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Lac del Bosc, Cima la Presa, Sentiero delle Baite poesia

 

 

 

 

Spor Minore: Lac del bosc

 

 

Cinte Tesino: Cima la Presa

 

 

Val di Ledro: Sentiero delle Baite

 

 

 

"Su la grésta"

 

 

 

 


 

 

 

 Lac del bosc                                           16.04.2019

 

Piacevole escurione con possibilità di sosta pic-nic nella bella radura della "Fontana nuova" o nella vicina conca prativa del "Lac del bosc" (biotopo lacustre). Dall'abitato di Tres salendo verso Nord fino al bacino irriguo (laghetto artificiale costruito nel 1993) con limitrofa area ricreativa attrezzata per pic-nic e possibilità di parcheggio; di qui per strada forestale pianeggiante (da alcuni ritenuta romana) ci si addentra nella pineta; dopo circa 1 km, ignorando la diramazione a sinistra che scende nella valle del Rio Sette  Fontane, si prosegue in leggera salita per altri 700 metri fino al cosidetto "Sas de San Romedi", masso eratico con alcune incisioni che la leggenda narra esere le dita ed i piedi di San Romedio che qui avrebbe sostato.

Dopo breve sosta, si prosegue in live salita per altri 800 metri attraverso i pianori selvosi (abetaie di Zan) fino a raggiungere l'ampia radura erbata della fontana nuova con possibilità di sosta, area pic-nic e fintanella potabile; proseguendo per ulteriori 300 metri, sulla destra, bella conca prativa e biotopo lacustre (Lac del bosc) con specchio d'acqua solo in concomitanz di prolungate piogge.

Proseguendo lungo la stradina in direziuone Sud, dopo circa 200 metri, si svolta a destra attraverso i prati, scendenbdo di seguito fino al "Bus della Pegola" (caverna artificiale con trasudazioni di bitume e pegola, impiegato già nel XVII secolo per incatramare le navi della Repubblica Marinara di Venezia.

Poco più a valle il percorso si immette sulla strada porovinciale della Predaia poco a monte della nuova area attrezzata per sosta camper; imboccando la comoda strada forestale che si diparte sulla sinistra si raggiunge l'area pic-nic nel lariceto poco a monte del vecchio campo sportivo.; di qui altri 800 metri, attraverso starad asfaltata di campagna, fino a Tres nei pressi del  nuovo centro sportivo.

 

da: "Percorsi d'Anaunia"

 

 


il bacino irriguo

 

 

 


strada nel bosco

 

 


sas de San Romedi

 

 


crochi

 

 


scultura lignea

 

 

 

     - Sviluppo: km 5,400                   - dislivello: m 170                   - Tempo ore 2.10

 

 

     Era la prima volta che visitavo Tres e l'ho trovato un gran bel paese, accogliente, pulito, ordinato, con

     le sue meridiane, le fontane, le sculture, le persone cordiali. Un paese dove, credo, si possa vivere tran-

     quillamente fra il verde della campagna e quello del bosco che lo circonda.  

 

 

 

 

 

Cima La Presa, m 1.658                                         lunedì, 22.04.2019

 

Con Ivonne costretta a casa a causa di un mal di gola, ero partito con l'dea di tornare, a distanza di tanti anni, sul Monte Mezza, salendo da Cinte Tesino.

Arrivato ai Prati di Monte Mezza,m 1.100 però, sentite alcune persone del posto, è stato giocoforza cambiare programma, cosa che non mi è affatto costata, e andare a conquistare invece Cima La Presa.

Lasciata la macchina al primo parcheggio, sulla cartina indicato a q. 1.184 ben riconoscibile per via della piazzola di atterraggio degli elicotteri, si prosegue a piedi per strada asfaltata fino al parcheggio Le Buse, indicato in cartina e anche sul posto dove si trovano diverse panchine e un minuscolo laghetto. Si prosegue ancora per strada asfaltata che solo più avanti diventerà strada forestale e poi un comodo sentiero. Si supera il bivio per il Col delle Bagole e per strada tutto sommato agevole, si raggiunge la Forzeleta, m 1.540 ed è da qui che comincia il tratto più duro in ripida salita che mi costringerà a fermarmi ogni dieci metri per accontentare il cardiofrequenzimetro.

Alla Baita della Pace ci si arriva dalle spalle e la bandiera europea è il primo segno evidente che siamo in cima. Ecco cima la Presa, m 1.650.

