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Cima Panarotta, M.Bondone: giro delle Tre Cime", "Se te vòi trovarme"

 

 

 

Cima Panarotta

 

 

Monte Bondone: Giro delle Tre Cime

 

 

Prati Imperiali

 

 

"Se te vòi trovarme"

(da leggere e/o ascoltare)

 

 

 

"A Laura"

(da leggere e/o ascoltare)

 

 

 

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 Panarotta easy, m 2002                                                         domenica, 4.8.2019

 

Dovevo pur sgranchirmi le gambe prima che mi faccciano la ruggine. Il sabato e la domenica poi, si interrompono le terapie ragione per cui, con l'impressione che un giorno di tregua mi dia un po' di vigore, oggi, dopo quindici giorni dall'esperienza di Lastebasse, sono tornato in montagna. Con Ivonne naturalmente.

In mezz'ora di macchina siamo arrivati in quota e poi, prima con molta cautela e attesa, poi con maggior coraggio, abbiamo “affrontato” un percorso adatto anche a bambini che, partendo dal grande parcheggio della Panarotta, m 1.770, porta con una comoda strada forestale con brevi tratti di comoda salita seguiti da lunghi tratti di dolce discesa, in Loc. La Bassa, m 1.834, incrocio per Malga Masi ma soprattutto per la cima del Monte Fravort dove si avviavano diverse persone. Da qui noi prendiamo a destra per raggiungere la Cima della Panarotta, attraverso tracce di sentiero, non marcato, dove, poco prima di arrivare in cima, si incontrano, restaurati, resti della prima guerra: trincee, appostamenti e una croce con un piccolo altare dove, proprio oggi, più tardi, sarebbe stata celebrata una messa.

Inutile dirlo? Non ho fatto fatica anche se, al rientro, controllando i miei grafici, scoprirò di avere nel diagramma della frequenza cardiaca, alcuni picchi che non ci sarebbero dovuti essere. Ma il cuore, si sapeva, non è un problema nuovo.

In cima, dove il mio Garmin segna m 2017 siamo in ore 1.15. “Ma che presto”, mi viene spontaneo di dire. Ci fermeremo su una panchina poco sotto a prendere il sole e ad ammirare dall'alto i nostri paesi e i nostri laghi, poi, con la massima calma, senza fretta alcuna, mentre arriva la banda di pompieri in divisa e altra gente, ci lasciamo scendere meravigliandoci ancora una volta della trascuratezza in cui si trova questo bellissimo posto. E non faccio di certo riferimento alle tante (inevitabili) antenne, bensì a stazioni a monte, di impianti di risalita dismessi, lasciate deperire in pessime condizioni. Una baita, che sarebbe carina, “riservata ai soli soci”, che sembra soffrire di nostalgia di qualche socio sempre più raro. Tutto appare molto squallido: peccato!

Raggiungeremo poi in machina, poco sotto il parcheggio, la “Ristomalga Montagna Granda”, conosciuta in occasione del mio ultimo compleanno. È con piacere che saluteremo Raffaela e Lorenzo e naturalmente ci fermeremo a pranzo. Impossibile spiegare, se non con una foto, il grande banco dove viene arrostita una buona scelta di carne, una grigliata mega che qui chiamano “asado” prendendo il termine in prestito dall'Argentina e dall'Uruguai, dove, come noto, la carne non manca.

Non rimane ora che rientrare a casa. Un po' deluso: avrei voluto fare un po' di più e pensando alla prossima possibile meta.

- Dislivello: m 260

- Distanza: km 5,300

- Tempo: ore 1,35

- Carte: Kompass 621: Valsugana-Tesino; scala 1:25.000

 


si sale

in cima

Ivonne sulla valle

"asado" alla Ristomalga

percorso

 

 

 

 Monte Bondone: Giro delle Tre Cime                       sabato,17.08.2019

 

- Dislivello: m 682

- Sviluppo: km 10,300

- Tempo netto: ore 5.41

- Carte: Trekkart 79-80, scala 1:25.00

             Kompass 687, Monte Stivo-Monte Bondone, scala 1:25.000

 

C'è in uso una brutta espressione “farla fuori dal vaso”che stà a significare che si è fatto il passo più lungo della gamba. Ebbene, con l'escursione di oggi, certamente io ho fatto il passo più lungo di quanto le mie condizioni di salute ed il mio allenamento avrebbero consigliato ad una persona di buon senso. Il fatto è che era tanta la voglia e la nostalgia e vicina la meta del termine delle cure, che il programma iniziale: la salita al Monte Cornetto, per un appetito mai sazio, è diventata qualcosa che non avrei nemmeno scomesso di riuscire a portare a termine e che mi è costata molto in termini di fatica fisica. E chiarisco subito che a pesare di più è stata indiscutibilmente la discesa da Cima Verde; non è un caso infatti che su quel percorso, indicato in ore 1,30 che a noi ha richiesto invece due ore tonde, si incontri pochissia gente, sia in salita che in discesa. (Come poi avrà occasione di confermare, qualche tempo dopo, in un'analoga situazione, un amico della SAT di Sardagna).

