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Monte Cola, Laghetto degli asini, "'Ndó vòt nar putèla?"

 

 

 

Gruppo del Lagorai:

 

 

Monte Cola, m 2.252

 

Laghetto degli asini, m 2.035

 

 

Putèla 'ndó vòt nar? (da leggere e/o ascoltare)

 

 

 

 

 

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 Monte Cola, m 2.252                                               venerdì, 15.06.2019

 

- Dislivello: m 555

- Sviluppo: km 7,600

- Tempi: di salita ore 2.50 di discesa ore 1.45 complessivo ore 4.30

- Carte: Kompass 621, Valsugana e Tesino; scala 1:25.000

 

Dopo un paio di notti abbastanza positive rispetto a quelle precedenti, e con una giornata che prometteva soltanto bel tempo, partendo da Roncegno e seguendo una comoda strada asfaltata, raggiungiamo e superiamo il Rif. Serot, m 1.566 e, all'altezza della grande Malga Trenca, lasciamo la macchina parcheggiata a bordo strada a quota 1.669.

Sono le 9.00 e ci mettiamo in moto, senza una meta precisa prestabilita, seguendo lontani ricordi di questi posti. E ci troviamo subito, in un'atmosfera sospesa, circondati dai rododendri che cominciano ora a fiorire (più in alto li troveremo bruciati dal freddo) e da una miriade di fiori multicolori.

 

 

rododendri
 


ranuncoli

genziane

genzianelle

anemoni

 

Ci avvolge una liturgia silenziosa che dà pace. Camminiamo senza fretta e respirando l'aria fresca della mattinata che ci conferma il nostro buon umore, senza seguire alcun sentiero, qui inesistente.

La salita, pur faticosa, è all'inizio abbastanza dolce e arriveremo così al Baito Ilba, m 1.902 (ore 1.00). Si tratta di un vecchio e malandato bivacco dove credo sia consigliabile non pernottare.

Dopo una brevissima sosta, riprendiamo il cammino seguendo, non segnavia inesistenti, bensì il nostro senso dell'orientamento: a destra il Monte Cola, a sinistra l'Hoabonti come punti di riferimento; ci eravamo venuti diversi anni fa in inverno con le ciaspole.

Ora la salita è più ripida e più impegnativa, soprattutto per le mie gambe poco allenate. Impossibile prendere la più breve per la cima, aggiriamo quindi la montagna sulla sinistra e, attraversando qualche residua macchia di neve e superando qualche trincea raggiungeremo da Nord la cima (ore 1.50-2.50) con la sua leggera croce a traliccio.

Il panorama da qui appare subito nella sua grandezza con il Gruppo del Lagorai di fronte ancora abbondantemente innevato. Tante altre montagne si vedono, in particolare a Nord il Gruppo di Brenta, l'Adamello con la Presanella, il Gruppo del Cevedale. Il Fravort e la Panarotta, non moto distanti, per la loro “piccolezza” asomiglieranno a ... foruncoletti.

Un'ora durerà la nostra sosta pranzo prima di prendere a scendere, ancora senza sentiero alcuno, verso valle, ritrovando i fiori del mattino; passeremo al Lago delle Carezze, m 1.764 del quale non rimane più nessuno dei tre laghi segnati in cartina e tantomeno nessuna carezza. Ormai siamo sulla strada e con le gambe finalmente rilassate, raggiungeremo dapprima la macchina e poi il Rif. Serot dove, prima di rientrare ci concederemo una bella birra fresca.

In conclusione: giornata largamente positiva sotto diversi profili, primo fra tutti quello del morale che si è un po' rialzato lasciandomi intravvedere la possibiltà, nonostante le ormai evidenti magagne fisiche, di fare forse ancora qualche camminatina.

 


quota di partenza

baito d'Ilba

in cima

Cima d'Asta

percorso

 

 

 

 

 Laghetto degli asini, m 2.035                             domenica, 23.06.2019

 

In soli quattro anni quante cose possono cambiare, è la prima considerazione che faccio, oggi al rientro dopo esserci stati l'ultima volta il 2 giugno 2015: non credevo di faticare tanto ma dovrò farmene una ragione ed essere contento di riuscire ancora ad andare.

Percorrendo la Valsugana in direzione SUD e prendendo poi le indicazioni per il Tesino, superata Pieve e prima di Castello, si imbocca, ben segnalata sulla sinistra, la Val Malene che si percorre fino al Camping Val Malene, m 1.100, lasciando la Malga Sorgazza sulla sinistra.

