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Val di Funes: tre escursioni

 

 

Val di Funes:

 

1. Giro delle Malghe

 

2. Col di Poma

 

3. Monte Muro

 

 

Ennanz a serarse

(da leggere e/o ascoltare)

 

 

 

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  - Giro delle Malghe                                                              giovedì, 10.10.2019

 

- Dislivello: m 430

- Sviluppo: km 12,600

- Tempi netti: ore 4.00          di salita ore 2.00               di discesa ore 2.00

- Carte: Kompass 627, Val di Funes, scala 1:25.000

 

Ci siamo concessi tre giorni in Alto Adige, tre giorni di facili camminate in Val di Funes, una splendida e a noi già nota valle. E come prima escursione, in una giornata di incredibile sole, abbiamo scelto di partire con moderazione e di andare a vedere da vicino quella fantastica catena di monti che corrisponde al nome di Odle. Cosa quindi di meglio del Giro delle Malghe? Delle numerose malghe, in questa stagione ancora quasi tutte aperte e affollate di turisti in gran parte germanici.

Da Malga Zannes, m 1.685 col sentiero segn. 6 si raggiunge il sentiero Adolf Munkel, o sentiero delle Odle segn 35 (ore 0.45) e lo si percorre, trascurando alcuni bivi, con comodi saliscendi dove il pericolo maggiore è costituito dalle radici delle piante. Avevamo letto che la Malga che offre la miglior vista sull'intera catena è la Malga Casnago m 2.006, dove infatti ci fermeremo per la sosta panini (ore 1.15-2.00). La vista è davvero splendida e il sole rende tutto ancora più bello. Da segnalare che qualche balordo patriota sudtirolese si è dato da fare lungo il percorso a scalpellare la scritta in italiano proprio e soltanto della Malga Casnago che nemmeno la cartina stranamente, a differenza della altre malghe, riporta nella sua denominaione italiana.

Ci concederemo una sosta prolungata prima di iniziare il rientro seguendo una comoda strada segn. 34 e poi 33, incontrando subito la Geisler Alm/Rif. Odle, m 1.996 e chiudendo infine l'anello alla Malga Zannes (ore 2.00-4.00).

Qui il parcheggio è a pagamento: 2 Euro per chi dispone della Dolomiti Mobil Card che rilasciano gli alberghi ai propri clienti.

Bella la prima giornata con una facile escursione: grande la soddisfazione.

 


Chiesetta si S. Giovanni

Malga Casnago

le Odle

regina delle Odle

percorso

 

 

 

 

 - Col di Poma, m 2.422                                                      venerdì, 11.10.2019

 

- Dislivello: m 737

- Sviluppo: km 12,200

- Tempo ore 6.00 con brevi soste di salita ore 4.00

- Carte: Kompass 627, Val di Funes, scala 1:25.000

 

È la seconda giornata e azzardiamo a fare quacosa più di ieri; scegliamo così un itinerario ed una meta, nostre vecchie e già note conosenze: il Rif. Genova ed eventualmente il Col di Póma.

Molto brevemente, si parte ancora, come ieri, da malga Zannes, m 1685, si seguono i sentieri segn. 33 e 35, che corrono in buona parte lungo il torrente di Funes, dapprima nel bosco e poi, più o meno all'altezza della Gampen Alm, m 2062, (ore 1.30) allo scoperto e al cospetto delle Odle che oggi vediamo da un'altra angolazione, fino a raggiungere, con tratti in ripida salita, il Rif. Genova, m 2.306 (ore 1.00-2.30).

Dopo una breve sosta, proseguiamo seguendo il segn. 7 (non riportato in cartina) fino a raggiungere il Col di Póma, m 2.422 (ore 1.30-4.00).