Partendo dall'inizio, in una giornata che le previsioni promettevano di splendido sole e che poi, in realtà, si è manifestata di solo nuvole e nebbie (per fortuna perché quando il sole per brevissimi istanti riusciva a far breccia, il caldo si faceva subito opprimente) poco dopo le ore nove noi lasciavamo il parcheggio delle Viotte, m 1.546 e, con 13 gradi di tempetratura ci avviavamo sul sentiero 607 per raggiungere non la cima ma il bivio, posto a 10 minuti dalla cima, che ci avrebbe consentito di proseguire poi. Qui forse è stato l'errore: evitare di fare la cima, ancorché avvolta in una nuvola che non la lasciava nemmeno intravvedere, per evitare di trovarci intruppati in una numerosa e cacciarosa scolaresca mantovana in cologna in Bondone (fino qui ore 2.20).

Abbiamo quindi proseguito, ora seguendo il segnavia 636, in direzione Doss D'abramo per, superata la fontanella, aggirare la cima con un sentiero che d'apprima perde quota per riportarci, fatto il giro al massiccio, a raggiungere Cima Verde alle 13.20 (fino qui ore 3.30). Qui un buon numero di escursionisti sta consumendo i propri panini e mi capiterà di pensare poi, durante la discesa, che ben pochi, pochissimi di loro, sceglieranno, come invece faremo noi, di affrontare direttamente la discesa verso le Viotte, percorrendo il sentiero dell “Tre Cime” ma preferendo ripercorrere la strada dell'andata.

Inconsci di ciò che ci attenderà, ci concediamo anche noi la nostra “sosta panini” abbastanza prolungata, prima di affrontare le discesa spaccacambe che, con diverse soste ci riporterà alle Viotte (in due ore anzicché in ore 1,30) ad affrontare l'ultimo lungo tratto in piano per far ritorno al parcheggio.

Conclusioni: pochissimi fiori, animali nessuno, panorama quasi nullo, fatto salvo qualche brevissimo scorcio sul Brenta, percorso impegnativo anche evitando di conquistare le prime due cime.

Se nemmeno ad 80, a quale età si potrà dire di aver raggiunto l'uso della ragione? Molto azzeccato quindi il rimprovero, sia pur bonario, della mia oncologa Laura, alla quale racconterò la mia "bravura".

 


le Tre Cime

sent. 607

sent. 607

Cornetto

fontanella

Doss d'Abramo

bivio

Cima Verde

genziane autunnali

percorso

 

 

 

 

  Prati Imperiali                                                                   domenica, 25.8.2019

 

- Dislivello: m 380

- Sviluppo: km 11,00

- Tempo netto: ore 3.15

- Carte: Kompass 621: Valsugana, Tesino; scala 1:25.000 (inutilizzata)

 

Avremmo avuto idee un po' più bellicose ma meno male che la mia oncologa l'altro ieri, ci aveva consigliato di fare le cose in maniera graduale tenendo conto che la terapia non è ancora ultimata. Meno male, dicevo, perché con le gambe di oggi saremmo (entrambi) andati poco più lontano. Così, dalla programmata Cima Canfedin, siamo scesi a più miti consigli e ci siamo accontentati di rifare, a distanza di otto anni, il percorso ad anello dei Prati Impariali, in Val dei Moccheni.

Da Pergine a Canezza e da qui a destra si imbocca la strada della Valle dei Moccheni, lungo la quale seguendo (a volte cercando di interpretare) le indicazioni, abbiamo raggiunto prima Roveda e poi Kamauz (Kamaovrunt).

Alla chiesetta, che ci si trova subito davanti, affiancata al monumento ai caduti delle due guerre, seguendo l'indicazione chiara “Van Spitz”, si prosegue per strada asfaltata per circa un paio di km fino araggiungere il parcheggio del ristorante Poun Van Spitz, m 1.490, dove lasciamo la macchina.

C'è ancora poca gente in giro e il parcheggio è pressocché vuoto; il cielo nuvoloso, nonostante le previsioni fossero abbastanza buone, lasciava pensare che saremmo stati fortunati ad evitare la pioggia.

Alla fine del nostro giro, ringrazieremo poi il sole, per gran parte del tempo rimasto nascosto, per averci evitato, con un'afa non abituale a queste quote, di non sudare troppo e di non fare più fatica del necessario.