Si può proseguire oltre per un paio di chimoletri su strada asfaltata, lungo la Val Tolvà, costeggiando l'omonimo torrente, che solo più avanti diventerà strada sterrata, fino a raggiungere un ampio piazzale, oltre il quale un divieto indica che non si può proseguire, m 1.345; qui si lascia la macchina e si prosegue a piedi, costeggiando ancora il torrente, oggi particoarmente pieno. Qui sono visibili lavori di manutenzione della strada, danneggiata più dalle frane che non dal tifone Vaia.

In un'ora, lungo la strada, che presenta tratti in buona salita, si raggiunge Malga Tolvà e la Baita del Pastore, m 1.550. Proseguendo, poco oltre, a quota 1.688, si diparte sulla destra il sentiero segn. 382; proseguendo dritti ma con le gambe buone, non con le mie odierne, anche da qui si potrebbe raggiungere il Rif. Brentari e Cima d'Asta.

Il sentiero, ben segnato, corre inizialmente piano su alcune passerelle attraverso un terreno paludoso per impennarsi presto in maniera decisa con tratti in forte salita, passando fra cespugli di rododendri fioriti. Qui io procedo lentamente con molta fatica, con numerose brevi soste per permettere al mio cuore di riportarsi su valori quasi normali, per raggiungere finalmente il Laghetto, m 2.035.

È il laghetto di sempre, piccolo, più o meno come il più noto Lago di Erdemolo e, come questo, si trova adagiato su un pianoro erboso e diverse macchie di neve tutt'attorno. Incastonato fra alte rocce, permette una visuale ridotta che consente la vista soltanto verso Cima d'Asta o verso valle.

Fino qui: tre ore dalla partenza ma si tratta di una giornata veramente negativa.

Per la medesima strada dell'andata, riprenderemo la via del ritorno un'ora più tardi e, procedendo davvero con molta calma e ancora faticando, saremo alla macchina in ore 1.15, con le gambe doloranti e io veramente provato: meglio tornare a più miti consigli, per ora.

 

-.Dislivello m 690

- Sviluppo: km 11,700

- Tempi: di salita ore 3.00 di discesa ore 1.15

-.Carte: Kompass 621, Valsugana Tesino; scala 1:25.000

 


Torrente Tolvà

timo

rododendri

pausa pranzo

percorso

 

 

 

 

Brevi passi di un colloquio tra Tullio de Mauro e Andrea Camilleri, tratto da “La lingua batte dove il dente duole”; Ed. Laterza, 2014.

 

1. L'albero è la lingua, i dialetti sono la linfa

 

«Cos'è la lingua e cos'è il dialetto? Cosa esprimiamo con l'una e cosa esprimiamo con l'altro? In un susseguirsi di riflessioni, aneddoti e memorie, in cui trovano posto Manzoni e Gassman, Pasolini e il commissario Montalbano, Benigni e Pirandello, oscuri maestri elementari e professori di educazione fisica, poeti, romanzo, teatro, Andrea Camilleri e Tullio De Mauro raccontano come la lingua esprima chi siamo veramente. E una profonda, giusta, verità: in Italia abbiamo tante lingue».

 

De Mauro

Comincerei con lui, con Luigi Meneghello. Ti ricordi quel passo bellissimo in Libera nos a malo? “Nell'epidermide di un uomo si possono trovare, sopra, le ferite superficiali, vergate in italiano...; sotto ci sono le ferite più antiche, quelle delle parole del dialetto, che rimarginandosi hanno fatto delle croste, Queste ferite, se toccate, provocano una reazione a catena, difficile da spiegare a chi non ha un dialetto.... La prola del dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, percepita prima che imparassimo a ragionare, e immodificabile, anche se in seguito ci hanno insegnato a ragionare in un'altra lingua”.

Camilleri

Il dialetto è sempre la lingua degli affetti, un fatto confidenziale, intimo, familiare. Come diceva Pirandello, la parola del dialetto è la cosa stessa perché il dialetto di una cosa esprime il sentimento, mentre la lingua di quella stessa cosa esprime il concetto....

Un giorno analizzai una frase che mia madre mi aveva detto quando avevo diciasette anni: mi aveva dato le chiavi di casa ed io tornavo tardi la notte. Mi disse:”Gigliu mè, vidi ca si tu nun torni presto la sira e io nun sento la porta ca si chiudi, nonarrinescio a pigliari sonnu. Resto veglianti cu l'occhi aperti. E se questa storia dura ancora io ti taglio i viveri e voglio vedere cosa fai fuori fino alle due di notte!”

