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Escursioni, "Entór per la zità"

 

 

Doss tondo

 

 

Pòlsa del Vescovo

 

 

Entór per la zità (da leggere e/o ascoltre)

 

 

 

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 Doss Tondo, m 828                                                                                 sabato, 13.07.2019

 

- Dislivello: m 275

- Sviluppo: km 5,00

- Tempo: ore 1,30

 

Nessuna carta di riferimento per questa escursione/passeggiata che si svolge su strade note e già molte volte frequenatate e che prende l'avvio dalla Pineta di Caldonazzo sulla strada della Val Carretta.

Cinquanta minuti per salire e 40 per scendere all'ombra di piante frondose ed in ore mattutine.

La strada della Val Carretta si lascia poco sopra la partenza, in corrisponenza di una curva a gomito a sinistra. All'altezza dell'Acquedotto comunale si prosegue, seguendo le indicazioni che ben presto appariranno. Da questo punto, un cartello segnalatore, indica km 2,00 per il Doss Tondo.

Si incrociano gli sguardi: interrogativo quello della mia compagna di gita, assicurativo il mio: “sì che ce la faccio”. E si va avanti di buon passo anche su tratti di buona pendenza. La strada si mantiene sempre con un buon fondo e, trascurando altre indicazioni, si prosegue fino a raggiungere la “cima” del Doss Tondo (ore 0.50), ottimo punto panoramico sul lago e sulla valle sottostante, attrezzato con tavole a panchine. Brevisima sosta per scattare un paio di foto e, fatto dietrofront, si inizia subito a scendere, ora con l'urgenza di arrivare a casa.

La gamba, nonostante le sedute di radioterapia ancora in corso, mi smbra buona e il cuore si mantiene sotto la soglia massima consigliata. Così il pensiero corre ad una prossima camminata, più in quota, da fare nei prossimi giorni.

Proseguendo, di qua si potrebbe arrivare sia al Monte Cimone, sia alla Polsa del Vescovo; entrambe mete note.

Da segnalare con piacere che qui gli schianti non sono così frequenti e che, poco prima di raggiungere la nostra meta, incontreremo un gruppo, o meglio una squadra, di uomini (maturi) muniti di piccone e badile che fanno rientro da Lavarone e che, durante la discesa hanno provveduto a sistemare il sentiero, malconcio dopo le ricorrenti piogge torrenziali, per una numerosa compagnia che lo percorrerà domani, domenica.

Torneremo a casa soddisfatti, precisando però che Ivonne sta già pensando alla camminata, ben più seria, che farà per conto proprio l'indomani.

 


strada comoda

volontari

arrivati

panorama

ci sono

 

 

 

 

 Polsa del Vescovo, m 1006                                                             domenica, 14.07.2019

 

Si tratta in pratica della continuazione dell'escursione di ieri al Doss Tondo. Ci abbiamo trovato gusto e la giornata è davvero invitante: un peccato stare a casa, così, con la raccomandazione vicendevole di andare finché ce la sentiamo, siamo partiti col fresco del mattino, abbiamo superato il Dòss Tóndo, raggiunto ieri e, proseguendo ancora per la comoda strada in gran parte ombreggiata, fra gli inviti di Ivonne che, fingendo di essere stanca, voleva tornare, passo dopo passo siamo arrivati allla meta, fino a pochi giorni fa insperata. Qui ci siamo venuti, dal 2012, sei volte variando anche il percorso. Oggi abbiamo scelto quello più breve che, alla fine, si dimostrerà una scelta azzeccata.

Ad una certa altezza, la strada diventa un bel sentiero, con qualche tratto esposto e con ancora qualche cespuglio di rododendri. In corrispondenza di un paio di frane, chiaro si vede il lavoro fatto ieri dal gruppo degli “Amici del Monte Bondone” ma abbiamo avuto invece la fortuna di non incontrare nessuna numerosa comitiva di turisti che sarebbe dovuta scendere.

In meno di un'ora e mezza, senza strafare, raggiungiamo la meta, con mia grende comprensibile soddisfazione e qui ci fermeremo, sulla comoda panchina con ampia vista panoramica, per una sosta abbastanza porolungata. Oltre alla valle sottostante, con il lago e i paesi circostanti, in una giornata che più limpida di così non si potrebbe, la vista spazia fino a Cima d'Asta, la Panarotta ma soprattutto sul Gruppo di Brenta con la Tosa schiacciata sotto una nuvola, sul Monte Bondone, sulla Marzola, ecc.

