Guido Leonelli Questo sito utilizza cookie tecnici finalizzati esclusivamente a garantire il corretto funzionamento del sito e a facilitare la navigazione e l'utilizzo delle sue varie funzionalità, inclusi cookie di statistica per raccogliere informazioni in forma aggregata e anonimizzata. Se non vuoi ricevere cookie da questo sito, non visitarlo.
Per saperne di più sui cookie
www.garanteprivacy.it/cookie
Home page |  Chi sono |  Note bibliografiche |  La mia poesia |  Le mie raccolte |  Recensioni |  Montagna |  Links |  Contatti
Menu  Menu
 Home page
      Archivio News
 Chi sono
 Note bibliografiche
 La mia poesia
 Le mie raccolte
 Recensioni
 Montagna
 Links
 Contatti

Statistiche  Statistiche

Visite totali:581497


Home page

neve. dialetto, poesia

 

 

 

Neve al Dosso di Costalta

 

 

El cantón del dialèt - 3-

 

 

"Morir de amór" sonetto caudato

(da ascoltare)

 

 


 

 

   Dosso di Costalta, m 1.955                                                 sabato, 25.02.2017

 

- Dislivello: m 500

- Sviluppo: km 11,00 circa

- Tempo: di andata ore 1.40         di ritorno: non rilevato

- Carte: Kompass 621: Valsugana-Tesino, scala 1:25.000

 

Su un percorso molto noto e interessante in ogni stagione dell’anno, oggi, con la mia capogita in condizioni di salute un po’ precarie, mi sono avviato da solo, attirato da una giornata che, come promesso, ha riservato tanto sole, cielo limpido e panorami a tutto tondo vasti e sempre incredibilmente interessanti.

Ci eravamo stati assieme l’ultima volta nell’ormai lontano gennaio 2010, con tanta neve e con le ciàspole ai piedi. Oggi, mi sono avviato dal Passo di Redebus, m 1.453, calzando i ramponcini, su una strada altrimenti insidiosissima per il fondo ridotto ad una vera e propria lastra di ghiaccio che tale resterà per tutto il tratto dentro al bosco, ossia fino verso Malga Péc, m 1.582 e che, quando migliorerà, oltre Malga Cambroncòi, m 1.706, il miglioramento sarà molto relativo.

Non saprei cosa raccontare ancora di nuovo, di non già detto su questa escursione che avremo fatto almeno una decina di volte.

Ma una cosa va pur detta: sono tornato contento e soddisfatto ed ero a casa già nel primo pomeriggio, abbastanza stanco. Sì perché succede infatti che, quando mi capita di essere solo come oggi, affronto l’escursione sempre con un altro piglio e, senza la possibilità di scambiare qualche parola, il passo che prendo e mantengo, sia pure solo con i ramponcini anziché con le ciàspole, mi fa rrivare in cima in un tempo che oggi credo abbastanza buono.

Ho incontrato parecchia gente, soprattutto tornando e soprattutto nel tratto più impegnativo fra Malga Cambroncòi e la cima.

Del panorama ho detto: davvero maestosa la catena del Lagorai che da qui si può osservare e, sull’altro fronte, il Gruppo di Brenta in tutto il suo splendore.

In cima la solita arietta gelida, sia pure meno forte di altre volte, mi ha consigliato di scendere a consumare i panini alla Malga dove l’Agritur, sempre con nuovi gestori rispetto alla volta precedente, era aperto.

Qui mi sono goduto un’oretta di un incredibile sole, dopo aver salutato il Cristo ligneo del Lunz, che si trova anche sulla copertina delle mie “Sgéve de vita” e ricordando come, proprio la volta scorsa, da qui ci eravamo goduti un vero spettacolo di lucherini alle prese con le bacche rosse dei sorbi, oggi invece del tutto spogli.

Per concludere: tanta voglia di neve ma anche tanta voglia di profumi primaverili che invece si faranno desiderare ancora.

 

 

 
Il Cristo delle mie "Sgéve"

l'altopiano di Piné

il Gruppo del Brenta

la Catena del Lagorai

il percorso

 

 

 

 

El cantón del dialèt  - 3 -

 

 

L’Accento fonico, come s'è già detto, indica la differenza tra suoni aperti e chiusi per le due vocali e e o.

