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Le cannoniere di Monte Silana; poesia

 

 

 

Le cannoniere di Monte Silana

 

 

Cròz di L'Anza Rossa

 

 

Ho sofferto di solitudine

 

 

 

El cónt

 

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 Le cannoniere di Monte Silana                                      domenica, 8.03.2020

 

-Dislivello:  m 230

-Sviluppo: km 5,300

-Tempo netto:    ore 2.45

-Cartine locali e Kompass 621, Valsugana Tesino, scala 1:25.000

 

Aver trovato tanta neve in zona è stata la prima sorpresa della giornata, per la quale, consultando una cartina dell’ATP del Tesino, avevamo messo in programma una facile e quasi pianeggiante escursione nei dintorni di Cinte Tesino. Troppa davvero la neve già attorno agli 800 metri, mentre dall’altra parte della valle si potevano vedere Pieve e Castello Tesino quasi intoccati e con ampi pendii soleggiati. In un istante, cambiato programma, ci siamo ritrovati a Pieve sull’itinerario che la cartina indica col n°3 “Le cannoniere del monte Silana”.

Distrazione anche nostra, oltre all’approssimazione della cartina, va detto che noi abbiamo camminato e faticato nella neve ancora abbondante, lungo un ripido sentiero, in buona parte nel bosco, partendo da quota 865 e arrivando a quota 1090 su un percorso dove la segnaletica non può dirsi di certo abbondante, passando Villa Buffa (ore 0.30), superando il Col dei Cròi (forse), in corrispondenza di un passo e proseguendo poi, ora in discesa ma sempre ancora con tanta neve, per arrivare ad una simpatica casetta, con la sua bella campanella, che mi sono divertito a suonare e soprattutto con tre belle panchine al sole che sono diventate (ore 1.15-1.45) la nostra cucina per una sosta di oltre un’ora. Panorama zero, però. Un’ora abbondante dopo eravamo già in cammino a chiudere l’anello su una ripida discesa che in ore 1.00 (ore 13.30) ci ha riportati a Pieve In fondo, cessata finalmente la neve, su una comoda strada, raggiungiamo e attraversiamo il Paese di Pieve Tesino, per med tutto nuovo, lungo il suo centro storico, con l’alternanza di case davvero vecchie e fatiscenti, molte quelle in vendita, ed altre ristrutturate e rimesse a nuovo. Nel complesso, il paese ci ha lasciato un’impressione piuttosto negativa. Molto simpatica invece la Chiesetta di San Sebastiano su un piccolo colle all’uscita del paese dove due bambini di divertivano a slittare.

Nel complesso escursione negativa, soprattutto dopo aver ammirato in internet le foto delle cannoniere delle lunghe gallerie che però, rispetto al nostro punto di arrivo, si trovano ad una quota di circa 400 m superiore.

Sul monte Silana, senza sapere delle cannoniere, ci eravamo stati nella buona stagione, quindi senza neve, diversi anni fa.

 


partenza

vieni, c'è una strada ...

rudere

Chiesa di S. Sebastiano

piantina

 

 

 

 

 Cròz de l’Anza Rossa, m 780                                                  06.05.2020

 

- Dislivello: m 350

- Prcorso:  km 8,300

- Tempo:   ore 3.00

- Carte:    Kompass 647, Trento e dintorni; scala 1:250

 

Grande soddisfazione oggi per me perché era dall'otto marzo che, a causa del corona virus ma anche delle mie terapie e dei loro effetti sulle mie gambe, non andavo a far due passi ed ero partito con l’idea che, alla prima difficoltà, sarei tornato.

Si sarebbe potuti andare a camminare anche in A.Adige, partendo da casa e facendo rientro in giornata. Grazie ai presidenti delle due Provincie ma Proposta inaccettabile! Meglio accontentarsi di molto meno.

La scelta è così caduta su una meta più a portata di mano poi però, strada facendo ed essendo molteplici le strade e i sentieri che portano alla meta e poco esperti noi, sicuramente non abbiamo scelto la via più breve, raggiungendo comunque quanto ci eravamo prefissi. Abbiamo percorso bei tratti in buona salita alternati ad altri di più comode strade. Per tutto il percorso ci hanno accompagnati una moltitudine di uccellini, non tutti conosciuti, con il loro cinguettio. Dal Cròz de l’Anza Rossa si gode una gran bella vista sul nostro lago e in particolare sul promontorio dove sfocia il torrente Mandola; cento metri da casa nostra.

