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Sappada con tre escursioni

 

Pochi giorni a Sappada  www.sappada.info  che, pur fra vecchi ricordi un po' annebbiati, ci torna alla mente come un posto tranquillo fuori dai grandi traffici turistici, che sa offrire escursioni impegnative e facili camminate adatte anche a chi non fosse fisicamante in perfetta forma.

 

Quasi un enclave austriaco in territorio italiano, il paese si sviluppa per cinque km lungo il corso del Fiume Piave in una valle disposta da Nord-Est a Sud-Ovest e gode quindi tutto il giorno del sole.


 

 

 

 

 

                                                       

 

Pochi giorni a Sappada www. sappada .info che, pur fra vecchi ricordi un po' annebbiati, ci torna alla mente come un posto tranquillo fuori dai grandi traffici turistici, che sa offrire escursioni impegnative e facili camminate adatte anche a chi non fosse fisicamante in perfetta forma.

Una breve ricerca in internet, una telefonata e si è pronti a partire sia pure per pochi giorni, sfidando anche le previsioni del tempo che non sembrano essere delle migliori.

Quasi un enclave austriaco in territorio italiano, il paese che si sviluppa per cinque km lungo il corso del Fiume Piave in una valle disposta da Nord-Est a Sud-Ovest e che gode quindi tutto il giorno il sole, ha una lunga storia che pare partire dal 1100 con la migrazione di alcuni gruppi familiari austriaci che qui si insediarono a formare altrettante contrade che tuttora conservano i loro nomi. Un paese dalla lunga storia, dalle molte tradizioni e con una propria cultura, che mantiene ancora, almeno fra le persone più anziane, un proprio linguaggio nel quale si mescolano il dialetto altoatesino, il tedesco carinziano, il friulano e, pare, un pò di cimbro. La lingua però, il cui studio non è più previsto nei programmi scolastici è destinata quindi a scomparire nonostante le molte scritte bilingui ancora esistenti sugli edifici soprattutto publici. Gente semplice, cordiale e accogliente che vive, un po' ai margini, sia pure fra qualche contraddizione, soprattutto e quasi esclusivamente di turismo, non avendo però ancora abbandonato la pastorizia, l'allevamento di bestiame, la produzione casearia https://it.wikipedia.org/wiki/Sappada

 

Sappada, che è costretta a mandare ancora parte della propria gente a lavorare nella vicina Val Pusteria o più lontano e che soffre forse della lontananza dai luoghi decisionali della politica e della finanza, ha chiesto in passato, senza riuscire ad ottenerla (per il parere contrario del Senato) l'annessione al Friuli.

All'occhio del turista risaltano subito le belle case lignee che richiamano molto da vicino le usanze e la cultura tirolese e sudtirolese, i costumi, le manifetazioni folcloristiche e culturali, i numerosi piccoli e meno piccoli muesei degli usi e costumi e delle guerre, i prodotti tipici dell'artigianato locale.

In breve, Sappada, scelta come meta vacanziera già da molti, soprattutto friulani e veneti, che vi rimangono fedeli negli anni, merita quantomeno una visita di qualche giorno.

 


"un tempo in questa casa si trovavano i Sappadini a far filò"

scuola

barometro

scorcio

occupazione


la seconda guerra

mondiale
 


portatrici

impressioni

scorcio

lingua

lingua (continuazione)

scultura lignea

Mühlbach


filastrocche

bella casa tipica

 

 

 

 

 

   Rif. Siera, m 1.610                              martedì, 2.8.2016

 

- Dislivello: m 570 altitudine max. m 1.642

- Sviluppo: km 9,00

- Tempi: totale ore 3.50     salita ore 1.30     discesa ore 2.20

- Carte: Tabacco 01: Sappada, Santo Stefano, Forni Avoltri;

   scala 1:25.000

 

Senza nemmeno la necesità di spostare la macchina, ci abbassiamo di poche decine di metri fino ad incontrare il segn. 318, indicato abbastanza approssimativamente, e prendiamo a salire sulla sinistra di una pista invernale fino ad incontrare, più in alto, una stradina, che dovrebbe avere il segn. 321, che a destra porterebbe al Rif. De Gasperi e che noi seguiamo a sinistra senza difficoltà alcuna, fino a raggiungere il rifugio, m 1.610 (ore 1.30). L'impianto di risalita, pur essendo agosto, è fermo e di conseguenza comprensibilmente è chiuso anche il rifugio. Tutt'attorno però non è un bel vedere così come pare tutto in uno stato di abbandono e senza alcuna indicazione.