Da qui, si segue una strada sterrata che, nella stagione invernale, si trasforma in una bella pista per fondo o per camminatori con le ciaspole (come era stato per noi nell'ormai lontano gennaio del 2011). Il percorso è un susseguirsi di saliscendi, senza particolari faticose salite, che ci porta a raggiungere il ristorante Kaserbins Hitt, m 1640 (ore 1.20). Qui, dove si può arrivare anche in macchina da Fierozzo e dove fervono lavori di preparazione per il pranzo, che fa già registrare tante prenotazioni, ci concediamo una breve pausa caffè e Ivonne mi fa osservare che questo potrebbe essere un bel posto (aperto tutto l'anno) per il prossimo ritrovo degli amici del sito. Poi proseguiamo, ancora in salita, forse nel suo tratto più duro, fino a raggiungere Loc. Prati imperiali, m 1.692 e dove, poco dopo, ad un tavolo con panchine, ci concediamo un'altra breve sosta. Si sono già fatte le 11 e comincia a farsi sentire l'appetito; ci concederemo la sosta panini un'ora dopo circa, superate ormai tutte le salite e salitelle, per raggiungere poi, chiudendo l'anello, il ristorante Van Spitz. Sono ormai superate le 13 e qui c'è davvero un mare di gente, dentro e fuori. Il posto è molto invitante anche per i suoi esterni che ben si adattano alle esigenze di ogni età.

Non che me ne sia dimenticato ma va anche detto che lungo tutto il percorso, si sono susseguite ampie aree di piante abbattute, ormai quasi un anno fa, dove spesso fervono lavori forestali di allestimento del legname. Un cimitero vegetale, verrebbe da dire ma, guardandolo con altri occhi, un percorso sempre profumato di resina, di pino, di corteccia di larice.

Nel tratto di strada che ci riporterà a Kamauz, scatterò alcune fotografie di alcune interessanti sculture lignee.

Sono mancati oggi i grandi panorami che da qui dovrebbero permettere di godere la vista non solo del Monte Bondone ma, più in profondità, oggi coperto dalle nuvole, il sempre favoloso Gruppo di Brenta. Ci ccontenteremo così della vista su Costalta, sull'altro versante della valle, che presenta ampie zone di piante abbattute, e di altre cime del Lagorai.

Sulla via del ritorno, prima di rientrare, con una breve deviazione passiamo a salutare Agitu che però non troviamo. In bottega c'è Silvia una sua giovane collaboratrice, sangue modenese, sorridente, carina e gentile. Due parole, un breve messaggio per Agitu e poi ce ne andiamo con un po' del suo formaggio di capra felice e delle tagliatelle all'uovo fatte in casa: ottime per la cena di stasera.

 


chiesetta di Kamauz

artistica

Kaserbins Hitt

disastri

studio

percorso

 

 

 

 

 

 Se te vòi trovarme

 

 Se te vòi trovarme

 no stà a zercarme 'ntél gazèr

 entél rebaltón de fèste 'ndó che i sòna

 no zercarme 'nté na fila lónga

 a spetar chi che no vèn.

 Te pòdi trovarme fórsi 'nté l'andróna

 de quéi che scarména passi

 sènza radìs e sènza ale

 solagn man en scarsèla

 a far órden entéi ensòni de la nòt;

 su 'nté na strada de campagna

 sót al sól o 'ntant che piòve

 sul sintér de na montagna

 che a brazzi avèrti la me spèta

 o, 'ntéle nòt pu stròve,

 fòr óltra lónch el lalch

 a far paze co le ómbre.

 

 Zércheme se te vòi

 entél gazèr de vózi che tase

 entél ritmo de 'n balo lènto

 entéi scórtoi che i è sempre pressapòch

 endó che 'nté 'n momént

 se pòl pèrderse o trovarse.

 Zérchéme en qualche vèrs de poesia

 o sóra a 'n fòi bianch e a 'n làpis mut

 en zérca ancór de fantasia.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

 

Se vuoi trovarmi

Se vuoi trovarmi/ non cercarmi nel disordine/ o nella confusione di feste dove suonano/ non cervarmi in una fila lunga/ ad aspettare chie non arriva./ Puoi trovarmi forse nell'androna/ di chi disperde passi/ senza radici e senza ali/ solitario mani in tasca/ a far ordine nei sogni della notte;/ su una strada di campagna/ sotto al sole o mentre piove/ sul sentiero di una montagna/ che mi aspetta a braccia aperte/ o, nelle notti più scure,/ fuori lungo il lago/ a far pace con le ombre.// Cercami se vuoi/ nella confusione di voci che tacciono/ nel ritmo di un ballo lento/ nelle scorciatoie che sono sempre pressapoco/ dove in un momento/ si può perdersi o ritrovatsi./ Cercami in qualche verso di poesia/ o sopra a un foglio bianco e a un lapis muto/ in cerca ancora di fantasia.

27.08.2018

- Artista di strada

 

 

 

 

 

A Laura (scùseme F.Petrarca)

 

Demò de 'mprést ma ...

 

na Laura la gò anca mi 'n la me vita

fòia de alòro al vènt,

en la so telara bianca

la scóntro sgolar lizéra

dal cantón de 'n coridór griso

quél de tuti i dì.

En sófi de primavéra fòr de stagión

na primola a 'ncolorir penséri grévi

a sbusar gróste de giaz

entél me coriandolòt de vita.