Porca miseria dissi, la prima parte di sto discorso è la mozione degli affetti, la seconda parte interviene il notaio, la giustizia, il commissario di pubblica sicurezza, il legalitario.

De Mauro

Il fatto è che il dialetto non è solo la lingua delle emozioni. L'ho capito proprio in Sicilia quando, nel 1964, ci arrivai come professore all'università... Quando stavamo a tavola, si partiva con l'italiano, nel senso che tutti parlavano italiano. Ma appena la discussione si accendeva, e quando c'era Sciascia capitava spesso e magari si passava alla politica, improvisamente cambiava registro linguistico. Un po' alla volta slittavano nel dialetto. Gli uomini, per parlare di argomenti più impegantivi intellettualmente, usavano il sialetto... perché a Venezia come a Palermo, quando il discoso si fa serio, si usa il dialetto. Ancora oggi il passaggio al dialetto di chi sa bene l'italiano, non è una scivolata. Lo slittamento verso il dialetto, in questo caso, non è emotivo.

 

 

 

 

 

 

 Putèla 'ndó vòt nar?

 

 Ma 'ndó vòt nar putèla

 me pianze 'l còr te 'l védi

 quél còr che 'l me scantina

 en pugn de pìrolòte

 la séra e la matina

 endó vòt nar dìmelo

 el tèmp no 'l s'à fermà

 la vita sbrindolona

 le carte l'à missià.

 

 La ròda la gà pressa

 la m'à tirà 'n fichét

 le gambe adès le è sgnèche

 e 'l còr el se 'nzopéta

 recordét n'agoléta

 su sbrichi a rampegar?

 

 Putèla 'ndó vòt nar

 che i m'à taià le ale

 me rèsta demò 'nsòni

 e 'l cant de le zigale.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Ragazza dove vuoi andare?

Ma dove vuoi andare ragazza/ mi piange il cuore vedi/ quel cuore che mi tentenna/ un pugno di pillole/ la sera e la mattina/ dove vuoi andare dimmelo/ il tempo non si è fermato/ la vita sbrendolona/ ha mescolato le carte.// La ruota ha fretta/ mi ha fatto uno scherzetto/ le gambe adesso sono molli/ il cuore si inciampa/ ricordi un aquilotto/ arrampicare su dirupi?// Ragazza dove vuoi andare/ che mi hanno tagliato le ali/ mi rimangono solo sogni/ e il canto delle cicale.

26.06.2019

Wadding Bride Entrance Music

 

 

 

 

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Postato 12 Agosto 2019 -

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Commenti:


diaolin :
diaolinBellissima poesia anche se il suo terreno di coltura pare sempre più tragico.
el cant de le cigaie dal dì e i ensògni de nòt sono un momento di serenità, a mia lettura, mentre tutto il resto sembra quasi un grido di rabbia misto a dolore.

Bella poesia, mi ripeto, ma profondamente triste.

Stame mèio che podes, Diaolin

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiBellissima poesia! Mi commuove.Bruno

guidoleonelli :
guidoleonelli13.08.2019 -ore 14.20-
Ciao Diaolin e grazie per il tuo commento, al quale tengo sempre molto.
Azzeccata anche la tua interpretazione che, converrai, non era difficile. Se permetti, io correggerei "tragico" con "triste", più triste del solito, se vuoi. Anche il grido si dolore c'è, la rabbia invece non voleva esserci.

Ma spero che voglia accettare un'osseravazione che da un po' pensavo di fare. Avrai notato sicuramente che, fin da quando ti sei iscritto e mi hai detto di non voler ricevere le newsletter, io ho mantenuto fede all'impegno. Così facendo però, l'ho pensato diverse volte, tu non vieni a conoscenza di quanto io, nelle newsletter dico e che a volte può aiutare a meglio capire il mio stato d'animo. Poi, che le mie poesie generalmente non sprizzino gioia da tutti pori, condivido e non è una novità. Ma ognuno ha i propri i limiti, come tu mi insegni.

E comunque ancora grazie e cercherò di far tesoro del tuo consiglio.

guidoleonelli :
guidoleonelli13.08.2019 -ore
Ciao Bruno e grazie del tuo sempre puntuale commento.
Auguri: vedi di rimetterti in fretta e molla un po' di impegni, se posso permettermi.
un salutone

Renata :
Renata13/8/2019 ore 17'25
Bellissima poesia. La leggo, la rileggo, la ascolto e riascolto e il groppo mi stringe la gola.
Ma la voglia di volare preme ancora su queste ali chiuse e su queste gambe molli. Il sogno, il sogno è ancora lì davanti, sul sentiero.
Un picchio rosso si è posato sulla mia vecchia betulla malandata che ha rimandato ampliato il suo picchiare sordo.
La vita è ancora bella e ingoiamo le pirolote assieme al groppo.