Anche per il rientro si sarebbero potuti scegliere diversi percorsi ed alla fine abbiamo deciso di avviarci verso il paese di Campregheri, che abbiamo raggiunto su comoda strada, per poi scendere dapprima su strada asfaltata, poi, deviando a sinistra, in discesa su ripido sentiero fino al paese di Calceranica, verso la miniera.

In ultima analisi, positivo quindi questo primo collaudo al quale voglio sperare ne seguano altri.


sentiero

cu-cu

Cròz di l'Anza Rossa

panorama sul lago

percorso

 

 

 

 

 

 

 El cónt

 

 E’ rivà ‘l tèmp de óre lónghe

 a desmissiar meridiane,

 del vènt che 'l taca i so vèci bali

 ‘ntrà vanéze vèrde e sóra i pradi.

 Demò adès ciàpa colór

 fruti bombizzi de fadìghe

 e 'l prim arfi de calór el li ‘mpienìs

 de tuti i so saóri.

 Sfése se davèrze driomàn

 en nòt che le se sgiónfa

 de grópi e de paùre

 per en domàn che nessuni sa.

 

 Enté l’óra de far cónti,

 en làpis tremolènt

 per colpe che fórsi no le è pròpi tute sòe,

 el sarà bòn de dirme,

 ciar e sénza ‘mbròi,

 el ségn che me vèn fòra

 a drita ‘n fónt al fòi.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

Il conto

E’ arrivato il tempo di ore lunghe/ a risvegliare meridiane,/ del il vento che avvia i suoi vecchi balli/ fra andane verdi e sopra i prati./ Soltanto adesso prendono colore/ frutti pregni di fatiche/ e l' ultimo alito di calore li riempie/ di tutti i loro sapori./ Fessure si aprono mano a mano/ in notti che si gonfiano/ di groppi e di paure/ per un domani che nessuno conosce./ Nell’ora di far conti/ una matita tremolante / per colpe che forse non sono proprio tutte sue,/ sarà capace di dirmi,/ chiaro e senza imbroglio,/ il segno che mi risulta/ sulla destra in fondo al foglio.

                                                                                                                                             04.05.20

J.S.Bach: "Air"
 

 

 

 

 

Ho sofferto di solitudine

Dopo un paio di settimane rinchiuso in casa, sotto l’attenta vigilanza di Ivonne, (altro che 40 bis!), oggi, giovedì 26 marzo, mi sono ritrovato, quasi estraneo, su strade del mio quotidiano vivere. Un marziano in avanscoperta? Un uomo disperso e disorientato? Tre vetture incrociate fra casa e l’ospedale Santa Chiara e addirittura nessuna nel mio stesso senso di marcia alle nove del mattino. Pochissimi pedoni, tutti con la propria brava mascherina e soltanto in quel breve tratto di strade cittadine,

Andavo a sottopormi al mio consueto controllo quadrimestrale e si può quindi immaginare che lo stato d’animo che mi accompagnava sul sedile a fianco, poteva non essere dei migliori. Effetti dell’attesa che sempre si ripresentano.

Si può soffrire di solitudine a bordo della propria macchina percorrendo un tratto di strada statale priva di traffico? Questo il pensiero che mi sorprendeva.

Se tutto ciò succede dopo soli quindici giorni, fra qualche mese che sarà?

La sorpresa era davvero grande: sentirmi solo su strade deserte, fuori dal consueto caotico traffico mattutino! Ma si può? Mi guardavo a destra e a manca per assicurarmi di non aver sbagliato strada, di non aver commesso qualche involontaria infrazione, di aver sbagliato data: qualcosa mi sembrava non tornasse.

