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Dosso delle Benne, Giro di Vaiona, "ennanz a serarse"

 

 

 

Levico: Forte delle Bènne

 

 

M. Bondone: Giro di Vaiona

 

 

"Autun"

da leggere e/o ascoltare

 

 

 

 

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 Forte delle Benne, m 655                                             lunedì, 9.9.2019

 

È ritornato il sole e, col sole, è ritornata la voglia di far due passi; proprio due passi oggi per rispetto al periodo di riposo consigliatomi e tanto per tenere un po' lubrificate le articolazioni.

Con meta il Forte delle Bènne, ancora sconosciuto, in una mattina ancora piuttosto fredda, alle 8.15, lasciato Levico Terme, dopo aver preso la strada provinciale per Pergine, lascio la macchina dopo la pizzeria Millenium e subito prima dell'Hotel Levico. Presa la curva a destra, lasciando la provinciale, si trovano subito le prime indicazioni.

Ci si avvia su strada asfaltata che, poco dopo, in un tratto in leggera salita, diventerà una comoda sterrata che, molto comodamente, attraverso un continuo saliscendi, dentro e fuori dal bosco ed affiancando filari di vigne, in meno di quanto non pensassi, porta al forte (ore 0.45), costruito dagli austroungarici tra il 1880 e il 1882. Maggiori informazioni in

 

http://www.trentinograndeguerra.it/context.jsp?area=100&ID_LINK=242&id_context=178

 

 

https://www.visitvalsugana.it/it/scopri-la-valsugana/cultura/forti-prima-guerra

 

Da qui si domina l'abitato di Levico ed il suo lago sottostante, il Pizzo di Levico e la Vigolana, in una giornata, quella odierna, ancora fredda ma con un cielo limpido che pare volersi scusare per il brutto tempo riservatoci ieri. Il forte segue orari di aprtuura programmati, ma oggi è chiusoUna breve sosta per scattare qualche foto degli esterni e per cercare, inutilmente, un sentierino, riportato sulla carta, che mi consentisse di rientrare attraverso un altro percorso.

Non mi rimane quindi che rientrare per la stessa strada dell'andata.

 

- Dislivello: m 200

- Tempo: ore 1.15

- Carte: Euredit, Valsugana, Lagorai, Altipiani Cimbri, scala 1:30.000

- La carina è stata presa da:

 

https://www.outdooractive.com/it/route/trekking/valsugana-lagorai-tesino/trekking

 

vieni, c'è una strada

nel bosco


Lago diLevico

Forte delle Benne
 


panoramica

percorso

 

 

 

 

 M.Bondone: Giro Bocca Vaiona                         mercoledì, 11.09.2019

 

- Dislivello: m 305

- Sviluppo: km 6,800

- Tempo: ore 2.40

- Carte: Kompass 687: M.Stivo, M.Bondone; scala 1:25.000

quota di partenza m 1.551 quota max. 1833

 

Finalmente posso dire di aver imbroccato una bella giornata limpida di sole e di essere riuscito a fare il giretto che avevo programmato, nel rispetto delle raccomandazioni degli oncologi: convalescenza, riposo e camminate moderate. Finalmente sono tornato senza essere stanco come era successo invece altre volte. Certo, niente di eccezionaòle ma è quanto, in questo periodo, e ancora fino a quando non lo so, posso permettermi.

Escursione in solitaria con partenza alle 9.15 e arrivo a mezzogiorno: giusto giusto per permettermi un bel piatto di tagliatelle “alla selvaggina e cacao” alla Capanna delle Viote. Alle 14 ero già a casa a tagliare l'erba del giardino.

Oggi ho trovato anche chi, dopo quanto mi aveva già detto un amico, mi ha confermato che il sentiero che unisce Cima Verde alla Viote è da evitare sia in salita che in discesa: sentiero per capre! Contento dell'avvertimento ma l'avevo già deciso per conto mio: mai più!