 

Le fize 'ntè 'n àmen le se destira

la bóca la vòlta la crèpa 'n su

a farghe pòsto a 'n soriso

che 'l vèn dal de dént

entant che l'àrfi 'l se spiana

ennànz che 'l còr, vècio matelòt,

el taca a far nar el so martèl.

 

T'ài sentì zigar silènzi

dime qualcòs che me 'ndrizza la via

tò 'l me destin en le to man

no sta a pu a voltar via

spetando che tórna 'l tèmp dei ensòni.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

A Laura (scusami F. Petraca)

Solamente in prestito ma ...// ho una Laura anch'io nella mia vita/ foglia di alloro al vento,/ nella sua telara bianca/ la incontro volare leggera/ dal cantone di un corridoio grigio/ quello di tutti i giorni./ Un soffio di primvera fuor di stagione/ una primola a colorire pensieri pesanti/ a bucare croste di ghiaccio/ nel mio coriandolino di vita.// Le rughe in un attimo si stirano/ la fessura della bocca si gira i su/ a far posto a un sorriso/ che viene da dentro/ intanto che il respiro si ripiana/ prima che il cuore, vecchio bambino,/ cominci a far andare il proprio martello.// Hai sentito urlate silenzi/ dimmi qualcosa che mi raddrizzi la via/ prendi il mio destino nelle tue mani/ non andartene più/ aspettando che torni il tempo dei sogni.

22.08.2019

- Musica:Lodovico Einaudi- "I giorni"

 

-Dedicata ad una dr.ssa oncologa, alla quale devo molto

 

 

 

 

 

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Brevi passi di un colloquio tra Tullio de Mauro e Andrea Camilleri, tratto da “La lingua batte dove il dente duole”; Ed. Laterza, 2014.

 

2.1 Eravamo italiani senza saperlo

 

Voi sapete che quando un popolo

ha perduto patria e libertà

e va disperso pel mondo, la lingua

gli tiene luogo di patria e di tutto.

 

Luigi Settembrini

 

 

......

Camilleri

Il bagno era la conquista di alcuni contadini al mio paese e lo chiamavano béccaus, dall'americano back House. Mentre si chiamava 'u retré, cioè a dire la ritirata.

De Mauro

Sì, il lessico della toilette è interessante. I greci dicevano aphedrón, “sedia separata, che i latini tradussero come secessum, che è la matrice del nostro popolare cesso. Però ci sono tanti nomi più popolari.

Mi ricordo camerino e stanziolino in dialetto romanesco, che erano delle piccole cabine, donde gabinetto, che erano attaccate fuori dalla casa. Ma ci sono stati tanti altri nomi. C'è un famoso sonetto di Belli:

 

Sempre ho sentito a dì che li paesi

hanno ognuno una lingua indifferente

che da ciochi l'imparino a lammente

e la parlino poi per èsse intesi.

Sta lingua che dich'io l'hanno uguarmente

Turchi, spagnoli, moscoviti, inglesi,

burrini, ricciaroli, marimesi

e frascatanie tutte l'antre gente.

Ma non c'è lingua come la romana

pé dì una cosa con tanto divario

che pare un magazzino de dogana.

Per esmpio noi dimo ar cacatore:

commido, stanziolino, necessario

lago, cesso, latrina e monsignore.

 

Abbiamo dovuto faticare molto dopo l'unità politica, e soprattutto dopo la nascita della Repubblica negli ultimi sessant'anni, perché anche noi potessimo stabilire un rapporto sicuro con l'italiano come quello che il popolare Belli aveva col romanesco. ...

Ci sono personalità di spicco che hanno avuto grande influenza. Per fare un paio di esempi Totò e Gianni Rodari, arguti e poetici innovatori della nostra lingua. Totò ho promosso una rivoluzione .... Ha lottato contro l'aulicità, la tromberia, la poilverosità accademica degli usi scolastici solenni della nostra lingua, È merito suo se oggi nesuno può permetersi di dire “ è duopo”, “eziandio”, “a prescidere” o “quisquilie”.

Camilleri

Aveva ragione Ennio Flaviano quando affermava che l'italiano è una lingua parlata dai doppiatori.

De Mauro

... bisogna aggiungere dalla televisione tra gli anni Cinquanta e Ottanta. La televisione ha rovesciato nel nostro Paese l'uso dell'italiano parlato, che era di uso toscano e prerogativa esclusiva di un ceto istruito, peraltro molto esile (il 60% della popolazione non aveva la licenza elementare). I vecchi se lo ricordano bene: si andava nei bar a vedere la televisione, nelle osteruie, nei ristoranti, perché sono pochi fortunati, negli anni Cinquanta, possedevano un televisore. Molti contadini del Sud, per esempio, erano convinti che Mike Bongiorno parlasse spagnolo. Mike affascinava perché parlava in modo semplice e perché, probabilmente, anche per lui l'italiano era u na lingua lontana. È grazie a Mike , ma anche ad altre trasmissioni di intrattenimento fatte con molta cura, che abbiamo imparato ad usare l'italiano parlato, che invece conoscevamo in larghissima maggioranza solo come lingua della scuola.