Sarà proprio breve la sosta e quindi, dirigendoci dove la carta indica il sentiero di rientro, non sarà difficile trovare, sia pure un po' nascosto, il segn. 1 (stranamente indicato in nero su fondo giallo). Iniziamo a scendere per un sentierino che non presenta difficoltà, fino ad incrociare, a q. 1.490 un altro sentiero con indicazione a destra per Casera Tuglia; noi prendiamo a sinistra e raggiungiamo in breve i prati circostanti Cima Sappada proprio mentre le campane avvertono che è mezogiorno.

Su una panchina con tavolo, ci concediamo una lunga sosta immersi nel verde dei prati antistanti il Fiume Piave. Avremo così anche occasione di scambiare due piacevoli parole con Reinhard, anche lui come me nativo della Pusteria ed ora domiciliato qui.

Riprenderemo poi il cammino lungo la pista ciclabile e pedonale che costeggia il fiume, consumeremo il caffè e saremo poi in breve al punto di partenza (ore 2.20-3.50).

Si è trattato di una facile escursione che doveve dirci qualcosa di chiaro sul nostro stato, non soltanto di forma ma anche di salute fisica.

Forse troppo facile la prova ma siamo comunque entrambi soddisfatti.

Altre considerazioni vanno limitate a segnalare la larga approssimazione nella segnaletica oltre alla già detta stranezza che, in agosto, gli impianti di risalita siano chiusi.

 


si parte

il Monte Siera

il rifugio

segnaletica


la spianata lungo il Piave

il percorso

 

 

 

                             

 

   Monte Peralba, m 2.694                                                    nercoledì, 3.8.2016

 

- Dislivello: m 880

- Sviluppo: km 7,00

- Tempi: totale ore 5.30         di salita ore 3.10              di discesa ore 2.20

- Carte: Tabacco 01: Sappada, S.Stefano, Forni Avoltri; scala 1:25.000

 

Sarebbe stata forte la voglia di salire per la via Ovest per scendere poi per la Est ma non avevamo le idee sufficientemente chiare. Le opinioni al riguardo erano abbastanza contrastanti. Una cosa era certa: evitare la ferrata sulla via Est ed alla fine, anche se avremmo preferito fare “la tonda”, abbiamo optato per la salita più dura (a detta di alcuni) ma che alla fine ci ha permesso di camminare meno. Siamo infatti in prova anche oggi, prove che non finiscono mai. Il tempo ci è favorevole: è bello e c'è un bel sole: alla partenza, m 1.815 poche centinaia di metri prima del Rifugio Sorgenti del Piave, alle 9.20 ci sono 15°C.

Prendiamo a salire lo stradello segn. 132 che consente anche il transito dei fuoristrada per i rifornimenti al Rif. Coldai, m 2.132, nostra vecchia conoscenza (ore 1.00). Tiriamo dritto lungo un percorso già compiuto nell'ormai lontano 2005 al termine della prima parte della Traversata Carnica, iniziata a Sesto Pusteria e terminata appunto a Sappada. Seguiamo ancora il segn. 132 lasciando, più avanti il 131 che porta all'attacco della ferrata e raggiungiamo, sempre in buona salita, il Passo Sesis, m 2.367 (ore 1.30-2.30) che divide la provincia di Belluno dal Friuli. Fino qui e poi oltre, per una camminata di nove ore circa, i sappadini compiono tutti gli anni un pellegrinaggio che li porta fino alla Madonna di Luggau in Austria. http://www.infodolomiti.it/vivere-le-dolomiti/eventi-annuali/pellegrinaggio-di-maria-luggau/7285-l1.html