Permettimi di scrivere questa vignetta di Schulz, per sorridere di noi!

Snoopy: Stai piangendo?
Lucy: No, Mi è entrato qualcosa negli occhi.
Snoopy: Che cosa?
Lucy: Un ricordo.

Ciao Guido. Un abbraccio e buon cammino

guidoleonelli :
guidoleonelli13.08.2019 -ore 23.15-
Brava Renata, grazie! Solo da te, che molto da più tempo combatti, poteva venire questa lezione. La voglia di volare rimane. E come non ricordare la grande lezione che ci ha lasciato la giovane giornalista Nadia Toffa che non voleva esere trattata da malata ma da comattente?
Siamo malati combattenti, che non hanno deposto le armi.
Ti trascrivo quanto, proprio oggi, scrivevo a Maddalena: "si diventa vecchi quando ci si riduce a vivere di ricordi, quando non si fanno più sogni, quando non si hanno programmi". Si diventa vecchi qui ora può essere tradotto in "si depongono le armi".
Ciao grazie Renata e buon cammino anche a te che mi fai da guida.

Daniela :
DanielaBeh Guido, sono molto contenta che tu abbia deciso di continuare a pubblicare i tuoi post. Molto interessante anche questo: due escursioni che non conoscevo, le riflessioni sulla lingua e i dialetti che, pur da non esperta in materia, ho trovato molto condivisibili e la bellissima poesia che, pur immersa nella tristezza, finisce però con un sogno e un canto.
Grazie di cuore e, copiando il saluto di Renata (a proposito: molto carina la vignetta di Schulz): un abbraccio e buona continuazione del tuo percorso, sapendo che sei in ottima compagnia!

guidoleonelli :
guidoleonelli15.08.2019 -ore 18.00-
Ciao Daniela, anche tu a casa a ferragosto? Ma sarai di ritorno da qualche bel giro, immagino.
A proposito dei post che ancora continuano, spero che non arrivi qualcuno a dirmi di piantarla, ma sono stato tentato di smettere, come avevo anche detto.
Per quanto ti conosco, le due escursioni invece, entrambe un po' impegnative pur con un modesto dislivello, dovrebbero essere alla tua portata. Se ci andrete, mi saprai dire la tua impressione: sono curioso. Dalla seconda io sono tornato "cotto".
Camilleri e De Mauro sono due grandi personaggi ed ho pensato che condividere, a pillole, le loro riflessioni su lingua e dialetto, potesse essere interessante per chiunque. Tanto più per chi, come te, il dialetto lo parla quotidianamente. Ho anche avuto il piacere di conoscere De Mauro quando a Roma vinsi il secondo premio al concorso "Salva la tua lingua locale" e lui era presidente di giuria affiancato da altri importanti nomi.
Quanto alla poesia, hai ragione a dire che è un po' triste ma, quando la scrivevo erano quelli i sentimenti che provavo. E comunque le tue riflessioni mi fanno egualmente piacere.
Simpatica davvero la vignetta che ci ha proposto Renata, è piaciuta anche a me ma, quanto a compagnia, credo che entrambe faremmo volentieri vicendevolmente a meno. Credo!
Grazie per la tua visita e nel mio saluto, come il solito, comprendo anche il tuo Roberto. Ciao

Daniela :
Daniela15/08/19 ore 21,20
Ciao Guido, già, a casa a ferragosto! Dopo quanto successo alla mia mamma, i nostri ritmi e le nostre abitudini "vacanziere" hanno subito una brusca frenata.... ma pazienza, torneranno giorni migliori!
Mi permetto di intervenire un'altra volta per specificare che il mio riferimento all'ottima compagna di viaggio si riferiva alla sempre positiva ed effervescente Ivonne; effettivamente la formulazione della frase lasciava aperte altre interpretazioni...Approfitto x salutarla e contraccambiare i tuoi saluti da parte di Roberto!