Il rientro, per il medesimo percorso, pur richiedendo un tempo inferiore a quello dell'andata, nell'ultimo chilometro, sia pur sempre in discesa, mi risulterà particolarmente pesante e faticoso e sarà un solievo arrivare alla macchina. Ci domanderemo, naturalmente senza trovare una risposta esauriente, se tanta stanchezza possa derivare dalle cure che ancora sto facendo o piuttosto dal cuore. A questo proposito, confrontanto i grafici del mio Garmin, noterò dei dati del tutto in regole e rispettosi delle raccomandazioni del cardiologo. Rimane però il fatto che già altre volte, mi pesa tanto il rientro in discesa che non la salita.

 

- Dislivello: m 450

- Sviluppo: km 8,200

- Tempi: complessivo ore 2.35 in salita ore 1.27 in discesa ore 1.07

- Carte: Euredit: Valsugana, Lagorai, Altipiani Cimbri, scala 1:30.000

 


la Polsa

...e la sua panchina

eccoci

veduta

il percorso

 

 

 

 

 


Entór per la zità

 

Adès che a nar per mónti

no ghe la fago pù

le gambe le me zéde

e 'l còr me fa cucù

dovrìa lassar i amizi

lassar anca 'l me zòch

che tant el me ciapéva

dal tut no pressapòch.

Adès che lónch el lach

no gh'è pu gnènt de nòf

che poderìa narghe

col ciar e con el stròf

narò a far dó passi

entór per la zità

da prim el Giro al Sas

pò fòr per el mercà.

Adès mi me dimando

chi èl che 'l me lo dis

còssa envantar ancór

l'infèrno o 'l paradìs?

Gà za pensà 'l siór Dante

'ntél so talian sì bèl

contarne la Comèdia

me tògo zó 'l capèl.

E ancór mi me la 'nvédo

zamai sén pòchi assà

arquanti i è za nadi

e i altri? i narà.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Intorno per la città

Adesso che andare per monti/ non ce la faccio più/ le gambe mi cedono/ e il cuore mi fa cucu/ dovrei lasciare gli amici/ lasciare anche il mio gioco/ che tanto mi premeva/ del tutto non pressapoco./ Adesso che lungo il lago/ non c'è più niente di nuovo/che potrei andarci/ col chiaro e con il buio/ andrò a far due passi/ in giro per la città/ prima il Giro al Sas/ poi fuori per il mercato./ Adesso io mi domando/ chi me lo dice/ cosa inventare ancora/ l'inferno o il paradiso?/ Ci ha già pensato il signor Dante/ nel suo italiano così bello/ a raccontarci la Commedia/ mi tiro giùil cappello./ E ancora io temo/ già siamo in pochi/ alcuni sono già andati/ e gli altri? se ne andranno.

12.07.2019

Justus Frants, Hommage a Frédréric Chopin: Rondo vivace

 

 

 

 

 

Brevi passi di un colloquio tra Tullio de Mauro e Andrea Camilleri, tratto da “La lingua batte dove il dente duole”; Ed. Laterza, 2014.

 

 

1.1 L'albero è la lingua, i dialetti sono la linfa

 

DE Mauro

Purtroppo l'Accademia e i filologi vanno a cercare forme molto arcaiche. Si interessano a ciò che nei dialetti viene conservato e assai poco a ciò che cambia. Invece i dialetti si trasformano, si adattano e non si tratta solo di banale italianizzazione, di parole prese in prestito dall'italiano, anche se l'avvicinamento progressivo del dialetto alla lingua è un fenomeno per certi aspetti inevitabile. ...

Le classi colte di città, di Roma, di Milano, pensano che i dialetti siano cosa morta, che non si parlino più. Ma è una palese sciocchezza. Usiamo ancora i dialetti e li parliamo con forme ancora molto autonome rispetto all'italiano.

CAMILLERI

Dal mio punto di vista la lingua è tutto. È il modo di comunicare che hanno gli appartenenti ad una nazione, è il terreno comune che adoperiamo per comprendere ciò di cui stiamo parlando. In altri momenti della nostra storia, quando l'italiano come lingua ufficiale non esisteva, la comprensione fra una regione e l'altra dell'Italia non era facile né ovvia. Pensa alla spedizione di Garibaldi, a tutte quelle persone provenienti da tante regioni diverse che non si capiscono tra loro, e che in due o tre giorni di navifazione diventano un esercito. ...

È il miracolo compiuto dal comune ideale, dal comune obiettivo, dall'intesa che c'è tra queste persone.

Così vedo la lingua italiana: ciò che ci fa raggiungere degli scopi comuni. Ecco perché tengo sempre a dichiararmi uno scrittore italiano nato in Sicilia, e quando leggo scrittore siciliano mi arrabbio un poco perché io sono uno scrittore italiano che fa uso di un dialetto che è compreso nella nazione italiana, un dialetto che ha arricchito la nostra lingua. Se l'albero è la lingua, i dialetti sono stati nel tempo la linfa di questo albero ... e penso che la perdita dei dialetti sia un danno anche per l'albero.

