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montagna, neve, dialetto, primavera

 

 

 

 

 

Facili escursioni sulla neve di Meransen

 

- el cantón del dialèt - 4 -

 

Primavera in versi

 

 


 

 

 

Abbiamo trascoro qualche giorno in Alto Adige sulle nevi di Maranza (Meransen), m 1.394, una frazione del comune di Rio Pusteria (Mühlbach). In questa stagione, la località è animata soprattutto per le sue piste da sci che scendono dal Gitschberg/Monte Cuzzo.

A poco distanza vi è anche la frazione di Valles (Vals), nella quale si trovano le piste da sci denominate "Jochtal", collegate da un nuovo impianto sciistico, costruito nel 2011.

Da Maranza, è possibile raggiungere in poco tempo il parcheggio che permette di arrivare ad una valle ancora poco contaminata, la Valle di Altafossa (Altfasstal). Dal parcheggio incustodito e a pagamento (4 Euro al giorno solo in moneta), si può seguire il sentiero n. 16, che in ore 1.30, e che dopo circa 5 chilometri porta a raggiungere il rifugio Wieserhütte, m 1845 e da qui vi è un sentiero che conduce ai tre laghi, denominati laghi di Seefeld (Seefeldseen), posti uno dopo l'altro: Il primo a m 2276 è raggiungibile in circa 2 ore dal rifugio; con un'altra ora cammino si può raggiungere quello medio, m 2502 m, ed infine quello piccolo, a m 2516 m. In alternativa è possibile di prendere la cabinovia Gitschberg a quota 2050 s.l.m.

Come si può facilmente comprendere da queste scarne informazioni, a Maranza ci si va soprattutto per sciare e per fare slittino durante la stagione invernale, oppure per belle escursioni nella stagione estivo/autunnale.

Noi sapendo della diligenza con la quale in A.Adige vengono curati i percorsi per chi, anche nella stagione invernale, voglia camminare con o senza ciàspole, ci siamo andati appunto per qualche leggera camminata sulla neve.

 

 

 

 

 

 

   Malga di Fane, m 1.738                      mercoledì, 8.3.2017

 

Malga Fane, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è una vecchia malga, come tante, magari ristrutturata e convertita a punto di ristoro., bensì, unico nel suo genere, un vero e proprio villaggio, a quota 1.739 sopra il Paese di Valles (Vals), immerso in un paesaggio naturale molto suggestivo, fra una corona di montagne. Un groppo di baite in legno, alcune ristrutturate, fienili, una piccola chiesa e tre punti di ristoro costituiscono l'insieme originale.

Costruito nel Medioevo come asilo per i malati della peste e la colera, oggi il piccolo villaggio è una delle attrazioni principali della zona, sia d’inverno che d’estate e rappresenta il punto di partenza per diverse escursioni estive in alta montagna, come per esempio il Picco Croce, la vetta più alta nei dintorni. Uno degli eventi culminanti nel corso dell’anno è la Sagra della Malga con la Festa del Latte e fiumi di birra. A proposito di latte, la vai più semplice per raggiungere malga è il „Sentiero del Latte“, segn. 17, un itinerario didattico che fornisce informazioni sul latte e le diverse razze bovine.

 

- Dislivello: m 380

- Svipullpo: km 9,00 circa A/R

- Tempo: ore 3,00 circa A/R

- Carte: Kompass 081, Monti di Fundres; scala 1:25.000

 

È possibile parcheggiare (gratuitamente), dopo il paese di Vals, in ampi spazi lungo la stessa strada, fino a poco prima di Kurzkofelhütte, m 1422.

 


percorso

Fane 1

Fane 2

Fane 3

Fane 4

 

 

 

  Großberghütte, m 1.635                        giovedì, 9.3.2017

 

- Dislivello: m 550

- Sviluppo: km 12.400

- Carte: Kompass 081, Monti di Fundres; 1:25.000

- Tempo: ore 4.15 andata ore 3.15 ritorno ore 1.00

 

Senza necessità di spostare la macchina, ci muoviamo alle 9.30 quando fuori è tutto imbiancato per una nevicata nottura che ancora continua più o meno intensa, seguendo la strada, segn. 10 e 15. Dove questa si restringe per diventare strada forestale, si trova un ampio parcheggio (non segnato in cartina che scopro essere un'edizione un po' anziana) dove per Euro 4,00/giorno (solo in moneta) è possibile lasciare la macchina.