Il percorso odierno, meno di tre ore, comprensive di alcune brevi soste per scattare tante foto sul Gruppo Adamello-Presanella e sul Brenta imbiancati, non presenta particolari difficoltà, tutt'altro; certo qualche tratto di salita c'è ma niente di trascendentale, altrimenti tanto valeva rimanere a casa a fare una passeggiata sulle strade del lago.

Dal punto più alto, La Rosta, m 1.833, si gode un gran bel panorama sulla Valle dei Laghi, con vista sul Lago di Cavedine e sul Lago di Toblino.

Al rientro, per prati e bosco, erano chiari i segni del passaggio dei cercatori di funghi ma, nonostante la voglia, non mi sono lasciato tentare avendo ben presente gli impegni pomeridiani da sbrigare.

In conclusione: giornata positiva e altre escursioni, di questa portata, da ripetere, tempo atmosferico permettendo.

 


Carè Alto, Adamello

favoloso Brenta

le tre cime

gregge

caprone

percorso
 

 

 

 

 

 

 
 

 

Autun

 

 Tase vózi

 a svoidar strade

 e tant che i dì passadi

 fuma ancór penséri

 a pèrderse

 'ntél vestì de n'Arlechìn de autun:

 fòie en mili sfumadure

 de na zoventù sfiorida.

 

 En profum dólz de silènzio

 n'arcobalén de colóri

 a 'mpiturar trame

 a slongar ómbre

 adès che 'l dì

 l'è dré a zéder 'l pass a la nòt.

 

 L'à finì 'l vènt de cantar le so stòrie

 da la pasta no se capìs

 come che 'l sarà 'l domàn,

 cavada la coèrta de la nòt.

 

 

Ascolta la poesia

 

Autunno

Tacciono voci/ a vuotare strade/ e come i giorni scorsi/ fumano ancora pensieri/ a perdersi/ nel vestito di un Arlechino di autunno:/ foglie di mille sfumature/ di una gioventù sfiorita.// Un profumo dolce di silenzio/ un arcobaleno di colori/ a dipingere trame/ ad allungare ombre/ adesso che il giorno/ sta cedendo il passo alla notte.// Ha finito il vento di cantare le sue storie/ dalla pasta non si capisce come sarà il domani,/ tolta la coperta della notte.

19.10.2019

Givanni Bomoll: Autumn                            

grazie ad Elvira per avermi ceduto alcune sue foto

 

 

 

 

Brevi passi di un colloquio tra Tullio de Mauro e Andrea Camilleri, tratto da “La lingua batte dove il dente duole”; Ed. Laterza, 2014.

 

 

3. Un italiano in cui non si dice mai “dare”

 

                                            Bisognerebbe intendersi su cosa sia

                                            lingua corretta.

                                            Le lingue le creano i poveri e poi

                                            seguitano a rinnovarsi all'infinito.

                                            I ricchi le cristallizzano per poter sfottere

                                            chi non parla come loro.

                                            O per bocciarlo.

                                                                                         don Milani

 

 

Camilleri

A scuola invece era tutta un'altra cosa. Ho fatto le scuole fino alla terza liceo sotto il fascismo ed il dialetto era proibito nel modo più assoluto. Dovevi arlare italiano sempre. Anche qundo giocavi con i compagni e se i bidelli, che in genere erano spie del preside e dei professori, ti sentivano parlare in siciliano ti sgridavano.

I preti erano peggio, anche quando andavi alle cosididì, le cose di Dio, così erano chiamate le lezioni di catechismo ... anche lì bisogna parlare in italiano petrché la chiesa cattolica, che aveva definito Mussolini “l'uomo della provvidenza”, finiva per farti lezione sia di catechismo che di fascismo. Sempre in italiano, naturalmente.

