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Malosco ricordi e poesia, dialetto, neve di Villandro

 

 

 

M A L O S C O:  el Chiapitèl de Sant Antoni

 

ricordi in versi

 

EL CANTON DEL DIALET -2-

 

sulla neve dell'Alpe di Villandro


 


 

 

 

 

 

   Recordi de Malós'c'

 

   El se tègn co le ónge a le pontare

   che le porta fin su 'n zima, enfin al Doss

   a bóschi che profuma de magia

   che i conserva recordi de la zoventù.

  

   Vedo me mama che la vèn zó da le Dasìne

   con na borsata de legnòti per far fòch

   vedo 'l zio Méto co la pipa su la banchéta

   e rampegón per le contrade

   la Paola, el Marco co la Lia,

   no ò desmentegà la Gigia e 'l Celestìn

   la sióra che la m'à tòt fòr da la fontana

   el nono con la Balila e 'l beretìn,

   el Cesare col car e con i bòi

   la montesón che l'era na gran festa

   bachéte col Ricardo per i lugherini;

   e vedo ancor todeschi che i scampéva

   paróni del somàs e dé la córt.

   Me recordo putèle che rivéva da l'Italia

   dal Cirillo ne trovéven en la taverna

   le stornìsie che me vegìva alór.

 

   Paesòt che 'ntél me còr t'ài fat el nif

   che te me tègni en vita con en zèrlo de recordi

   se pòdo rampegarme su le to pontare

   son l'òm pu contént che gh'è a sto mondo.

 

 

Ascolta la poesia

 

Ascolta la poesia

 

Ricordi di Malosco

Si aggrappa con le unghie alle salite/ che portano fino in cima, fino al Dos/ a boschi che profuman di magia/ che conservano ricordi di gioventù.// Vedo mia mamma che scende dalle Dasine/ con una borsetta di legnetti per far fuoco/ vedo lo zio "Méto" con la pipa sulla panchina/ e arrampicare per le strade/ la Paola, Marco con la Lia,/ non ho dimenticato la Gigia e Celestino/ la signora che mi ha tirato su dalla fontana/ il nonno con la Balilla e il berettino,/ Cesare col carro e con i buoi/ la "montesón" che era una gran festa/ vischio col Riccardo per i lucherini/ e vedo ancor tedeschi che scappavano/ padroni del “somàs” e della corte./ Mi ricordo ragazze che arrivavano dall'Italia/ ci trovavamo nella taverna da Cirillo/ e mi venivano allora le vertiggini.// Paesino che nel mio cuore hai fatto il nido/ che mi tieni in vita con una gerla di ricordi/ se posso arrampicarmi sulle tue salite/ son l'uomo più contento al mondo.

G.L. 17.01.17

Musica: "Summertime on sax"

 

 

 

El cantón del dialèt -2-

 

 

Il dialetto è parlato, più o meno bene, da tanta gente, soprattutto dalle persone più anziane. Ma come l'italiano, anche il dialetto va anche scritto con cura, non così come capita, rispettando norme e regole ortografiche.

Purtroppo, o forse per fortuna, a tutt'oggi manca una grammatica dei dialetti, ma ciononostante esistono alcune regole, accettate ormai da quasi tutti coloro che per un motivo o per l’altro scrivono in dialetto, che vanno rispettate perché il dialetto si salva non solo parlandolo ma anche scrivendolo e scrivendolo in modo corretto soprattutto nell'ortografia, in modo da non costituire problema per chi lo dovrà poi leggere. Le regole delle quali si diceva, derivano dalla lettura dei maggiori poeti dialettali contemporanei nonché da una serie di dizionari (quasi uno per ogni valle).

 

Il dialetto di Trento ha alcune sue proprie caratteristiche, che non sempre si ritrovano negli altri dialetti trentini.

Per quanto sopra mi rifarò a Elio Fox, "L'Esame di dialetto", Panorama 1998

 

Ma verranno trattati, volta per volta, non solo aspetti grammaticali o ortografici ma anche altri aspetti, altre cartteristiche, altre curiosità del nostro bel dialetto.