Camilleri

Di certo l'omologazione è avvenuta con la televisione, per cui oggi il dialetto quasi si perde, i ragazzi parlano un italiano ottimo... cosa che per me era impossibile quando ero giovane perc hé la televisione nonnesisteva.

 

 

 

 

 

 

 

 


Postato 15 Ottobre 2019 -

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Commenti:


Saverio :
SaverioSono molto felice che tu l'abbia fatta "fuori dal vaso"; il giro delle tre cime è una bella escursione e meritava qualche eccesso. (mi sembra un gioco di parole che ben introduce l'inizio del colloquio Camilleri/De Mauro sul tema....).Detto ciò posso dire che ho fatto tre volte quel percorso in estate e anche in inverno ma sono sempre salito verso cima verde; la discesa per la costa dei cavai è molto meno spacca gambe.
Hai inserito due magnifiche poesie che ho molto apprezzato. La "tua" Laura può ben essere felice del tributo. Trovo bellissimo il "coriandolòt de vita".
Visto che hai citato Petrarca mi sono ricordato che molti anni addietro avevamo visitato Valchiusa, nel sud della Francia, là dove il Poeta scrisse «Chiare, fresche et dolci acque» ricordando un incontro con la "sua" Laura.
Per testimoniare il mio ascolto attento ti posso dire che in "Se te vòi trovarme", La terz'ultima riga, è scritto Zérchéme (plurale) ma la tua recita dice Zércheme; mia piace sia plurale, così tutti ti possiamo cercare.
Un caro abbraccio.

guidoleonelli :
guidoleonelli15.10.2019 -ore 17.00-
Ciao Saverio, non avevo mai dubitato della tua lettura o del tuo ascolto attento, tutt'altro. Ma stavolta è successa una cosa strana: due accenti nella medesima parola l'è tant che dó dòne 'ntél stés lèt, pressapoco! Comunque ti ringrazio: ho azzerato la pagina ed ora, se rileggi, troiverai un unico accento acuto sulla prima e, zércheme/ cercami. Complimenti a te, amico attento oltre che assiduo.
Belle le prime due righe del tuo commento: il vaso, l'eccesso, Camilleri e De Mauro: una giusta e spiritosa... mistura.
Quanto alle tre cime e al sentiero (ma si può ancora chiamare così?) da Cima Verde, io sono tornato distrutto (ero ancora in terapia, quindi scusabile...) ma, come dicevo, l'altro giorno che ero su di nuovo, ho trovato un satino di Sardagna che mi ha dato quasi del pivello perché tutti sanno, diceva lui con fervore, che quel sentiero non lo fa più nessuno né in salita né in discesa e che ce n'è uno molto migliore che può chiamarsi ancora sentiero. Quest'anno non ci ritornerò più ma posso dire che per imparare non è mai troppo tardi.
Quanto invece alle poesie, i tuoi complimenti, tu lo sai, mi fanno sempre piacere; in questo caso spero che anche Laura faccia buon viso perché non è che le avessi chiesto l'autorizzazione. Bello il Canzoniere di Petrarca ma ci vorrebbe un vita a leggerlo e un'altra a capirlo.
Ancora grazie Saverio e un caro saluto.

Carla :
CarlaCIAO GUIDO!
La prima poesia inizia con una negazione - non cercarmi
la seconda parte invece è un invito positivo - cercami
Indicazioni precise di un uomo che talvolta appare ferito, altre volte indomito.
Un po' fuori dalle righe, ma comunque raggiungibile.
La seconda poesia mi ha colpito soprattutto per quel verso quasi banale ...la scontro sgolar lizera dal canton de 'n coridor griso…
Basterebbe questo solo verso a farci capire di chi e di cosa stai parlando.
Quanti di noi si sono misurati in questa situazione alquanto banale, eppure così lacerante.
Quel corridoio dove non si vorrebbe mai essere. Un corridoio che ingrigisce la vita, la pone in un'altra prospettiva…
Non solo il tempo, ma anche i luoghi si caricano di significato, perché i luoghi piegano la vita, la incorniciano e la modificano.
Ecco allora il bisogno di poesia, di quell' essere cercati in qualche verso di poesia
- endò che 'nte'moment se pol perderse o trovarse…
Luogo e tempo, imprescindibili…
Ed io sono qui, come te, come noi… forse siamo tutti soffi di primavera fuori stagione...Oppure colori d'autunno che come il fuoco bruciano mentre stanno morendo