De Mauro

Tu parli di fascismo. Ma già nell'Ottocento una teoria sosteneva che bisognava strappare la “malerba” dialettale imponendo ai ragazini di parlare italiano da subito, fin dal primo giorno di scuola. È la notizia più indietro nel tempo sull'imposizione e sottolineo “violenta” perché per buona parte dei bambini quello dell'italiano rappresdentava un mondo straniero. Una vera pazzia ... perché se alcuni dialetti meridinali appartengono ad un'area linguisticamente prossima al toscano e all'italiano, quelli del Nord ne sono lontanissimi. Molti dialetti italiani del Sud come del Nord sono distanti dall'italiano o dal toscano quanto il francese o il rumeno. E così i bambini si ritrovavano un maestro con una pessima pronuncia italiana, perché pure il maestro parlava dialetto. E così è stato inevitabile che, eliminata la completa evasione dall'obbligo scolastico ai primi del Novecento, i bambini parlavano a scuola una lingua lontana da quella parlata in casa. Frequentavano al massinio uno o tre anni e poi venivano cacciati. A scuola sopravvivevano soltanto quelli capaci di arrampicarsi sull'italiano perché a casa lo parlavano almeno un po'. Bisognerà attendere il 1955 perché nei programmi scolastici si leggesse: il maestro “tollererà” l'eventuale uso di qualche espressione dialettale da parte degli alunni. Fino a quel momento nelle nostre scuole la guerra al dialetto era stata spietata, ignorando completamente la realtà. Fuori dalla scuola infatti c'era la lingua viva e vera, i dialetti appunto. Non si volle capire che la lingua italiana era una seconda lingua, da insegnare come tale, a partire dal dialetto.

Ma dicevi del sabato fascista...

Camilleri

Ah, là non si aveva scampo. ... Con tutto questo gran parlare italiano, si tornava a casa e si parlava il dialetto perché proprio non se ne poteva più. Perché l'italiano, come dicevano i contadini del mio paese, si imparava cù a culu, a forza di botte sul sedere. L'italiano era proprio una lingua che dovevi studiare proprio come una lingua straniera.

De Mauro

Di fatti, la scuola italiana ha avuto serie dificoltà con l'educazione linguistica. Negli anni Settanta, dunque non troppo indietro nel tempo, ... chiedemmo ad una serie di bambini cosa avessero capito di una lettura fatta giorni prima in classe dai propri maestri. Il testo, ad un cero punto, diceva : “e pertanto l'ignara libellula”. Tutti i bambini in coro dissero di aver capito. Ma vennero fuori le opinioni più stravaganti . Ci si trovava in una scuola di Monte Mario, quindi di un quartiere della Roma bene. Quando fu la volta di “pertanto”, solo un bambino fu in grado di dire che significava “di conseguenza”, tutti gli altri ignoravano. Andai a verificare e scoprii che il bambino era figlio di una professoressa di lettere di liceo, l'unico che a casa evidentemente sentiva dire “pertanto”.

Camilleri

Devo dire però che a me l'imposizione dell'italiano giovò perché al secondo ginnasio ... ero un tale deinquente che i miei furono costretti a mettermi in collegio, un collegio di preti. Anche lì imponevano di parlare italiano ma con una sottile raffinatezza sadica: l'àccipe. Che era un pezzetto di legno che dovevi passare ad un compagno appena lo sentivi dire una parola in dialetto. ... La sera in camerata, il prefetto domandava “Chi ha l'accipe?” E chi ce l'aveva doveva restare un'ora in piedi mentre gli altri andavano a dormire.

 

 

 

 

 

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Postato 23 Novembre 2019 -

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Commenti:


Saverio :
SaverioIn giornate come queste, autunnali e molto piovose, il tuo racconto inizia con "E' ritornato il sole" e mi ricorda quanto sia bello vederlo e poterne godere uscendo di casa. In queste giornate malinconiche (e reumatiche...) confermo che novembre è il mese più lungo da passare, ma passerà....
Come al solito ho apprezzato, questa volta particolarmente, il colloquio de Mauro-Camilleri, con la premessa molto bella di don Milani, e un contenuto "gustoso" e che fa riflettere.
Le tue escursioni, ancorché limitate rispetto al tuo standard, raccontano che la voglia di uscire è sempre viva e ti auguro di mantenerla.
La poesia è molto bella e lo sono anche i colori dell'autunno, anche se resta pur sempre autunno!
Un caro saluto.