Ora comincia il tratto più impegnativo lungo un sentiero che non consente mai di rifiatare, su un terreno di rocce spesso friabili, con qualche canalino e a volte con l'aiuto di un cordino metallico. Ci sono altre persone che salgono e le prime, più in alto, che scendono ma non da fare ressa e darsi fastidio e si sentono saluti in friulano, in tedesco, qualche “Dobar dan” sloveno o crato, qualche incomprensibile grugnito e, mentre Ivonne sale come un cerbiatto, a me il cuore impone ogni tanto una qualche brevissima sosta per rifiatare ma, dopo tanta fatica, e percorso l'ultimo tratto in cresta, raggiungiamo la Madonnina e la campana sommitali (ore 0.40-3.10). Fino qui alla cima, nel 1987 salì anche il Papa Woitiwa, ricordato con una targa lungo il percorso. Ma c'è qualche diffidente che non ci crede. Si scambia qualche parola, si fa qualche foto fra la nebbia, ci si confronta e ci si complimenta per i capelli grigi (avrò così modo di scoprire d'essere anche oggi il ... meno giovane), si mangia qualcosina ma poi è subito ora di girarsi ed iniziare la discesa. Con attenzione raddoppiata, raggiungiamo nuovamente il Passo Sesis (ore 1.10-4.20) dove, ma si sono già fatte le 14.00, ci concediamo la sosta panini, per raggiungere in seguito il Rif. Calvi (ore 0.15-4.35) dove troviamo tanta, veramente tanta gente, tutti sorridenti e allegri che si raccontano le proprie avventure. Va ricordato che da qui è possibile affrontare tante pareti e che questo sembra essere un posto privilegiato per rocciatori più o meno esperti. Mi colpisce il clima di cordialità e di amicizia fra persone che si rivedono magari a distanza di tempo e che hanno molto da raccontarsi. Ma a colpirmi e farmi sorridere è anche un cartello che testualmente recita “si vendono uova fresche di galline di montagna”.

Poi siamo in breve di nuovo in cammino per raggiungere, con una deviazione più in basso, il Rif. Sorgenti del Piave, m 1.830 (ore 0.45-5.20), vecchio ricordo anche questo, da dove, dopo una meritata birretta, saremo nuovamente alla macchina (ore 0.10-5.30).

Gran bella escursione: era un po' di tempo che non potevamo permetterci qualcosa di impegnativo; stiamo bene e la soddisfazione è tanta. Speriamo di star bene anche domani.

 

(Il significato di Peralba è “Pietra bianca”)

 


cartina panoramica

Monte Peralba

Sentiero del Papa

prototipo di giraffa sappadina
 

Rif. Calvi
 


fortificazioni

su su!
 


su ancora

ancora avanti
 


sorriso in cima

Sorgente del Piave

percorso

 

 

 

 

 

 

Laghi d'Olbe, m 2.166 giovedì, 4.8.2016

 

- Dislivello: m 750

- Sviluppo: km7,300

- Tempo totale ore 4.30      salita ore 2.45       discesa ore 1.45

- Carte: Tabacco 01: Sappada, S.Stefano, Forni Avoltri; scala      1:25.000

 

Ci fossero stati gli impianti in funzione, saremmo saliti volentieri fino al Rifugio 2000 e da qui, a piedi, ci sarebbe piaciuto raggiungere, attraverso i laghi d'Olbe, il Monte Lastrone, m 2.395, forse la montagna dove più numerosi sono i resti di fortificazioni militari.

Senza impianto invece, dopo la fatica di ieri per raggiungere il Peralba, ci pare più sensato accontentarsi di raggiungere i laghi partendo dalla Baita del Rododendro, m 1.450. Poi, viste le condizioni della strada, non sapremo mai quanto più indovinata sarà stata la nostra scelta, rispetto alla salita da Cottern. Dal Rododendro infatti, si parte subito in forte salita seguendo una strada in costruzione (con fondi europei), con tanto di macchine operatrici, allo scopo di recuperare una vecchia strada militare con le sue trincee e, con un percorso di quasi quattro chilometri, raggiungere Casera d'Olbe e i laghi omonimi. Su questo lavoro avrò poi occasione di raccogliere pareri piuttosti critici. Le trincee infatti, osserviamo, potrebbero essere recuperate anche evitando tanto di strada e mantenendo i sentieri che meglio si inseriscono nell'ambiente alpino e, nello stesso tempo, se gli impianti funzionassero, potrebbe essere grantito un ottimo servizio anche ai turisti desiderosi di portarsi in quota e da qui eventualmente iniziare l'escursione.