De Mauro

Sono d'accordo. La cosa interessante è che interrogarsi su che cos'è una lingua significa per te restare accosto a che cos'è la lingua italiana, al che cosa siano i dialetti e quale è il loro rapporto e apporto all'italiano. La frequentazione meno intensa dei linguisti ti permette di dire una profonda, giusta verità: in Italia abbiamo tante lingue.

Ma parecchi linguisti, soprattutto i colleghi storici delle lingua italiana, non accettano questa affermazione. Non accettano nemmeno l'affermazione fredda, corretta dei limguisti teorici che dicono: tutti gli idiomi sono potenzialmente eguali, alcuni vengono chiamati lingue per ragioni storiche, sociali, per la comunicazione a largo raggio che consentono, mentre altri restano idiomi locali, socialmente subordinati alla lingua. Li chiamano dialetti ma, in linea di principio, non c'è alcuna differenza dal punto di vista dell'organizzazione grammaticale: c'è una grammatica dei dialetti, di ciascun dialetto, quanto mai rigorosa. Non sono modi sbagliati di parlare l'italiano, come nella tradizione scolastica qualche volta si è pensato e insegnato, sono altri modi di parlare continuando l'antico latino, con le loro regole, il loro vocabolario, la loro sintassi, con degli obblighi e delle libertà che l'italiano ignora. ... Anche quelle che noi chiamiamo lingue in senso stretto, non nascono come tali; al contrario, nascono come dialetti e spesso poveri dialetti. La storia del latino è esemplare. Roma era un paesetto, nel 390 a.C. ci arrivano i Galli, una banda di ladroni che scorazzavano per l'Italia e la mettevano a ferro e fuoco, cacciando gli abitanti. Queata al principio era Roma, la futura Urbe, eppure il dialetto di quel paesetto è diventato il latino. Uso diventare non casualmente.

CAMILLERI

Io ebbi una discussione con Sciasia proprio su questo. Quado gli diedi La strage dimenticata, mi disse: “Guarda che tu non puoi scrivere in questo modo”.”Io so scrivere solo così” gli risposi. “Allora scrivimi così un trattato di filosofia”. E così ci mettemmo a parlare dei limiti del dialetto in questo senso e convenemmo che, mentre la lingua ti dà la possibilità tanto del discorso colloquiale quotidiano quanto del discorso accademico, il dialetto no, il dialetto ha dei limiti anche di vocabolario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Postato 2 Settembre 2019 -

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Commenti:


Carla :
CarlaCiao a tutti.
Nella tua poesia, Guido, colgo lo stesso filo conduttore o ri-conduttore? alla nostalgia melanconica del tempo andato; lo stesso che trovo o ri-trovo nella tua raccolta "LA RODA".
Ma nonostante tutto in quell'"andranno" colgo l'universalità della fugacità della vita che diventa consolazione.
Consolazione talvolta amara, altre volte dolce, altre ancora indefinita come quel gusto agrodolce che in qualche modo ti caratterizza.


Per quanto riguarda il dialetto vorrei farvi notare come tante volte è la lingua madre, cioè quella lingua usata in famiglia con i bambini. Quindi la lingua materna è la prima ad essere usata per esprimere il concetto di sé.
Per questo oserei definire il dialetto come lingua emozionale.
Infatti molte volte dove in alcune famiglie ( ahimè sempre più!) si parla ai bambini in lingua italiana, nel momento delle sgridate "escono" a fiumi le parole dialettali che rimandano meglio l'emozione della rabbia e della frustrazione.
E comunque rimane una ricchezza legata all'infanzia, ai genitori, ai nonni, alla storia della famiglia e della comunità nella quale è inserita, che non deve però portarci ad arroccarci sui nostri riferimenti culturali; il compito attuale è quello di decentrarci per poter metterci a contatto con il mondo di provenienza dell'altro senza temere la mescolanza.
Mi riferisco anche al mio di dialetto che si è mescolato molto all'idioma tedesco, essendo Rumo un paese di confine.
CARLA