guidoleonelli :
guidoleonelli24.11.2019 -ore 18.30-
Bella la tua osservazione di lettore attento Saverio: "è ritornato il sole", e giù acqua!
Ho riletto anch'io il frammento della comversazione fra De Mauro e Camilleri (e mi scuso per i troppi errori di battitura): quanta fatica ad estirpare i dialetti, la lingua del popolo e ad imporre l'italiano!
Le mie escursioni, che per te più che per altri, saranno davvero poca cosa, raccontano e tu l'hai capito molto bene, l'immutata voglia di andare e sono certo che tu capisca il sapore di questa voglia.
E, come già altre volte, mi fanno molto piacere le parole che riservi ai miei versi: grazie.
Ricambio di cuore un caro saluto a te e Mirna. Ciao.

diaolin :
diaolinCavada la qoèrta de la nòt
sarà de torna primavera...
Chissà che anca el profumo no 'l ne daghia ancora speranze.

Bella poesia, brao

annamaria :
annamariaUn bel quadro d'autunno la tua poesia e ne coglie peculiarietà preziose. Questa stagione, che vede affievolirsi la vitalità dell'estate, aiuta ad apprezzare silenzi, che non sono muti, ma anzi richiamano sensazioni, ricordi; e quelli no, non affievoliscono.Grazie, perchè sai esprimere in modo sempre efficace ,sensazioni anche mie. Delle tue gite descritte,ho apprezzato soprattutto il tuo godere di gioiose soddisfazioni che hai saputo tradurre in voglia e speranza di raggiungere traguardi nuovi, anche rispetto alla tua salute. E' così vero? o sono io che leggo quello che desidero per te? Ma ormai sei tornato indomito e combattivo. I colloqui fra De Mauro e Camilleri li leggerò in un secondo momento, quando riuscirò a trovare un po' più di tempo per riservare loro l'attenzione che meritano. Ciao, Guido. Un abbraccio.

guidoleonelli :
guidoleonelli25.11.2019 -ore 17.30-
Ciao Diaolin,
mi sembra un po' enigmatico il tuo commento ma ti rinfrazio per il complimento.

guidoleonelli :
guidoleonelli25.11.2019 -ore 17.40-
Annamaria è come interpreti tu ma facendo ciò che si può per non vivere soltanto di ricordi. Quanto a quella che tu pensi sia la forma ritrovata, diciamo che mi accontento, altro non potrei fare ma molto di più nemmeno domando. Sto diventando vecchio e la salute non è quella ottimale.
Ti suggerisco di leggere quanto raccontano Camilleri e De Mauro che, in questo caso, come fa notare anche Saverio[/b, è una lettura che merita.
Ciao Annmaria.

annamaria :
annamariaHo letto ora i frammenti di conversazione fra de Mauro e Camilleri: interessanti davvero.Pensa la mia ignoranza: quando ero bambina e adolescente ritenevo che le persone di un certo rango usassero la lingua e il dialetto venisse usato da quelli un po' ignotanti e poveri... Mi sono presto ricreduta e poi ho sempre invidiato coloro che sapevano usare il dialetto, mentre io non ho mai avuto questo piacere.Ritengo fortunato anche te Guido, che il dialetto trentino lo conosci così bene, da averlo adottato per le tue creazioni poetiche.

guidoleonelli :
guidoleonelli26.11.2019- ore 15.30-
Ma era proprio così, Annamaria. È sufficiente che legga quanto dice don Milani all'inizio. La lingua era parlata da chi aveva potuto studiare; ed a studiare erano le famiglie che economicamente stavano meglio; i meno abbienti hanno parlato il dialetto molto più a lungo.
Hai ragione ad invidiare chi ha la padronanza, parlata e scritta di un dialetto: è come se conoscesse una seconda lingua che, in genere, è quella lasciatagli dai genitori. Il brano di oggi, corretto che ho gli errori di battitura, vale la lettura.