 

Gli accenti  in dialetto assumono una grande importanza  che qui, molto brevemente vediamo.
 

Nella lingua italiana le vocali vanno distinte fra:

- vocali alfabetiche, in numero di cinque: a, e, i, o, u

- vocali fonetiche, in numero di sette:

a, è (aperta), é (chiusa), i, ò (aperta), ó (chiusa), u

 

Come si può notare, nelle vocali fonetiche, ci sono due tipi di e e due tipi di o che, a seconda dell’accento, vengono pronunciate diversamente.

Altra distinzione necessaria per pronunciare correttamente le parole italiane, ma ancor più quelle dialettali, è quella tra accento tonico e accento fonico.

 

 

Accento tonico è la forza, cioè il tono, che viene dato ad una sillaba fra quelle che compongono la parola: tàvola, sèdia, montàgna, ecc.

Con riferimento all’accento, le parole vengono definite come segue:

 

- tronche quando l’accento cade sull’ultima sillaba (zità, virtù, perché, ma anche fià, bevù,  fiór, paradìs, cadenàz, ecc);

- piane quando l’accento cade sulla penultima sillaba (agoléta/aquilotto,  andróna/via o vicolo, armèla/collare del cane, ecc.

- sdrucciole quando l’accento cade sulla terzultima sillaba (ànema, pégora, nùgola, màneghi)

Se nella lingua italiana, fatte salve alcune eccezioi, non si usa mettere l’accento sulle parole, nel dialetto è invece necessario l’accento tenendo presente però che dove la vocale o la sillaba tonica risulta scontata, il segno dell'accento può essere tralasciato.

Entreremo nei dettagli e negli esempi la prossima volta.

 

____________________________________________________

 

Espressioni curiose del nostro dialetto

Lavar zó (i piati), sugar su (da tera), tirar su (col nas ma anca le braghe), tòr su (na canzón), far zó (la pólver), far su (le màneghe ma anca le lugàneghe), far fòra (la casa ma anca "copar"), tacar su (al ciòdo), molarse zó (scominziar a nar en zó), molar zó (le braghe ma anca quatro siràche), dir su (la corona ma anca tòr en giro), dir drìo, (criticare, spettegolare), tòrse drìo (la morosa, la valìs), montar su (che nen a pè), saltar zó (desmontar), portarse drìo (pòrteme drìo anca mi), méter via (far órden, sgomberar), méter su (el capèl en testa, i scarponi, i ociai), binar su (qualcòs da tèra), farse dént (en classe, enté na compagnia), farse fòra (desmissiarse), tacarghe drìo (scominziar en laóro), tegnìr fòra (da la porta, dal frét, da le bèghe), cavarse fòra (per nar a dormir), sbregar su (en pefèl), sbregar zó (en manifesto), tacar su, méter su (cèla),  trarse zó (sul lèt ma anche nar zó de corda), trar zó (na pìrola, ma anche qualcheduni dal scagnèl), trar su (la legna sul tratór ma anca 'l disnar), tacarse su (e farla finida), ecc, ecc.

 

 

 

 

  Totenkirchl/ Chiesetta dei morti, m 2.186

 

- Dislivello: m 450 circa

- Sviluppo: 10-11 km

- Tempo netto A/R ore 4.00

- Carte: Kompass 056, Monti Sarentini; scala 1:25.000

 

Si tratta della prima di un terzetto di escursioni in A.Adige, dopo aver preso domicilio a Villandro, in Val d'Isarco e si tratta anche dell'unica giornata nella quale ci siamo goduti qualche ora di sole: molto spesso, mi sembra, le previsioni non ci azzeccano.

Molto brevemente: dall'Alpe di Villandro, m 1.744, seguendo il segnavia 6, si raggiunge e si supera la Malga Moar in Plun Alm, m 1.860 e, proseguendo per un percorso battuto, dove è sufficiente l'uso dei ramponcini, su un altipiano (“secondo per estensione in Europa”) reso bianchissimo da una recente leggera nevicata e trapuntato di casette e baite, si supera anche Köber Leger, per affrontare poi l'ultimo tratto, più in salita e non battuto, fino alla piccola chiesetta.