Mi astengo perché non riuscirei a descrivere il grande spettacolo di montagne che ci hanno accompagnato durante tutto il percorso e dal Passo di Poma da dove il Sas de Putia, anche qui quanti ricordi ci abbiamo lasciato, sembra raggiungibile allungando un braccio. Una catena di montagne favolose si erge davanti a noi, a far da corona alla Val Badia, mentre appena un po' spostate si lasciano già vedere le catene austriache dove, fra gli altri, riconoscibili appaioni Il Grossglockner e il Grosswenediger, che alcuni anni fa, per la troppa nebbia ci ha respinto, prima di lasciarci raggiungere la cima.

Dal Col di Póma il panorama si apre ancor più sulle montagne imbiancate dell'Austria: uno spettacolo.

Trovato un cantuccio al ripario dall'aria, ma qui gli escursionisti sono parecchi, con tutta calma ci godiamo i nostri panini riempiendoci gli occhi di tanta meraviglia.

Al rientro, passeremo ancora al Rif. Genova per proseguire poi con i segnavia 35 e 6 che, senza altre sote, ci riporteranno a Malga Zannes (ore2.00).

Escursione che, anche se già nota, si rivelerà di grande soddisfazione. E il male alle gambe a e alle ginocchia? Pare ancora gestibile.

 


Ri. Genova

è lei


alle spalle

Il Sass de Putia


Col di Poma

percorso

 

 

 

 

  Monte Muro, m 2.301                                                          sabato, 12.10.2019

 

- Dislivelo: m 454

- Sviluppo: km 11,500

- Tempi netti:                 totale ore 4.00                       di salita ore 2.15

- Carte: Kompass 627, Val di Funes, scala 1:25.000

 

Oggi è la terza giornata e le gambe, è necessario dirlo? non sono quelle di due giorni fa ma ciononostante la voglia di andare, sia pur con moderazione, è rimasta.

Ci spostiamo con la macchina da Santa Maddalena a San Pietro, simpatico paese, da dove percorrendo una ventina di km raggiungiamo Passo delle Erbe, m 2.007 che superiamo per un chilometro o poco più fino al parcheggio di Pé di Börz, m 1.870. Qui una piantina del posto ci riserva la prima sorpresa: il sentiero segn.7, riportato in cartina, nella realtà non esiste; poco male, anziché a sinistra, prendiamo a salire a destra seguendo il segn. 1 che, con una comoda strada bianca, oggi molto apprezzata, ci porta a raggiungere il Rif. Monte Muro, m 2.157 (ore 1.20). Qui fervono grandi lavori con gru e gettate di cemento che non invogliano a scattare fotografie.

Proseguiamo ora per sentiero 1A fra prati rasati fino a raggiungere la nostra meta Monte Muro, m 2.301, secondo il mio Garmin, (ore 0.55-2.15).

Ci troviamo pochissima gente, fra gli altri una coppia di Riva con la quale ci scambiamo qualche foto. Da qui il panorama è stupendo e grandioso sulle montagne austriache della Zillertal.

Un tavolino e due panchine invitano a riposare e a rifocillarsi. Nel mio stentato tedesco, non mancherà nemmeno l'occaione di scambiare qualche parola con una coppia di giovani di Monaco.

Per il rientro, seguiremo ancora il sgn. 1A fino al rifugio (ore 0.35), poi il segn 2, sentiero fino al Rif. Pecol (ore 0.40-1.15), chiuso, quindi per strada, ancora col segn. 2, 2A e 1 fino al parcheggio di partenza (ore 0.30.1.45).

 


vecchie baite

in cima

riposo

percorso

 

 

 

 

 Ennanz a serarse

 

 Ne portén dré la nossa stòria

 che la se scónde 'ntéi sentimenti

 pu fóndi pu scónti,

 entéi zòghi da pòpi

 entéi amóri zugadi

 lassadi scampar opur trati via,

 entél sudór del nos vìver

 entéle pòche conquiste

 entéle tante partide pèrse

 'ntrà le risade de quéi che penséven amizi.

 

 Pò ariva quél dì, el riva el riva,

 che te domandi 'l perché

 en perché ancór misteriós

 che 'l se scónde che fórsi no 'l gh'è.

