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Corna Vecchia e Monte Vignola - VUKOVAR

 

 

Da Limone sul Lago di Garda, un'escursione sul Monte Corna Vecchia;

 

da Brentonico, il Monte Vignola e il Corno della Paura

 

 

 

 

V U K O V A R

 

una poesia da ascoltare o leggere

 

 

L'iscrizione al sito offre l'opportunità di intervenire

con osservazioni, critiche  e commenti

 


 

 

  Corna Vecchia, m 1.415                 domenica, 30.10.2016

 

- Dislivello: m 750

- Sviluppo: km 10,5

- Tempi: netto ore 5.00 salita ore 2.45 discesa ore 2.15

- Carte: Kompass 690, Alto Garda e Ledro; 1:25.000

 

Ritengo necessario chiarire subito che alla cima che la carta indica come “Corna Vecchia” non ci siamo arrivati o, se per caso ci fossimo arrivati, nessuna indicazione stava a confermarcelo; non solo ma, salvo errori (sempre possibili) del mio Runntastig, dove noi abbiamo deciso di fermarci perché oltre non si poteva proprio proseguire, ci trovavamo a quota 1.335, quindi 80 m più in basso, e solo qualche metro sopra un bivacco, forse poco invitante esternamente, ma molto invitante ed accogliente al suo interno, attrezzato ed arredato di tutto punto, del quale non abbiamo trovato il nome. Lo stesso non è riportato in cartina.

Da Limone, eravamo saliti in direzione Tremosine, fino a Voltino e da qui raggiunto Loc. Fornaci, m 715, dove abbiamo lasciato la macchina.

Ci mettiamo in cammino, proseguendo inizialmente sulla strada, segn. 268, che ben presto diventerà ripido sentiero, quando sono ormai le 9.45. Senza incontrare alcun cartello che ce lo confermi, raggiungiamo Bocca dei Sospiri da dove proseguiamo seguendo il sentiero segn. 109. Senza lasciare lo stesso, raggiungiamo Loc. Degà, m 904 (ore 1.00) in corrispondenza del'incrocio col segn. 110, Bassa Via del Garda, localizzato quindi in posizione diversa da quanto riportato in cartina. Proseguiamo quindi col segn. 109, un sentiero a tratti molto sassoso e severo, a tratti quasi un vialetto pianeggiante all'ombra, tanto ricercata oggi con una giornata tanto calda. Lasciamo sulla nostra destra il sentiero 102 che scende a Limone (ore 0.30-1.30) e proseguendo sul 109, divenuto ora davvero ripido e impegnativo, arrivando infine al bivacco che dicevo, m 1.330 e ad un piccolo pianoro immediatamente sovrastante, m 1.335 (ore 1.15-2.45).

Ci guardiamo attorno un po' delusi e spaesati e quindi, unica via possibile, scendiamo qualche decina di metri a raggiungere la strada militare sottostante, m 1.290, dove ci concediamo la meritata pausa ristoro.

Qui passano alcuni bikers, con biciclette di diverso tipo che scendono fino a Vesio, dove arriva la strada ma di gente che, come noi in montagna ci va per camminare, nemmeno l'ombra. Tanto caldo qui: addiritura 18 C° all'ombra!

Sono già le 13.30 quando ci mettiamo in cammino verso valle seguendo la comoda strada, segn. 106 e, attraversando alcune gallerie, raggiungiamo sulla nostra sinistra il sentiero 213, il solito sentiero sassoso, sconnesso spaccagambe del rientro; con una segnaletica scarsissima che obbliga spesso ad indovinare se andare a destra o a sinistra, troviamo il segn. 209, assente in cartina, per Degà (ore 1.00-3.45) e proseguiamo col 213 che ci riporterà alla macchina (ore 1.15-5.00).

Escursione che risulterà alla fine piuttosto faticosa, anche e forse soprattutto per il gran caldo. Durante il percorso avremo modo di vedere alcune cime note quali il Monte Vestone, il Monte Carone e il Monte Tremalzo ma anche il Biavena, lo Stivo, il Bondone il Telegrafo.

I sentieri sono spesso privi della necessaria segnaletica e la loro manutenzione, pur considerando la scoscesità dell'acqua piovana, lascia spesso molto a desiderare.