Vi trovo un simpatico manutentore, Agostino Pace, pensionato di Cinte che della Baita è letteralmente innamorato e fiero essendo, come lui stesso dirà più volte, la baita stessa una sua creatura.

All'interno, comodamente attorno ad un tavolo, ognuno si mangia i propri panini per concludere con una fetta di colomba e qualche ovetto di cioccolata che lo stsso Agostino ha portato fino qua. E si concluderà, al caldo di un focolare a legna, col caffè. Come in ogni ristorante che si rispetta.

Dalla cima il panorama è davvero molto ampio, soprattutto sul Lagorai, dove svetta Cima d'Asta, ma si riescono a vedere anche la Paganella e, in giornate più limpide, il Carè Alto e l'Adamello. Parola di Agostino. Sull'altro lato spicca invece il Monte Grappa fra tanti altri monti.

Ad Agostino, 78 anni, portati molto bene, risparmierò di perdere una scommessa che avrebbe voluto fare per dimostrare che lui è più anziano: così potrò poi dire di aver fatto la mia buona azione anche oggi.

 

- Dislivello: m 560

- Sviluppo: km 10,200

- Tempo complessivo: ore 4.30; di salita ore 2.10, di discesa ore 1.10

- Carte: Kompass 621, Valsugana e Tesino; scala 1:25.000

 


Prà Castellana

Baita della Pace

con Agostino

Cima d'Asta

percorso

 

 

 

 

 

Sentiero delle Baite-Val di Ledro     sabato, 27.04.2019

 

A scanso di equivoci, è bene che avverta che non consiglio nessuno a rifare questo percorso. Troppo duro, troppo faticoso, anche per chi non fosse cardiopatico, e di scarsa soddisfazione. La Valle di Ledro ha ben altre montagne molto più meritevoli!

Avevo parlato, come viene raccomandato di questi tempi, con una gentilissima signorina dell'APT della Vlle di Ledro ma evidentemente non sono riuscito ad essere abbastanza chiaro, come non sono stato abbastanza attento nella lettura della cartina.

Si tratta di un'escursione che si farebbe presto a descrivere: una ripidissima salita per un percorso molto disagevole ed un'altrettanto ripida discesa per un percorso di poco migliore.

Si arriva a Pieve di Ledro, in cima al lago, per imboccare la Val di Concei, superare gli abitati di Locca e Enguiso per raggiungere , poco dopo, Lenzumo dove si potrebbe già parcheggiare e proseguire a piedi lungo un simpatico “percorso naturalistico”. Noi abbiamo percheggiato, in uno slargo, un chilometro circa oltre per raggiungere poi il Soggiorno Don Orione, dove il segn. 452, a quota 895, indica Malga Vesi, la nostra meta, in un tempo di ore 1.40.

Poco da dire poi per la salita che inizia con una comoda strada nel bosco per proseguire, in forte salita, lungo il Sentiero delle Baite, molto malconcio e sassoso. Per fortuna la giornata è buona e c'è il sole e noi raggiungeremo prima Baita Ernia, m 1510 (ore 2.10). Si tratta di un bel bivacco accogliente e molto ben attrezzato dove consumeremo i nostri panini prima di riprendere il cammino, ora in discesa. Poco dopo passeremo a Baita Vesi, che prende il nome  della valle, e inizieremo un sentiero stretto, a volte poco sicuro, senza incontrare Baita Maso, segnata in cartina. In vista della centrale elettrica, si trova anche un albergo (chiuso) e poco dopo saremo finalmente di nuovo alla macchina (ore 1.00-3.10). Stanchi!

 

- Dislivello: m 730

- Sviluppo: km 12,600

- Tempo: ore 3.10

- Carte: Kompass 690, Alto Garda e Ledro; scala 1:25.000

 


ostacoli

Baita Ernia

Baita Vesi

Corno di Pichea

noi

percorso

 

 

 

 

 

 

 

 

  Su la grésta

 

  Solagna

  'ndó che 'l silènzio l'è parón

  na banchéta su la grésta

  enté n'aria de cristal

  e zime bianche tute 'ntór

  a far coróna.

  Riva zènt col passo strach

  a contarghe le so stòrie

  ensògni scolobiadi

  paturnie e cocombrie.

  La banchéta la le scólta

  entél sfrabotolar de còri

  la le méte tute 'n fila

  tant che fussa 'n confessór

  pò la cónta anca la sòa.

 

  Son solagna e son contènta

  en gaida al sól e a la luna

  bino 'nsèma i sospiróni

  de morosi che i amoreza

  ogniqualtrat na lagremòta

  da guernir el ventesèl

  entéla luce de 'n tramónto

  el strolegar de tanti fili

  dal colór de la speranza.