Laura :
LauraChe belle proposte questi due itinerari! Prendo nota! ... Vicini e non troppo impegnativi, come piacciono a me! Perché poi ciò che conta non sono i metri di dislivello, ma l'emozione che ci si porta a casa. E si scopre che anche un giro che ci sembrava banale diventa una gioia.. Magari proprio grazie a quell' Arlechin de autun che slonga le ombre, profuma dolcemente l'aria e crocchia sotto i nostri passi.

Quanto al dialetto e all'italiano: si, due lingue diverse;per suoni e musicalità, per i diversi mondi che raccontano, l'uno per lo più espressione orale, l'altro anche scritta.
Affascinanti entrambi. Forse oggi si utilizza e si conosce solo una piccola parte sia dell'uno che dell' altro. Peccato. Più parole, più idee. Più idee più consapevolezza. Di sé e del "fuori da sé".
Grazie Guido!

guidoleonelli :
guidoleonelli27.11.2019 -ore 8.05-
Ciao Laura buongiorno,
hai ragione a dire che non è il dislivello il dato o l'informazioe più importante su un certo percorso e però è proprio sul dislivello che si potrà poi affermare che si tratta di "due itinerari non troppo impegantivi, adatti anche a me". Poi siamo d'accordo che ben altro sa offrire la montagna, sempre quando si è in pace con se stessi e col mondo: cosa non sempre facile.
Bella la riflessione che fai su dialetto e lingua, questo binomio che da un po' sto portando avanti e che forse incontra più favori di quanti potessi immaginare.
E come non condividere che una maggiore padronanza dell'uno e dell'altro,non solo amplierebbe il proprio lessico ma consentirebbe di aprire di più la propria mente e la propria consapevolezza di sè e degli altri.
Grazie e buona giornata.

Daniela :
Daniela27/11/19 ore 13,00
Ciao Guido, anche oggi piove ed è tutto grigio; una "mano di colore" la danno però le bellissime fotografie autunnali che accompagnano la tua poesia: molto bella, mi piace molto soprattutto l'ultima strofa, con il senso di incertezza, precarietà ma anche, perchè no, di curiosa aspettativa rispetto al giorno che verrà.
Sempre interessanti i dialoghi sul dialetto e la lingua e, a questo proposito, mi è venuto in mente un episodio relativo al mio primo anno di scuola. La nostra maestra giustamente ci correggeva quando tentavamo di "tradurre" dal dialetto all'italiano, ma a volte riservava alcuni minuti della lezione per lasciarci parlare in dialetto e lo faceva anche lei, facendoci divertire. Ricordo che una volta, in presenza della direttrice scolastica, io avevo usato un termine traducendolo appunto dal dialetto (mi sembra che fosse: avevo dovesto invece di dovuto) e lei, vedendomi in difficoltà, non aveva fatto notare l'errore e mi aveva messo una mano sulla spalla facendomi capire di continuare come se niente fosse. Per me era stato importantissomo il suo sostegno e, dopo quasi sessant'anni, ancora me lo ricordo con tenerezza...
Grazie come sempre per stimolare curiosità e ricordi e un affettuoso saluto anche ad Ivonne.

guidoleonelli :
guidoleonelli27.11.2019 -ore 16.50-
Ciao Daniela,
mi piace l'interpretazione che dai alla mia poesiola nonostante le "trombe" che ritrovo dopo averla riletta non so quante volte! Mi scuso e coreggerò poi.
Bello e significativo l'episodio che racconti a proposito dell'uso del dialetto e della lingua: "avevo dovèsto" è bellissimo e la tua maestra donna di grande sentimento e comprensione. Mi pare tutto così ben sintonizzato con quanto dicono i nosgtri Camilleri e De Mauro.
Grazie per il saluto che ricambio a te e a Roberto. Ciao.