Che ne sarà di questo “nostro” mondo? Andremo tutti a piedi, forse saremo tutti morti e sulle “nostre” strade, dove qualche pattuglia troppo zelante ha forse esagerato ad elevare contravvenzioni; dove il difensore civico, dopo un banale incidente che mi aveva visto sbattere contro un cordolo non segnalato in curva ed in assenza di segnaletica orizzontale davanti ad un distributore di carburante (che zelante, troppo zelante si era dimostrato il proprietario nel sostituirmi la gomma! Che poco preparato e imparziale quel difensore civico!) mi aveva dato torto perché Ivonne, mia legittima sposa, che mi viaggiava accanto, non poteva fungere da testimone ma soprattutto perché avevo mancato di rivolgermi tempestivamente al cantoniere. Il cantoniere? Signor sì! Che ne sarà di questo nostro mondo che tenta di procedere (sarà vero) fra le strette maglie di una asfissiante burocrazia?

Forse andremo tutti disperatamente a piedi, forse saremo tutti morti e i virus si ciberanno dei nostri cadaveri. Chissà, sulle strade che credevamo fossero “nostre” strade, si muoveranno a lunghi passi su gambe dinoccolate che hanno l’unico compito di sorreggere solo una piccolissima testa, un rapanello rosso, sconosciute creature pacificamente insediate al nostro quotidiano posto di battaglia, trovando tutte le cose fatte e, in buona parte, da rifare. Ma perché, pescando dalle tasche di calzoni inesistenti, in ogni angolo distribuiscono a piene mani una sottile polverina, la stessa che noi, poveri umani, ci siamo accaniti a chiamare corona virus?

 

Abbondanti sono passati due mesi, gli alieni, forse stanchi di questa terra e del modo di viverla, sono lentamente tornati da dove erano venuti: nessuno distribuisce più strane polverine che però, negli angoli più remoti, ancora nessuno ha provveduto a pulire. Passo dopo passo, lentamente e con cautela, ci riappropriamo dei nostri consueti percorsi con l’impegno solenne di tenerci lontano uno dall’altro, come nemici in guerra provvisti non di armi ma soltanto di un’innocua maschera a coprire bocca e naso e a salutarci, irriconoscibili, con un ilare cu-cu.

Al posto degli alieni, non è proprio possibile ottenere sempre tutto, ora sono parecchi umani che se la ridono: “l’influenza c’è sempre stata” e ti guardano con aria compassionevole di chi sa come stanno le cose. Peccato però che negli ospedali, quando si ha la fortuna di arrivarci, sono ancora molti quelli che non riescono a rimanere aggrappati a questa crosta di terra.

 

 

 

 

 

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Postato 9 Maggio 2020 -

Commenti:


avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCaro Guido, da un po di tempo faccio molta fatica a leggere e scrivere peril problema che tu conosci per cui ti chiedo di giustificare la mia brevità,Ho letto il tuo scrittosullo stato di solitudine da te avvertito e posso dirti invece,per quanto mi riguarda,che nella solitudine del mio orto su in ontagnaho gustato la beatitudine del canto del cuculo e mi sono sentito in pace con me stesso e con gli altri.Speto non si tratti di una senzazione fugace. El tempo maledeto de sto carognavirus non è finito ma l’importante è salvare la pelle.Molto belle le immagini della tua poesia.Un abbraccio a Te e Ivonne.Bruno

Carla :
CarlaCiao Guido,
non per fare la maestrina,ma per prima cosa vorrei farti notare un errore di traduzione della tua poesia di cui ho subito tutto il fascino sia del lapsus freudiano sia della mia superbia nel credere di poter affermare che io ti conosco abbastanza.
... e'l prim arfi de calore
...e l'ultimo alito di calore
Quindi avvalendosi della teoria freudiana e della mia superbia posso azzardare a dire che proprio qui, in questo "errore",ben trapela quel dualismo che ti contraddistingue tra il primo e l'ultimo, tra la vita e la morte.
Mi ha affascinato questa piccola sostituzione di aggettivi che ben si concentra nel titolo el cont.
Un conto è sempre qualcosa che arriva alla fine ma che assume spessore e valore soltanto per quell'elenco di cose che si susseguono prima della somma finale.