 Te te vardi 'ntór

 i colóri che cambia le vózi che tase

 zercando paròle che sarìa medizine

 te zérchi dó òci che ancór i te rida

 na man che se slónga a darte na man.

 

 Érta la via vegnuda sì stréta

 ma se va 'nnanz ancabèn co le ónge

 ennanz a serarse 'ntéla galéta.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Prima di rinchiudersi

Ci portiamo dietro la nostra storia/ che si nasconde nei sentementi/ più fondi più nascosti,/ nei giochi da bambini/ negli amori giocati/ lasciati scappare oppure gettati,/ nel sudore del nostro vivere/ nelle poche conquiste/ nelle tante partite perdute/ fra le risate di quelli che pensavamo amici.// Poi arriva quel giorno, arriva arriva,/ che domandi il perché/ un perché ancora misterioso/ che si nasconde o forse non c'è./ Ti guardi intorno/ i colori che cambiano le voci che tacciono/ cercando parole che sarebbero medicine/ cerchi due occhi che ancora ti sorridano/ una mano che si allunga a darti una mano.// Ripida la via diventata così stretta/ ma si va avanti sia pure con le unghie/ prima di rinchiudersi nel bozzolo.

19.03.2019

Richard Clayderman: Ballade pour Adeline

 

 

 

 

 

                                                       Immagini e versi sono protetti dai diritti d'autore.

 

 

Per rispetto dell'ambiente,

se non vi è necessario, non stampate queste pagine!

 

 

 

Brevi passi di un colloquio tra Tullio de Mauro e Andrea Camilleri, tratto da “La lingua batte dove il dente duole”; Ed. Laterza, 2014.

 

6. Ad alta voce.

 

Il lonfo non vaterca né gluisce

e olto raramente barigatta,

ma quanto soffia il bego a bisce bisce

sdilenca un poco, e gnagio s'archipatta.

                                                                                       Fosco Maraini

 

 

De Mauro

Credo che non si debba mai dimenticare che anche il suono delle lingua è importante. L'onda della parola si apprezza solo leggendo ad alta voce anche se mi è capitato di sentire pessime letture.

Camilleri

Perché una cosa è come legge il suo testo l'autore e una cosa è come lo legge unaltro. Ungaretti per esempio ruggiva non leggeva, era straordinario.

De Mauro

È vero, quando lo ascoltavi, la prima impressione era: legge male se stesso.

Camilleri

Anche Saba, L'ho sentito leggere le sue poesie. Io rileggo sempre ad alta voce, devo sentirlo scorrere e appena questo fluire si inceppa, capisco che devo riscrivere quel punto.Gli interpreti, gli attori sai... Prendi la Divina Commedia, l'ha fatta Gassman ma l'ha fatta anche Benigni. E fra i due...

De Mauro

Benigni.

Camilleri

Non c'è il minimo dubbio. È come potevano dirla i contadini.

De Mauro

Gassman aveva organizzato uno spazio in cui discutere i problemi della recitazione nel teatro italiano. Cercai di spiegare a Gassman che ci stavamo avvicinando al possesso collettivo dell'italiano e che per via delle nostre varie provenienze era difficile trovare una buona recitazione.

La realtà del dialetto in cui abiti e che ti abita era ancora molto viva mentre l'italiano era vissuto come un'imposizione.

........

D'altra parte una constatazione simile ho fatto al tempo della Storia Linguistica dell'Italia Unita, nata da una serie di trsmissioni radiofoniche che mi erano state affidate per il centenario dell'Unità d'Italia. Nella parte finale della sesta e ultima trasmissione, dedicata al linguaggio della poesia e della letteratura allora contemporanea, sottolineavo proprio il processo che stava subendo proprio la poesia, che ormai cominciava ad usare le parole, il linguaggio di tutti i giorni, innalzandolo. I primi passi li fece già Leopardi, chiamando nei suoi versi la gallinella, l'artigiano, la rana rimota a la campagna,... il mazzolin di rose e di viole. Ma nel Novecento il cammino dell poesia, che si è fatta prosa nel vocabolario e nella sintasi, si è fatto assai più rapido e totale.