Renata :
RenataSempre piovoso, l'autunno se ne sta andando.Molto bella la poesia, belle le foto e sempre commoventi i colori autunnali.Mi piacciono molto anche i pochi versi di Diaolin: "cavada la qoèrta" forse si ritrova il profumo di speranza della primavera. Anch'io in questo autunno mi confronto con "il male di vivere"che Montale vedeva nell'incartocciarsi della foglia riarsa. Di autunno!

Don Milani rimane un grande maestro, vivo e attuale e l'interessante dialogo fra Camilleri e De Mauro riporta a situazioni che ci hanno coinvolto e che ancora sono presenti non tanto lontano: muri che faticano a crollare.
Ai nostri fratelli sudtirolesi il fascismo ha impedito di parlare e di studiare nella loro lingua. Costretti alla scuola italiana, anche nelle valli più remote,loro hanno inventato la Katakombenschule, la scuola segreta in cui le maestre volontarie insegnavano ai bambini, di notte e con grande rischio, a scrivere e leggere in tedesco. E siccome anche oggi c'è chi pensa di dominare i popoli imponendo la lingua del più forte, i curdi, divisi fra quattro nazioni...democratiche, stanno perdendo la loro lingua e il loro alfabeto, che era un forte legame al di sopra dei vari confini. Il dialetto e la lingua hanno sempre avuto una grande forza di coesione e di identificazione.
Teniamo aperto l'ombrello che un po' ci ripara!
A tutti un buon autunno che sta scivolando verso la neve!

guidoleonelli :
guidoleonelli28.11.2019 -ore 7.00-
Ciao Renata, devo ringraziarti ed esserti riconoscente per avermi fatto conoscere quel capolavoro "Spesso il male di vivere ho incontrato" di Montale. Davvero un grande capolavoro di poesia con immagini così chiare e vive che da sole parlano. E penso che forse troppo trascuro i versi italiani a favore di quelli mdialettali. Grande Montale ma grande purtroppo anche il tuo male di vivere che spesso prendo ad esempio, senza poi riuscire ad imparare.
Nel tuo commento, don Milani, sull'uso della lingua e del dialetto, ti offre il destro per riprendere e rispolverare il vecchio e sempre così attuale problema dei muri che faticano a crollare o che non si vogliono far crollare. E qui il discorso si complica e si presta ad interpretazioni che non sempre sono lineari, non sempre combaciano come si pensa e come si vorrebbe. Non sapevo delle Katakombenschule, problema che a te, sia pur più giovane, è noto per aver per tanti anni frequentato il mondo scolastico altoatesino anche nelle valli più remote. Certo che lì era chiara e profonda la volontà di non perdere la propria identità e di insegnarla alle nuove generazioni costrette dagli avvenimenti politici ad un cambio di lingua innaturale e doloroso.
E che dire dei curdi, così crudelmente divisi da muri tanto invisibili quanto reali, nell'indifferenza del mondo intero?
Grazie: ci hai pensato tu ad agganciare sapientemente queste realtà con quanto dicono Camilleri e De Mauro che altrimenti rischierebbe di rimaner un discorso astratto. A quanto già così bene dici tu, mi limito ad osservare, forse un po' ingenuamente, che questi sono i risulati e gli squarci che inevitabilmente porta con sé ogni guerra. E quante guerre ci siano nel mondo, possiamo soltanto immaginarlo. Aggiungerei, anche per una conoscenza, sempre approssimativa ma sentimentalmente più vicina, la storia dei dalmati, non solo degli istriani: anche a loro hanno cancellato la propria storia e con la storia la propria lingua che pur, in qualche modo e fra mille difficoltà, sopravvive ancora oggi, aviata ad una lenta agonia.
La lingua e il dialetto così importanti per dare un'identità chiara ad ogni popolo.
Ricambio a te Renata l'augurio di un buon autunno e di un buon inverno: che non siano tropppo crudi, che non siano un accumularsi di dolori dentro al proprio male di vivere.