Altra cosa che mi ha affascinato, a differenza tua, è stato quell'accenno al centro storico di Pieve Tesino.
Le case ristrutturate e quelle abbandonate di cui ne subisco ogni volta il fascino, perché sono testimoni e scrigni di vite già vissute alle cui porte e finestre solo il vento bussa.

In ultimo le tue considerazioni sul tuo senso di solitudine nel percorrere strade consuete in un inconsueto paesaggio mutato da questo Covid-19 mi ha condotto a un piccolo ragionamento.
Nel senso che ho avuto la netta sensazione di come noi tutti siamo vincolati ad una visione antropomorfa del mondo.
I paesi come le città, il mare, la montagna, i prati, gli alberi hanno continuato ad esistere in barba all' idea di paesaggio che è propria della percezione umana.
Ecco però che l'abbraccio del tuo sguardo, quella tua percezione di appartenenza e di senso estetico e di bellezza in senso lato, ti ha portato a trasformare in parole che ci hai regalato nel momento in cui hai pensato di condividere questa geografia della pandemia che ha spogliato il mondo di quel senso di paesaggio, lasciando le strade, come i sentieri, mute e desolate.
Ecco, il dualismo si ripete.
Un abbraccio virtuale a tutti


guidoleonelli :
guidoleonelli11.05.2020 -ore \18.10-
Ciao Bruno e ti prego di non scusarti ogni volta per la tua malattia agli occhi: ognuno porta la propria croce e, come ben saprai ce ne sono di peggio.
Mi dsispiace ma nella mia elucubrazione sono stato equivocato: sapessi quanto mi godo io nel mio giardinetto e nel mio orto che proprio ora comincia a dare i primai frutti. La sensazione di solitudine, che io ho goduto mille e mille volte in montagna, era riferita, ma speravo fosse chiaro, al viaggio (15 km) compiuto da casa all'ospedale quando macchine che circolavano non c'erano quasi.
Quanto al cuculo, non avertene, ma il suo canto è quanto di più antipatico che i tanti uccellini che ci circondano sappiano offrirci.
Grazie per le tue parole sula mia poesia.
Auguroni a te e un caro saluto a Nerina.

guidoleonelli :
guidoleonelli11.05.2020 - ore 18.35-
Ciao Carla e non ti preoccupare che di una maestra credo avrei ancora bisogno; provvederò a correggere quel mio errore che per me è soltanto un errore di disattenzione. Non credo che c'entri Freud né quel dualismo che tu, non per la prima volta, vedi in me. Ma non sei tu sola a pensarlo e a volte lo penso pure io. Non mi intendo di queste cose, ma tieni presente che sono un "gemello", cosa che forse aiuta a capire un po' di più.
Tu invece mi sorprendi per la tua capacità di interpretazione, quasi da chiromante, dei più piccoli segni: si tratta di una sorpresa piacevole anche se non sempre condivido.
Mi piace poi la tua difesa d'uficio di Pieve Tesino; tu sai quanto piacciano a me i piccoli borghi antichi, sempre ricchi di storia oltre che di angoli che ogni volta riescono a sorprendere. Ebbene, in questo caso, ma forse c'entrava un po' anche la stagione fuori stagione, ho trovato soprattutto assenza, e quel senso di incuria e di lasciar andare le cose. Forse mi sbaglio e me lo auguro.
Nell'ultimo tuo paragrafo, così ricco di considerazioni, se ho ben capito quanto tu esprimi, condivido molto. Il mio era un sentimento di sgomento, quasi di paura nell'osservare come strade familiari potessero all'improvviso trasormarsi e nascondere tranelli e trabocchetti. Il vecchio che diventa inconsciamente bambino, forse.
Grazie Carla, è sempre interessante leggerti.

