci si difende.
Vedo che ti interessa il dialetto e, credimi, mi fa piacere. Ma se poi ci metti a fianco i tristissimi avvenimenti legati al terremoto, scusami ma faccio fatica a seguirti. D'accordo con te, se interpreto giusto, che quando non si sa sarebbe opportuno, a volte addiritura doveroso, chiedere a chi invece sa; e ciò soprattutto se si tratta di cose gravi dove, per esempio, c'è in ballo la vita umana. Non so se tu ti riferissi a questo.
Io, nel mio angolino del dialetto, che vorrei anche per il futuro mantenere, mi sono limitato a evidenziare come sia facile sbagliare e quanto più facile sia cadere in errore quando si ha la presunzione di conoscedre ciò che invece non si conosce. Dici bene tu: a volte un pizzico di umiltà basterebbe ma purtroppo anche a chiedere si fa fatica...
Avrai notato, tanto per mantenerci un momento sull'argomento, che ho scritto "fadiga" senza mettere l'accento sulla "i". E ciò per un semplice motivo: con o senza accento, la parola va letta nello stesso modo e quindi è buona regola, quando l'accento non serve, evitarlo. Ma capita anche a me, che pur lo so, di sbagliare. Spesso lo si usa a sporoposito scrivendo quindi "en mìgol pressapòch". Hai notato l'"h" finale? Senza la "c" finale dovrebbe essere letta come la "c" che c'è in "calce, falce, Celva," ecc.
Ciao e alla prossima, con un caro saluto anche a Maurizio.

Renata :
RenataCiao Guido e un saluto a tutti gli amici. Sono contenta che la pausa di 'ricreazione' non si sia prolungata troppo ed è proprio bello ritrovarsi tutti intorno a sentieri, cime innevate e ... crozi (come si scrive?). Sono belle e a volte anche divertenti le digressioni linguistiche che ci offri con competenza. Sono sempre molto belle le fotografie che coinvolgono nelle vostre avventure anche chi cammina solo lungo i fiumi, come me. E sono sempre molto belle le tue poesie, anche quelle ripescate. In questa , poi, avevo già notato la contrapposizione fra il 'variegato' , buono al palato, e l'orchidea bella alla vista. Se si potesse mangiare le orchidee... si giungerebbe a una soluzione esistenziale!!! Ai Bindesi c'era una palestra di roccia che ho frequentato tempo fa, molto tempo fa! C'è ancora? Anch'io mi sono dilungata, ma non posso non pensare almeno un attimo a tutte quelle tante persone colpite dalla tragedia di queste giorni. Spero che le tante lacrime pesino sulle coscienze e siano di ammonimento per il futuro. Ma a volte sembra proprio che la storia non insegni niente , specie se non si vuole imparare. Un abbraccio a tutti gli amici ritrovati e uno particolare a te e a Ivonne

guidoleonelli :
guidoleonelli26.01.2017 -ore ore 17.00-
Ciao Renata,
m'è piaciuta la tua osseravzione sul variegato e l'orchidea: il primo buono per il gusto, la seconda per la vista ma che se si potesse mangiare farebbe raggiungere una condizione addiritura esistenziale. Mi pare che la fantasia e l'umorismo non ti manchino.
Grazie per i complimenti che non mi fai mancare anche se "crozzi" mi pare di non averne proposti, almeno stavolta. Hai notato allora: "crozzi", così come "spizzi" raddoppiano la zeta in quanto aspra; "róza", per edempio, non raddoppia in quanto dolce; "razza" (come razza piave) raddoppia, "raza", come lancetta dell'orologio non raddoppia. Prova a pronunciare queste parole a voce alta e sentirai la differenza.
Io, che conosco le tue passeggiate quotidiane lungo i fiumi, che iniziano quando la luce non ha ancora spazzato via la notte, ti assicuro, ma tu già lo sai, che a noi trentini quelle passeggiate così lunghe e così varie lungo i fiumi mancano. Noi l'Adige l'abbiamo deviato fuori dalla città (forse anche con motivazioni serie), voi invece vi godete dei parchi attorno al Talvera e all'Isarco che io vi invidio e che offrono la possibilità di fare chilometri variando anche i percorsi giornalieri.
Finalmente mi hai offero l'occasione di correggere Paludei con Bìndesi, così come già mi aveva proposto tempo fa Saverio e, a questo proposito, pur non avendo io, a differnza tua, mai praticato roccia, credo di poterti assicurare che la palestra, dove sono passati tanti scalatori anche non nostrani, c'è ancora.
In merito alla tua ultima riflessione: come non condividere? In una delle tante scene viste in TV in questi giorni, c'era una signora che in una dimostrazione, domandava, sconsolata e arrabbiata, dove fossero gli aiuti (promessi) dello Stato, dove i soldi che gli italiani hanno offerto e si chiedeva ancora "chi se li è mangiati". Ecco la fiducia nello Stato e nelle sue istituzioni: basta una frase di una donna disperata per farci riflettere a quale basso livello di fiducia siamo caduti con gli esempi dall'alto che quotidianamente ci arrivano.

GRAZIANA :
GRAZIANAAh che interessanti le tue lezioni di dialetto! Provando a scrivere pressapòch avevo cercato di applicare la regola della doppia "S", ma quella della "H" finale proprio non la sapevo: metto da parte!
Per quel che riguarda l'umiltà, mi riferivo per esempio a chi dà permessi di costruire senza tenere conto dei più elementari di studi geologici... Lo so che spesso c'entra anche il denaro... tanto peggio! Le conseguenze a volte sono drammatiche.
A presto.


guidoleonelli :
guidoleonelli27.01.2017 -ore 21.00-
Non chiamarle "lezioni" per favore Graziana!
I miei, che vorrei matenere, se ce la farò, vogliono essere, molto più modestamente, spizzichi oppure "granèle" di dialetto: Non mi sentirei proprio in grado di salire in cattedra anche se, in altre occasioni e ormai diversi anni fa, ho avuto qualche occasione di farlo in alcune scuole medie, con soddisfazione. Per conto mio, e con tutto il rispetto per chi come me si diverte a scrivere in dialetto, a Trento c'è una sola persona (non due) che potrebbe salire in cattedra e, forse non ci crederai, quando qualche dubbio mi assale, ricorro ad un suo libro, edito da Panorama nell'ormai lontano 1998.
E comunque, chiarito questo aspetto, mi fa invece molto piacere constatare questo tuo interesse per il nostro dialetto.
Nella mia risposata al tuo commento precedente, non so se hai notato, ho commesso un grossolano errore che cerco ora di riparare. Nella penultima riga: ... " Hai notato l'"h" finale? Senza la "c" finale dovrebbe essere letta come la "c" che c'è in "calce, falce, Celva," ecc....". "senza la "c", va letto "senza l'"h". Scusa tanto, non si è mai attenti e concentrati abbastanza.
Quanto alla tua osservazione finale di avere l'umiltà di chiedere quando non si sa, sono del tutto d'accordo, ci mancherebbe: nessuno nasce maestro, no?



 Torna alle notizie


Articolo tratto da: Guido Leonelli - http://www.guidoleonelli.altervista.org/
URL di riferimento: http://www.guidoleonelli.altervista.org//index.php?mod=00_News