Per indicare quali vocali vanno pronunciate aperte e quali chiuse si usano due tipi di accento fonico:

- Accento grave: ò è per indicare che le vocali vanno pronunciate aperte: òcio, casòta, spègio, bròz, vècio;

- Accento acuto: ó é per indicare le vocali che vanno pronunciate chiuse: zirésa, saón, péstola, répega, parón¸

 

In italiano, una parola può cambiare significato a seconda dell'accento (grave o acuto) o a seconda della posizione dell’accento nella parola:

la bótte/le bòtte;  sùbito/subìto;  àncora/ancóra; condòmini/condomìni; spuntìno/spùntino; làvati/lavàti; svégliati/svegliàti; pòrta (tu)/la pòrta; cólto/ còlto

sèguito/seguìto

 

In dialetto l’accento grave o acuto sulle vocali e e o cambia sempre, come s'è visto, la pronuncia della parola, ma a volte cambia addiritura il significato:

 

cambio di pronuncia: fasòi linzòi òvi zòghi (nel dialetto di Trento)

               fasói linzói óvi zóghi (nel dialetto della Vallagarina)

 

cambio di significato: la zéndro/ el zèndro; ciót/ ciòt (ciòt = gufo; ciót = agnello, montone); stéla/ stèla; séra/sèra

el rè/ la ré; mi són/la sòn; ciàmelo/ciamélo; ciàpeme/ ciapéme;  cónteme/ contéme

me sénto/ me sènto; la pèl/ el pél; la nós/el nòs; el bèch/en béch; la tór/ tòr (¹); la sòla/sóla; èra/la séra; el nèo/el neó

(¹) tòr = prendere

 

in alcuni casi, come si vede, ci può essere addiritura il cambio di genere: da maschile a femminile e viceversa.

 

proverbio: "amór de zèndro, amór de zéndro"

                         (leggendolo a voce alta si noterà sia il diverso suono sia della e sia della z)

 

Come ho cercato di dire, molto spesso, ma non sempre, l'accento fonico, grave o acuto che sia, diventa indispensabile sulle vocali o - e.

Con l'accento tonico invece va fatta attenzione a non abusarne, a non metterlo dove non serve. Ad esempio in: cantar, balar, zigar, laorar, bazilar, ecc. l'accento sull'ultima vocale è di troppo, non serve perché sarebbe impossibile, anche per chi non conosce il dialetto trentino, leggere la parola con l'accento su una vocale diversa (si provi a pronunciarle a voce alta). Come si vede, sono verbi della prima coniugazione all'infinito presente. Ma anche con i verbi della terza coniugazione va fatta attenzione agli accenti superflui: ensaorir, benedir, zernir, riverir, entesir, ecc. non richedono l'accento sulla i finale anche se spesso, chi scrive è portato a metterglielo. Se si fa caso, in entrambi gli esempi, si tratta di parole piane (con accento tonico, sottinteso) sull'ultima vocale).

Dei termini qui sotto, si badi come invece l'accento tonico sulla i, in certi casi sia necessario: vegnìrghen, pìrola (che sono parole sdrucciole). Così si scriverà anche càncheni, filàmpoi, gatìzzole, giàsene, ecc.

Nei verbi della seconda coniugazione all'infinito presente, spesso accento tonico e fonico cadono sulla medesima e: béver, gavér, spènzer, spènder, ma non rìder, ónzer, ecc. E si scriverà anche bicér, barbér, gazèr, che, come si nota, sono parole piane.

 

ALT che me fuma 'l zervèl!

 

 

Espresioni curiose del nostro dialetto

narghe a le bèle (arrivarci); vegnir a una (arrivare a una conclusione-ghe la fat a vegnir a una?); vegnìrghen fòra (riuscire a risolvere-ghe 'n vègnet o no ghe 'n vègnet?); giust al vèrs (proprio a proposito-te me capiti giust al vèrs); trar fòra (versare-en bicér de rós); méter zó (el perzémol, i ravanèi) ma anca le man da qualcòs; tòr zó (na pìrola, o da le spése); darghe dént (darsi una mossa-dai daghe dént ); darghe sóra (al pónt de la mòra); véderghe dént (ghe 'n védet dént? Ci capisci qualcosa?); ecc.