 

  Son solagna ma son contènta

  fòr dal gazèr chì su la grésta

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Sulla cresta

Solitaria/ dove il silenzio è padrone/ un panchina sulla cresta/ in un'arietta di cristallo/ e cime bianche tutte attorno/ a far corona./ Arriva gente col passo stanco/a raccontarle le proprie storie/ sogni finiti male/ tristezze e malinconie./ La panchina le ascolta/ nel farfugliare di cuori/ le mette tutte in fila/ come fosse un confessore/ poi racconta anche la sua.// Sono solitaria e sono contenta/ in grembo al sole e alla luna/ raccolgo i sospiri/ di fidanzati che amoreggiano/ ogni tanto una lacrimuccia/ per guarnire il venticello/ nella luce di un tramonto/ e fantasticare di tanti fili/ col colore della speranza.// Sono solitaria ma sono contenta/ fuori dalla confusione qui sulla cresta.

06.05.2019

Schubert: Serenade

 

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Per rispetto dell'ambiente:

se non vi è necessario, non stampate queste pagine!

 

 

 


Postato 26 Maggio 2019 -

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Commenti:


Saverio :
SaverioCiao Guido.
Devo dirti, prima di tutto, che ho letto da poco le poesie del post precedente e le ho apprezzate tutte, in particolar ascoltando le voci degli autori. Tutte belle.
Anche "su la grésta" mi piace particolarmente; hai dato anima e voce all'umile panchina con dei bei versi.
Grazie come sempre per i racconti delle tue/vostre escursioni; piccole o grandi, belle o meno, sono sempre cibo per il corpo e per la mente. Quella di Cima Presa la salvo con l'intento di andarci; spiegami però perché sei stato sconsigliato rispetto al monte Mezza.
Un caro saluto.

guidoleonelli :
guidoleonelli27.05.2019 -ore 15.00-
Ciao Saverio! Ho fatto un'indigestione di TV ma ora, dopo averti letto, voglio dirti che non mi era affatto passata inosservata la tua assenza fra i commenti del post precedente. Ma sappi, come dicevo anche a Bruno, che non c'è un termine per commentare. Chissà dove eri tu di bello: sono contento per te e bada che ho detto "di bello".
La panchina che mi ha ispirato quei pochi versi, si trova sulla cima di Cima la Presa, accanto alla baita della Pace, sopra a Cinte Tesino. E, a questo proposito, qualche giorno prima avrei voluto salire al Monte Mezza ma me l'hanno sconsigliato un paio di persone che avevano tentato poco prima di me di arrivarci e che erano state respinde per le condizioni impossibili dovute allo schianto delle piante. Problema che ho ritrovato pochi giorni fa su un'altra delle "nostre" cime della zona, della quale parlerò prossimamente. È un problema questo che temo ci porteremo dietro per molto tempo.
Grazie e un caro saluto.

annamaria :
annamariaMolto interessante, Guido, l'escursione al "Lac del bosc" e la descrizione che ne fai, invita a provarla. Non mi sembra così fuori dalla mia portata, che ne dici? Comunque voglio proprio andare un giorno a Tres: è il paese della "Ina Tola" (signorina Corazzola, l'amica della mamma). Te la ricordi? Pensavo che "pegola" fosse un termine dialettale, invece è sinonimo di "pece" ed esiste in vocabolario. Non si finisce mai di imparare. Belle anche le altre escursioni, soprattutto perchè offrono visioni di montagne incantevoli. La terza escursione comunque deve essere stata davvero tosta e ogni tanto tu sei un po' ... temerario. Che bella la poesia, Guido! Quella panchina è piena di vita, sembra voglia comunicarci sentimenti, nostalgie, emozioni. Solo i poeti come te riescono a impreziosire e a rendere familiare anche un oggetto inanimato. Pure come fotografo non ti smentisci mai e allora: applausi applausi.

guidoleonelli :
guidoleonelli28.05.2019 -ore 11.20-
Ciao Annamaria,
comincio da dove hai cominciato tu: a fare quel giretto di Tres che ho descritto, puoi andarci in assoluta tranquillità: fidati! E puoi trovare anche da accorciarlo evitando l'ultimo tratto di starda asfaltata. Come potrei non ricordare quella che è stata anche la mia maestra elle elementari?!
Pégola e pece: c'è sempre qualcosa di nuovo da metter via.
Delle escursioni mi è piaciuta la seconda anche se non era la prima volta che andavo a Cima la Presa. Da lì, se ci fossero meno schianti di piante, non sarebbe nemmeno difficile né troppo lungo raggiungere Monte Mezza, che ha nominato anche Saverio e dove intenderei, "impegni sanitari" permettendo, tornare. Questa, e soprattutto la terza, mi guardo bene dal consigliartele!
Quanto alla poesia, grazie per quanto dici; la panchina sembra voler comunicare... mentre in realtà si tratta, come spessissimo avviene, di un coloquio che faccio con me stesso.
Grazie, ciao e arrivederci a presto: fugit tempus!