guidoleonelli :
guidoleonelli3.9.2019 -ore 11.50-
Cara, carissima Carla!
Non sai con che gioia ti leggo, anche perché da un po' non ci "sentivamo". E ti scopro, non si è mai finito di scoprire, che oltre che brava poetessa tu sei anche un'ottima critica: tu riesci ad andare dentro ai versi e a rovesciarli "tant che 'n calzòt". Agevolata forse anche dalla mia "La ròda" che ti porta a parlare di gusto "agrodolce" dei miei versi. Giudizio che io non rigetto, tutt'altro. Non una parola sulla forma del verso invece; forse non avrai notato che la mia poesiola, in parte una filastrocca, contiene anche un piccolo sforzo metrico. I versi infatti, come ora potrai notare, sono tutti settenari, anche quelli con sei sillabe (!) per chiare regole metriche, che tu certamente conoscerai e sulle quali ora non mi soffermo.
Su quanto dici del dialetto Carla, condivido tutto dalla prima all'ultima parola e mi piacerebbe sapere se hai trovato lo spunto in quelle brevi "pillole" del dialogo fra Camilleri e Di Mauro. Il tuo dialetto, anche se di confine, è bellissimo (mi hai insegnato un'espresione che mi piace tanto) e, a volte, mi sembra così diverso, ma forse lo è proprio, dal dialetto noneso, che in parte conosco anch'io dei paesi dell'Alta Anaunia. Il dialetto come lingua "emozionale", dici tu che assomiglia molto alla definizione che uso io: lingua dei sentimenti, lingua del cuore. Nel mio caso poi, a casa nostra parlava dialetto (trentino) solo mia mamma e solo in certe occasioni con espressioni che non potrò dimenticare nemmeno se vivessi altri cent'anni. Quindi dialetto come lingua materna, nel mio caso ci sta a pennello.
Grazie Carla sia per la tua visita sia per il tuo contributo e più avanti chissà, qualcosa forse maturerà.

annamaria :
annamariaMolto invitante iniziare a leggerti, guardando il tuo viso sorridente e la camicia a righe...Ottima presentazione! Le due escursioni hanno assolto egregiamente agli obiettivi che avevi loto affidato, se interpreto bene quanto affermi. Da un lato hanno svelato a te e ad Ivonne panorami sempre nuovi, il piacere di giornate limpide, momenti sereni e rilassanti. Inoltre , ti hanno consentito di saggiare le tue possibilità fisiche e ti hanno confermato che sei in grado di non interrompere la tua voglia di andare, di scoprire o riscoprire luoghi pieni di fascino. Carina e premurosa Ivonne, che si finge stanca per condividere la tua eventuale stanchezza. Particolarmente piacevole per me, leggere e ascoltare la poesia: ben conosci la mia mania di comporre filastrocche. Questa tua è di notevole levatura, perché sei molto esperto nell'uso della metrica. La nota un po' mesta, condita di rimpianto, che connotano sempre o quasi i tuoi versi, non disdegna la ricerca di nuovi spunti, di nuovi ambiti da esplorare. Dunque ...cimentati. Davvero interessante l'argomentare sulla lingua e il dialetto. Entrambi ricoprono ruoli importanti, che vanno capiti e apprezzati. A me dispiace di non conoscere alcun dialetto e le poche parole che comprendo mi piace usarle ( spesso lo faccio poi in modo inopportuno). Un caro saluto a Carla, che mi ha preceduto nel commentarti. Rivela doti preziose e dovresti aiutarci a conoscerla. Grazie a te, Guido; un abbraccio a te e a Ivonne.

guidoleonelli :
guidoleonelli3.9.2019 -ore 18.00-
Ciao Annamaria,
La camicia a righe sulla homepage non è una novità e comunque grazie del complimento.
Hai fatto caso alla data delle escursioni? In parte ci hai azzeccato: più che per scoprire posti e panorami nuovi, che qui siamo proprio fuori dalla porta di casa e ci siamo venuti già diverse, diverse volte, volevano essere un collaudo per me, per le mie gambe, per il mio morale che di certo non era dei migliori. E nello stesso tempo era anche un uscire di casa a goderci due giornate, un sabato e la domenica succesiva, di splendido sole. Poi, leggendo, capirai che le cose sono andate abbastanza bene, fatta eccezione per l'ultimo tratto di discesa che, da un po' di tempo mi risulta più faticoso della salita. Effetto della deboleza dei muscoli mi hanno poi rassicurato in oncologia, a sua volta effetto delle terapie.
Hai ragione a dire di Ivonne paziente e premurosa: quasi una mamma o una badante (che però mi piace molto meno!).
Grazie per quanto dici della mia filastrocca in metrica, sulla quale ho già espresso alcune considerazioni con Carla, che ti ha preceduta.
Solo in parte puoi dispiacerti di conoscere alcun dialetto ma tu conosci bene il tedesco, quindi una seconda lingua ce l'hai anche tu. Ma sul dialetto alcune belle considerazioni, letto quanto dicono nel loro colloquio gli impareggiabili De Mauro e Camilleri, le fa ancora Carla che il dialetto, noneso anche quello ma molto diverso da quello che senti parlare a Malosco, lo parla quotidianamente. Che poi riveli, volta per volta, doti preziose lo sto scoprendo anch'io: è un po' uno scrigno da questo punto di vista. Hai un bel dire che dovrei aiutarvi a conoscerla. L'abbiamo conosciuta molto casualmente anche noi, un anno fa arrivando a trascorrere un paio di giorni in un B&B di Rumo dove la proprietaria è lei. Per conoscerla, a meno che non decidiamo un giorno che ognuno faccia una breve presentazione di se stesso (che non mi piacerebbe molto), si dovrebbe avere l'occasione di incontrarci e trascorrere qualche ora assieme, come un paio di volte abbiamo già fatto. Siamo pochi è vero ma ciononostante ci sono sempre tante difficoltà: ognuno ha i propri impegni e i propri problemi. Vedremo: mai dire mai e quella volta spero che non mancheranno nemmeno le amiche bolzanine.
Ciao e grazie e della visita.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCiao Guido,anche camminare in città va bene,l'importante è amminare! Te lo dice questo vecchio amico che spesso si lamenta esi piange addosso ma che pian pano Comincia a guardarsi attorno e a capire la forza del nostro vecchio proverbio: a la matina l'è abastansa meter i pié for dal let.Condivido poi in toto quanto dice Carfla sulla forza emozionale del dialetto.Un caro saluto Bruno