annamaria :
annamariaDelle tue due recenti camminate ero un po' al corrente, grazie ai tuoi puntuali messaggi per condividere.Ci comunicavi la tua stanchezza accusata ogni volta, ma anche la soddisfazione per aver potuto ritrovare e praticare la tua passione di sempre.E allora,evviva: è proprio quello che conta veramente. Della solitudine di cui ci racconti, veramente si contrappone al "silenzio" che spesso hai cantato e decantato nelle tue poesie; quella sgradevole e malinconica, questo affascinante, misterioso e dolce. E' lo stato d'animo del momento che li contrappone in modo così evidente.Infatti ci si può sentire amaramene soli anche in momenti in cui ci circondano persone col loro vociare.Penso che la vita sia sempre nuova e da scoprire, proprio per queste sue connotazioni così contradditorie e misteriose. La tua poesia,difficile ma bellissima, mi conferma un po'in questo mio pensiero.... Frutti di cui si colgono colori e sapori non sempre colti nella loro interezza...fessure che certo lasciano trasparire speranze mai sopite.E' un inno alla vita,che in ogni sua stagione riserva meraviglia.E il segno lasciato da una tremolante matita esprime tutto quello che i pensieri racchiudono senza esaurire mai la loro intensità. Bravo, grazie. Buon maggio a te, a Ivonne, a tutti gli amici del sito.

guidoleonelli :
guidoleonelli12.05.2020 -ore 16.45-
Ciao Annamaria, dalle mie recenti brevi escursioni c'è poco da imparare e dici molto bene della mia stanchezza, compagna inseparabile che poi richiede un po' per essere smaltita. Ma, per evitare che possa capitarmi di peggio, cerco di lamentarmi il meno possibile e apprezzo quel poco, sempre meno, che riesco ancora a fare. Ma anche tu, a quanto pare, non sei da meno.
Non dirmi che, come già Carla, che qui ti ha preceduto e che è un po' un maga, anche tu trovi nel mio essere una bipolarità e se proprio volessi insistere, ti ricordo che siamo entarmbi gemelli.
Se parlando di solitudine, fai riferimento al mio "compitino", dici molto bene a contrapporla alla solitudine che tanto mi affascina e mi prende quando mi trovo sul cocuzzolo di una anche modesta montagnola. Qui, vicino a noi, ai piedi della maestosa Vigolana, c'è il Monte Spìlech, circa 1.700 metri, che, in condizioni normali (quindi non le mie attuali) si può raggiungere in un'ora e mezza; sembra l'anticamera del paradiso, avvolto com'è in un silenzio sacro e profondo che invita alla ricerca interiore. Spesso, a breve distanza, pascolano i camosci e così il quadretto è proprio completo e puoi sentirti dentro qualcosa che si ammorbifisce. Una solitudine che spaventa e disorienta la prima ed una solitudine beata in un silenzio ricercato.
La mia poesia infine: difficile ma non tanto da non permetterti di definirla addiritura un inno alla vita. Grazie è un bellissimo complimento che però credo di non meritare.
Grazie a te con l'augurio che il maggio che ci attende non sia troppo piovoso, quel tanto che basta.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCiao Guido,mihai stzzicato.È vero El canto del cuco è monotono ,ma pienodi una melanconia che addolcisce l’anima.Oso chiederti,a disfida, se mai è possibile e lo vorrai di pubblicare sul tuo sito in una prossima puntata la poes ia “ E canta el cuco” che trovi nel mio Stéle da l’Orsa che tu hai.La immagino recitata da te con un lento sottofondo musicale. Non giudicarmi stacciato né vanitoso.Forse la cosa potrebbe anche ravvivare il confroto con gli amici.Buona giornata.Bruno

guidoleonelli :
guidoleonelli13.05.2020 -ore 17.50-
Ciao Bruno, in parte ti ho già risposto per telefono; ora concludo il discorso.
La tua poesia sul cucolo è anche simpatica ma io ho seri problemi con la posta e con altro che mi impediscono di accontentarti. Come ti diceveo, in alternativa, ti propongo di scriverla tu la tua poesia, come un normale commento: al momento non posso proprio fare altro e mi diapiace, credimi.