Daniela :
DanielaCiao Guido, mi fa piacere constatare che tutto procede piuttosto bene, direi, visti i dislivelli che affronti! Per quel che mi riguarda, farò tesoro del consiglio sottolineato e il sentiero della Val di Ledro lo lascerò a camminatori più forti e temerari...Nemmeno io ho mai visitato il paese di Tres ma, prendendo spunto dalla piacevole escursione che descrivi, ci sarà senz'altro l'occasione per "riparare"...
La foto e la poesia sulla panchina che si staglia contro il cielo enté n'aria de cristal, mi è piaciuta moltissimo e mi ricorda la "bancheta magica" di cui parlava Castelli in una sua commedia...
Mi unisco virtualmente agli applausi di Annamaria, un saluto da me e da Roberto a te e ad Ivonne!

guidoleonelli :
guidoleonelli29.05.2019 -ore 18.30-
Ciao Daniela,
sì grazie diciamo che non va malaccio anche se rimangono ancora ampi spazi per un miglioramento. Con voi tutto bene?
Come già dicevo ad Annamaria, la simpatica passeggaiata di Tres è proprio una semplice passeggiata: sono certo che potresti fare molto di più ma Tres merita una visita, se ancora non ci sei stata.
Ti sembrerà strano ma a me, che apprezzo e mi esprimo in dialetto, la commedia dialettale non mi ha mai appassionato e men che meno mi piace Lucio Gardin nelle sue performance dove mi sembra che il dialetto venga molto strapazzato. Ma de gustibus...
Grazie per quanto dici sulla "banchéta", che non può che farmi piacere, mentre ricambio i vostri sempre graditi saluti.
Se poi Roberto avesse occasione "de tirarghe le réce a quéi de la Ferrari..."

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiGrazie Guido,quando sento parlare di " greste" il mio cuore esulta.Tu sai bene ch questa è la poesia che prediligo.I tuoi versi , leggeri e avvolgenti mi hanno accarezzato l'anima e risvegliato in me il desiderio e la speranza di trnare la prssima estate alla mia Cima Valdritta. Un caro saluto.Bruno

Renata :
Renata29/5/2019 ore 19.45
Ciao Guido. Ciao tutti. E' sempre bello leggere il tuo post perché sono solagna ma contenta. Sono proprio la banchéta su la grésta anche se le cime le guardo da lontano. Mi piacciono sempre tanto le tue poesie. Questa dà un tocco di colore e di musica alla luce del tramonto, ed è una carezza.
Delle escursioni mi godo le espressioni "Bus della pegola" e "Col delle Bagole"e penso alla pegola e ogni tanto c'impegola! In quanto alle bagole mi ricordano le capre che con qualche mucca portavo al pascolo nei prati di Tres con i ragazzini del posto. Ero ben piccola (6/7 anni), ma ero mandata a fare compagnia alla signorina Corazzola, mia madrina della cresima. Le giornate erano piene di avventure con i bambini molto responsabili, ma gioiosamente bambini. Ma la sera e la notte erano cadenzate dal ritmo di una pendola, troppo forte e minaccioso nel silenzio profondo della casa e del paese.
Sono ricordi di una banchéta solagna!
Ciao Guido e grazie. Un saluto a te, a Ivonne e agli amici del post

guidoleonelli :
guidoleonelli29.05.2015 -ore
Grazie Bruno,
il tuo commento mi fa molto piacere e ti auguro di cuore di tornare alla "tua" Cima Valdritta; in quell'occasione me la saluterai ed io sarò contento con te.
Ricambio un caro saluto.