 

 

proverbio: "amór de zèndro, amór de zéndro" (amore di genero amore di cenere)

                         (leggendolo a voce alta si noterà il diverso suono della e e la diversa pronuncia della z)

 

 

 

   Morir de amór

 

   A la finestra fiame de gerani

   drìo al védro éla che la lo spèta

   el vèn stanòt, na nòte benedeta,

   a parar via paturnie col destrani.

 

   Mi sèito a dìrghelo che scampa i ani

   de nòt con mi pianze anca la zivéta

   l’è ‘nviziada la vòl na cabaléta

   l’amór la ‘l gà za sènza tanti engani.

 

   Noialtri envéze tuto de scondón

   na nòt de amór demò ogniqualtrat

   le altre arbadonada ‘ntél me lèt

 

   entrà linzòi che sgrifa: na presón

   no l’è pu assà gnanca el fazzolét

   se pianzo da le vòie tant che ‘n gat.

 

   Ma dime: còssa fat?

   El vestì bianch e dó vére de òro

   decìdete se no de amór mi mòro.

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Morire d’amore

Alla finestra fiamme di gerani/ dietro al vetro lei che lo aspetta/ viene stanotte, una notte benedetta,/ a cacciare tristezze e nostalgia.// Io continuo a dirglielo che gli anni scappano/di notte con me piange anche la civetta/ fa i caprici vuole una cabaletta/ l’amore ce l’ha già senza tanti inganni.// Noi invece tutto di nascosto/ soltanto ogni tanto una notte di amore/ le altre abbandonata nel mio letto// fra le lenzuola che graffiano: una prigione/ non è più sufficiente nemmeno il fazzoletto/ per piangere dalle voglie come un gatto.// Ma dimmi: cosa fai?/ Il vestito bianco e due fedi di oro/ deciditi altrimenti di amore io muoio.

                                                               Finalista al 5° Nicolis, 2017

 

Musica: Kevin Kern "Summer Daydreams"

 

 

 

 

Immagini e versi sono protetti dai diritti d'autore.
Chiunque potrà comunque provvedere alla riproduzione totale o parziale, riportando correttamente la fonte e il nome dell'autore.
Normativa legge 22.04.1941 n.633 e successive modificazioni

 

Rispettate l’ambiente: se non vi è necessario, non stampate questa mail!

 

 


Postato 5 Marzo 2017 -

Aggiungi commento | Stampa

Commenti:


Daniela :
Danielacaro Guido, rispondo subito al tuo nuovo post, salutando te e la new entry Giusi, che magari, se avrà voglia, ci dirà qualcosa di sè per poterla conoscere. Per quanto riguarda l'escursione, sono andata recentemente alla malga Cambroncòi, ma lì mi sono fermata. La prossima volta cercherò di salire fino al Dosso; le fotografie del panorama dalla cima sono davvero invitanti...
Molto interessante anche stavolta "el cantòn del dialét" ed io continuo a divertirmi con le espressioni curiose. Una mi ha fatto ricordare mio padre, che, parlando di Roberto quando lo aiutava nei lavori di campagna, diceva sempre: "el ghe n'véde propi dént, no serve star lì tant a spiegarghe..."
Ultima annotazione: deliziosa la poesia e molto bella la musica di sottofondo!
Auguro a te e a Ivonne una nuova settimana tranquilla e piacevole e con qualche profumo di primavera di cui abbiamo tutti una gran voglia!

annamaria :
annamariaBellissimo sedersi(sono anche un po' stanca)e ascoltare la bella poesia col suo altrettanto bell'accompagnamento musicale... A proposito, come le scegli le musiche? Ne hai un repertorio davvero nutrito, ma la maestria sta proprio nello scegliere in modo confacente al testo della poesia. Della tua escursione, ho ammirato soprattutto le foto. Come si presenta diverso il Brenta visto da lì! Sembra quasi un'altra catena rispetto a quella che mille volte ho ammirato dalla mia finestra di Malosco. Le escursioni si ripetono volentieri quando offrono panorami e atmosfere a noi cari...Magari questa la metterai in programma anche in futuro. L'angolo del dialetto è proprio interessante: quando vengono dei dubbi circa la corretta lettura dei tuoi versi, si può sempre andare a rivedere le tue delucidazioni; comodo!!!Un "ben arrivata" alla nuova amica; a te e a Ivonne un CIAO maiuscolo.