Saverio :
SaverioEl cónt! ..chissà se il segno sarà positivo. E' una bella poesia e l'immagine del làpis tremolènt mi piace molto.
Vedo che le due uscite coincidono più o meno con la chiusura causa COVID e la parziale libertà concessa dopo due mesi. Spero che si possa continuare a fare qualche passeggiata o poco più che è quello che più mi mancava durante il periodo di limitazione. Quanto alla solitudine da te descritta non durerà; già ora il traffico mi sembra molto aumentato.
Tutto sommato il periodo di solitudine ha prodotto, nelle persone sensibili e "pensanti", alcune riflessioni importanti; per molti purtroppo sarà stato solo tempo sprecato e rancoroso.
Posso dirti, in chiusura, di non aver mai riflettuto sulla bellezza o meno del canto del cuculo; ogni volta che lo sento (e nelle ultime passeggiate lo ho sentito spesso) cerco capire se ho in tasca dei soldi perché quand'ero piccolo si diceva che quando il cuculo canta dovevi avere del denaro in tasca altrimenti saresti stato povero tutta la vita (non ricordo se è proprio così ma io la ricordo in questo modo). In verità il cuculo è un poco antipatico perché ruba il nido agli altri uccelli, un vero opportunista, che tra gli umani avrebbe buona compagnia.
Saluti cari a tutti.

Laura :
LauraNon so se sono stata condizionata dalla lettura di Carla della tua poesia (che in una prima lettura non avevo compreso a pieno), ma anche io ho colto una piacevole dualità. Quel doppio aspetto dolce e amaro che è proprio del "cónt". Fare il punto, tracciare un bilancio. Di qui le cose positive, di là quelle negative. Dualità inevitabile. Forse mai come in questi ultimi due mesi abbiamo avuto più occasioni per prenderci il tempo di fare bilanci, per osservare il mondo e osservarci da prospettive diverse da come eravamo abituati. Questo periodo covid ha mostrato e tirato fuori dall'essere umano aspetti valorosi come la solidarietà e l'integrità, ma anche tratti beceri ed egoisti.
Concordo infine sulla scarsa simpatia per il cuculo (poco rispettoso degli altri pennuti e un po' prepotente) e mi riservo di visitare un giorno Pieve Tesino per poter dire la mia su questo paesino a me ancora ignoto!

guidoleonelli :
guidoleonelli14.05.2020 -ore 9.20-
Caro Saverio, non c'era il minimo dubbio che, ritrovata ora la tua forma, stessi aspettando di poter fare qualcosa di più serio e appagante sui sentieri dei nostri monti: ce li hanno fatti sospirare tanto. Anch'io sono in attesa almeno di potermi muovere un po' con la macchina per quelle che ormai per me saranno soltanto passeggiate o poco più. La solitudine invece, cui faccio riferimento io, si riferiva al lontano 26 marzo: un secolo fa ed era evidente che non si sarebbe protratta a lungo. Certo che questo interminabile periodo ha offerto, a chi abbia voluto approfittare, la possibilità di leggersi un po' dentro, di smuovere certe incrostrazioni, magari purtroppo col risultato di ottenere l'effetto contrario. Stare troppo a lungo sotto la campana di vetro, può riparare dal virus ma può anche provocare inizi di soffocamento, riflettevo i giorni scorsi con Ivonne.
Il cuculo, "che fra gli umani sarebbe in buona compagnia" è forse l'uccello per me più antipatico (sperando che Bruno non mi senta!) già per il suo canto che tutto è fuori che un canto: due sole note del pentagramma usa lui, sfaticato. Ma mi è fortemente antipatico soprattutto per questo suo modo di sfruttare i nidi altrui al momento di deporre le uova: doppiamente sfaticato! Le uova si schiudono in brevisimo tempo e quando la madre legittima, padrona del nido e delle uova, si ritrova i suoi ha un bel da fare a difenderli prima che il cucolo, già grande, non se li divori. Mi domando come possa essere simpatico un uccello così.
Grazie Saverio e buone giornate a te e a Mirna.