 


il Lago di Garda

col Monte Baldo

colori

equilibri


incontri

bivacco (anonimo)

galleria militare


percorso

 

 

 

 

verso Monte Vignola

  Monte Vignola e Corno della Paura,        giovedì 3.11.2016

 

- Dislivello: m 780

- Sviluppo: km 10,700

- Tempi: comlessivo netto ore 3.20

- Carte: Kompass 691: Monte Baldo Nord; scala1:25.000

 

Eravamo arrivati fin quassù già altre volte qualche anno fa, salendo dal castello di Sabbionara, superando un dislivello di 1.400 metri: una salitina niente male che le ginocchia e la schiena di adesso non sopporterebbero più. Una volta almeno ci eravamo venuti con Rino, un amico di Avio, che credo ogni tanto mi legga ma di cui abbiamo perso le tracce, passando per l'accogliente bivacco Vignolet.

Questa volta abbiamo affrontato la salita dal versante di Brentonico ed è tutta un'altra cosa: molto più dolce, in gran parte su strade militari o altrimenti su facili sentieri su e giù fra dolci colline in un ambiente che invita al ralax e che merita di essere ammirato. Si tratta di un'escursione, che può essere anche più breve, e che mi sentirei di raccomandare anche a famiglie con ragazzini e che ciononostante, porta a delle discrete altitudini dalle quali, in giornate limpide, si può godere di superbi panorami.

Qui vale la pena venirci tutte le stagioni: dalla primavera a godere di una fioritura con varie specie tipiche del Baldo, ma anche in estate, godendo di un'arietta che quassù non manca, in autunno a godere i colori che estesi boschi di faggio caricano di un bel marrone color tabacco, e in inverno con o senza sci, con o senza ciàspole. Le strutture ricettive e le attrezzature non mancano, così come non mancano le malghe con i loro animali, i formaggi ed i loro prodotti tipici.

A causa di un ingorgo stradale che ci costringe prima ad una fila e poi ad un percorso più lungo, arriviamo alla Polsa e siamo pronti a partire soltanto alle 10.00 ma la giornata è bella, non fa molto freddo e, quel che più conta, il sole pare intenzionato a tenerci compagnia a lungo.

Parcheggiamo la macchina al “Bellavista”, una residenza turistico alberghiera con apertura tutto l'anno www.iniziativeturistiche.eu ma anche www.hotelresidencebellavista.eu, dove consumiamo il caffè facendo due parole con la simpatica e cordiale proprietaria.

Ci avviamo poi senza nesuna fretta e con il proposito che dovrà trattarsi di una giornata di montagna leggera, da gustare guardandoci attorno e scoprendo quanto il percorso ci offrirà.

Ci troviamo a circa 1.250 m di altezza e ci avviamo per una dolce stradina in falsopiano contrassegnata col segnavia F18 che ci porterà, una mezz'ora dopo, a passare a Malga Vignola, m 1.450. Ci troviamo, è opportuno precisarlo, su un territorio che ancora porta evidenti i segni della presenza delle truppe austroungariche della prima guerra: trincee, gallerie, postazioni non mancheranno per l'intero percorso.

Interessante, anche perché è la prima volta che ci capita di fare un incontro con un manufatto che non conoscevamo, che incontreremo poco dopo e che molto bene si potrà vedere da Cima Vignola dove siamo diretti: si tratta di una “superficie di raccolta di acqua piovana per la cisterna realizzata dall'esercito austro-ungarico in preparazione della Prima Guerra Mondiale”, così come esattamente recita uno dei diversi cartelli che incontreremo nella nostra giornata e che si alterneranno con informazioni sulla flora e sulla geologia della zona. Lentamente la strada, divenuta ora comodo sentiero, sale e, in breve tempo, ci porta in cima al Monte Vignola, m 1.606 (con ben due croci sommitali poste a breve distanza) dove diversi e ben conservati soni i resti di postazioni, trincee, galletrie e da dove il panorama si apre sulla valle sottostante e ci offre un panorama che va dal Gruppo Adamello-Presanella, al Brenta, con la testa un po' fra le nuvole, ai più vicini Stivo, Bondone, Vigolana, Pizzo di Levico, Lagorai con Cima d'Asta, Carega, Castelberto, Corno d'Aquiglio, Baldo e Altissimo, col Rifugio Damiano Chiesa, per limitarmi alle catene e ai monti a noi più noti e familiari.