guidoleonelli :
guidoleonelli4.9.2019 -ore 22.30-
Ciao Bruno,
e come darti torto? Certo che piuttosto che stare tutto il giorno a letto, va bene anche camminare in città ma non era questo che volevano dire i miei versi e tu l'hai capito sicuramente bene; erano versi che non volevano significare rassegnazione, sei d'accordo?
Questo nostro "vecchio amico" che spesso si lamenta e si piange addosso, va a fare ancora i campionati di sci della sua categoria! Questo "vecchio amico", con i seri problemi di vista che ha, ogni anno si diletta ad organizzare e dirigere, sovrintendere, avvenimenti culturali, concorsi letterari, giornate dedicate all'amore, recite e altro ancora. Altro che vecchio proverbio, caro Bruno! Non barare, mi viene da dirti!
Per quanto riguarda il dialetto, non si fa fatica, e tu te la cavi, a condividere quanto dice Carla ma a me farebbe piacere sapere se hai letto, se leggi, volta per volta, quanto dicono anche Camilleri e De Mauro. "La lingua è l'albero, i dialetti la linfa". Avresti avuto da dire molto su questo argomento, "vecchio amico".
Che poi Carla sia brava, non lo scopriamo ora!
Ricambio, Bruno, il saluto e un forte abbraccio.

Renata :
Renata8 settembre 2019.ore 18.45
Ciao a tutti." Narò a far do passi" è un'espressione piena di poesia: si caccia la pigrizia, si vince il dolore, si esce dal guscio, si cerca... si cerca ancora. Una meravigliosa leggerezza nella malinconia.

Io amo la lingua italiana, forse quanto voi amate ii vostro dialetto, ricchezza che io non ho. Voglio ancora bene al maestro Manzi che ha dato la matita e l'emancipazione all'Italia analfabeta, fornendole strumenti di scrittura e lettura senza defraudarla dei dialetti/lingue. Al contrario ha reso dignità agli italiani "ignoranti" incompresi e spesso denigrati.
"Ciò che fa raggiungere gli scopi comuni" è la lingua secondo Camilleri, ancora vivo fra noi. Con un tocco di ironia penso al ruolo che ha avuto anche la naia, cioè il servizio militare. Sorvolando sullo "scopo comune", è stata veicolo importante di conoscenza e comunicazione fra Nord e Sud arrivando persino ad abbracciare, seppur con qualche difficoltà, i nostri fratelli tedeschi delle valli italiane più remote.

Dopo tutto questo non mi resta che invidiare la vostra "lingua emozionale"
che aderisce con semplicità alla vostra identità. Spero che vogliate ancora farci partecipi di questa vostra ricchezza che , oltre tutto, ci costringe a... capirvi compiutamente. Parlo al plurale perché so della presenza di vari poeti dialettali fra gli amici del sito. Ringrazio tutti anticipatamente e a te Guido un abbraccio di buon augurio

Gina :
GinaCiao Guido! Ciao a tutti! Sono Gina, felice di far parte del gruppo! :)

guidoleonelli :
guidoleonelli6.9.2019 -ore 20.10-
Ciao Gina e ben venuta nella nostra piccola, ma simpatica compagnia. Tu sicuramente saprai dare un po' di brio in più al nostro gruppo che, a volte sembra dare segni di stanchezza. Con Carla, amica ormai da un anno, e Mariella, molto più recente, di cui aspettiamo ncora di leggere il suo primo "commento" , contribuisci sicuramente ad abbassare l'età media del gruppo e già questo rappresenta un bel rinnovamnento. Con te, entrano nel nostro gruppo anche i tuoi genitori, Mario e Alida, miei carissimi amici e beneffatori, in momenti non troppo facili, che forse sorrideranno a vedere cosa stiamo combinando noi.
Brava Gina! Un carissimo saluto e un abbraccio e a ... risentirci presto.