Saverio :
SaverioCiao Guido,
come sempre accade (a me) prima di tutto ascolto la bella poesia e cerco di comprenderla bene, poi la rileggo in italiano per essere certo di quello che ho compreso. Perdona la mia ignoranza ma non ho capito il significato di sonetto caudato; che sia dotato di coda non mi è palese e ti chiedo quindi (perdóneme) di chiarirmelo.
Ho cominciato a salvare dei fogli del cantón del dialetto, come ho fatto spesso con le belle escursioni,in modo da poter farne uso ogni volta che avrò dubbi, come una grammatica; è un argomento intrigante!
Concludo condividendo il tuo pensiero finale; bene la neve, ma meglio ancora la primavera: ho voglia di andare in bicicletta.
Un caro saluto anche a Ivonne.

guidoleonelli :
guidoleonellilunedì, 6.3.2017 -ore 17.45-
Cara Daniela,
sarei veramente interessato a sapere cosa avevate ai piedi andando alla Malga Cambroncoi: quando l'ho fatta io quella strada, era infatti ghiaccio vivo per un lungo tratto e, più che le ciàspole, tornavano comodi i ramponcini (che io ho indossato lasciando la macchina prima di avviarmi). Se vuoi arrivare in cima, ti consiglio di andarci un po' più avanti nella stagione, verso maggio o giugno, e poi per tutta l'estate e l'autunno. Sulla cima immancabilmente c'è sempre un'arietta frizzante a volte fastidiosa ma per il panorama ne vale la pena.
Mi fa piacere che il cantón del dialèt ti diverta e, conoscendo Roberto, non mi faccio meraviglia che tuo padre gli dicesse che el ghe 'n véde dént; el ghe 'n véde dént per dal bòn élo 'ntéi mistéri, me par a mi.
Sono contento che la poesia e la musica siano di tuo gusto e ricambio a te e Roberto gli auguri per una buona settimana che ci porti almeno sulla soglia della primavera.
Un caro saluto ad entrambi.

guidoleonelli :
guidoleonellilunedì, 6.3.2017 -ore 18.00-
Ciao Annamaria,
Anche a te è piaciuta la poesia e mi fa piacere; peccato sia piaciuta un po' meno alla giuria del Premio Nicolis ma chissà quante di migliori ce ne saranno state.
Quanto alla musica, che non sempre riesco ad accostare con buon gusto, viene da you tube.
Certo che da Costalta si vede un Brenta assai diverso da quello che vedi tu l'estate dalle finestre di Malosco ma capita così con tanti Gruppi montuosi, come anche col Lagorai o con le Maddalene, a te più familiari, a seconda del punto di osseravzione. Quella descritta è una camminatina che faccio spesso perché ce l'ho quasi sulla porta di casa e quel giorno per giunta ero solo e non volevo allontanarmi troppo. Ma ne vale la pena.
L'angolo del dialetto a te forse interesserà meno ma se riuscirai a farne uso ogni tanto, non sarà tempo del tutto sprecato.
Ricambio a te e alla tua numerosa discendenza un altrettanto maiuscolo CIAO.

guidoleonelli :
guidoleonellilunedì, 6.3.2017 -ore 18.15-
Ciao Saverio
e sei subito perdonato. Ho notato però che hai scritto perdóneme in maniera corretta e, vedi che se avessi messo l'accento acuto sulla prima é, sarebbe diventato il plurale di perdonatemi?).
Dicevo che sei perdonato perché "caudato" significa proprio con la coda, altrimenti, ma non vorrei allargarmi troppo, il sonetto, per così dire classico, due quartine e due terzine, ha soltanto 14 versi.
Sono d'accordo Saverio sulla tua conclusione ma, come altre volte ci siamo detti, l'importante è riuscire ad andare; poi tu, che sei un giovanotto, hai anche la bici che aspetta.
Un salutone; anche a Mirna nturalmente.

diaolin :
diaolinUcci ucci,
sent odor di regalucci...