Si tratta di una meta che avevamo già raggiunto altre volte anche in in estate e che offre un gran bel panorama sul Sasso Piatto, Sasso Lungo, Gruppo Sella e, in parte sulle Odle ma con uno sguardo, più a Sud sul Catinaccio e sul Gruppo di Brenta ma che molto bene permette di distinguere anche il Monte Pascolo, oltre Velturno. Da qui, nella buona stagione è possibile proseguire per altre mete, fra le tante Monte Villandro che supera i 2.500 metri.

Il ritorno avverrà per il medesimo percorso.

 

La chiesetta, che sorge al termine di una Via Crucis di 4 km, si trova sul crinale che divide la Valle Isarco dalla Val Sarentino. Oltreché uno spettacolare belvedere, rappresenta un'importante meta di pellegrinaggio. Più volte ristrutturata, fu ricostruita nel 1899 e l'ulimo restauro risale al 1981. Al suo interno (ma la chiesetta era chiusa) presenta il Gruppo della Crocifissione. Fino al XVI secolo, sul lato della Val Sarentino, era attiva una miniera e, secondo la leggenda, nella chiesetta, che fu costruita probabilmente dai minatori durante il periodo della peste, fu luogo di rifugio dall'epeidemia anche per gli abitanti di Villandro.

 

 

è lei
 


la Totenkirchl

panorama

ritorno
 

il percorso
 

 

 

  Alpe di Villandro/ anello segn. 24

 

- Dislivello: m 150 circa

- Sviluppo: km 8,00 circa

- Tempo A/R: ore 2.30

- Carte: Kompass 056; Alpi di Sarentino; scala 1:25.000

 

Si tratta di un brevissimo e facile percorso alla portata anche di famiglie con bambini, che ci ha permesso di riposare dopo l'escursione di ieri e soprattutto di preparare le gambe per quella in programma per domani.

Le nuvole, abbastanza alte non ci impediranno di godere di un suggestivo percorso (interamente battuto) in gran parte attraverso il bosco, fra steccati di legno e baite e che prende l'avvio da Malga Gasser, proprio nei presi del parcheggio (4 Euro per l'intera giornata) e si sviluppa in un ambiente da fiaba fra alte piante e mughi coperti di neve. Si passerà alla Rinderplatzhütte e alla Moar in Plun Alm (aperta tutto l'anno), tel. 0472.843196 per chidere l'anello in discesa alla Gasser Alm.

 


è lei

sono io

Plun Alm

il percorso

 

 

  Felturner Hütte, m 2045


- Dislibello: m 450 circa

- Sviluppo: km 16 circa

- Tempo netto di A/R: ore 6.00

- Carte: Kompass 0.56, Monti Sarentini; scala 1:25.000

 

Dopo una notte in cui era quasi incessantemente nevicato, il cielo plumbeo e le nuvole basse avrebbero potuto scoraggiare chiunque dall'intraprendere un'escursione che, già in partenza, si sapeva impegnativa soprattutto per la sua lunghezza.

Ma noi, primi al parcheggio di quota 1.744, ci mettiamo egualmente in movimento, con l'informaione, acquisita il giorno prima, che le due Malghe Moar in Plum e Felturner Hütte sono collegate da un percorso interamente preparato dal gatto delle nevi per eventuali amanti dello sci da fondo. L'informazione ci è molto utile per consentirci di lasciare, ancora una volta, le ciàspole in macchina; incontreremo poi soltanto uno sciatore solitario.

Non vedremo un raggio di sole nell'intera giornata e ciononostante, procedendo spesso fra una spessa nebbia che consente una visuale molto ridotta, al momento del consuntivo, ci diremo ampiamente soddisfatti ancora una volta per un paesaggio incredibile dapprima fra piante cariche di neve gelata e poi attraverso distese dove a volte diventa difficile addirutura individuare la pista, tanto la nebbia è spessa.