Nel testo della mia trasmissione, citavo alcuni versi di Saba, Montale, Pavese. Il lettore della trsmissione ra bravissimo ma arrivato alla poesia cambiò stile e attaccò con voce cavernosa e a tarti tremolante: Ascoooltami, i poeeeti laureaaati si muoooovon tra le piante.... Ma santo cielo è così che si parla la lingua di tutti i giorni? Lo stesso faceva Gassman “Nel meeezzo del cammmiiin di nostra viiita...”.

Camilleri

Spesso facevo il gioco di stravolgere completamente il significato di una parola e dargliene un altro. Insomma a me è un gioco che diverte ma non credo potrebbe durare a lungo, non ultimo perché di suoni che abbandonano il significato sono pieni molti discorsi politici.

De Mauro

Sì è vero, le parole sono suono e il suono, anche di una singola parola, ci affascina, ci avvolge. E c'è il significato, così come c'è il ritmo del testo.

Il mio modo di raccontare obbedisce al mio ritmo prsonale, cioè obbedisce a certe leggi, a certe pause, a certe accelerazioni che io sento dentro di me. .... Ciascuno avrà un proprio modo banale di pregare domineddio oppure di bestemmiarlo, di insultarsi o interrogarsi, tutto ciò utilizzando tutto quanto una specifica lingua mette a disposizione. Si capisce allora la difficoltà di traduzione.

Camilleri

Questo è il problema di ogni scrittore. Ognuno si sceglie il campo da arare e lo coltiva come vuole lui. D'altra patrte anche l'italiano più banale può diventare intraducibile se lo traduci alla lettera.

De Mauro

Wittgenstein dscriveva la lingua proprio in questi termini. “la nostra lingua è come una vecchia città, un labirinto di viuzze e di larghi, di case vecchie e nuove, i palazzi ampliati in epoche diverse e, intorno, la cintura dei nuovi quartieri periferici, le strade rettilinee, regolari, i caseggiati tutti uguali. Rappresentarsi una lingua significa rappresentarsi una forma di vita.

Camilleri

La lingua non è un supporto, è cosa. Tu narri una cosa non narri una parola e per narrarla adoperi certe parole e non altre. Magari fai ricorso a certe parole dialettali che quella cosa riescono ad esprimerla in tutte le sue sfumature. Ed oltre alla parola c'è il ritmo....

 

 

 

 


Postato 14 Gennaio 2020 -

Commenti:


Saverio :
SaverioLa tua poesia descrive in poche righe e assai bene la nostra vita e tutti possiamo riconoscerci nel tuo poetico racconto; ancora una volta un piacere ascoltare il tutto dalla tua voce.
La val di Funes è un paradiso per fortuna salvato dalla corsa agli impianti (come invece è successo in val Gardena), così come la vicina Tires e sono entrambe mete di tante nostre escursioni. L'ultima è del 1 nov.2019 (tre settimane dopo di voi): il giro delle malghe, un pochino più lungo e partendo dal parcheggio vicino alla chiesetta di S.Giovanni a Ranui. Ho confrontato le mie foto con le vostre e ho visto che siete stati più fortunati col meteo; noi tante nuvole basse e nebbioline, anche brina, ma quando si apriva l'orizzonte le Odle erano uno spettacolo. In autunno tutta la valle è una bellezza di colori autunnali; i prati poi hanno un verde che sembra dipinto e il tutto forma dei quadretti (anche fotografici) di rara bellezza.
Auguri per tante altre escursioni e a risentirci.

Renata :
Renata17/01/2020 ore 18,50
Bella questa tua poesia che ancora una volta racconta la vita e ognuno può ritrovarsi descritto in questi versi morbidi, dal suono sommesso , dal ritmo leggero, dal fiato un po' corto sulla via érta. Anche l'anafora, la ripetizione di "entél" nella prima strofa, non accelera il ritmo, non rende incalzante l'attesa di una soluzione, di una pausa. E' quasi benefica come una litania che evoca immagini e sentimenti.
Non c'è galéta che tenga per chi scrive versi e cammina su sentieri di montagna! E per chi è contenta e si accontenta di leggerne!