Che fas Guido?
Às en ment de far àtti?

:-)

Scherzo, bellissima la poesia però

Diaolin, mi raccomando un saluto a qoéla da le vére

Daniela :
DanielaCaro Guido, soddisfo subito la tua curiosità: anche noi avevamo i ramponcini, indispensabili per un bel pezzo di strada! Ancora tanti saluti e buona serata ad entrambi!

guidoleonelli :
guidoleonellimartedì, 7.3.2017 - ore 11.25-
Non mi faccio meraviglia delle tue ... stranezze, caro Diaolin ma in questo caso chissà che odori strani senti tu.Mi i me ati credo de aveli zamai fati e, come tu ben sai, non sempre ciò che si scrive è autobiogarfico, almeno nel mio caso. Così, come avrai capito, quella delle vere non potrò salutartela perché è soltanto nella tua fantasia.
Grazie del complimento però.

guidoleonelli :
guidoleonellimartedì, 7.3.2017 -ore 11.30-
Complimenti Daniela, montanara provetta, col to òm; dovrò guardarmi bene dal volerti insegnare ancora qualcosa...

Giusi :
GiusiGrazie Guido! Ho letto volentieri la poesia, che mi è piaciuta.
Ti ringrazio anche per le spiegazioni chiarissime riguardanti l'uso degli accenti. Le ho lette attentamente e le conserverà per risolvere eventuali dubbi...
Qualche anno fa avevo scritto alcune poesie. Alla luce dei tuoi chiarimenti le controllerò per eventuali correzioni.
Infine grazie anche per il benvenuto... Giusi

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCiao Guido,sono proprio curioso di leggere le poesie premiate ma ti assicuro che io fossi stato in Giuria avrei dato il massimo dei voti al tuo sonetto caudato.Entrambi però sappiamo bene come.... Va il mondo.Come sai la mia poesia non è arrivata neppure finalista. ho dato una scorsa a quanto scrivi sugli accenti nel vostro dialetto.molte regole sono uguali alle nostre.Una cosa vorrei sottolineare.Molti dei nostri poeti dialettali mettono sulle parole un sacco di accenti quando invece la regola è che gli accenti devono essere usati solo se necessari.Tornerò in argomento la prossima volta.Bravo Guido! buona serata Bruno

guidoleonelli :
guidoleonellimartedì, 7.3.2017 -ore 17.45-
Cara Giusi,
grazie a te e ancora ben arrivata: non lasciarti spaventare da qualche difficoltà iniziale.
Altri amici ti hanno dato il benvenuto ma avrai tempo per leggere i loro commenti e, se lo vorrai, per rispondere.
Mi fa piacere che ti sia piaciuta la mia poesia ma ancor più piacere mi fa sentire che anche tu ti diletti a scivere versi, mi sembra dialettali; non lo sapevo. Ti aggiungi così ad altri amici, tutti amici storici del sito, fra i quali alcuni affermati. Trovi, fra gli altri Bruno (col commento dopo il tuo) che scrive nel suo dialetto veronese e trovi Diaolin, amico un po' birichino. Trovi anche Annamaria che però, forse un po' timida, nasconde questa sua virtù. Come vedi, sei in buona compagnia e spero che ti possa trovare bene.
Ciao e alla prossima allora.

guidoleonelli :
guidoleonelli7.3.2017 -ore 17.50-
Ciao Bruno, vecchio lupo del Baldo!
T'è piaciuto questo mio saluto?
A proposito di quanto dici, io sono altrettanto curioso perché il giorno della premiazione sono stato costretto a scappar via perdendo così la possibilità di ascoltare da parte degli autori le proprie poesie premiate. Sui concorsi in generale tu sai come la penso e non vorrei sprecare altre parole.
Sull'uso degli accenti nel dialetto mi trovi d'accordo anche se, sono io il primo ad ammetterlo, può capitare di mettere degli accenti inutili.
In gamba Bruno e alla prossima. Ciao.