Sia pure senza dislivelli impegnativi, la difficoltà di camminare nella neve e la lunghezza del percorso, della quale andremo mano a mano rendendoci conto, ci mettono a dura prova. Nessun incontro durante la camminata, eccetto due giovani che, scoraggiati, hanno deciso di rinunciare e di fare ritorno qundo mancava poco più di mezz'ora all'arrivo.

Ma alla fine, quasi come un'apparizione, ecco la malga e tutt'attorno un gran movimento e una gran confusione: si è conclusa da poco infatti una gara di discesa per piccolissimi e sono iniziate le premiazioni.

All'interno non c'è possibilità di trovare nemmeno una sedia libera, fuori la situazione è anche peggiore e non rimane altro da fare che mettersi alle calcagna del gestore che, alla fine, ci preparerà due bei panini allo Speck che consumeremo all'esterno, seduti su un angolo di panca.

La sosta se ne va così quasi completamente nei tempi di attesa ed è già ora di rimettersi in cammino sul medesimo percorso ondulato dell'andata.

Si riuscirà egualmente a scattare qualche foto e, fatto ricorso alle ultime energie, arrivare finalmente alla macchina: stanchi ma contenti.

Escursione sicuramente da ripetere nella buona stagione, includendo anche la salita al Corno del Renon.

 

ghiaccioli


ghiaccioli

panoramica


Plum Alm

Felturner H.

il percorso
 

 

 

Villandro

 

Importanti e interessanti informazioni, anche storiche, sul paese di Villandro vengono fornite dalla locale Azienda di informazione turistica.

Per sommi capi, propongo solo ancuni spunti per poi lasciar parlare alcune fotografie scattate prima di fare ritorno.

La storia di Villandro è strettamente legata all'industria mineraria che risale addirittura all'epoca preistorica, all'Età del Bronzo. Ma anche una miniera d'argento è citata già nel 1140. L'estrazione di piombo, rame e argento, sia pure fra alterne fortune è durata molto a lungo ed è cessata completamente, a seguito di una grande alluvione, el 1921

L'impressione che si ha fin da subito è che si tratti di un simpatico paese ordinato, pulito, e ben strutturato dove sarebbe davvero difficile individuare cosa possa mancare o cosa non si trovi collocato al posto giusto.

Le prime notizie risalgono al 680 D.C. Attualmente sono quasi 2000 gli abitanti, dei quali un terzo è impiegato in agricoltura e lavori forestali, un terzo nell'industria e artiginato e l'ultimo terzo circa nel terziario e nel turismo.

Molto bella soprattutto internamente la chiesa dedicata a S. Stefano e S. Lorenzo e molto molto interessante il cimitero, credo unico nel suo genere.

 


scorcio

parrocchiale


campanile

e cimitero
 


lo sapevate?

 

 

 

 

Immagini e versi sono protetti dai diritti d'autore.
Chiunque potrà comunque provvedere alla riproduzione totale o parziale, riportando correttamente la fonte e il nome dell'autore.
Normativa legge 22.04.1941 n.633 e successive modificazioni

 

 

Rispettate l’ambiente: se non vi è necessario, non stampate questa mail!

 


Postato 14 Febbraio 2017 -

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Commenti:


Saverio :
SaverioCaro Guido,
ho ascoltato la bella poesia, quasi una dichiarazione d'amore a Malosco nel giorno di San Valentino, con un sottofondo musicale che lambisce le coronarie (almeno nel mio caso).
Apprezzo molto il tuo "cantón del dialèt", che mi permette di approfondire la conoscenza del dialetto. Le espressioni curiose sono veramente stupende: un dovere quello di usarle e tramandarle. Troppo belle!
Molto belle anche le escursioni, con immagini molto graziose che solo l'inverno ci regala (filnalmente la neve).
Spero che el cantón del dialèt continui con altre curiosità. Un caro saluto.