Ma tant'è. Ci avviamo alle 9.00 seguendo il segn. 138 che, va detto e sottolineato, troveremo chiaramente indicato lungo tutto il percorso; la strada, soprattutto lungo il primo chilometro dove sono in corso i lavori, è tutt'altro che agevole. A quota 1.690 e 1.940 attraverseremo due torrentelli con simpatica cascatella e, poco dopo, a quota 1.990 si incrocia il segn. 140 che, da sinistra, proviene dal Rifugio 2000. Qui si abbandona il bosco e si attraversano prati e, proseguendo col segn. 138, raggiungiamo e superiamo la ristrutturata ma disabitata Casera d'Olbe, simpatica nella sua forma a ferro di cavallo, e, poco dopo, la piccola chiesuola, m 2.147 ed il primo lago. Poco oltre, altri due laghetti o, meglio, ciò he rimane di due laghetti (ore 2.45). Ci concediamo una bella sosta al sole e all'aria e scambiamo qualche parola con un'altra coppia, salita invece fin qui dalla Contrada Cottern, dalla quale apprendiamo anche che l'impianto per il rifugio 2000 è in funzione. Restiamo naturalmente sbigottiti perché nessuno, nemmeno l'Azienda di Soggiorno, sapeva che oggi l'impianto avrebbe funzionato. Questo è uno dei misteri di Sappada sul quale varrebbe forse la pena che qualcuno riflettesse.

A noi, con rammarico, non rimane che tornare per la medesima strada della salita e raggiungere nuovamente la Baita Rododendro (ore 1.45), dove, prima di concederci una bella birretta, ci rinfrescheremo i piedi nelle gelide acque del Piave.

 

 


cascatella

rio

marmottona

Casera d'Olbe

miele d'arnica

chiesetta

il primo lago
 


percorso

 

 

 

 

   Sappada

 

   L'è 'n mìgol caminar endré 'ntél tèmp

   far la pólver a recordi che i néva

   provar el saór de tèmpi passadi

   che chì i è restadi ancór, scarmenadi.

 

   Per ani 'l rolòi el gà polsà sóra

   a contar storie de vèce contrade

   de zént vegnuda da zó dré ai monti

   portàndose drìo léngua e nomi.

 

   Tèra beata ancabèn en cit agra

   la se desténde lónch el nar del sol

   entrà zime, bóschi e vérdi de smalto

   e aque sacre che le conta la Storia.

 

   Passòti i pu corti de la memoria

   'ntrà le fize de 'n spìrit en zérca

   'ndó che le stéle le è fisse 'nciodade

   'ndó che la zènt la te ride contenta.

 

   Chì sfrabòtola róze canterine

   se gode ancor la vóze del silènzio

   se pòl encontrar quel momént de paze

   che 'ntél nos mondo el par bèl e nà.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Sappada

È un po' camminare a ritroso nel tempo/ togliere la polvere a ricordi che svanivano/ provare il sapore di tempi passati/ che sono rimasti ancora, disseminati./ Per anni l'orologio si è fermato/ a raccontare storie di vecchie contrade/ di gente arrivata da dietro i monti/ portando con sè lingua e nomi.// Terra beata sia pure un po' acerba/ si stende lungo il cammino del sole/ fra cime, boschi e verdi di smalto/ e acque sacre che raccontano la storia.// I passetti più corti della memoria/ fra le pieghe di uno spiriro in cerca/ dove le stelle sono inchiodate/ dove la gente sorride contenta.// Qui borbottano ruscelli canterini/ si gode ancora la voce del silenzio/ si può incontrare quel momento di pace/che nel nostro mondo pare essersene già andato.

12.08.2016

 

 

 

 

 

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Un pensiero e un modesto ricordo

alle vittime e ai supertiti del recente terremoto in Centro Italia

 

 

 

   N'altro scorlón

 

   L'à dat n'altro brut scorlon

   sta pòra tera tremolènta

   perdù che l'à 'l so equilibri.

   I scava 'n tanti con man e con ónge

   el la strovèra e con la paura.

   Zito, tasi che sento na vòze

   na vóze fina de putelòt

   te avén sentì, adès vegnìn,

   vegnìn noialtri a tirarte fòra.

   Manca questo no gh'è pu quél

   de questa contrada i manca tuti

   snasa cagni vegnudi preziosi riva i aiuti

   entrà 'l zigar de le sirène.

 

   Ghe sén pròpi tuti almén col còr

   ma gh'è anca quéi che ancór i ride

   che bevéndoghe sóra se sfrégola le man,

   che i se spartìs zamài i laóri.

   Paesi entréghi sgranzoladi

   è vegnù zó anca 'l campanil

   è cascà la césa, la scòla nòva

   a l'ospedal gh'è restà el perfil.