guidoleonelli :
guidoleonelli15.10.2019 -ore 18.30-
Ciao Carla,
cerco di capire il tuo commento e non mi è così facile. Mi consola pensare che se nei versi c'è il linguaggio che in quel momento il cuore esprime, ebbene, non cambierei un verso della prima poesia. Le negazioni dici tu: sono i primi cinque versi che introducono e danno maggior forza al seguito che è tutto un susseguirsi di positività, le affermazioni. Non entro di proposito nei dettagli che abbiamo qui sotto gli occhi. Ma mi va bene, molto bene la tua terza riga: a volte ferito, a volte indomito (dici forse esagerando un po'). A me pare che sia l'espresione della vita di una qualsiasi persona, dove dolori, affaticamento, preoccupazione si susseguno, a volte convivono, con la voglia di riscatto, di riprendere, di rifare, di riprogettare. Sono gli alti e i basi della vita.
Ma mi sto accorgendo solo ora di essere impegnato a spiegare ciò he era mia intenzione dire, ma tu sai benissimo che ad ogni poeta, per quanto piccolo, spetta il compito di scrivere; ai lettori, se ci sono, quello di interpretare. E le interpretazioni possono anche non coincidere, anzi possono essere molto diverse.
Mi piace quando, parlando della seconda, dici "ecco allora il bisogno di poesia". Sapessi quante volte mi capita di andare a dormire la sera amareggiato per non aver trovato il tempo, la voglia, l'ispirazione di buttar giù due versi. Come se non avessi condiviso quello che sarebbe stato da condividere.
Infine, scusami Carla, lo sai che ti voglio bene, ma l'immagine dei colori d'autunno non la sento mia, anche se più "autunno" (nei suoi diversi significati) di così! Non la sento mia e faccio tutto il possibile per cacciarla quando, di quando in quando, si fa viva.
Grazie: sei un'amica preziosa. Un abbraccio.

Saverio :
SaverioCaro Guido, non saprei proprio come si potrebbero comportare le due donne nello stesso letto; è una fortuna che non mi sia mai successo.......
Ti ringrazio per la notizia sulle pessime condizioni del sentiero verso cima Verde. La mia ultima salita risale all'autunno 2011 e vedrò di evitarlo se farò ancora il giro delle cime. Di nuovo saluti a tutti.

guidoleonelli :
guidoleonelli15.10.2019 -ore 21.10-
Forse hai ragione Saverio: sul momento mi sembrava che due accenti sulla medesima parola potessero dare l'idea di due donne nel medesimo letto. Una forzatura, forse.
Dire "pessime condizioni" a quella specie di sentiero, credi a me che sentieri ne ho fatti tanti, e credi soprattutto all'amico della SAT di Sardagna che conosce la zona molto bene, è usare un eufemismo! Assolutamente da evitare!
Ciao, ancora un salutone e buon notte.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCaro Guido,Sempre molto bravo e ispirato! Secondo me la prima poesia può delinirsi un canto di speanza e di amore per le cose in cui credi mentre la seconda è un canto di profonda graritudine e di affetto nei confrofi di chi in una mia poesia chiamo" Angeli sensa ale".Complimenti! Sarei lieto di avere colia della poesia del prscedente post.Vale et ad maiora! Bruno

guidoleonelli :
guidoleonelli16.10.2019 -ore 15.00-
Caro Bruno,
un contrattempo ogni tanto non stona, a ricordarci che, in fine sempre di un gioco si tratta.
Ti aspetto sempre, e tu poche volte marchi visita, con la tua critica ai miei versi: ti ringrazio.
Speriamo che l'"angelo senza ali" abbia la possibilità e la voglia di farsi viva: sarei ovviamente contento. Ma anche gli angeli, ali o no, hanno sempre molto da fare, a quanto pare.
La poesia del precedente post? Ti avevo autorizzato a stampartela ma sarà mia premura spedirtela; con l'mp3 ovviamente.
Ricambio il tuo "vale" (stame bèn) e ad maiora!

Gina :
GinaCaro Guido, non conoscevo i Prati Imperiali in Val dei Mocheni e tu,come sempre, descrivi nei minimi dettagli luoghi a me sconosciuti che mi vien voglia di visitare. Come ben dici la tempesta Vaia ci ha purtroppo lasciato un cimitero vegetale che però hai reso meno triste con il gradevolissimo profumo di resina di abete. Per quanto riguarda le tue poesie chapeau! A Laura é così densa di gratitudine. Io credo che essere un angelo per qualcun altro ogni volta che è possibile sia proprio delle persone speciali che infatti sanno dare amore e luce alla vita. Nell'altra poesia ritrovo te Guido. Tu e i tuoi tranquilli sentieri di montagna,i colori e il profumo dei fiori, il silenzio del lago...che catturano i tuoi occhi e il tuo spirito, ti confortano e ti infondono una carica positiva. Nel silenzio tu dai voce a te stesso senza far rumore, ti ascolti di e mi fai rendere conto di quanto siano emozionanti ed importanti le cose semplici. Infine, a proposito di quanto dice Camilleri sulla lingua italiana parlata dai giovani, ho i miei dubbi che sia ottima e questo é in parte dovuto all'uso smodato di sms per comunicare (lessico povero, ridotto ai minimi termini, abbreviazioni...) Un abbraccio a te e a Ivonne

guidoleonelli :
guidoleonelli18.10.2019- ore 23.00-
Cara Gina, i Prati Imperiali sono una nostra vecchia conoscenza, una prima invernale di qualche anno fa con le ciaspole; ma sono anche una bella passeggiata, non molto impegnativa, da fare in ogni stagione. Avrai occasione di farla anche tu. Tanti sono purtroppo i segni lasciati, ormai un anno fa, dalla tempesta Vaia ma i lavori, come in ogni altro luogo, fervono anche qui.