guidoleonelli :
guidoleonelli15.02.2017 -ore 18.10-
Caro Saverio ciao,
desidero dirti subito che con piacere sento che hai letto i miei versi dedicati a Malosco (che non so se tu conosca) proprio come avrei desiderato che venissero letti, quasi una dichiarazione d'amore per un paese dove sono abitato stabilmente soltanto un anno, o forse poco più, sia pur tornandoci poi un'infinità di volte anche per periodi abbastanza lunghi, ma che rappresenta ancora uno scrigno di affetti e di ricordi.
A proposito del canton del dialèt, sarebbe mia intenzione non soffermarmi troppo, possibilmente non soffermarmi affatto sulla "grammatica" ma, proprio come mi pare farebbe piacere a te, limitarmi a riportare qualche interessante curiosità. Gli accenti, per chi intende leggerlo e non solo parlarlo, penso che siano fondamentali e questo è il motivo per il quale ho pensato di trattarli dal bell'inzio.
Quanto alle escursioni, diciamo anche noi "finalmente" anche se, come credo di aver fatto capire abbastanza bene, le ciàspole cerco di usarle il meno possibile: non ho più l'età che avevo quando ho scritto le due guide e devo cercare di salvaguardare le mie gambe che vorrei mi tornassero utili ancora a lungo.
Ti ringrazio per il tuo bel commento con un caro saluto che ti prego di trasmettere anche a Mirna.

annamaria :
annamariaChe bello leggere e ascoltare la tua bella poesia su Malosco! Descrizione così viva e ricca di ambienti e persone/personaggi che davvero, come dici, trovano ormai come stabile dimora un nido nel nostro cuore. Secondo me, faresti un regalo grande a Franco se stampassi la poesia e gliela mandassi...Interessante e utile la tua lezione sul dialetto e fai bene a proseguire per fornirci altre informazioni in merito. Le camminate che hai descritto ed efficacemente illustrato con le fotografie, so che ti hanno molto soddisfatto e mi fa piacere. Proporrò a una delle mie figlie di accompagnarmi nella bella stagione,lungo il semplice,ma suggestivo percorso (il secondo che hai descritto) Che mi attita molto. Grazie, buon lavoro e un caro saluto a te e a Ivonne.

guidoleonelli :
guidoleonelli16.02.2017 -ore 18.10-
Ciao Annamaria,
i consigli della sorella maggiore vanno (quasi) sempre ascoltati, così domani imbucherò per Franco, sperando che gli faccia piacere.
A me fa piacere che anche tu ti ritrovi nei miei versi e nei sentiemneti che ho cercato di esprimere.
L'angolo del dialetto continuerà ancora, quanto non so ma sappi che alla fine ci sarà un esame: potresti cominciare a prepararti un po', cosa dici?
E a proposito delle escursioni, come mi pare di aver scritto, la seconda è davvero alla portata di tutti ma proprio tutti: penso ti piacerebbe andarci e ti darebbe sicuramente soddisfazione.
Alla prossima allora, ciao.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCaro Guido,ho visto che Malosco è un piccolo paese del trentino ma non so se sia anche il tuo paesello.il pensiero mi viene dall 'amore che hai messo dentro i tuoi versi per descriverlo e per descrivere persone cui ti senti legato da profondo affetto.Vi sei nato? Vi hai trascorso la tua iinfanzia? non conosco neppure i luoghi delle tue escursioni ma le foto e la tua descriziione sono molto eloquenti e significative.Molto apprezzabile la tua iniziativa sul dialetto trentico e credo trovi molto apprezzamento da parte degli amici.Assieme ad un gruppo di amici tentiamo anche qui a Verona di ricondurre ad unità per quanto possibile della scrittura dialettale.Mi pare di averti detto tutto.Buona serata e un caro saluto anche a Ivonne.Bruno