Ci concediamo una bella sosta prima di riprendere il nostro cammino scendendo e poi salendo in direzione Corno della Paura lungo una strada militare in ottimo stato, segn. 687-686. Anche in questo tragitto, le soste saranno numerose per poterci documentare alle varie “stazioni” illustrate che molto bene offrono utili spiegaioni della zona; non mancherà nemmeno qualche divagazione dal percorso, una delle quali, un bellissimo punto panoramico con la solita gigantesca croce ma privo di qualsiai nome. Procediamo senza nessuna fretta con il Corno dell Paura ormai in vista; qui ricordiamo di averlo salito la volta scorsa per un sentiero attraverso i prati e quindi oggi scegliamo di proseguire per la strada militare che sale da Bocca d'Ardole (da dove sarebbe agevole far rientro alla macchina) e, attraverso alcune gallerie, ci porta alla cima, m 1.539. Anche qui, come lungo il percorso, numerose sono le testimonianze militari.

Abbiamo superato ormai le 13.00 e questo appare il posto più indicato per la nostra sosta panini, godendo si due provvidenziali tavoli con panchine. Il sole fa il suo dovere, ci godiamo una temperatura di 12C° e un'oretta dopo, inizieremo a scendere. Passiamo alla Malga Travecchio di Sopra e alla Malga Susine e, poco dopo, saranno soltanto le 14.40, saremo di ritorno alla macchina.

In conclusione: giornata di facile montagna con un bilancio complessivo ampiamente positivo in una giornata, stiamo decisamente andando verso l'inverno, dal clima mite e con un bel sole a tenerci compagnia.

 



Cima Vignola


superficie di raccolta

acqua piovana

 


 

postazione
 

 

M.Vignola andando

verso il Corno della Paura
 



geologia

 

gallerie militari
 



Corno della Paura

 

percorso
 

 

 

 

 

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Vukovar 1991-2016

   "Vukovar e il Danubio: un abbraccio inseparabile tra una città prestigiosa e il grande fiume d'Europa. Distesa come un corpo sinuoso lungo il corso d'acqua che oggi separa Crazia e Serbia, testimone degli scontri secolari tra Cristiani e Musulamani in questa propaggine della pianura pannonica, Vukovar è città barocca, mitteleuropea, resa prospera da Tedeschi, Magiari, Ebrei, Serbi, Croati, ...; nota per la sua forza economica nell'Ottocento asburgico  in epoca jugoslava per il livello di benessere raggiunto dalla popolazione, per l'alto numero di matrimoni misti,..

    La guerra di dissoluzione della Jugoslavia e l'assedio della città tra agosto e novembre 1991 la sconvolgono dalle fondamenta: morti, colonne di profughi, distruzioni enormi. Con un difficile dopoguerra alle spalle, Vukovar soffre ancora oggi i traumi delconflitto e sconta la dolorosa divisione interna tra Serbi e Croati" (da www.viaggiareibalcani.it).

 

   Per il 25° della liberazione dall'assedio di Vukovar, ho avuto occasione di andare alcuni giorni, con Viaggiare i Balcani a Vukovar, città sul Danubio al confine orientale della Croazia con la Serbia. 

Credevo, e forse mi illudevo, di essermi fatto un'idea sulla guerra dei Balcani, attraverso alcuni viaggi a Prijedor, altra città martire al Nord della Bosnia che porta ancora segni indelebili di quella tremenda esperienza, poi a Sarajevo e Mostar.

Ne sono uscito sconvolto, con le mie “certezze” in conflitto fra loro: sbriciolate o a volte rafforzate e con una grande confusione in testa ma con una certezza: in quei Paesi le braci sono tutt'altro che spente, covano ancora sotto la cenere. E, quel che è peggio, nel disinteresse totale del mondo. Tutto ciò mentre alcuni Paesi dei Balcani, hanno iniziato a percorrere la strada che li porterà in Europa. In questa povera Europa.