Si prosegue ora, in un ambiente davvero incantato e sotto una continua nevigata che ci terrà compagnia per quasi tutta la giornata e ben presto calziamo i ramponcini. Arrivati al bivio per Malga Moser, pur con una trentina di cm di neve fresca, prendiamo a destra. I mezzi per batere il percorso non sono ancora passati ma noi siamo fortunati perché possiamo usufruire delle impronte lasciate da una compagnia di quattro persone che ci ha preceduto e che troveremo più tardi quando loro scenderanno. Arriviamo così fino al bivio per Malga Moser da dove in altri 500 m circa si potrebbe raggiungere la malga omonima (chiusa). Qui, a quota 1850, hanno desistito anche le persone che ci precedevano e siamo costretti a fare ritorno anche noi: troppo alta la neve e nessuna possibilità di proseguire verso la Wieserhütte, in questa stagione non raggiungibile nemmeno per il più comodo percorso lungo la Val d'Altafossa oltre la Großberghütte.

Un po' a malincuore, torniamo sui nostri passi e, attraverso una breve scorciatoia, scendiamo a raggiungere la Großberghütte www.grossberghuette.com tel. 0472.520227, aperta tutto l'anno.

Abbiamo percorso 8 km e sono le 12.45. Al caldo di un ambiente molto accogliente, ci concediamo un'ora di sosta che ci permegtterà di gustare degli ottimi canederli della casa.

Il rientro, con un tempo che nel frattempo va lentamente migliorando, sarà una piacevole passeggiata.

 


percorso

la chiesa di Maranza

Maranza sotto la neve

fermatelo!

Großberghütte

 

 

 

  Pichler Hütte, m 1.920                           venerdì, 10.3.2017

 

- Dislivello: m 620

- Sviluppo: km 12,100

- Tempi: ore 4.30 salita ore 2.30 discesa ore 2.00

- Carte: Kompass 081, Monti di Fundres; 1:25.000

 

Come già ieri, ma con una giornata che già di buon mattino si presenta luminosa e innondata di sole, lasciamo la macchina in garage e ci avviamo a piedi e, attraversato il paese, imbocchiamo, a Nord dello stesso, la strada che sulla carte è contrassegnata col segn. 6. Si tratta di una comoda strada che, dentro e fuori dal bosco, ci porta, senza grandi dislivelli ed evitandoci grandi fatiche, a raggiungere, prima del previsto, la Bacherhütte dove il personale è indaffarato a spazzare la neve da tavoli e panchine in vista di un grande afflusso di gente. Ci troviamo qui infatti in piena zona sciistica e con la fresca nevicata dell'ultima notte le piste cominciano ad affollarsi.

Strada facendo, in un ambiente ancora incontaminato e sotto un sole che dà la carica, ci capita di vedere prima diverse impronte di animali scnosciuti che ci lasciano con la nostra curiosità e poi di incontrare un piccolo branco di cinque, sei caprioli dei quali uno pare essere particolarmente curioso del nostro passaggio.

Qui, secondo le indicazioni che ci avevano dato, ci dovrebbe essere la possibilità di aggirare la baita sulla destra per proseguire verso l'alto. Ma lo stesso personale della Bacherhütte, ci consiglia di lasciar perdere e di proseguire invece tenendoci rigorosamente ai bordi della pista che qui presenta un dislivello di tutto rispetto dove gli sciatori piombano come sparati da un cannone. Per semplice curiosità, per dire quanto fosse ripida la salita, troverò poi, fra i dati del mio fedele Runtastic, che per compiere l'ultimo chilometro, avremo impiegato qualcosa più di 56 minuti. Ma finalmente raggiungiamo la Pichlerhütte, m 1.920 www.pichlerhuette.com tel. 333.6952.941, con apertura estiva e invernale.