Trovo molto intrigante Fosco Maraini che "A voce alta" ti catapulta nel mondo del suono del non-senso. Più leggo quei quattro versi e più godo del loro suono e del loro ritmo, pur non capendo niente.
Subito di seguito De Mauro afferma che il suono della lingua è importante e Fosco Maraini ce ne dà un esempio, che per me divertente.

Buon proseguimento d'anno a tutti e buone camminate a voi

Daniela :
Daniela18/01/2020
Ciao Guido,
leggo adesso i commenti di Saverio e Renata e davvero mi hanno..."rubato" le parole dalla tastiera.-;)
Non so che altro aggiungere sia per la poesia, che per le Odle, che anch'io amo molto, nonchè per le sempre interessanti parole dei nostri ormai "compagni di viaggio" Camilleri e De Mauro. Grazie a te e serene giornate a tutti!

annamaria :
annamariaSempre piacevole, Guido, la lettura delle tue gite,così ben raccontate anche con le numerose foto. Grazie. Sai, molti si sentono "grandi" se arrivano in vetta a cime montuose,magari dopo ore e ore di faticoso cammino...Bravi davvero quelli, ma non lo sono meno coloro che sanno cogliere e godere di altri paesaggi, più abbordabili e più facilmente raggiungibili. A me sono sempre piaciute molto le malghe, i loro colori, i loro profumi,la bucolica tranquillità. Vedo poi che il dislivello delle vostre camminate, di due in particolare, è notevole; una bella soddisfazione no? Che dire della poesia? Bella davvero, a partire dal titolo, molto efficace. Mi ritrovo coinvolta in questo tuo narrare e ripercorrere la storia della vita con la sua altalena di momenti gioiosi e difficili; ed anche nel desiderio di amorevole sostegno e comprensione.E...mai demordere, se serve, si usano le "onge" per procedere il cammino.. Un applauso, fratello. Interessanti gli stralci del colloquio fra de Mauro e Camilleri. Condivido l'affermazione secondo la quale il suono della lingua riveste importanza notevole. Per terminare queste mie varie considerazioni, saluto te e tutti gli amici del sito. Un abbraccio.

guidoleonelli :
guidoleonelli19.01.2020 -ore 14.10-
Caro Saverio,
so che attendi da qualche giorno un mio riscontro e mi scuso per il ritardo; per fortuna che, almeno in parte, WhatsApp ha in qualche modo anticipto le mie scuse; sono stato assente tre giorni e sono certo che tu capirai che non avrei potuto annunciare la mia assenza "urbi et orbi". Ma comunque eccomi qui, sia pure un po' malconcio. Se vén véci e se devénta pèzo dei pòpi che perdono ogni misura.
Ma, certo che lui non mi leggerà, divido la responsabilità col mio cardiologo, ottimo e superlativo cardiologo nonché ottimo amico, sia pur anon ancora dichiarato, che mi ha un po' incoraggiato trovandomi un cuore migliore di quanto io stesso pensassi. E questo solo il giorno prima del nostro "triduo",
E dopo questa lunga e forse noiosa premessa, ancora una volta mi ritrovo a ringraziarti per quanto tu, amico antico non avezzo a barare, dici sui miei, non proprio così brevi, versi. Grazie.
Leggo quanto dici della Val di Funes: come potrei non essere d'accordo!? Anche per noi, così come Tires, è una vecchia amata conoscenza che non potremo dimenticare e tuttosommato abbastanza a portata di mano. C'entra poco con le nostre escursioni ma posso anche aggiungere che, per i micologi, come ero una volta io, ci sono angoli che assicurano sempre ottimi raccolti. Ma le Odle!!: non si trovano parole adatte a descriverle compiutamente. Certo si può essere più o meno fortunati col tempo ma la valle non tradisce mai e per quanto mi riguarda, una voce di grande richiamo è proprio l'assenza di impianti di risalita.
Grazie Saverio e alla prossima.