Credo che più che a mie confuse parole, a chi fosse interessato, convenga leggere ciò che ora, a distanza di 25 anni, è pubblico, anche se, ancora in buona parte, incerto. Io mi limito a proporre alcuni immagini, mentre mi rimane indelebile nella mente una frase, nella chiesa dei frati francescani, quella del Cristo ferito: “Dio perdona, i serbi no”.

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Vukovar

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Vukovar

 

http://www.eastjournal.net/archives/22280

 

www.cnj.it/documentazione/interventi/gabanelli1993.htm

 

https://www.youtube.com/watch?v=ALkeuB5ZRok

 

 


simbolo dell'assedio


prima e dopo
 


il Cristo ferito

uno dei tanti cimiteri

la commemorazione

 

corteo:uno striscione
 

 

 

 

 

 

 

   Vukovar, 2016

 

   I se l'à sbregada a zacóni

   zacóni de ràbia sbregadi 'ntrà róze de sangue.

   Fòghi à brusar speranze e progeti

   sopelì familie 'n le so cà

   sgualivade sót a na coèrta spéssa de zéndro

   endó che teste no le se sfredìs

   e autorità da la panza sgiónfa

   le pensa a spacar gambe

   de scagnèi scorlènti za assà.

   Sófia a tegnìr vive ancór brase che ùmega

   camìse négre 'ntrupade

   camìse e telare colór de l'òdio

   che le se varda de sbighèz

   le se studia le se dà dént zinzegando

   spetando ancór che zòghi de distruzión

   i tróva nòvi sintéri

   'ntrà zimitèri che i va per sóra.

 

   Nasse fiorati che de ste storie no i sa

   ma che i àrfia demò velén

   dént a óri seradi, ramade, fili spinadi

   che i empedìs de slongar manòte

 

 

 

Ascolta la poesia

 

Ascolta la poesia

 

Vukovar, 2016

Se la sono strappata a bocconi/ bocconi di rabbia strappati fra torrenti di sangue./ Fuochi hanno bruciato speranze e progetti/ sepellito famiglie nella propria casa/ appiattite sotto una spessa coperta di cenere/ dove teste non si raffreddano/ e autorità dalla pancia gonfia/ pensano a spaccare gambe/ di sgabelli già abbastanza traballanti./ Soffiano a tenere vive braci che ancora ardono/ camicie nere intruppate/ camicie e telare color dell'odio/ che si guardano di traverso/ si studiano, si urtano provocando/ aspettando ancora che giochi di distruzione/ trovino nuovi sentieri/ fra cimiteri che debordano.//

Nascono fiorellini che di queste storie non sanno/ ma che respirano solo veleno/ rinchiusi dentro a confini, reticolati, fili spinati/ che impediscono di allungare manine.

21.11.2016

 

 

 

 

 

Non vorrei banalizzare Vukovar, il suo assedio, i bombardamenti, i tanti morti, la conseguente distruzione, della quale i giorni scorsi ho avuto occasione di prendere diretta visione, ma oggi, 24.11, passando per una centralissima via di Trento, sono stato riportato a scene che, in un attimo, mi hanno richiamato quanto visto proprio a Vukovar, città martire del 1991. Sono rimasto a bocca aperta, trasognato: la nostra città capoluogo, di una Provincia "laboratorio" non è stata recentemente bombardata, mi pare...eppure...!

 

(Lascio a chi mi legge, se ne avesse voglia, indovinare di che via, del centro cittadino, si tratta).

 

 

bombe anche a Trento?

 

 

 

 

Immagini e versi sono protetti dai diritti d'autore.
Chiunque potrà comunque provvedere alla riproduzione totale o parziale, riportando correttamente la fonte e il nome dell'autore.
Normativa legge 22.04.1941 n.633 e successive modificazioni

 

Per cortesia,

 

considerate la salvaguardia dell'ambiente

 

prima di stampare.

 


Postato 28 Novembre 2016 -

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Commenti:


alberto :
albertoI sentieri sembrano molto suggestivi ed interessanti, chissà un giorno ....., mentre la poesia, nella sua crudezza, testimonia la sofferenza, e quanto questa sia Nulla rispetto alla bramosia del Potere, potere però che si alimenta anche dai nostri "piccoli" privilegi, a cui faremo bene a rinunciare in favore di Diritti Universali ! Un saluto da nonna full time Emma e nonno part time Alberto.