Fra grandi refolate di vento, anche qui il personale è impegnato a pulire tavoli e panche dalla tanta neve accumulata e saremo fra i primi avventori, fortunati qundi nella scelta di un posto strategicamente al riparo dal vento e con un gran sole che nel frattempo va prendendo vigore. Splendido il panorama.

In questo posto fantastico, sia pure attorniati da sciatori, sarà un piacere prolungare la nostra sosta pranzo e con rammarico lasceremo poi per fare ritorno a valle attraverso un percorso, segnavia 12, che ci farà fare un giro abbastanza ampio.

 


il percorso

molto comodo

capriolo curioso

molto meno comodo

Pichlerhütte

panoramica

wanted

 

 

 

 

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El cantón del dialèt  - 4 -

 

Espresioni curiose del nostro dialetto

farla fòra (dal vaso, ma anche "far fòra na questión", farla fòra a cazzoti); vardar fòr (da la finestra ma l'espressione forse più usata è "te vardi fòr bèn", "ma che bèn che te vardi fòra", come dire ma che bella cera che hai, come stai bene, che si dice un po' farisaicamente ad una persona che sta tutt'altro che bene, che "la varda fòr mal" (in tedesco si usa la medesima espressione: "aussehen"; zercar fòra (enté 'n rafanàs) che è un po' come il "cercare l'ago nel pagliaio", zérca fòr bèn che 'l gà da èsserghe, cercalo bene ci deve essere; dar dént (urtare - el m'à dat dént che quasi 'l me tréva 'n tèra); darghe dént (muoversi con solerzia - dage dént se te vòi finir ennanz a nòt); méter su (la svélia, le valìs, i ociài); nar zó (léva che è nà zó la svélia, no sta a farme nar zó le scatole, ecc.); far zó (la pólver, ma anche n'aza -dipanare- o le patate -affettare- e anche far nar zó i zebedèi -scocciare-); far su (le lugàneghe, el giòm -gomitolo-, le màneghe -rimboccare- oppure -trarre vantaggio illecito-, na barèla de malta, come na stròpa -caricare di botte e ridurre a malpartito, anche solamente in senso figurato).

 

Altri modi di dire di uso comune (che non sempre abbisognano di traduzione)

 

- Per dal bòn (davvero)

- Far dir        (fare arrabbiare)

- Farse zó le man (pulirsi le mani, ma anche chiamarsi fuori)

- Alzar el gómbet (alzare il gomito, bere in abbondanza, ubriacarsi)

- Èsser taià fòra (essere escluso)

- Restar en braghe de téla (restare con niente; restare in miseria)

- Avér el córi córi (avere la diarrea)

- Nar enté 'n mùcio (ammucchiarsi, non reggersi più in piedi)

- No sta a farme nar zó dai càncheni (non farmi perdere la pazienza, uscire dai cardini)

- Auf che l'è mórghen

- Piànzi marénda

- Star en mèz tant che 'l zòbia

- Far su come na stròpa (conciare per le feste)

- Parlar come se magna

- No l'è né fodrà né 'mbastì (si dice di un lavoro non finito o finito malamente)

- Avérghe bina e molinèl (dal gioco della tria: avere fortuna)

- Nar en mìgole (andare in mille pezzi)

- Bàter bròche (tremare dal freddo dal tichettio dei denti che battono)

- Tò su 'l dói de cópe (vattene che è meglio per te)

- Caminar sui òvi (muoversi con tanta prudenza e attenzione)

- Biót si dice soprattutto del pane: pam biót = pane senza companatico; la traduzione italiana è "scusso"!

 

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Immagine correlata

 

 

 

 

   Regàlame 'n momént

 

   A passi massa lónghi

   me scampa via sto tèmp

   e me tróvo ancór ancòi

   prim dì de primavera

   a pensar al tèmp passà

   a n'inverno 'n mìgol strambo

   che fórsi no 'l gh'è stà.