Ti ringrazio per quello che dici delle poesie, mi fa piacere che ti siano piaciute. Non voglio tornare nei particolari ma mi pare che tu abbia ben colto quello che io desideravo dire. In "A Laura" credo che sia chiara la riconoscenza che devo ad una persona speciale in un momento speciale per le difficoltà soprattutto psicologiche che comportava.
Dell'altra poesia, mi va molto bene e mi fa piacere l'intetrpretazione che le dai tu. Il silenzio è diventato un aspetto fondamentale e ricorrente dei miei versi.

Infine sulle tue osservazioni sul colloquio fra Camilleri e De Mauro, non voglio mettere becco: ho troppa stima per queste persone che tanto hanno fatto, fino a pochissimo tempo fa, a favore della lingua e dei dialetti. Ma riconosco che quanto dici tu possa avere dei fondamenti.

Gina :
GinaCaro Guido, concordo sul fatto che Camilleri e De Mauro siano i linguisti per eccellenza e che tanto abbiano fatto per la nostra lingua. La mia é una considerazione da insegnante. Mi dispiace che i ragazzi nello scritto utilizzino per lo più una lingua colloquiale e informale, fatta di parole "accorciate" provenienti dal linguaggio della pubblicità e dei mass media, di abbreviazioni, di sigle, di internazionalismi tipici delle chat e degli sms. É una sorta di lingua immediata in cui si riconoscono e dalla quale alcuni faticano a staccarsi. C'è poi il problema che pochi leggono e molti passano il tempo a guardare video su youtube ecc. di dubbia cultura. Un abbraccio e a presto.

guidoleonelli :
guidoleonelli19.10.2019 -ore 20.30-
Ciao Gina, forse c'è stato un malinteso che potrebbe derivare dalla nevessità di contestualizzare quanto i due grandi linguisti affermano. Si deve infatti ricordare che si usciva da un lungo periodo nel quale ognuno parlava la propria lingua e dove era facile non capirsi: l'italiano ancora non esisteva, In questa situazione i giovani studenti sono stati i primi ad apprendere una lingua non per tutti così facile.
Che poi, col passare del tempo, le cose siano cambiate, è una cosa che stà sotto gli occhi di tutti. Ai giorni nostri, tu insegnante, sai meglio di me che la lingua italiana è spesso violentata soprattutto da parte dei giovani. E non mi dilungo nei dettagli che molto bene hai meso in luce tu.
Grazie. Ciao

annamaria :
annamariaSto aspettando di evacuare in questa domenica bombarola, ma mi sono alzata molto presto e ho fatto in tempo a leggere l'abbondante materiale che hai postato recentemente, sempre così godibile. Mi sono soffermata sulle foto così eloquenti e belle. Dell' "asado" quasi si sente il profumo. Davvero pittoresco e bello il sentiero fra la roccia del Giro delle tre cime. Ogni tanto è anche concesso di farla fuori dal vaso; rende molto l'idea questa espressione. Dei Prati imperiali, molto bella la chiesetta e mi affascinano sempre le fontanelle alpestri, che non si chiamano così. Anzi mi ridici il loro nome esatto? Toccano le corde del cuore le tue poesie: le rileggerò e le riascolterò quando troverò un po' più di tempo. e così pure mi soffermerò con più attenzione sulle lezioni di italiano. Spero che a LAURA abbia inviato la tua toccante poesia. La farai commuovere. Grazie di tutto. Buona domenica a te e a Ivonne.

guidoleonelli :
guidoleonellidomenica, 20.10.2019 -ore 15.10-
Ciao Annamaria,
Già, oggi per voi bolzanini si tratta di una giornata,o di una mezza giornata di ... coprifuoco: artificeri superesperti devono, anzi a quest'ora hanno già disinnescato un "confetto" americano dell'ultimo conflitto. Chiusi in casa quindi o, addiritura fuori casa.
Giornata movimentata che però a te, come il solito molto mattiniera, ha permeso di leggere l'ultimo post e di commentarlo. Altri "amici" invece, dove il coprifuoco non c'è stato, pervicacemente tacciono. Ma, a volte, il silenzio è più eloquante di tante parole. Mettiamola così!
Ricorderai la "Ristomalga" dove, ormai qualche mese fa, abbiamo festeggiato i miei primi 80 anni: noi ci siamo ritornati con piacere.
Il giro delle tre cime, se hai letto con attenzione, era più il giro delle anticime, fatta eccezione per Cima Verde. Era molto tempo che non tornavamo in Bondone ed io, che come è risaputo sono molto furbo, ho pensato di farmi due passi quando ancora la mia radioterapia non era conclusa: nel massimo della forma quindi! La fontanella alpestre, come la chiami tu, incontrata invece lungo il bel percorso dei Prati Imperiali, è un tronco incavato che nel dialetto trentino si chiama "brènz" ma non domandarmi da dove derivi questo nome perché no lo so.
Le due poesie, di cui già sono arrivati graditissimi complimenti (leggi, se vuoi, quanto scrive l'amico Bruno Castelletti, esperto poeta dialettale veronese), ma non solo lui, mi sembra di capire che anche a te siano piaciute: la cosa non può che farmi piacere.
Non so se Laura si sia proprio commossa, so però e te lo dico con orgoglio, che mi ha risposto usando nei miei confronti frasi molto carine che hanno commosso me e mi hanno dato tanta gioia. Ti assicuro che per me si tratta davvero di una bella soddisfazione.