guidoleonelli :
guidoleonelli!9.01.2020 -ore 14.50-
Ciao Renata,
valgano anche per te le prime righe che ho scritto a Saverio ma anche tu sai che non sono uso a ritardi ingiustificati.
Ma poi mi riporti subito alla nostra piccola realtà, all'anafora (e all'epifora) che, con grande precisione, hai individuato nei miei primi versi. Anche le tue belle considerazioni paiono scritte d'accordo con Saverio. Tu sai esprimere con molto garbo e con una non comune maestria, concetti profondi: grazie Renata!
Questi sono amici che hanno imparato a conoscermi: ognuno vi può trovare un po' di sè e questo per me è un bellissimo complimento. Anche se, prima o poi, sarà inevitabile rinchiudersi nella propria "galéta", concetto così facile da esprimere ma così difficile da tradurre in raltà.
Su Fosco Marini, del quale credo di sapere meno di zero, avrò l'occasione e il piacere di rileggerti, a meno che ..., a meno che tu non volessi invece riferirti a Camilleri. Ma ci saprai dire ed eventualmente chiarire.
In conclusione, ancora grazie anche per l'augurio delle buone camminate ma che siano, come amorevolmente mi rccomanda spesso Laura, moderate. Zucón!

guidoleonelli :
guidoleonelli19.01.2020 - ore 15.00-
Ciao Daniela,
convengo con te che sarebbe difficile aggiungere qualcosa di nuovo a quanto già così bene hanno detto prima Saverio e poi Renata. Ma anche tu fai parte di quella sia pur piccola schiera di amici che sono tali da lunga data e che ormai sanno da che parte vadano presi i miei versi.
Ed è bello anche scoprirci tutti, chi più chi meno, amici della Val di Funes e delle sue stupende Odle.
Quelli che tu chiami i "nostri compagni di viaggio" stiamo fra poco lasciandoli, con piacere di alcuni, con dispiacere per altri.
Grazie e anche a voi serene giornate Daniela, con un abbraccio.

guidoleonelli :
guidoleonelli19.01.2020- ore 15.25-
Chissà perché Annamaria nelle tue belle parole ed espressioni, mi pare di trovare sempre amorevoli raccomandazioni, come di una sorella maggiore; chissà perché. Qui ci vorrebbe la faccina che ride che qui però non trovano ospitalità, vanno soltanto immaginate.
Vedi, anche a me piacciono le malghe e ancor più mi piacciono se sono un po' in quota; dovrei portarti con me e dare a te, saggia, il diritto di ammettere o di negare certi itinerari. Non farmi dire un'altra volta che sono uno zuccone. Sapessi che brutto quando mi prendono certi pensieri e quanto invece mi "gaso" con altri.
Della poesia molto e bene hanno già detto amici che ti hanno preceduto e che tu ora mi sembra condivida.
Camilleri e De Mauro, che mi piace ricordare presidente di giuria al concorso "Salva la tua lingua locale", dove immeritatamente mi era stato assegnato il secondo premio nientemeno che in Campidoglio, ora che non sono più fra noi, li ho letti e riletti ormai alcune volte e sempre con grande interesse.
Condivido quanto tu hai estrapolato e mi piace segnalare che un bravo lettore dei propri versi è l'amico Diaolin, lo stesso che tu, facendomi un po' ingelosire, hai definito un poeta con la P maiuscola. Ricordi?

diaolin :
diaolinMelanconica, questa tua ultima...