Renata :
RenataChe emozione, Guido, questa volta più che mai. Noi abbiamo proprio qualche radice a Malosco, anche se lì sono nata solo io. Anche a me Malosco suggerisce pensieri e ricordi poetici: i nostri vecchi sempre con un sorriso dolce e un po' ironico, proprio da nonesi. Le nostre compagnie estive che agli amici maloschesi mescolavano ragazzi 'taliani' di tutt'Italia e pure tedeschi. E poi, più tardi, ma neanche tanto, lo s'ciap de mateloti: figli,cugini, nipoti impegnati in tornei di ping pong, in giochi, in gite nei boschi. Sono sicura che Malosco anche nel loro cor a fat el nif. E si potrebbe andare avanti di ricordo in nostalgia! E c'era sempre da lavar zo na mota de piati e, la sera, tutti a dir su la corona che la mamma non si dimenticava mai.
Sono stupende le foto di Villandro e Velturno, posti sempre bellissimi che con la neve diventano di favola. Le diatribe senza fine sui nomi in italiano O in tedesco (basterebbe mettere une E al posto della O !) non riusciranno a smorzare l'incanto.
Sono molto interessata al canton del dialet, anche perché ho sempre rimpianto di non averne uno, pur amando il noneso dei nonni, il trentino della mamma, il modenese del babbo. Perciò buon lavoro di ricerca e di didattica.
Un saluto a tutti e un abbraccio a te e a Ivonne

diaolin :
diaolinBella poesia, non sapevo del tuo passato in quel di Malosco

Daniela :
Danielaciao Guido, che peccato non aver letto prima il tuo post! Proprio ieri Roberto ed io siamo andati a Chiusa e, dopo aver passeggiato per il bel centro storico, siamo saliti al Monastero di Sabiona e al paese di Pardell. Essendo in zona, sarei andata molto volentieri a vedere quel cimitero particolare di Villandro di cui parli. Sarà l'occasione per un'altra gita e altre escursioni!
Molto bella la poesia e interessante l'idea del "canton del dialet"! Mi sono molto divertita leggendo le espressioni curiose che effettivamente si usano giornalmente, senza pensare al reale significato, e alcune delle tue precisazioni tra parentesi mi hanno fatto fare delle belle e sane risate.
Sono contenta che tu abbia ripreso a fornirci idee per escursioni, bellissime foto (mi piace molto il contrasto bianco/blu di quella che intitoli "panoramica") e nuovi spunti di conversazione (se poi ci sarà l'esame per il dialetto,...cercheremo di affrontarlo al meglio!)
un caro saluto anche ad Ivonne

guidoleonelli :
guidoleonelli17.02.2017 -ore 15.30-
Caro Bruno,
Malosco è il più bel paese dell'Alta Valle di Non, poco distante dal Passo della Mendola che divide le due provincie della nsotra regione. Non vorrei essere troppo sbrigativo ma, per evitare di ripetermi e di tediare, ti inviterei a leggere la risposta al commento dell'amico Saverio. Non è il mio paese natio ma, per molti aspetti, è tanto di più. E se tu hai colto il mio trasporto nei miei versi, mi fa veramente molto piacere: era ciò che desideravo.
Villandro invece, ma qui c'è un po' di ripetizione di geografia (!), si trova nella Val d'Isarco, all'altezza della bella cittadina di Chiusa, poco più di un'ora di macchina da casa mia. Il suo Altipiano, che col Corno del Renon, porta ad affacciarsi sopra Bolzano, è meta di facili e meno facili escursioni invernali ed estive.
Quanto al "cantón del dialèt", dai riscontri avuti finora, pare che sia un'iniziativa accolta bene; penso quindi di portarla avanti ancora ma senza darmi una scadenza. Strada faceno si vedrà. Mia mamma, trentina, diceva che "lungo la strada se 'ndrizza la soma".
Ciao Bruno.