diaolin :
diaolinE mi te zercherò 'n te i òci de matèla
che mi sai che i slùse sèmpro
qoànche arènt gh'ès lì anca ti

guidoleonelli :
guidoleonelli21.10.2019 -ore 20.00-
Ciao Diaolin,
ti te sai che te pòdi zercarme quan che te vòi e te sai anca che te me tróvi endó che te sai.
L'importante è non smettere di cercarsi e, se possibile di trovarsi. Se poi ci sono anche gli occhi di una bella ragazza, beh meglio ancora.
Grazie, ciao.

Renata :
Renata23/10/2019
Ho finalmente trovato il tempo di leggere delle vostre camminate, delle discussioni sui linguaggi e dei contributi di pensiero, sentimenti e sensazioni degli amici del sito.Un post veramente ricco di parole misurate, di descrizioni minuziose, vi versi leggeri per pensieri profondi tinti di malinconia. Tu dici di stare a volte davanti al foglio bianco, con la sensazione di vuoto, senza trovare il tocco dell'anima. E poi ti e ci regali le tue poesie sempre cosi belle e, appunto, toccanti!
Si fa sera, l'autunno della vita. Io me ne sto seduta sul balcone a seguire l'orizzonte nelle linee del Rosengarten e respiro il silenzio. In silenzio abbraccio il mondo e ringrazio il Creatore. Magia del silenzio

guidoleonelli :
guidoleonelli23.10,2019 -ore 22.00-
Cara Renata, io credo di essere felice per come i miei amici corrsispondano alle mie provocazioni e per come riescano così bene ad esprimere ciò che provano.
Oggi, leggendo il tuo commento, e so che per una serie impegni non ti è sempre facile (tutt'altro) intervenire, mi sono sorpreso a epnsare che forse i versi più belli sono i tuoi. E non serve che siano dialettali. Sapessi quante volte avrei voglia di cimentarmi con l'italiano. Una volta lo facevo, ora quasi più.
"Si fa sera, l'autunno della vita... e repiro il silenzio, abbraccio il mondo ... magia del silenzio". Mi piacerebbe riuscire a mettere in dialetto queste tue parole. Che sia rimasta contagiata? mi domando. Ma la risposta è negativa: a te non servono i contagi.
Mi fa piacere ovviamente quando parli di versi leggeri tinti di malinconia, che è un po' una costante dei miei versi. La sensazione e l'amarezza che provo di fronte ad un foglio bianco e ad un lapis muto, come dicevo già a qualche amico prima di te, è però davvero una sensazione che mette tristezza, quasi angosciante. E per riuscire a scarabocchaire due righe è proprio necessario essere in pace dentro e fuori, particolare che non è sempre così facile incontrare sulla propria strada.

È un post questo che mi ha dato tanta soddisfazione a cominciare dalle parole di Saverio, sempre così semplici e nel contempo sempre così cariche, passando attraverso qualche sentiero lungo il quale ho trovato anche la "mia" Laura (con Petrarca ho trovato un accordo) che, guardacaso, proprio domani incontrerò nuovamente dopo parecchio tempo.
Questo mio piccolo sito, lo dico oggi, ma potrei ripeterlo ogni volta, mi dà l'amicizia che non ho la fortuna di avere fuori e vorrei che i miei amici capissero quanto questa loro amicizia sia imporante per me e quanto mi piacerebbe che la nostra amicizia sia vicendevolmente importante per ciascuno di noi.
Grazie Renata; ciao e a presto.

annamaria :
annamariaSolo una piccola aggiunta, perché ho letto il commento di Diaolin e mi sembra così in sintonia con lo stato d'animo che tu hai espresso nella poesia. Bello! Complimenti a lui e ancora un caro saluto a te.

guidoleonelli :
guidoleonelli26.10.2019 -ore 17.50-
Ciao Annamaria,
credo che abbia fatto un bellissimo complimento a Diaolin che ne andrà orgoglioso;
Diaolin è un vecchio amico, artista della parola scritta e recitata e come tale, sa dire cose profonde con poche parole ben collocate.

diaolin :
diaolinMi state facendo arrossire, grazie dell'apprezzamento.



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Articolo tratto da: Guido Leonelli - http://www.guidoleonelli.altervista.org/
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