Renata, sicuramente vorrà scusarmi se, per questa volta, non ho rispettato la precedenza. Arriverò Renata.

guidoleonelli :
guidoleonelli6.9.2019 -ore 22.40-
Ciao Renata, a differnza di altre, oggi ho dovuto rileggerti un paio di volte perché quello che dici mi pare un po' contradditorio; ma forse sarà soltanto la mia stanchezza il limite.
Tanto di cappello a Manzi, quel signore che, come dici tu, che meglio l'hai studiato, ha insegnato l'italiano a mezza Italia analfabeta senza portar via a nessuno il proprio dialetto. Io, come gli amici più anziani, lo ricordo solo per le sue trasmissioni televisive "Non è mai troppo tardi". Lo affianco quindi, mi prendo questa libertà, ai grandi De Mauro e Camilleri, linguisti di grande talento, mi inchino alla loro memoria e mi gusto il loro "La lingua batte dove il dente duole". Ciò che pubblico io, così a piccole dosi, è veramente una cosa molto parziale, al punto che non vorrei far loro uno sgarbo ma il loro rispetto e la loro, direi quasi "venerazione" pr i dialetti sono qualcosa che non lascia dubbi.
Posso invece confermare e mi trovo perfettamente d'accordo con te, su quanto dici della naja: ricorda che io ne ho fatto 18 mesi in un periodo anche politicamente caldo in Alto Adige. Nel mio plotone, oltre a tanti bergamaschi, una stragrante maggioranza, c'era anche qualche calabrese, orgogliosamente alpino anche lui, come altri non numerosissimi meridionali. Ma questo è un discorso che mi porterebbe lontano e fuori strada.
Hai ragione Renata ad invidiarci la nostra lingua degli affetti che, come dice molto bene Carla (ora l'abbiamo citata già diverse volte!), è la lingua dell'infanzia. Non per me che ho cominciato a parlare dialetto raggiunta ormai la maturità ma che, forse proprio per questo motivo, posso confermare che è proprio attraverso il dialetto che si riesce a riportare in vita i genitori, i nonni, anche certi insegnanti, quindi gli affetti più cari e indelabili. I dialetti come linfa dell'albero rappresentato dalla lingua che tutti unisce.
Non essere invidiosa di questa nostra ricchezza Renata, ma credo, per quel poco che ti conosco, che tu non lo sia: certo che ti renderemo partecipe e sono convinto che sarà un piacere per te correggere crte tue storpiature dialettali apprese da altre fonti. Anch'io amo la lingua italiana ma ne faccio un uso diverso da quello che fai tu che non hai la fortuna di parlare correntemente un dialetto.
Grazie, ricambio molto volentieri l'abbraccio di buon augurio: ne abbiamo entrambi un grande bisogno.

Saverio :
SaverioCaro Guido,
le tue escursioni nel "mio" territorio sono arcinote ma le percorro spesso trovando nel monte Cimone un ambiente affascinante, per niente scontato o banale. Offre angoli di solitaria bellezza e panorami gratificanti. La tua foto degli uomini (maturi, dici tu) di ritorno dal lavoro di sistemazione ritrae un mio coscritto e caro amico (in gioventù abbiamo suonato assieme per anni); è quello con il badile e si chiama Carlo. Deduco quindi di essere maturo anch'io....
La bella poesia porta con se la solita vena nostalgica, che mi piace tanto.
Il colloquio dei due grandissimi sui dialetti è quanto mai gratificante; penso abbia suscitato molto interesse in tutti, visto i commenti.
Auguri per tutto e cari saluti.

Gina :
GinaCaro Guido, grazie per aver accolto me e i miei genitori, il tuo é stato un dono prezioso. Volevo anch'io esprimere il mio modesto parere sul dialetto. Come ti avevo già scritto credo che sia la lingua dell'anima, quella in cui ci si riconosce e che, al tempo stesso, ci riconosce. Un po' come succede per il paesaggio culturale o dell'anima nel quale posso ritrovare le mie origini,la mia storia, anche affettiva e quella della mia famuglia. Un tempo il dialetto era condiderato sinonimo di povertà socio-culturale, talvolta mi capita di sentirlo dire anche di questi tempi. Io lo considero una risorsa, è una lingua e in quanto tale si rinnova e talvolta si commistiona all'italiano rendendolo più espressivo e colorito. Questo mi ricordo lo ribadiva spesso il mio professore di glottologia, il prof. Emanuele Banfi,che aveva dedicato quasi un intero corso sui dialetti intesi come lingue vive e attuali. La sua preoccupazione era invece il cosiddetto "itainglese" e l'introduzione di termini derivanti dalla tecnologia che a suo avviso snaturavano la lingua italiana, facendole perdere la bellezza della sua sonorità ed espressività. Un abbraccio caro Guido, a te e a Yvonne