Saverio :
SaverioCiao Guido,
come avevo sospettato dal ritardo, che tu definisci a ragione "inusuale", eri in altri luoghi.
Prima di tutto volevo dirti che stavo per scrivere "che bella la poesia", poi ho pensato che l'argomento trattato non lo permette e quindi dirò che è veramente molto toccante e ben rappresenta quei drammi umani e materiali che pesano ancora troppo su chi è stato coinvolto o anche solo sfiorato da tale brutalità. Lode quindi al poeta.
Grazie anche per le due escursioni; conosco i luoghi ed è sempre bello "rinfrescare" la memoria.
A proposito di memoria: come avevi descritto in qualche occasione, ti/vi era capitato di fare una bella escursione e di realizzare solo a posteriori di averla già fatta anni prima. A me/noi è capitato la scorsa domenica, ma si trattava di un itinerario già percorso solo un anno prima....
Un caro saluto.

Daniela :
Danielacaro Guido,
complimenti come sempre per le dettagliate descrizioni delle vostre escursioni, ma stavolta vorrei parlare soprattutto della poesia, i cui bellissimi versi rispecchiano perfettamente le sensazioni che anche noi abbiamo avuto, nel corso di un'analoga visita a Vukovar di due anni fa. Mi dispiace proprio leggere dalla tue parole che le "camìse e telare colór de l'òdio" non hanno rinunciato a " tegnìr vive ancór brase che ùmega". Molto tenera e mi pare piuttosto pessimistica la visione delle nuove generazioni che, respirando il veleno dell'odio, difficilmente saranno disposte ad allungare le mani verso una differente visione del mondo. Speriamo che le tue parole possano essere smentite, ma certo non è facile e, come dice Saverio, tutti dovremmo fare la nostra parte.
Per quanto riguarda invece la chiesa che sembra bombardata, è capitato anche a me di vederla di recente, in via S. Giovanni Bosco, scendendo verso Piazza Fiera. Spero che la tua fotografia si riferisca alla Chiesa del Redentore, e che non ce ne sia un'altra in quelle condizioni!
Un caloroso saluto a te, ad Ivonne, ai nonni full e part time e a quanti altri avranno voglia di intervenire.

guidoleonelli :
guidoleonelli28.11.2016 -ore 21.35-
Ciao Alberto, nonno part time, cosa della quale mi pare vada giustamente molto orgoglioso.
I nipotini intanto crescono e arriverà quel giorno che li porterai con Emma, nonna full time, a passeggiare sui sentieri che, potrai raccontare, te li aveva descritti un amico che di scacchi era una frana.
Quanto ai mie versi, e avendo ancora sotto gli occhi quella, ma non solo quella, situazione, non posso darti torto quando inviti a fare tutti il proprio piccolo passo. Ma che fatica Alberto se contemporneamente penso e vedo che c'è chi potrebbe, avrebbe i mezi, ma opera soltanto pro domo sua.
Ma lo storia, purtroppo si ripete, ad ogni latitudine e ad ogni tempo; credimi che vorrei essere ottimista ma, e non solo per Vukovar, faccio davvero fatica.
Ancora più apprezzata allora la tua amicizia: grazie.
E un carissimo saluto a te e naturalmente a Emma.

guidoleonelli :
guidoleonelli28.11.2016 - ore 21.50-
Ciao Saverio,
non è il caso tuo ma devo trovare l'ocasone di ringraziare chi, ogni tanto, richiama la mia attenzione su errori miei nel testo. Capita a chi scrive e non ha un correttore di bozze.
Intanto grazie per avermi assolto per il mio ritardo: ero davvro in altri luoghi, in luoghi dove la vita, per troppa gente, è ancora molto dura e non offre grandi prospettive né vicine né lontane.
Se con i miei versi, come mi fai sperare tu, fossi riuscito a rappresentare anche soltanto una piccola parte del mio sconcerto, avrei raggiunto un risultato che io stesso definirei positivo.
Interessante poi quello che racconti a proposito della nostra memoria e incoraggiante, per un certo verso. Perché se succede anche a voi giovanotti, almeno in parte, io che giovanotto ero una volta, mi sento un po' giustificato e in buona compagnia. Ma chi se ne intende fa osservare che la memoria può essere considerata come una grande cassettiera con mille cassetti e cassettini. A me, a volte, quando cerco una giustificazione, capita di dirmi che forse i cassetti, in quel momentom particolare, erano troppo pieni. Credo però che sia importante, oltre a scherzarci su, che il "fenomeno" non capiti troppo spesso.