 

   Seràli via na bòna volta

   che la finissa questa ingiustizia

   de quei che pianze desperadi

   e arènt lóri straviziadi.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

Un'altra scossa

Ha dato un'altra brutta scossa/ questa povera terra tremante/ ora che ha perso il proprio equilibrio./ Scavano in tanti con le mani e le unghie/ nell'oscurità e con la paura./ Zitto, taci che sento una voce/ una voce sottile di ragazzino/ ti abbiamo sentito, adesso veniamo/ veniamo noi a tirarti fuori./ Manca questo non c'è più quello/ di questa contrada mancano tutti/ fiutano cani diventati prezioni arrivano gli aiuti/ fra l'urlare delle sirene.// Ci siamo proprio tutti almeno col cuore/ ma ci sono anche quelli che ridono ancora/ che facendo un brindisi si fregano le mani,/ che si dividono già i lavori./ Paesi interi sfarinati/ è venuto giù anche il campanile/ è caduta la chiesa, la scuola nuova/ all'ospedale è rimasto il profilo.// Metteteli in galera una buona volta/ che abbia fine questa ingiustizia/ di quelli che piangono disperati/ e vicino a loro chi vive nei vizi.

25.08.2016

 

 

 

 

 

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Chiunque potrà comunque provvedere alla riproduzione totale o parziale, riportando correttamente la fonte e il nome dell'autore.
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Per cortesia,

 

considerate la salvaguardia dell'ambiente

 

prima di stampare.

 

 


Postato 28 Agosto 2016 -

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Commenti:


annamaria :
annamariaQuesta volta ti sei proprio superato: lezione di storia di costume. di geografia...Quante cose non conoscevo! E dunque grazie. Mi piacerebbe visitare quei luoghi; chissà: mai dire mai...Sono luoghi familiari che ricalcano un po' il nostro ambiente... Le casette delle fotografie somigliano a quelle della Val Pusteria e della Val Badia. Che impegnative le vostre camminate, soprattutto quella a monte Peralba; veri indomiti arrampicatori...E con la gente, avrete "sprecchenato" in tedesco...Come sempre, ho apprezzato e goduto le poesie; la secona coglie ed esprime bene iln sentimento e lo sgomento di tutti noi, la prima è una vera pennellata di Sappada e dovresti mandarla alla azienda di soggiorno. Pittoresco ed efficace il termine "sfrabotolare"...non mi risulta che lo abbia usato altre volte, o mi sbaglio? Ciao Guido; dobar dan...:)

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiBravo Guido! Mi hai descritto magistralmente luoghi che io conosco per avervi visitati,per quanto possibile, nella stagione invernale per praticare il mio sport preferito dello sci.E brava anche ad Ivone che Ti è sempre accanto.Belle e toccanti entrambe le poesie anche se,per comprensibili ragioni preferisco la prima per le suggestive immagini poetiche.Domani torno in città ma credo che assai frequenti saranno i ritorni alla mia terra.Un caro saluto a te e Ivonne

Daniela :
DanielaCiao Guido, mi fa molto piacere leggere di queste vostre nuove escursioni, perché, a giudicare anche dai dislivelli affrontati e dalle relative immagini, significa che state entrambi meglio! Molto bene! Sappada è una località che credo di aver visto di passaggio, ma che non ricordo e che mi pare, dalle bellissime fotografie, meriti davvero una visita. Grazie per un altro interessante spunto per qualche giornata di relax.
Molto belle anche le poesie e quel "Seràli via na bòna volta" della seconda direi che rappresenta perfettamente lo sdegno comune di fronte all'assoluta mancanza di scrupoli di approfittatori e sciacalli che, anche nelle situazioni più drammatiche, hanno occhi, orecchie e borse aperte solo per il loro tornaconto.
Un caro saluto ad entrambi anche da parte di Roberto, con l'augurio di tante altre belle camminate ricche di soddisfazioni!

Saverio :
SaverioDurante i mesi scorsi mi è capitato di parlare di Sappada almeno un paio di volte. Qualche anno addietro, di ritorno da qualche giro un pochino più a nord, siamo arrivati a Sappada dove abbiamo dormito una notte senza "esplorare" il territorio. Il ricordo dei bei luoghi è ancora vivo e anche la voglia di tornarci e fermarsi qualche giorno per qualche bella escursione a piedi.Ecco allora che il tuo invito "merita una visita di qualche giorno" lo tradurrò in un promemoria... chissà, magari il prossimo anno.
La tua poesia "Sappada" è bellissima, veramente. "N'altro scorlon" è il pensiero di tutti noi di frinte all'ennesima tragedia. Mi consola il fatto che la macchina dei soccorsi è (purtroppo) ormai rodata ed efficace; certo, molti sono i morti, ma molti sono anche i salvati dalle macerie e a questo dobbiamo pensare. Speriamo che la ricostruzione avvenga in maniera trasparente e con serietà.
Un caro saluto e auguri per tante altre escursioni.