   No i fuma pu i camini, l'èi véra,

   e sbròca le violete

   al calt de la postèra

   ma mi son chì 'ngropà

   che conto i dì

   i mesi e i ani

   del tèmp che 'l s'à sfantà.

 

   E pianpianìn devento

   'n veciòt con mili fizze

   e no pòdo dirghe al tèmp

   che 'l sèita a scampar via

   regàlame 'n momént

   n'ensòni na bosìa

   da contarghe a la matèla

   che róndola 'ntél ziél

   no la me sgóla via.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

 

Regalami un momento

A passi troppo lunghi/ mi scappa questo tempo/ e mi ritrovo ancora oggi/ primo giorno di primavera/ a passare al tempo passato/ a un inverno un poco strambo/ che forse non c'è stato./ Non fumano più i camini, è vero,/ e sbocciano le violette/ al caldo della costiera/ ma io son qui accorato/ che conto i giorni/ i mesi e gli anni/ del tempo che è sparito.// E adagio divento/ un vecchietto con mille rughe/ e non posso dire al tempo/ che continua a scappar via/ regalami un momento/ un sogno una bugia/ da raccontare alla ragazza/ che rondine nel cielo/ non mi voli via.

 

- Si tratta di "Fèrmete 'n pezzòt" (leggermente modificata) della raccolta "Amor en zìnzorla"

- Musica di Claudio Merico al violino: "Albinoni adagio"

 

 

 

 

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Postato 22 Marzo 2017 -

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Commenti:


Daniela :
DanielaCarissimo Guido,
prima di tutto complimenti, anche da parte di Roberto, per la delicatissima e struggente poesia, che ci è piaciuta davvero tanto; molto azzeccato anche l'accompagnamento musicale. Proprio un bell'inizio di primavera! Grazie!
E, nonostante si abbia voglia di nuovi profumi, colori e sensazioni, a me piacciono sempre anche le immagini della neve, forse perché quest'inverno in valle ne abbiamo vista davvero troppo poca.
E che dire delle espressioni curiose? Sono sempre molto simpatiche e divertenti e, vedendole scritte, ci si rende conto che alcune, seppure usate abitualmente, sono davvero strane e chissà da dove vengono...L'unica che non ho mai sentito è "Avérghe bina e molinèl"; invece per quanto riguarda "biót" l'ho sentito usare anche come sinonimo di nudo: ti risulta?
Un affettuoso saluto anche a Ivonne e ... alla prossima!

annamaria :
annamariaEvviva Guido! Hai onorato il giorno della poesia con una tua produzione davvero notevole.Mi piace molto questa tua poesia e, sai, devo confessare che non la ricordavo; percò l'ho riascoltata con vero piacere. Delle camminate che hai raccontato, come sempre con dovizia di particolari, non posso non immaginare la bellezza di luoghi così belli e particolari ,col loro fascino in qualsiasi stagione. So che quelle giornate hanno soddisfatto molto sia te che Ivonne e ne avete tratto beneficio sicuramente, sia fisico che nell'animo...Lo rivelano anche le foto...Particolarmente pittoresco mi sembri in quella col berretto.., La lezione di dialetto mi fa venire sempre in mente la mamma che usava molte delle espressioni che hai citato. Mi ricordo che diceva spesso:"daghe da ment"...Ciao Guido; un caro saluto a te e a Ivonne.

guidoleonelli :
guidoleonelli23.03.2017 -ore 18.20-
Sai che piacere che mi fa leggerVi, Daniela; sì perché da tempo ormai mi ripromettevo di dirvi che il coinvolgimento di Roberto per me è un regalo, come un nuovo amico del sito, un amico che stimo e che so che 'ntéle cose 'l ghe 'n véde dént.
Grazie per i complimenti che mi fate per la poesia: fanno sempre piacere; come dicevo si tratta di una poesia della mia raccolta "Amor en zìnzorla", sia pure rivista e modificata.
Quanto alle escursioni curiose credo di essere arrivato alla fine ma chissà quante ce ne sono ancora che non uso o che non conosco proprio.
"Bina e molinèl" è una situazione particolare che può venirsi a trovare giocando a tria quando, con mosse successive, passi da una tria all'altra spostando una sola pedina fino a far fuori tutte le pedine dell'avversario. Come dire che qualunque strada tu prenda non potrà che andarti bene.
E per quanto riguarda biót, hai ragione a dire che si usa anche parlando di una persona: un povero cristo senza un becco di quattrino oppure uno che "l'è nudo patòch".
Ma mentre è facile tradurre biót quando si riferisce a qualche cibo (en panin, na fiéta de polènta), meno facile diventa tradurlo quando lo si usa nella seconda accezione: "scusso" infatti diventa ancora più incomprensibile di biót.
Un carissimo saluto a voi due da noi due. Ciao.