guidoleonelli :
guidoleonelli14.05.2020 -ore 9.55-
Ciao Laura, ti ritrovo con piacere. E con piacere osservo come sia stata capace di dire tanto in così poco spazio; non hai dimenticato nulla. Da un po' insistevo che sarebbe opportuno che gli amici leggessero, prima o dopo la scrittura delle proprie considerzioni, come si sono espressi gli altri. Quanto dice Carla, pare che ti abbia, in qualche modo aiutata nella comprensione e influenzata su quella che sia tu che lei ritenete possa essere un'interpretazione, anche un po' psicologica, dei miei versi e di me stesso. Noto però con piacere che, rispetto a quanto dice Carla e che tu, mi par di capire largamente condividi, ci sia un bell'aggettivo che mi mette un po' più tranquillo: "piacevole" (dualità). Duualità che, più o meno accentuata,io credo esista in tutti noi. Ma è un concetto questo che mi fa riflettere.
"Piacevole", "inevitabile" dualità. Rispetto a quanto dicevo, proprio qui sopra, con Saverio, e con l'esperienza di questo lunghissimo periodo, mi piace osservare ora che fare ordine (quanto ne ho fatto in questi giorni e quanto ho gettato fra le mie carte e fotografie) nel proprio io, può rendere più piacevole la vista ma può anche aprire piaghe che si credevano da tempo cicatrizzate. E torna fuori ancora il dualismo.
Nei confronti del cuculo, mi pare siamo in alcuni a pensarla allo stesso modo e se poi avrai occasione di andare a visitare Pieve Tesino, ti auguro di andarci in estate: sarà sicuramente un altro quadro rispetto a quello che abbiamo visto noi.
Ciao, grazie e buona giornata.

Daniela :
Daniela16/05/2020 ore 13
Ciao Guido,
vorrei prima di tutto inviare tramite il sito un caloroso saluto ed augurio ad Anna, che ho appreso essere tra le persone "in prima linea" in questa battaglia nuova e difficile, tra comprensibili paure, ansie ed a costante contatto con persone sofferenti sia nel fisico che nella psiche. Io vedo le enormi difficoiltà che ci sono, relativamente ai problemi di salute della mia mamma, per avere non dico una visita a domicilio, ma almeno un sostegno o una telefonata dai vari specialisti, e immagino la situazione in ambiti più gravi, magari dovendo affrontare anche la riduzione di personale.
Tornando a te, mi complimento ancora una volta per la tua poesia, che mi ha davvero "smosso" corde profonde; sono anch'io una "gemelli" e la piacevole (grazie a Laura per l'aggettivo usato!) dualità la riconosco bene. L'immagine del làpis tremolènt la trovo azzeccatissima e per me commovente.
Concordo pienamente con diversi amici del sito rispetto agli insegnamenti che questi giorni di reclusione forzata possono averci lasciato: tante riflessioni interessanti, nuove prospettive e buoni propositi per il futuro nostro e del pianeta, ma purtroppo anche tanto rancore, opportunismo e ricerca sempre e comunque del proprio tornaconto. Forse si sono proprio accentuale le caratteristiche psicologiche delle persone, chissà...
Un caro saluto a te, a Ivonne e a tutti gli appassionati frequentatori del sito...

guidoleonelli :
guidoleonelli16.05.2020 -ore 17.10-
Ciao Daniela! Desidero ringraziarti io a suo nome, in attesa forse che lo faccia Anna stessa che nel post precedente ci aveva messi al corente delle sue difficoltà di lavoro in una RSA dove i morti pare non si contino quasi più. Se vorrà, nei dettagli entrerà lei ma vorrei mettere in evidenza anche un altro aspetto importante: la figlia lontana, con problemi di salute e l'impossibilità di aiutarla e la nipotina che non vede da oltre due mesi.
Ce n'è abbastanza, mi pare, per solidarizzare con lei.
Poi parli di tua mamma e delle tante difficoltà che si incontrano, non solo per questioni burocratiche, per offrirle tutto il sostegno di cui avrebbe bisogno e che spesso non si trova. Ce ne avevi parlato separatamente. Ora, col consenso di Ivonne, posso metterti al corrente che qualche giorno fa se n'è andata sua mamma. Non aggiungo altro sull'argomento per non cadere nelle solite banalità.
Quanti gemelli Daniela; un giorno o l'altro chissà, forse ci scambieremo il nostro giorno di nascita che ci darà l'occasione di farci vicendevolmente gli auguri.
Sicché mi par di capire che anche tu ti ritrovi dentro alle considerazioni di Carla e di Laura. Mi fa piacere per quanto dici della mia breve poesia e ti ringrazio.
Del tuo ultimo paragrafo concordo dalla prima all'ultima parola, forse con una vena un po' più pessimistica: quando la gente ha fame o è comunque in grave difficoltà, a mio modo di vedere, non diventa più buona. E comunque regna ancora forte questo clima di incertezza che, poco o tanto, ci attanaglia ancora tutti. In attesa... di cosa?
Grazie Daniela; ricambio il tuo con un affettuoso saluto, da condividere con Roberto, assieme a tutti gli appassionati frequentatori del sito (che bella espressione hai usato).