guidoleonelli :
guidoleonelli29.08.2016 -ore 22.00-
Dober vecer Annamaria e grazie per i tuoi tanti complimenti, non so bene se tutti meritati.
Hai fatto un commento, del quale ti ringrazio, coinciso ma ricco di spunti. Vado un po' a caso sperando di non tralasciare nulla. Innanzittutto nessuna "sprechenata" perché, come mi sembra di aver anche scritto, la lingua che parlano in quei posti non è tedesco, così come non è tedesco la lingua della Val dei Mocheni o il cimbro dal quale il sappadino attinge, così come dal tedesco carinziano, dal friulano e, in parte mi pare anche dallo sloveno. Questo sarebbe stato un argomento che mi sarebbe piaciuto approfondire. È una lingua la loro che non ha una propria grammatica, che viene tramandata soltanto oralmente, che non può quidi nemmeno essere tradotta in maniera letterale, così come avviene, con tutti i tanti dialetti che si parlano in Italia. Non so come sia col ladino della Val Gardena e della Val Badia ma, su questo tu sarai sicuramente più informata, ma mi pare che lo insegnino anche nelle scuole.
Breve il nostro soggiorno ma molto intenso anche perché, pur non essendo partiti in perfette condizioni fisiche, ci ha permesso egualmente di fare un paio di escursioni interessanti. Peccato, in questo senso, e questo è sicuramehte un rammarico, che gli impianti di risalita non funzionavano o se funzionavano, lo facevano un po' all'insaputa, quasi di nascosto. Ma su questo argomento c'è sotto una storia troppo lunga per essere ripresa qui. Certo che questa "stranezza", unita ad altre cose non sempre di secondaria importanza, non mi sembra possa aiutare lo sviluppo turistico del posto, prima e quasi unica fonte di entrata.
Qella di Peralba è stata una bella escursione che ci ha dato molte soddisfazioni anche se a me sarebbe piaciuto salire da un lato e scendere dall'altro. Ma anche su questo argomento non siamo riusciti a raccogliere informazioni precise. Hai ragione a dire che il paesaggio assomiglia molto a quello di alcune valli altoatesine,soprattutto a Cipa Sappada mi pare di aver colto molti tratti di somiglianza. Quanto alla poesia, la prima, grazie per il tuo suggerimento: già fatto, anche perché all'azienda di soggiorno mi ero già rivolto per altre informazioni. "Sfrabotolare", hai ragione, è un verbo interessante, anche onomatopeico mi pare, che può essere efficacemente usato anche in altri contesti.
Ciao e ancora grazie.

guidoleonelli :
guidoleonelli29.08.2016 -ore 22.15-
Che bello ritrovarti, caro Bruno, e mi fa piacere che tu, conoscitore dei posti, spendi qualche parola a mio favore su quanto ho cercato di ricostruire nel mio racconto. L'inverno per loro, ma tu me lo insegni, è turisticamente di certo la stagione più importante ma ti assicuro che, con un paio di "migliorie", anche in estate è un piacere trascorrervi qualche giornata.
Grazie per quanto, da provetto poeta, dici sul conto dei miei versi. Brava davvero anche Ivonne che però, purtroppo, sta ancora pagando per vie delle sue condizioni fisiche che non erano certamente al top.
Buone escursioni anche a te, Bruno, fintanto che il tempo ci ragala giornate come queste.

guidoleonelli :
guidoleonelli29.08.2016 -ore 22.20-
Ciao Daniela, dici bene: stiamo indubbiamente meglio, anche dse, come dicevo con Saverio, Ivonne non è ancoa in grado di riprendere ma, secondo me, questa volta dovrebbe essere sulla buona strada.
Anch'io, come tracconto, di Sappada avevo soltanto lontani ricordi e mi è piaciuto molto prendere l'occasione per rinfrescarli. S'è trattato certamente di un'esperienza positiva, forse da ripetere, con il sole che ha fatto la sua parte.
Quanto ai versi, mi pareva doveroso non lasciar passare l'occasione per un breve ricordo di quanto successo.
Ricambio un carissimo saluto, anche a Roberto che mi pare di vedere già con la valigia pronta per Monza.

guidoleonelli :
guidoleonelli29.08.2016 -ore 22.30-
Ciao Saverio, mi fa piacere che tu, come peraltro anche Daniela colga la mia ricostruzione come un suggerimento, quasi un invito. E mi fa piacere che trovi di tuo gradimento i miei versi. Sul terremoto mi pare che la pensiamo in tanti nella stessa maniera. Povera gente!