guidoleonelli :
guidoleonelli7.9.2019 -ore 17.00-
Caro Saverio, posso dirtelo? Ti aspettavo: sei diventato un punto fermo del sito e i tuoi commenti, brevi e coincisi, arrivano dritti a destinazione, quasi come l'alcool che se dopréva na vòlta per disinfetar le feride.
Ho invaso il "tuo" teritorio, dici; bè credo che ti debba rassegnare: lo invaderò ancora, spero per non molto ma fino a quando non mi torneranno un po' di forze.
E mi consola quanto dici del Monte Cimone (una volta soltanto siamo arrivati fino a Lavarone): non banale anche se arcinoto. Contentarse bisògn! Di Carlo, che tu nomini col suo nome, posso dire di averlo trovato maturo, quanto a scatola esterna; l'interno della scatola invece rimane un mistero, cosa che di te, che ci conosciamo da qualche bell'anno, non posso proprio dubitare.
Grazie per quanto dici dei miei versi, come il solito un po' melanconici, quasi una mia fotografia.
E Camilleri e De Mauro erano davvero due grandi; grandi, grandi e vado orgoglioso di aver conosciuto il secondo. Ai due Renata ha giustamente aggiunto Manzi, che dovresti ricordare anche tu.

In conclusione: hai notato che abbiamo, finalmente vorrei dire, acquisito due nuove amiche al sito: Mariella, che attendo anch'io di leggere per la prima volta (ma si sa che tornando dalle ferie si trova il lavorio ammucchiato), e Gina, iscritta ieri e già presente con tanto entusiasmo. Largo ai giovani e alla ventata di giovinezza che sicuramente sapranno portare!

guidoleonelli :
guidoleonelli7.9.2019 -ore 17.20-
Cara Gina, ringraziamoci a vicenda: sono contento di questo tuo ingresso fra i pochi eletti del sito (sto facendo un po' di ironia). Ma sono davvero contento perché, gli altri amici non lo sanno, noi ci conosciamo da diversi anni: sei una della tre figlie di Mario e Alida, per me carissimi amici, per te nientemeno che genitori che, come ci dicevamo in altra sede, sorrideranno a vedere come vanno le cose terrene.
Quanto al tuo parere sul dialetto, credo abbia tutte le carte in regola per esprimerti, ci mancherebbe! Nessuno sostiene un esame per entrare a far parte del nostro giro e ciononostante ognuno è libero di dire ciò che gli pare. Tu riprendi, mi sembra, quanto in altri termini già affermato da altri amici che ti hanno preceduta e aggiungi un particolare di non secondaria importanza: come la lingua italiana, anche i dialetti si rinnovano (a volte in peggio, aggiungo io). C'è chi sostiene, ormai da anni, che purtroppo i dialetti sono destinati a scomparire. Un professore ad un concorso letterario, affermava, con un po' di tristezza ma anche con un certo spirito, "vediamo di far loro almeno un bel funerale". Beh, come possiamo vedere i dialetti sono invece ancora vivi e vegeti. Sugli inglesismi nella nostra bella lingua, mi trovi proprio al tuo fianco e al fianco di Augias, personaggio illustre ed erudito che conduce poco dopo mezzogiorno una sua trasmissione ("Letture", mi pare), circondato da studenti che ogni volta, quasi pedantemente, riprende quando in una frase italiana ci cacciano una qualche spressione inglese. Un po' come il tuo professore, mi sembra.
Mantieni il tuo entusiasmo Gina e se casualmente scappa qualche piccolo errore, beh avremo dimostrato di essere umani.
Ricambio i saluti e l'abbraccio a te, Ida e Carla, anche da parte di Ivonne.

Daniela :
Daniela
08/09/19
Ciao Guido,
ho letto con molto interesse questo nuovo post ed i numerosi commenti. Un cordiale saluto alla nuova entrata (stavo per scrivere new entry, ma non vorrei essere ripresa da Augias o da professori che non amano "l'itainglese"...scherzo naturalmente). Anch'io ricordo molto bene Alberto Manzi e le sue trasmissioni che mi pare si intitolassero "Non è mai troppo tardi", che mi fanno ripensare ai miei nonni paterni, a casa dei quali da bambina andavo a vedere la televisione, che noi ancora non possedevamo, e mi sembrava così strano vedere persone adulte sui banchi di scuola!
Sempre interessanti i dialoghi che riporti sulla lingua e i dialetti.
Mi associo in pieno a quanto dice Renata in merito alla tua poesia: "Una meravigliosa leggerezza nella malinconia" mi sembra che descriva perfettamente la sensazione che ho provato ascoltandola. A me piace molto, e la uso parecchio nel mio parlare quotidiano, l'espressione "me la 'nvédo" , che tu traduci credo molto correttamente con "temo" ma che secondo me ha un'accezione un pochino diversa, come se la persona che la pronuncia denunciasse una certa sua intima fragilità e fosse quasi una timida richiesta di aiuto. che ne dici? Non saprei però tradurre tutto questo in italiano con altre parole e quindi, con chi mi capisce, continuerò ad usarla...
Un saluto e un augurio di buone giornate a te, a Ivonne e a tutti gli amici del sito.