guidoleonelli :
guidoleonelli16.08.2019 -ore 9.45-
Eccomi Daniela: hai ragione a riprendermi, me lo merito perché basta aver qualche problema "in proprio" per dimenticare quelli altrui. A volte capita e ti prego di scusarmi. Se pensi che dalle vostre ferie, sempre alla ricerca di isole, avevi dato un'ispirazione anche a noi che poi, con le novità intervenute, abbiamo dovuto affrettarci a ... dimenticare. Per ora. Con tua mamma, spero che le cose, nei limiti del consentito, migliorino o quantomeno non peggiorino e a te e alle tue sorelle faccio tanti auguri.
Per l'equivoco di interpretazione della "buona compagnia", è vero che io avevo inteso che fosse la compagnia di Renata e pensavo che ne avrebbe avuto già abbastanza per conto suo, anche perché avevo inteso il viaggio in senso metaforico. Nel viaggio quotidiano invece, l'effervescente Ivonne, fatti salvi i suoi diversi impegni parentelari, hai ragione: è un'ottima e dolce compagna di viaggio. Riferirò i tuoi saluti e ringrazio Roberto per i suoi.
Buona giornata.

Saverio :
SaverioCiao Guido,
grazie per la poesia, che mi pare apprezzata da tutti gli amici. Ci sono tante persone che ti sono vicine e gradiscono continuare a leggere quello che scrivi; sei sulla buona strada e devi andare avanti; per quel che ti conosco il carattere non ti manca.
Un caro saluto.

guidoleonelli :
guidoleonelli16.08.2019 -ore 17.10-
Ciao Saverio,
pensavo dove potevate essere di bello voi ma senza nemmeno una punta di invidia si intende. Ed eccoti qua, per questa volta su questo "sentiero", la "buona strada", come dici tu. Ti ringrazio di cuore per l'incoraggiamento e immagino tu abbia capito quanto piacere mi abbiano fatto i diversi messaggi che ho ricevuto i giorni scorsi. Ma tu sarai senz'altro d'accordo con me che una strada, solo se percorsa in compagnia, capisci la metafora, diventa una "buona strada". Ma con ciò, senza scaricare responsabulità di sorta su nessuno.
Grazie per i complimenti che fai alla mia poesia e, per il resto, comincio a contare le albe che mancano alla fine, come si faceva da militare (ma tu la naia mi pare non l'abbia fatta).
Calando le albe, cosa che fino a qualche giorno fa nemmeno sognavo, cresce la voglia di qualche giorno di ferie, così come, del resto, anche gli oncologi, forse vedendomi ormai sull'orlo della pazzia, mi consigliano. Ti e vi saprò dire.
Grazie Saverio e un caro saluto a te e Mirna con l'augurio di un buon proseguimento di estate.

Anna :
AnnaCiao Guido, ciao Ivonne e ciao a tutti gli amici.
Eccomi qui a fare una passata in vostra compagnia.
La poesia, è vero è triste, ma molto bella e sentita.
La tristezza è un sentimento che a volte ci accompagna in questa nostra vita.
Fa parte della nostra vita ed è il momento che ci serve per "tirarci sù" e guardare avanti con più forza.
Quindi, Forza Guido!!!!
Un abbraccio. Anna

Anna :
AnnaVolevo salutare anch'io Mariella e darle il benvenuto.
In attesa di poter scambiare qualche pensiero ciao Mariella

guidoleonelli :
guidoleonelli29.08.2019 -ore 15.30-
Ciao Anna,
spero di non essere in ritardo io adesso: non so infatti quando tu sia passata ma la cosa non è così importante. Mi fa piacere invece che ti sia venuta la voglia di fare una "passata", come dici tu.
Della poesia, ti ringarzio per i complimenti che fanno sempre piacere, mi pare di aver già detto agli amici che ti hanno preceduta. Non è molto allegra, hai ragione ma sul fatto che sia la tristezza a darci la forza di tirarci su, ho qualche perplessità. Sto tascorrendo giornate piene di ospedale, terapie, cambiamenti che forse mi porteranno ad un periodo almeno di tregua. Ti ringrazio per l'incoraggiameno.
Speo che tu stia bene perché se ricordo, anche tu hai avuto qualche problema con intervento chirurgico che ora spero sia risolto.
In attesa di Mariella, dici: siamo più d'uno in attesa ma credo che ormai le sue ferie siano agli sgoccioli poi sarà lei a ringraziare gli amici che finora le hanno rivolto il proprio saluto.
Grazie ancora Anna e teniamoci su a vicenda. Un abbraccio e a presto col prossimo post.



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Articolo tratto da: Guido Leonelli - http://www.guidoleonelli.altervista.org/
URL di riferimento: http://www.guidoleonelli.altervista.org//index.php?mod=00_News