e incontro un po' di rabbia, sottesa, in questi passaggi

'ntrà le risade de quéi che penséven amizi

...
non so che dire, un "mi spiace" mi sembra insufficiente

Ciao, un saluto ad Ivonne, Diaolin

Laura :
LauraPrima di tutto grazie! Sabato sera, nell'indecisione su un giro in montagna da fare all'indomani mi sono detta "fammi vedere se Guido sul suo sito ci porta consiglio...!". E così è stato! Quasi mi vergogno a dichiarare che in 3 anni che sono a Trento non ero mai stata in val di Funes... Semplicemente incantevole! La recentissima nevicata ci ha regalato paesaggi dalle tinte pastello quasi fiabeschi. La nostra ascesa è stata ovviamente più limitata delle vostre causa neve ed è stato un vero peccato non esserci portati gli sci d'alpinismo dato che i sentieri sono ben segnati e battuti, avremmo raggiunto piu facilmente anche una meta più alta (come il rifugio Genova) e scendendo ci sarebbe stato da "sollevar farina" (come dicono gli sci alpinisti doc!). Avendo con noi solo racchette e ramponcini, da malga zannes ci siamo portati a malga Kaseril e poi a malga Gampen per poi rientrare con un piacevole giro ad anello al punto di partenza. In inverno è anche possibile noleggiare gli slittini a 7 euro al giorno e aggiungere un pizzico di adrenalina e risate all'escursione!

Riguardo il resto, mi sto gustando davvero i dialoghi tra Camilleri e De Mauro... Questo in particolare... Lo trovo così vero! Nel suono delle parole, la loro storia, la loro essenza. Il dialetto che abitiamo e che ci abita. Non qualcosa di inerte, ma lingua viva che da forma e suono al nostro essere. Affascinante.

La poesia: mi cattura ogni volta piacevolmente il tuo scrivere. Molto anche per questa musicalità delle parole di cui si è detto. Ma è tanto malinconica, a tratti cinica. E la scelta musicale di Claydermann conferma questo stato d'animo.
Detto questo, avevo una musicassette di Claydermann che ho consumato ai tempi dell'adolescenza... Noi esseri umani siam fatti anche di questo. Un abbraccio Guido. È sempre interessante e stimolante leggerti.

guidoleonelli :
guidoleonelli20.01.2020- ore 21.55-
Ciao Diaolin,
la melanconia è diventata un po', e tu lo sai bene , la cartina di tornasole delle mie, anche di quelle non recentissime.
Ti assicuro però che non trovo, anche perché non era mia intenzione mettercela, la rabbia che invece vedi tu. Forse delusione mi parrebbe il termine più appropriato.
Grazie del tuo commento; riferirò i saluti.

guidoleonelli :
guidoleonelli20.01.2020 -ore 22.30-
Ciao Laura,
avrai forse notato che, in pochi giorni, del nostro piccolo gruppo, ben in tre siamo stati in Val di Funes: oltre a noi infatti c'è stato anche Saverio. Mi fa molto piacere che attinga alle mie proposte escurionistiche che, come dicevo, ed altri hanno confermato, non sono nemmeno tanto nuove. Sulla Val di Funes e sul suo incanto molto abbiamo già detto e tu ora lo confermi. Apprendo invece, con piacere, che ti diverti a sollevare farina (che bella immagine!) sport che io non ho mai praticato e che da quelle parti offre, mi sembra, delle buone opportunità. Nemmeno con la slitta sono mai sceso. Un po' alla volta si aggiungono piccoli tasselli alle vicendevoli conoscenze e mi pare una cosa carina. Il giro delle malghe, con le sue tante variabili, se si ha la fortuna di beccare una giornata limpida di sole, rimane sempre una buona opzione.

De Mauro e Camilleri, lentamente ci avviamo alla conclusione delle mie "pillole", stanno diventando amici di alcuni di noi e mi fa veramente piacere che anche tu li legga con gusto. La musicalità del dialetto e quella della lingua possiamo sperimentarla ogni giorno. A me rimane molto impresso quanto ho riporato sotto a "Paròle córte" sulla home page: "Il dialetto è sempre la lingua degli affetti, un fatto confidenziale, intimo, familiare... perché il dialetto di una cosa esprime il sentimento...". Bellissimo, anche se i dialetti sono fra loro a volte molto diversi.