guidoleonelli :
guidoleonelli28.11.2016 -ore 22.20-
Cara Daniela,
sempre precisa nei tuoi commenti, non ti sfugge mai nulla. E allora, andando in ordine, direi che la seconda delle due ecursioni, in località neanche troppo lontana, è sicuramente anche alla tua portata: penso te lo possa garantire anche il tuo Roberto. Eppoi ha di buono che può ssere interrotta in più punti, per tornare alla macchina, senza obbligatoriamente fare tutto il percorso.
Ma non era questo il punto principale, visto che ho voluto inserire, a caldo, anche l'esperienza di Vukovar. Ma a questo proposito, sai che la nostra bravissima guida e comune amico Leonardo conosce tutti i componenti della tua famiglia per nome?! Dovete aver lasciato qualche segno importante!
E, incoraggiato anche dai tuoi ricordi, riconosco che nei miei versi non ci sia spazio alcuno per l'ottimismo: mi domando come si potrebbe essere ottomisti in una situazione del genere; più facile credo sarebbe cadere nell'indifferenza. Ed allora ecco che torna buono l'invito di Alberto, ma quante volte ce lo siamo ripetuto vicendevolmente!?
E come potevi Daniela non trovare la risposta anche all'indovinello? Sabato sarò di nuovo da quelle parti e mi ripromettevo, con un po' più di calma, di controllare se quella chiesa semidistrutta avesse anche un nome; ma adesso ci hai già pensato tu e ti ringrazio. Mi rimane la curiosità di sapere perché sia in quello stato. Che abbia contribuito anche questo poco edificante quadretto a farci perdere il 1° posto nelle graduatorie italiane della città dove si vive meglio? Sicuramente avrai sentito che quest'anno siamo soltanto secondi, dietro a Mantova, e ti lascio immaginare la mia meraviglia (e la mia malcelata soddisfazione) per Bolzano...
Grazie infine per i tuoi sempre graditi saluti che distribuisci urbi et orbi e che ricambio (mio papà diceva "ai furbi e agli orbi"), sperando che altri amici ti leggano.

Daniela :
DanielaCaro Guido, mi pare che sei tu quello a cui non sfugge niente! infatti il mio riferimento era relativo al commento di Alberto e non di Saverio. Pur avendo conosciuto entrambi, non so perché nella mia testa i loro nomi si sono "scambiati". Chiedo scusa ad entrambi, farò più attenzione ed approfitto per salutarli, insieme alle loro simpatiche mogli. E di nuovo saluti anche a te, anche da parte di Roberto.

Renata :
RenataCaro Guido e cari amici del sito. La poesia è graffiante e incita a pensieri di crudeltà che sempre si rinnova. Il resto diventa un lusso per pochi fortunati che se lo trovano senza alcuna fatica.I fortunati siamo veramente pochi: si distrugge ad Aleppo, dove è già stato tutto distrutto; si distrugge il territorio, la casa, la cultura, la storia e il futuro: si distrugge la persona in ogni latitudine. I fortunati si arrogano il diritto di chiamare clandestini quelli che fuggono dalla crudeltà. E anche questa è crudeltà, anche se le macerie non sono così percepibili. Mi unisco alla voce degli amici: ognuno faccia la sua parte di costruzione e ricostruzione. Direi che la tua poesia è già una voce che grida per svegliare gli indifferenti. Zeta e esse sferzanti e sibilanti per dare il suono giusto ad ogni verso di denuncia e desolazione. Però nascono 'fiorati' e sapranno allungare le 'manote' seppure con tentativi dolorosi e speranze deluse. Qui, per finire la predica, metterei la tua bella foto con la didascalia 'colori'