guidoleonelli :
guidoleonelli23.03.2017 -ore 18.45-
Ciao Annamaria,
i tuoi complimenti, che unisci a quelli di Daniela, non possono che farmi piacere, quindi grazie. Se hai conservato le mie raccolte, puoi trovare la poesia, col titolo "Férmete 'n pezzòt" a pag 38 di "Amór en zìnzorla".
Nei posti delle nostre escursioni a Maransen, ci siamo stati per la prima volta anche noi in inverno ma, come mi pare di aver detto, Malga Fane in particolare, unica nel suo genere, molto semplice e senza difficoltà alcuna, merita una visita in estate che sarebbe sicuramente anche alla tua portata. Se poi quelle camminatine ci abbiano davvero fatto bene oltreché allo spirito anche al corpo, visto il mio pellegrinaggio giornaliero a Tione, qualche dubbio mi rimane. E sul prossimo post temo che non sarò in grado di proporre nessuna camminata.
Bello il termine a te familiare "pittoresco" ma quello non è un berretto bensì il cappuccio della giacca che mi riparava dalla neve. Ma poco importa: sempre pittoresco rimango...
E quanto alle espressioni (non "escursioni" come erroneamnete ho scritto a Daniela) dialettali, tu lo sai chi è stata la mia maestra per l'apprendimento dei primi rudimenti di quello che poi sarebbe diventato il mio dialetto quotidiano.
Ricambiamo il saluto. Ciao.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCaro Guido,poche parole per dirti che nella tua poesia mi ci ritrovo dentro con tutta l'anima.È una lirica delicata e struggente.Purtroppo anche p destinata a spegnersi e l'orizzonte si abbassa precipitosamente..Un caro saluto a te e a Ivonne .Bruno

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiPs: correggi con" anche l'illusione è destinata a spegnerso"

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiPs: correggi ancora con" anche l'illusione è destinata a spegnersi"

guidoleonelli :
guidoleonelli24.03.2017 -ore 18.40-
Caro Bruno,
le tue parole sono musica per i miei orecchi anche se mi lascia un po' perplesso o forse non capisco il concetto secondo cui anche l'illusione è destinata a spegnarsi; l'illusione di trovare un momento, un sogno, una bugia? Diciamo che non sei molto ottimista in questo momento? Sono anche questi momenti che vanno in zìnzorla, un po' in alto un po' in basso, come per tutti.
Un carissimo saluto a te e a Nerina, anche da Ivonne.

Renata :
RenataCaro Guido. Anche la primavera sbroca in tutti i suoi colori, profumi e canti di uccellini in un miracolo improvviso, sempre nuovo. Si è tutto coperto di verde così velocemente che le vostre belle foto di Maranza sembrano di un'altra epoca, quella ...glaciale, coperta di neve! Intanto Botticelli continua a comunicare la magia della stagione con il boschetto di aranci e la primavera che sparge tutti i tipi di fiori nel prato. E Venere, naturalmente, e la carezza del venticello. Sento più viva la primavera dei tuoi versi, così delicati: un invito a mettermi "in postera" per godere un po' di caldo e vincere la fatica di vivere. E le "milli fizze" sono piene di tenerezza senza rimpianti. A te che sei il mio maestro di dialetto devo chiedere: se tu sei 'ingropà' , io sono 'ngropada'? E questa cosa che chiude la gola è un 'grop'? Mi rileggo e riascolto la tua poesia e forse anche il grop sgola via. Intanto buona vita primaverile a te , a Ivonne e a tutti gli amici.