Carla :
CarlaCIAO GUIDO
potresti fare una bella raccolta delle tue escursioni descritte sempre così bene.
Ma che dire sulla tua poesia?
Quest'autunno che è sempre presente nella vita di ciascuno… autunno come preludio di ogni giorno ( siamo di passaggio). Autunno simbolicamente legato ad un concetto di morte eppure così bello di colori.Converrai con me che anche gli odori, soprattutto se piove, diventano più intensi, più caldi e avvolgenti.
E la primavera sempre più lontana, sempre più legata all'attimo in cui abbiamo aperto il cuore per la prima volta al mondo.
Però anche la foglia che cade rinasce.
In una mia poesia datata in nones in riferimento alla foglia…"laila smarzir/ che la se mesdia ala tera/par tornar foia verda sta primavera"( lasciala marcire, che si mescoli alla terra, per tornare foglia verde questa primavera)
Nulla a che fare però con la reincarnazione, ma piuttosto con una visione ciclica del tempo e della vita.
E a proposito di dialetti proibiti a scuola, a me e mio fratello, appena rimpatriati dalla nostra terra natia, proibirono in modo assoluto di parlare francese! Furono persino stati convocati i miei genitori a scuola ai quali proibirono di parlare tale lingua persino a casa.
E che dire?... i miei genitori fin troppo rispettosi e fiduciosi nelle istituzioni fecero loro quest'ordine, perché di certo non era stato un consiglio.
Fortunatamente eravamo negli anni'70 in piena democrazia!
Ciao Guido e sempre in gamba

guidoleonelli :
guidoleonelli28.11.2019 -ore 16.40-
Ciao Carla, uno alla volta cadono i veli e ti scopriamo, con un po' di sorpresa certo, di avere un'amica francese: significa che sei tu a dare il timbro internazionale al sito, finora relegato dentro i confini patri. Grazie!
Ti dirò che preferisco vedere l'autunno come tavolozza di colori anziché come preludio di morte. Ma de gustibus... Poi convengo con te che c'è autunno e autunno, bigio, piovoso, pieno di reumatismi e di dolori articolari. Ma tu sei giovane e queste cose sei autorizzata a non conoscerle. Nemmeno sulla primavera sempre lontana sono molto d'accordo: restrellavo un momento fa le foglie nel mio mini giardino e sotto alle foglie, sai cosa ho trovato? Le violette che per me sono proprio, in questo caso si, "preludio" ad una primavera in arrivo, che anche quest'anno ci sarà.
Mi piace quel "laila smarzir" che, in altre parti della Val di Non, anche secondo il Quaresima, diventa "smarcir": fantastici dialetti nonesi così pieni di musica.
La "visione ciclica del tempo e della vita" ho cercato di riassumere anch'io nella mia raccolta "La ròda", un'ottantina di poesie (edizioni31, 2010), di cui è possibile trovare qualche informazione anche sul sito.
E quanto a pubblicare escursioni, ho dato alle stampe due guide per le ciàspole; altro avrei avuto ma gli editori vogliono la garanzia di vendere prima di stampare: ti pare che abbiano torto?
A proposito di lingue e dialetti, scopriamo oggi che anche tu hai avuto a che fare con proibizioni che, permettimi di osseravre che nel non lontano 1970, mi paiono molto strane.
Grazie per la tua frizzante visita, Carla.