Richiamo la tua attenzione sul fatto che nel precedente post, altri amici, Renata fra questi, abbiano preso spunto dal tuo intervento: forse non avevi colto.
Un salutone, ciao.

Renata :
RenataHo letto tutte le notizie con molto interesse, come sempre, anche se a puntate costretta dalle esigenze del ruolo di nonna! Accanto alla gioia e alla soddisfazione dell'andare per boschi e per monti, riesci sempre a comunicare la curiosità rispettosa di persone e luoghi. Mi sono soffermata sulle foto così belle dei posti, sulle scritte, sulle filastrocche... il barometro, i'insegna naif, il primo maestro, la pluriclasse: tutto testimonia la profondità della cultura di montagna e quanto la montagna accomuni le genti. E' divertente trovare le radici tedesche della lingua del luogo. Ot per hat, Ham per il nostro dialettale Hoam: la casa come dimora.... Che ci sia una professoressa dell'università di Vienna che si impegna nell'analisi linguistica e che si sia costituita un'associazione per la valorizzazione della cultura di Sappada comunica un sentimento di speranza e un sapore di cose buone. Lo stesso che fa provare la tua prima poesia, bella e commovente. La seconda poesia richiama la solidarietà, anche se con l'amarezza del dubbio dei soliti interessi disonesti.La distruzione di vite e di paesi fa inorridire e mi ricorda la caparbietà di Rumiz nell'andare per cimiteri in cerca di soldati beffati dalle guerre e dimenticati. Aspetto di conoscere le vostre prossime esplorazioni e di godermi le prossime poesie così come si gode "la voze del silenzio". Un abbraccio a te e a Ivonne

guidoleonelli :
guidoleonelli31.08.2016 -ore 17.40-
Ciao Renata,
noterai che anch'io, pur nonno soltanto sulla carta, sia sempre poco o tanto in lotta contro il tempo. Quindi ti capisco benissimo. Questo post era, fra l'altro, particolarmente lungo: aldilà delle escursioni mi aveva preso molto.
Sempre molto interessanti e profonde le tue osservaioni, in questo caso, come anche in altri, da "esperta" sia di tedesco, sia di vita scolastica sia, più in generale, di cultura e di cultura della montagna, frutto di tante tue esperienze. Tu hai colto aspetti che a me erano sfuggiti; sono convinto che i tuoi occhi, ma non solo, sarebbero riusciti a cogliere molto più di quanto mi abbiano trasmesso i miei.
Mi fa piacere quanto dici delle poesie: nella prima mi sarebbe piaciuto riuscire a trasmettere un po' meglio quel senso quasi di affetto, oltreché di rispetto per questa realtà. Anche se, desidero ripeterlo, anche in questo caso vale il vecchio adagio "non c'è rosa senza spine" che contribuisce a rendere tutto più "normale".
Nella seconda, scritta forse un po' troppo a caldo, è forse troppo prevalente il sentimento di indignazione nei confronti della cupidigia di chi sa arricchirsi anche attraverso le disgrazie altrui.
Grazie. Non mancherò di raccontarti altre storie.

alberto :
albertoUn saluto a tutti,
i posti che "racconti" sono belli anche se non so' se riuscirò a visitarli, la descrizione è però invitante.
Per quanto riguarda il terremoto, non è di certo colpa della terra, sappiamo che le zolle tettoniche si muovono e questa vitalità permette la vita, casomai (ampliando le tue riflessioni) come mai in Italia non si faccia prevenzione seria, il "disastro" è senz' altro più lucrativo, sic . Vedremo quando l' eco della vicenda sarà spento chi veramente ha nel cuore questo dolore !
I nipotini svolgono egregiamente il loro incarico (crescere) anche se Emma è sempre impegnata.
Ancora un saluto.