guidoleonelli :
guidoleonelli17.02.2017 -ore 16.00-
Davvero Renata: parlare di Malosco è sempre poco o tanto un'emozione, un accavallarsi di ricordi e di affetti che importanti nostre radici, non soltanto tue che vi sei nata, riportano a galla senza sforzo alcuno, tutt'altro! Se l'era presa con comodo quella volta la cicogna mentre noi più grandicelli, aspettavamo, ospiti a casa dello zio Méto e della zia Maria.
Più che la "mòta de piati che gh'era tuti i dì da lavar zó"
, ricordo con più piacere, fra tanti, i "salti sul fén" e la curiosità che suscitava in noi il lavoro della trebbiatrice quegli alcuni giorni che si fermava a Malosco. Ma, come dici tu, sarebbe molto facile continuare a lungo rincorrendo ricordi e nostalgie.
Complimenti per l'applicazione che ci metti nell'apprendimento dei modo di dire del dialetto di Trento e complimenti soprattutto per come hai scritto correttamente "s'ciap": ti sei guadagnata un merito che ti verrà comodo in sede di esame finale.
Dell'altipiano di Villandro e del Paese mi sembra di aver già detto: sono davvero posti incantevoli dove anche i ragazzini trovano occasioni di divertimento; ma tu dei paesi e dei paesini dell'Alto Adige nei sai sicuramente molto più di me.
Infine grazie per l'incoraggiamento che anche tu mi dai sul "cantón del dialèt": sono molto d'accordo con te sul fatto che la conoscenza di un dialetto sia un bell'arricchimento; per noi trentini il dialetto è una seconda lingua al pari, o forse più, del tedesco per voi altoatesini. E quanto alla toponomastica mi verrebbe voglia di mandarli tutti "a farse ónzer".

guidoleonelli :
guidoleonelli17.02.2017 -ore 16.05-
Grazie Diaolin ma il mio passato si è fatto, mio malgrado, molto lungo e richiederebbe più di un post.

guidoleonelli :
guidoleonelli17.02.2017 -ore 16.15-
Ciao Daniela,
a volte le strade non si incrociano proprio per molto poco ma Villamdro non è così lontano e anche per me ha rappresentatao un'importante novità apprendere con quali modalità vi vengano tuttora seppelliti i morti. Le Croci in ferro battuto invece, anche se qui ce ne sono davvro di molto intressanti, rappresentano una costante per tanti cimiteri altoatesini.
Incasso con piacere un altro apprezzamento per "el cantón del dialèt" e, quanto all'esame, direi di rivolgerlo soltanto agli amici non trentini, sicuramente non agli amici gardoloti; sono sicuro che fra te e Roberto, potreste aggiungere molte altre espressioni che a me sono sfuggite.
E poi mi offri l'opportunità di una precisazione, la foto della quale parli, davvero bella, è con grande piacere che desidero precisare che è stata scattata dalla mia capo-gita che, soprattutto col cellulare e con i mille riflessi sulla neve e fra la nebbia, ci sa fare molto bene. Non è la prima volta che l'allievo supera il maestro!

GRAZIANA :
GRAZIANACiao Guido, stavolta vado per ...punti
- evviva per el canton del dialet! Molto molto interessanti e divertenti le espressioni curiose, ma a me piace anche la grammatica (avrei già qualche domanda). Sai com'è, non vorrei poi fare brutta figura all'esame. Ho capito che per gardoloti e forse ex-gardoloti ci sarà qualche "favore", però...
- bellissima la foto intitolata "Panoramica" : l'azzuro non è del cielo ma delle montagne! incredibile!
-grazie per gli accenti (credo più tonici che fonici...o mi sbaglio?) posti su Malosco e Villandro che non mancherò di osservare con più curiosità la prossima volta che mi capiterà di incontrare.
Alla prossima!

guidoleonelli :
guidoleonelli18.02.2017 -ore 18.20-
Ciao Graziana,
mi fa piacere che anche a te interessi "el cantón del dialét" e, come ex gardolota, come dicevo già con Daniela, l'esame lo farete voi a me.
Ho poi piacere di ripetere che la foto chiamata "panoramica" è opera di Ivonne che, come già dicevo, si destreggia molto bene soprattutto col cellulare.
Quanto agli accenti... vedremo ancora andando avanti.
Alla prossima, ciao con un saluto anche a Maurizio.

alberto :
albertoMi accodo per un rapido saluto, ringraziando per il tuo "cantòn del dialét", che ho letto con interesse, apporre gli accenti correttamente non è facile. Saluti anche da Emma ed Irene

guidoleonelli :
guidoleonelli20.02.2017 -ore 18.50-
Ciao Alberto e grazie per i tuoi e i vostri saluti, sempre graditi.
Gli accenti nel dialtto, dici molto bene, sono di grande importanza, direi quasi più per chi legge che per chi scrive.
Buona serata e un carissimo saluto a tutta la tua bella squadra.



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