Renata :
RenataSempre con qualche giorno di ritardo, ma non mi nego la gioia di partecipare al giro degli amici. Un saluto speciale a Giusi. Ti immagino in solitaria, con i ramponcini, andare di buon passo... verso la cima. E' come 'volare alto'. Io mi guardo le tue foto e il mio volo lo faccio da qui! Bello il sonetto: mi sembra sempre un difficile esercizio letterario che impegna su più piani. Del tuo sonetto caudato mi piacciono particolarmente i primi versi. L'immagine della donna che lo aspetta dietro al vetro della finestra rende proprio viva la sensazione dell'attesa. E poi mi ricorda il viso delle vecchiette dei nostri paesi, sempre a spiare dietro i vetri, a aspettare... senza sapere bene cosa. Ho studiato con attenzione el canton del del dialèt. L'accento acuto sulla o di canton non so come si faccia! Ma cos'è 'el zèndro'? e stèla? Insomma non capisco questo amore di... cenere. Ho bisogno di un corso di recupero. Abbi pazienza. Un abbraccio a te e a Ivonne

guidoleonelli :
guidoleonelli11.03.2017 -ore 17.30-
Ciao Renata e mi pareva di averlo già detto, forse proprio a te quotidianamente impegnata a rincorrere lancette impietose: qui nessuno è in ritardo, tantomeno dopo pochi giorni. Rispetto alle mie abitudini, sono io piuttosto quello in ritardo e, forse, non sarà nemmeno l'ultima volta.
Dici che osservando le foto, pensi al mio "volare alto", che, te lo assicuro, almeno in questo caso, è un "volare" tutt'altro che alto rispetto alle tue molte imprese nelle quali, tu più giovane, ti dilettavi prima ancora che io iniziassi a muovermi con un po' di disinvoltura in montagna. E comunque seguimi che mi fa piacere.
Come mi fa piacere quanto dici, tu che queste cose hai studiato, del mio sonetto, oltreché per il suo contenuto, per il "difficile esercizio letterario". Bella l'immagine che aggiungi tu delle vecchiette che, dietro ai vetri, aspettavano il passare del tempo osservando, e forse criticando o compatendo, aggiungo io, chi passava.
E mi fa piacere ancora sentire dell'impegno che ci metti nello studio del nostro dialetto di Trento, che non è il tuo, priva come è Bolzano di un dialetto comune: supererai facilmente l'eame finale, prevedo. Ma intanto un aiuto tecnico penso di potertelo dare: la o con l'accento acuto ó si ottiene premendo il tasto Alt e digitando, sul tastierino numerico della tastiera, 162.
Ma domani, visto che con ogni probabilità sarò a Bolzano, ti porterò un elenco di caratteri speciali che a te, che scrivi sicuramente più spesso di me anche in tedesco, potrà tornare oltremodo comodo.
Infine, per quanto riguarda zèndro e zéndro, ho aggiunto la traduzione: imperdonabile dimenticanza la mia; mentre la "stèla" altro non è che una scheggia, anche grossetta, che si stacca dalla "zòca" quando si taglia una pianta; si dice infatti, per i numerosi figli di una famiglia, che "i vèn tuti da la stessa zòca" (nel bene e nel male).



 Torna alle notizie

Subsection Archivio News
Calendario  Calendario
Data: 19/08/2017
Ora: 19:33
« Agosto 2017 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31   

Home page |  Chi sono |  Note bibliografiche |  La mia poesia |  Le mie raccolte |  Recensioni |  Montagna |  Links |  Contatti
Powered by FlatNuX! Valid HTML 4.01! Valid CSS! Get RSS 2.0 Feed
Powered by  FlatNuX  © 2003-2005| Site Admin:  Guido | Full Map | Get RSS News
Tutti i marchi registrati e i diritti d'autore in questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.

Page generated in 0.8458 seconds.