guidoleonelli :
guidoleonelli31.08.2016 -ore 22.05-
Ciao Alberto,
a proposito di Sappada, mai dire mai; chissà che ci capiti e che ti venga in mente che qualcuno te ne aveva parlato.
Sul terremoto hai ragione a meravigliarti di quanto siamo impreparati. In una delle tante trasmissioni di questi giorni, qualcuno sosteneva che siamo i più bravi al mondo ad intervenire tempestivamente ed efficacemente in caso di bisogno (in media ogni quattro anni) ma siamo gli ultimi quanto a prevenzione. Le costruzioni antisismiche non le hanno inventate ieri, eppure noi siamo ancora qui ad indagare se in quella malta c'era più sabbia o più cemento, se i tondini erano quelli giusti, ecc. e ad aprire inchieste per verificare chi su questo o quel lavoro ha lucrato. E sappiamo che l'Italia è, non da ieri, uno dei Paesi più sismici al mondo.
Mi fa piacere che, con le cure di Erica e Irene, Alice e Filippo crescano bene e come potrei meravigliarmi del fatto che Emma, la nonna premurosa, sia sempre superoccupata. Un saluto carissimo a tutti loro e a te naturalmente.

diaolin :
diaolinCome al solito belle esperienze, mi ha colpito la filastrocca delle dita che
raccontava pure mia madre (in dialetto).

E sulle poesie mi sono soffermato più sulla seconda vista l'attualità
e confermo "Seràli via tuti qoei che i pensa che a èser furbi se guadagna depù"
perchè questo miraggio dell'"essere furbi" viene propinato a tutti come stile di vita per arrivare ad essere qualcuno. È una scuola della quale farei volentieri a meno.

O cambiamo questo o aspettiamo di prevedere i terremoti e quindi:
"l'è pecà empararghe a 'l àsen, se perde temp e se 'nfastidiss la bestia"

Brao Guido, en saluto ala to' fanciulla

Diaolin

guidoleonelli :
guidoleonelli06.09.2016, ore 11.05-
Sicuramente il terremoto è più attaule di Sappada che invece ha una lunga e interessabnte storia. Caro Diaolin, come non condividere le tue considerazioni. Ma io la "scuola dei furbi" credo, come te, di averla rifiutata da un bel pò. E a volte, tuttora mi capita di pagare per questa scelta.

GRAZIANA :
GRAZIANAciao Guido,
sempre interessanti e appassionate le tue descrizioni/racconto. Mi viene il dubbio che possa essere tu a fare i luoghi più belli di quel che sono... scherzo, si capisce invece chi sa guardare, vedere e raccontare!
Sai cosa mi ha emozionato? la foto con le sorgenti del Piave...certo ce ne sono di più suggestive (non parlo poi del prototipo di giraffa sappadina !)ma il luogo di nascita di un fiume per me ha qualcosa di potente. Restando in tema di acque, come non essere d'accordo con Annamaria che osserva come sia efficace il termine "sfrabòtolar", io lo trovo straordinario, è più che onomatopeico, sa davvero materializzare il suo significato.
saluti e salute anche ad Ivonne!

guidoleonelli :
guidoleonelli16.09.2016 -ore 18.50-
Ciao Graziana,
imperdonabile ritardo il mio ma spero che mi comprenda: non è nelle mie abitudini.
Mi fa piacere che ti sia piaciuto quanto sono riuscito a scrivere su Sappada e ti assicuro che avrei avuto altro. Ma si sa che tutto, pur con occhi attenti, in pochi giorni, non si riesce a cogliere. Ma mi piacerebbe tornare. E comunque ciò che di bello c'è, non è sicuramente opera delle mia fantasia o di una mia bacchetta magica (rispondo così al tuo scherzo).
Anch'io, come te, quando qualche anno fa ho avuto occasione di vedere per la prima volta la sorgente del Piave, mi sono emozionato. Per me si trattava anche della fine di un trekking.
Come ad Annamaria, anche a te piace il verbo "sfrabotolar" ma mi sembra strano che, tu trentina, non l'avessi mai sentito prima; si usa anche in forma figurativa: "le done le sfrabòtola le so orazion al funeral"; come vedi no l'è demò le roze a sfrabotolar.
Ivonne ricambia. Ciao e a presto.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCaro Guido,consentimi di ringraziare tutti gli amici del sito pere belle e generose espressioni che hanno voluto riservare anche alla mia poesia Qualche commento ,oltretutto, ha colto veramente nel segno .A te e a Ivonne auguro buon viaggio pregandovi di salutarmi le bellissime donne delle Repubbliche Baltiche.Bruno



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Articolo tratto da: Guido Leonelli - http://www.guidoleonelli.altervista.org/
URL di riferimento: http://www.guidoleonelli.altervista.org//index.php?mod=00_News