Renata :
Renata18/05/2020 ore 17.20
Finalmente sono riuscita ad entrare anch'io nel sito. Nei numerosi tentativi fatti,mi sono letta e riletta la magnifica poesia e tutti i vostri interventi, che ho trovato interessati e motivati. E molto interessanti.
Da subito mi sono risuonati nell'anima i versi di Quasimodo.
"Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole
ed è subito sera"
E' subito sera: tracciata da quel làpis tremolènt la somma risulta indefinita, imprecisa,incompleta. E ognuno sta solo, perso nella solitudine delle strade, senza la presenza degli uomini, cadaveri mangiati dai virus. La città, le strade, le case hanno un corpo, ma, come dicono i grandi architetti, l'anima è l'uomo e nelle strade deserte, tu Guido, hai toccato la solitudine. La lunga quarantena ci ha estraniati dal nostro mondo: dispersi e disorientati. La terra, il mare, la montagna, i prati, gli alberi (come ci ricorda Carla) respirano, hanno l'anima che resiste alle offese dell'uomo, alla sua sete di dominio.
Quindi torniamo a onorare e coltivare il nostro piccolo giardino, a sopportare l'insistenza del cuculo e a cercare ancora il sapore meno amaro della solitudine, nel silenzio buono che fa bene e lenisce la paura.
A volte anche il silenzio trafigge. E' il silenzio di Dio.

Mi unisco a Daniela per augurare ad Anna una resistenza il più possibile serena.
Un caro saluto a tutti e un abbraccio a te e a Ivonne

guidoleonelli :
guidoleonelli18.05.2020 -ore 22.45-
Finalmente ce l'abbiamo fatta, Renata! Mi dispiace per le tue difficoltà ma mi consola pensare che non ero solo a "combattere", nel mio caso con una posta elettronica incredibile, che fa quello che vuole, prevalentemente in uscita ma saltuariamente anche in arrivo: retaggi di un recente passato. Speriamo che ora il problema sia risolto, almeno per qualche tempo.
Di te molte cose, molte tue doti mi meravigliano, fra le altre quella di saper trovare subito, con facilità, per esempio, come in questo caso, un aggancio ad un poeta famoso (che se lo sapesse potrebbe offendersi), addiritura un ermetico qui non molto ermetico. Si vede e si sente che non ti fa difetto l'allenamento.
Concordo: davvero ricco di interessanti commenti questo post: vado orgoglioso dei miei amici che non sono amici soltanto virtuali.
Nel contesto, riprendi mi pare molto bene un concetto già espresso da Carla e lo arricchisci di immagini anche di vita vissuta. Come fa presto l'uomo a sentirsi solo! E che brutta sensazione si prova. Dici bene: l'uomo ha l'anima fragile e fa presto a sentirsi disarmato, a perdere i propri equilibri, le proprie certezze.
Sul cuculo e sulla sua antipatica malvagità, abbiamo lsciato solo Bruno che pur è riuscito a scriverne in maniera garbata e simpatica.
Torniamo allora ad abbellire il nostro giardino a goderne anche per il "silenzio buono" e la solitudine, ricercata, che lenisce le ferite e la paura.
Sul silenzio di Dio, tu lo sai che io, pur così poco devoto, ho scritto più volte, e soprattutto nella raccolta "Sgéve de vita" (ottobre 2002), si trovano alcune poesie che mi hanno dato la soddisfazione di salire agli onori, non dell'altare ma di qualche pulpito. Anche fuori provincia.
Ed in conclusione, sei stata brava ad unirti a Daniela: che Anna debba resistere ancora per poco che ha già dato molto.
Ricambio il saluto e l'abbraccio, anche da parte di Ivonne che, a quest'ora, dorme il sonno di chi è stanco.
Grazie, ciao Renata.



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