Gina :
GinaCaro Guido, la tua poesia mi ha ricordato quella che mi recitava la nonna quando arrivava l'autunno (ne aveva una per ogni stagione):...l'autunno è un arcobaleno di colori che si tuffa nei cuori...L'arcobaleno di colori è ciò che apprezzo ancora oggi dell'autunno. Grazie, hai risvegliato in me un lontano e dolce ricordo e la piacevolezza di un silenzio autunnale che però parla e porta con sé essenza e significato. Le escursioni proposte invitano a uscire, nonostante l'aria, almeno per me, ormai frizzante. Sarebbe davvero bello se tu le potessi raccogliere in un libro, come qualcuno di noi mi pare abbia già proposto. Sono proposte molto dettagliate e invitanti. Per quanto riguarda italiano versus dialetto, secondo il mio modesto parere, ritengo che parlare dialetto non sia giusto o sbagliato, ma sia una possibilità. I dialetti sono lingue o varietà di lingue con la stessa dignità di ogni altra lingua, hanno pure una loro letteratura e caratteristiche linguistiche interessanti. Sono degni di studio e sono un valore culturale aggiunto. Convengo anche che l'aver avuto una lingua comune, l'italiano, sia stato un gran bene, su questo non ho dubbi. Però, come ho già detto, anche il dialetto è una lingua e se non la parli muore. In passato, come si evince dal colloqui tra de Mauro e Camilleri, era proibito parlarlo a scuola, ma ancora oggi mi capita di sentire che da scuola arriva l'invito di evitare di parlare dialetto a casa per facilitare l'apprendimento di un italiano corretto. Niente di più sbagliato. Io credo che il dialetto renda molto più diretti, spontanei e infine credibili in quello che si vuol dire. Al mio dialetto sono affezionata, dietro c'è tutto il mio mondo emotivo, affettivo e informale. Quindi punire un bambino perché parlava dialetto era davvero denigratorio e irrispettoso! Un abbraccio a te e a Ivonne.

guidoleonelli :
guidoleonelli01.12.2019 -ore 11.45-
Ciao Gina, se, fino a qualche tempo fa, mi avessero chiesto quale stagione preferisco, avrei risposto "tutte indifferentemente": ogni stagione (anche della vita?) porta con sè qualcosa di diverso, "gradevole o sgradevole che sia", direi adesso che di stagioni ne ho vite passare tante. Forse non mi sono spiegato (non l'ho capita nemmeno io!) ma sono certo che tu riuscirai a sgarbugliare questa matassa.
Non avertene se proprio ora mi viene voglia di dirti che scrivendoti, ogni volta bada bene, non vedo tanto te quanto i tuoi genitori, presenze molto più frequenti per lunghi anni: il sorriso sornione di Mario e la dolcezza di Alida che mi prendeva in giro "perfettone".
La "voglia di uscire", come diceva Saverio, è sempre e ancora tanta anche se ogni uscita è ora per me una sempre maggiore consapevolezza dei miei limiti, quelli che fino a non molto tempo fa sembrava non esistessero: mi vedevo immortale forse!
A proposito di un'eventuale pubblicazione delle mie escurioni invece, un paio di esperienze, delle quali la prima largamente negativa, di itinerari con le ciàspole, le ho pur fatte. Ma non ricordo chi, come te, mi sollecitava a pubblicare anche le escursioni. Sono ormai un po' troppo "grande" Gina per imbarcarmi in un lavoro del genere eppoi, come già dicevo, oggi i pochi editori vogliono avere venduto prima di stampare. E bada che la mia non è una esagerazone!
Quindi, o hai uno sponsor, oppure oltre al lavoro sei costretto a sobbarcarti anche le spese. Ti ricordi che una volta si diceva "no gò miga scrit sale e tabacchi"?
Le tue lunghe considerazioni attorno al dialetto e all'italiano, sono tutte largamente condivise mi sembra e condivisibili. Da parte mia, come credo di aver già avuto occasione di affermare, se appena posso, parlo in dialetto che è la lingua del cuore. E te lo dice uno che il dialetto non l'ha imparato in casa da paiccolo ma che si è dovuto accontentare di berlo nel latte materno (ti è piciuta questa?). A volte però, e tu che sei ancora nel mondo del lavoro lo sai meglio di me, è necessario esprimersi in lingua ed ecco allora che diventa importante quanto diceva Laura e che io riassumo così: sarebbe molto bello conoscere meglio entrambe.



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Articolo tratto da: Guido Leonelli - http://www.guidoleonelli.altervista.org/
URL di riferimento: http://www.guidoleonelli.altervista.org//index.php?mod=00_News