Sui miei versi infine mi sembra di trovarti in sintonia con quanto, subito prima di te, dice l'amico Diaolin. D'accordo sulla malinconia che, se uno ce l'ha dentro...
Ma poi tu parli di cinismo e lui addirittura di rabbia. E io, credimi, resto un po' sbigottito, sicuramente perplesso: bisognerà che faccia meglio la punta al lapis che forse scrive, un po' troppo in libertà, quello che vuole lui...

Grazie Laura; ricambio l'abbraccio.

Carla :
CarlaCiao guido,
ti scrivo oggi, in ritardo come sempre.
Ti scrivo oggi nel giorno in cui il nostro paese si appresta a salutare Stefano, il guerriero innamorato delle sue Maddalene e della sua gente.
" lascialo andare per le tue montagne…"
Però calza a pennello questa tua poesia che termina con quel chiudersi nel bozzolo dove avverrà una nuova metamorfosi. Messaggio di speranza e di rinascita quel bozzolo.
Non di chiusura, ma di apertura.

Da noi si dice "parla come magnes" quindi vale anche per leggere.
Oltre che di suoni le parole sono fatte di pause che, contrariamente a quanto possa sembrare, danno ritmo al testo.
E' triste vedere come oggi molti non sappiano effettivamente leggere. Leggono in fretta, senza sentimento come leggessero la lista della spesa.
Ed è vero che rileggere i propri pensieri a voce alta magari davanti ad uno specchio ti permette di capire dove il testo si inceppa, quale sia la parola che ti fa lo sgambetto.
Purtroppo per via di lettura siamo, e mi includo, ancora analfabeti.
Grazie Guido, che ci permetti di elaborare pensieri e piccoli ragionamenti su temi così profondamente umani e di cultura.

guidoleonelli :
guidoleonelli27.01.2020 -ore 22.15-
Ciao Carla,
ti aspettavo e tu sei arrivata. Mi avevi accennato di Stefano ed io, che ammutolisco sempre dinnanzi a questi casi, non posso che unirmi a voi nel ricordo di un amante della montagna che ci lascia. A tanti funerali ho assistito ed ogni volta il "Signore delle cime" mi fa venire la pelle d'oca. Poi rimane soltanto la rassegnazione.

Ancora una volta, tante ormai, mi meraviglia e mi piace vedere l'interpretazione che i miei amici danno ai miei versi; in questo caso mi riferisco alla "galéta", non per rinchiudersi e morirci dentro, dici tu, ma per rinasacere a nuova vita.

Poi passi a quelli che ormai, a loro insaputa, sono diventati, ancora per un paio di post, ospiti fissi del nostro sito e metti molto bene in evidenza l'importanza del suono delle parole; non solo delle parole ma anche dei silenzi, dici tu, per conferire la musicalità che ogni verso reclama. La lettura, l'importanza della lettura concordo con te, diventa spesso più difficile della scrittura. Ne parlavano anche loro quando portavano l'esempio della Commedia letta da Benigni o da Gassman.
Il suono delle parole e dei silenzi, argomento già sottolineato anche da Renata che parlava del "suono del non senso" citando Fosco Maraini in quei quattro versi posti in testa alla puntata odierna del colloquio fra De Mauro e Camilleri. Se ho ben interpretato quanto lei intendeva dire, il linguaggio può non avere nessun significato e mantenere ciononostante un ritmo ed una musicalità perfetti. Prova a rileggere a voce alta quei quattro versi. A me ha fatto venire in mente quanto fosse maestro in quest'arte il grande Dario Fo che penso tutti ricordiamo.

Tu ringrazi me Carla ed io ringrazio te e tutti gli amici che fanno sentire la propria voce: io credo, ne sono convinto, che questo nostro umile scambio via etere, riesca ad arrichirci un po' tutti. Ognuno con la propri gamba, col proprio passo e col proprio fiato; con tolleanza reciproca. "Nessuno nasce imparato"!



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