guidoleonelli :
guidoleonelli26.03.2017 -ore 21.45-
Cara Renata,
è vero che le foto da Maranza, col tempo di questi giorni, sembrano appartenere ad un'epoca glaciale dimenticata con gioia; da me dimenticata un po' meno per via di malanni che tu ben sai. E tu, col tuo giardinetto e il poggiolo che, più che un poggiolo è un vero giardino pensile, pieno di mille colori, sicuramente noti molto bene questo ... anche sospirato trapasso.
Alla splendida primavera di Botticelli, cui tu sai dare bei significati, io sono meno dottamente affezionato da tempi remoti che i sèita a scampar via lassandome 'ngropà. Tu eventualmente rimarresti engropada come, da allieva modello, giustamente dici. El "gróp", che ora sai scrivere anche tu con l'accento acuto sula "o", è proprio quello che viene in gola ma che può essere fatto anche alle corde del "grombial".
Ma mi piace quando dici che "le "milli fizze" sono piene di tenerezza senza rimpianti" che indubbiamente sono parole di persona saggia e grata.
Buona primavera che sia ancora piena di colori e profumi e che ci lasci sereni in cieli (anche in senso metaforico) altrettanto sereni.

GRAZIANA :
GRAZIANACiao Guido, superati (ma non svelati) i misteri della rete, eccomi a dire la mia...
Che interessante la storia di Malga Fane! Non la avevo mai sentita nominare. In una stagione a me più adatta (tarda primavera o estate) andrò senz'altro a visitare i luoghi.
Leggendo i "potenti" modi di dire ed espressioni curiose del dialetto sono affiorati in me molti sorrisi e ricordi delle persone che usano o usavano spesso questa o quella espressione. In particolare ho ripensato ad un nostro vicino di casa,en Gardol, che per il suo modo particolare di camminare, era chiamato Sghizaòvi.
Per quel che riguarda la poesia non posso che condividere i complimenti e aggiungo che per me il titolo è azzeccatissimo e in fondo dice già quasi tutto...
Buone giornate in salute!
Graziana

guidoleonelli :
guidoleonelli28.03.2017 -ore 18.15-
Ciao Graziana,
si dice che tutto è bene ciò che finisce bene, ed eccoci qui. Immancabile ogni tanto qualche disguido la cui comprensione non sempre, per me che certamente non sono un esperto informatico, è chiara.
Malga Fane, come ho già detto, vale una visita in ogni stagione; in estate poi sono più d'uno i baiti che funzionano come malghe/ristoranti e quindi c'è anche più scelta. Se avrai voglia, poi mi racconterai e intanto sono contento di averti dato un piccolo suggerimento.
Se interpreto bene, il tuo ex vicino di casa sopranominato Sghizzaòvi, nome davvero simpatico ed emblematico, era forse un "pestapian", termine sicuramente più usato ma meno simaptico e meno originale.
Grazie per aver aggiunto anche i tuoi complimenti per la poesia e quanto agli auguri di buone giornate di salute, ti ringrazio: un augurio azzeccatissimo.
Un caro saluto a te e al tuo Maurizio. Ciao

GRAZIANA :
GRAZIANAGrazie per la correzione! Memorizzata! ancora buone giornate a te e Ivonne Ciao

diaolin :
diaolinTe verai che se la sgola
la lo fa con ti.

Stame ben, Diaolin

guidoleonelli :
guidoleonelli10.04.2017 -ore 9.20-
D'accordo Diaolin.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiChe bello Guido,immaginarti sulla mia montagna.! i posti che hai visitato e che così bene descrivi sono di straordinaria bellezzaCi sono stato l'anno scorso e penso di tornarci anche quest'anno con un amico che dei fiori Sa tutto.Spero che il fuoco maledetto sia ora spento un. Caro saluto Bruno



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Articolo tratto da: Guido Leonelli - http://www.guidoleonelli.altervista.org/
URL di riferimento: http://www.guidoleonelli.altervista.org//index.php?mod=00_News