guidoleonelli :
guidoleonelli8.9.2019 -ore 22.15-
Ciao Daniela, sai che oggi, sentendo della vittoria della Ferrari, m'è venuto spontaneo di pensare a Roberto e mi domandavo se ci sarà potuto andare. Sarei contento per lui.
Potresti dire che sono uscito dal seminato del post ma a me invece non sembra perché questo nostro scrivere commenti, osservaioni, ecc. sottintende un rapporto di amicizia senza il quale cesserebbe, in buona parte, lo scopo del sito e verrebbe meno proprio quell'amicizia che, almeno nel nostro caso, comincia ad essere datata e quindi ben radicata. Se vorrai, mi saprai dire.
Dici bene di Manzi che, come ricordavo già nel riscontro con Renata, a me anziano, ricorda "Non è mai troppo tardi": opera altamente meritoria la sua. Ma mi piace anche che, sul'argomento, tu metta fra i benemeriti anche De Mauro e Camilleri.
E mi fa molto piacere anche che tu riprenda, ancora da Renata, quell'espresione "una leggerezza nella malinconia", sulla quale io non mi ero soffermato, che, collegata a "narò a far dó passi" centra perfettamente la situazione. Grazie a lei in ritardo e a te.
Sulla traduzione poi che tu dai dell'espressione "me la 'nvédo", hai ragione da vendere. Sono tante le espressioni dialettali che possono esere utilizzate, anche con significati a volte diversi, in situazioni diverse. Mi sembra necessario che ti dica che la traduzione di un testo dialettale, soprattutto quando lo si volesse presentare ad un concorso, richiede che la traduzione sia letterale non interpretativa. Ma ciò chiarito, nel caso specifico, "temo" a me sembra che sottintenda, come dici tu, una fragilità con conseguente sottintesa richiesta d'aiuto. Anche quest'esempio esprime forse la bellezza e del nostro dialetto. Potrei portari innumerovoli esempi in questo senso ma lo faremo semmai al primo incontro.
Grazie Daniela: i tuoi commenti aggiungono sempre un po' si sale alle pietanze. Ricambio il saluto (anche a Roberto) e l'augurio del quale mi pare abbiamo entrambi bisogno: che seguano giornate leggere e serene. Un abbraccio.

Daniela :
DanielaCiao Guido,
io ringrazio te per la esaustiva risposta alla mia riflessione e per gli auguri di leggerezza e serenità, di cui credo tutti abbiano bisogno, noi davvero in questo periodo in modo particolare.
Per quanto riguarda Roberto, che ti saluta calorosamente, certo che è andato a Monza! E' un appuntamento per lui e i suoi amici della "squadra antintcendi" quasi irrinunciabile...questa volta poi, senza incidenti e con la vittoria della Ferrari, è stato particolarmente felice!
Contraccambio l'abbraccio e ... alla prossima!

guidoleonelli :
guidoleonelli9.9.2019 -ore 21.40-
Cara Daniela, ti rinnovo di cuore gli auguri di leggerezza e serenità: so che ne avete molto bisogno. Sono di quei fatti, che si vorrebbe non succedessero mai, che scombussolano la vita di un'intera famiglia.
E invece sono molto contento per Roberto, quasi, esagerando un po', a Monza ci fossi andato anch'io. E con quale soddisfazione stavolta: Leclerc ce ne darà ancora tante credo!

diaolin :
diaolinLa poesia è molto bella e trovo la discussione tra De Mauro e Camilleri
molto in linea con il mio pensiero (per quello che può contare)

Il passo più bello, a mio dire:

e quando leggo scrittore siciliano mi arrabbio un poco perché io sono uno scrittore italiano che fa uso di un dialetto che è compreso nella nazione italiana, un dialetto che ha arricchito la nostra lingua. Se l'albero è la lingua, i dialetti sono stati nel tempo la linfa di questo albero ... e penso che la perdita dei dialetti sia un danno anche per l'albero.

Anche se, onestamente, al poso di linfa avrei scritto radici

Ciao, Diaolin, en saluto al tò oselét



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