guidoleonelli :
guidoleonelli29.05.2019 -ore 22.10-
Ciao Renata,
riflettevo fra me e me e mi meravigliava tanto questa tua incredibile capacità di trovare sempre qualcosa di sorprebente: io non avrei mai pensato di assimilare una banchetta solagna a te che, è vero che sei solagna, poi nemmeno tanto, ma di certo non sei fuoti dal gazèr e ne sei contenta e orgogliosa. Solagna e contenta come na banchéta su la grésta! Poi penso che non mi meraviglierei di venire a sapere che tu scriva qualche verso e lo tenga gelosamente nascosto. E posso continuare perché trovare un aggancio coi toponimi, còl de le bàagole in questo caso, con le tue esperienze preadolescenziali di pastorella a Tres non è una cosa, per me, così comune né così facile o scontata.
Mi pare di aver risvegliato in te ricordi che spero ti siano leggeri: "ero mandata a far compagnia..." fa pensare che, visto che in casa eravamo già in tanti, liberarsi almeno di una poteva essere un sollievi per chi restava. Che non mi sembra una cosa così allegra; ma tu sicuramente avrai fatto tutt'altro pensiero.
Solagna ma contenta e le cime che tu ora sei costretta a guardare da lontano e che puoi goderti dal tuo poggiolo di casa, sono signore cime che il sole fa arrossire la sera. Ma mi accorgo di questo mio goffo tentativo di alleviare, e non ce n'era di bisogno, una situazione che, nella realtà, non occorre che vada alleviata.
L'esperienza di un orologio notturno, peggio ancora se tedesco, che suona cioè ogni quarto d'ora, l'ho provata anch'io quando, con Ivonne, abbiamo pernottato un paio di notti ad Ulm.
Non mi resta che ringraziarti per questi tuoi giochi all'apparenza semplici e quasi scontati, che potrebbero rappresentare lo spunto per altri versi.
In buona sostanza hai di fatto ribaltato il mio post e ne hai fatto uno nuovo: devo ringraziarti due volte.
Ciao.

Carla :
Carlaciao Guido.
Ognuno di noi ha una panchina che si porta dentro l'anima, nell'angolo più nascosto dove andare a sedersi in particolari momenti della vita.
E qualche volta, come per me adesso, siamo noi stessi la panchina dove sedersi.

Mi piace la tua poesia, con quella malinconia lieve in grado di farmi sorridere nonostante tutto.

E' come una sorta di ninna nanna ove cullarmi con questa piccola invisibile lacrima che solca la mia carne nel profondo.

Ma perché non posso essere io quella gresta?
Perché devo essere la panchina?

Un abbraccio forte a te e Ivonne






guidoleonelli :
guidoleonelli31.05.2019 -ore 10.30-
Ciao Carla,
è bello leggere quanto un animo sensibile come il tuo esprime: grazie. Ed è bello e intressante ritrovarti sostazialmente in sintonia con quanto, con altre parole ed altre sfumature ha detto, sorprendendomi allora come adesso, anche Renata. Chi non gode la pace che può offrire una panchina, anche metaforica, in momenti di stanchezza?
Ed è vero che la mia poesia è, quasi una costante, melanconica: un po' una ricerca a ritroso di momenti di pace dove ritrovare nuovo vigore.
Alle ultime tue domande però, avrei piacere che dessi risposta tu: perché non la grésta invece della banchéta?
Grazie ancora e con affetto ricambio i saluti a te e alla tua bella squadra, ad Iniziare da Marica e da Renzo.

Carla :
CarlaPerché la gresta è un sogno.
Purtroppo per ora devo fare la bancheta, soprattutto in questo momento per mia figlia Valeria.
Ho raccolto lacrime anche questa mattina, ma non sono forse la rugiada che preannuncia il giorno che verrà?
… Forse oggi pioverà e nel canto della pioggia la bancheta starà ammutolita perché di fronte al pianto di Dio, non troverà parole da dire sebbene conosca a fondo il peso del dolore.
Ciao Guido

guidoleonelli :
guidoleonelli05.05.2019 -ore 16.45-
Ma che bella riflessione poetica che ci reagli, Carla.
Eri di sicuro felicemente spirata, Ci hai messo dentro, in una progressione fantastica: le lacrime (benedeti fiòi!), la rugiada , il canto della pioggia, una banchetta ammutolita, il pianto di Dio, il peso del dolore.
Qualsiasi cosa volessi aggiungere, direi delle banalità, ma chi non ha provato i sentimenti che ora provi tu?
Grazie Carla di questo regalo inatteso. Mi auguro che gli amici che già avevano commentato, ma anche gli altri, abbiano la fortuna di passare da queste parti.
Un abbraccio.




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Articolo tratto da: Guido Leonelli - http://www.guidoleonelli.altervista.org/
URL di riferimento: http://www.guidoleonelli.altervista.org//index.php?mod=00_News