annamaria :
annamariaChe abbondanza di notizie e considerazioni questa volta!E' così che rendete vivave e ricca la vostra vita; bravi.A proposito della vostra visita a Vukovar, comprendo quanto ne siate rimasti colpiti e sconvolti; bella fedele testimonianza la poesia. Hai ragione: non ci si rende conto, non si immaginano i disagi e le sofferenze tuttora presenti in quei luoghi martoriati. Belle le due gite in montagna; forse un po' tormantata la prima, non sempre agevole.. Io che vi partecipo comodamente seduta, me le godo e le ripercorro soprattutto guardando e riguardando le fotografie sempre assai eloquenti. Grazie e buone prossime avventure. Un abbraccio a te e a Ivonne,

guidoleonelli :
guidoleonelli1.12.2016 -ore 18.30-
Ciao Renata,
che belle le tue riflessioni, così profonde, così vere, direi anche quasi così ... scontate. Ma purtroppo sono tutt'altro che scontate. La nostra apatia, il nostro disinteressae ci fa apparire tutto nella norma: il nostro star bene come lo star male di tanta gente. "Crudeltà", la nostra e quella che in tante parti del mondo materialmente viene esercitata, mi pare proprio il termine più appropriato.
Molto di più dice il tuo commento, che richiama anche le condiderazioni di altri amici che ti hanno preceduta, rispetto ai miei versi che non sono, come vorrei, sufficientemente "di denuncia e di desolazione".
Ho trovato, in queste tue espressioni, quanto diceva Vincenzo Passerini nella presentazione alla mia "Sgéve de vita" parlando delle mia poesie: "segnate da un fortissimo bisogno di indignazione e da un fortissimo bisogno di liberazione ... dall'indifferenza, dalla paura...".
Eravamo nel 2001/2002 ma mi pare che, sotto questo profilo, il tempo non sia stato galantuomo, tutt'altro.
Tu però trovi ancora la capacità di vedere manine che si allungano oltre reticolati e fili spinati ed è questa una capacità che io, per indole forse troppo pessimista, non riesco spesso a vedere.
Grazie Renata, ciao.

guidoleonelli :
guidoleonelli1.12.2016 -ore 18.40-
Ciao Annamaria,
e grazie per aver unito le tue parole a quelle di altri amici; dovrei in parte ripetermi rispetto a quanto dicevo, poco fa, con Renata. Probabilmente, anzi certamente, non sono stato in grado non tanto di presentare la situazione dramamtica, quanto piuttosto di esprimere i groppi che andavano mano a mano formandosi nella mia testa e nei miei sentimenti. Sto invecchiando e la decadenza appare spesso evidente anche nei miei versi. La cosa naturalemnte non può che dipiacermi.
Riguardo alle due escursioni, dici bene tu e ti vorrei suggerire di rileggere quanto, riscontrando il commento di Daniela, dicevo a lei in apertura.
Le ultime tue parole mi suonano come un augurio, di cui ti ringrazio e del quale credo di avere bisogno.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCaro Guido, di ritorno da Parigi un po malconcio ho visitato il tuo sito e ho letto delle tue escursioni che parlano di luoghi ,questa. volta, a me noti e che amo molto.Leggo anche del tuo viaggio nella martoriata città di Vukovar ,leggo la tua poesia molto struggente e che mi è arrivata in fondo all'anima.Questa mattina e questo inizio settimana è per me molto grigio ma non voglio spiegarne le ragioni per una questione di rispetto delle altrui opinioni.E penso anche che dopo le lacrime tornerà il sorriso.Un caro saluto Bruno

guidoleonelli :
guidoleonelli5.12.2016 -ore 17.00-
Caro Bruno ben rientrato.
Spero che non sia per motivi di salute il tuo essere malconcio. Mi fa piacere che finalmente ci ritrovaiamo sui medesimi sentieri di montagna e molto piacere mi fanno le tue belle parole sui miei versi che ho voluto dedicare a Vukovar.
Per il resto, fai bene a non spiegarmi le ragioni del tuo grigiore, ti posso però dire, con assoluta certezza, che si tratta delle medesime ragioni mie e di quel 40% che, come noi, ci avevano creduto. Nemmeno io voglio andare più avanti su questo argomento ma mi domandavo con che maschera alcuni personaggi, risultati del tutto ininfluenti, si presenteranno domani e nei prossimi giorni.



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