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4 camminate in zona Lastebasse, "Te pòdi spetar"

 

 

 

4 camminate in zona Lastebasse

 

 

 

"Te pòdi spetar" (da leggere e/o ascoltare)

 

 

 

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Camminate in zona Lastebasse                                                      20-21.07.2019

 

Ci siamo concessi due giorni di ferie con alcune passeggiate nel territorio del Comune di Lastebasse che si estende sul versante destro dell'alta valle dell'Astico, con altitudini oscillanti tra un minimo di 420m. e un massimo di 1822m. Se escludiamo l'Altopiano dei Fiorentini e i pochi pianori del fondovalle, un tempo intensamente coltivati e oggi in gran parte abbandonati, esso si presenta scosceso e impervio, solcato da profonde valli boscose dai nomi tutti nostrani, come la Val Civetta, Val Munara, Val Rua, Val Vena. Due di esse, la Val Lunga e la Val Lozza, che scorrono alle opposte estremità, seguono rispettivamente il confine col comune trentino di Folgaria e con quello di Valdastico.

Le cime del territorio sono state interessate dalla Prima Guerra Mondiale e ancora oggi tanti segni di ciò che è stato sono visibili.

 

Quattro sono le brevi escursioni che qui presento, numerate in rosso dall'uno al quattro, sulla cartina. Si tratta di brevi camminate, di dislivello modesto, dove solo la prima, “Spiz Tonezza”, ha presentato qualche difficoltà.

 

 
itinerari

salendo

ancora in su

in cima

Forte Campomolon

 

 

1. Spiz Tonezza, m 1.694

Il sentiero, che parte da Passo della Vena di Sopra ed è indicato col segn. 537, inizia tranquillo nel bosco per diventare via via ripido o molto ripido e accidentato. Lungo il percorso, troveremo soltanto alcune gallerie a ricordo della Grande Guerra. Sulla cima è stata posta una enorme croce a traliccio.

- Sviluppo: km 2,800

- Dislivello. m 165

- Tempo A/R: ore 1.40

- Carte: Kompass 631, Alpe Cimbra; scala 1.25.000

 

2. Forte Campomolon, m 1.853

Costruito su una della massime alture del Comune di Arsiero a quota 1853 m, il forte Campomolon è un’opera incompiuta che venne ugualmente armata all’inizio della guerra. Ancora oggi è possibile vedere il muraglione a secco che sostiene la galleria tubolare, recentemente restaurata come pure tutta la parte sommitale del forte. Lungo la strada d’accesso alla fortificazione sono visibili i ruderi delle caserme della guarnigione, che furono fatte esplodere durante la “Strafexpedition” col sacrificio del Ten. Paolo Ferrario che nel brillamento perse la vita.

Siamo Partiti dal Rif. Rumor, m 1700 e, con qualche scorciatoia, abbiamo raggiunto Forcella Molon, per proseguire poi, per comoda strada militare, fino al forte.

- Sviluppo: Km 5,000

- Dislivello: m 170 nel'andata 130 nel ritorno per altro itinerario

. Tempo:ore 2,00

 


ritorno

descrizione

descrizione

negritelle

Rif. Rumor

 

3. Monte Toraro, m 1.811

Con partenza dalla Focella Valbona, m 1.625 si tratta davvero di una facile camminatina lungo una strada militare, con fondo di cemento, ora dismessa,che sale, senza presentare difficoltà alcuna fino alla cima, dove, delusione, nulla sta ad indicare quella che fu l'importanza militare del posto.

L' area di lancio della Base missilistica NATO di Passo Coe - Monte Toraro si trovava a 1543 m di quota in località Malga Zonta di Passo Coe (Comune di Folgaria), in Trentino. L'area di controllo si trovava invece sulla sommità di monte Toraro, a 1811 m di quota, mentre l' area logistica si trovava a Tonezza del Cimone, a 991 m di quota: entrambe le località si trovano in provincia di Vicenza.

Nel periodo della “guerra fredda” fra Usa e URSS, anni 1960-70, sul Monte Toraro si trovavano tre radar pronti ad intercettare eventuali missili russi. La risposta sarebbe arrivata Dal Passo Coe, “Base Tuono”, dove si trovavano installati, pronti per l'uso, tre missili (ora in esposizione, assieme ai tre radar).

- Sviluppo: km 4,100

- Dislivello: m 190

- Tempo A/R: ore 1.30

 

4. Costa d'Agra, m 1811

La comoda strada sale dal Rif. Valbona, m 1675 e presenta soltanto qualche tratto di salita impegnativa per raggiungere la cima, dove si trova la stazione a monte di un impianto di risalita che si congiunge con gli impianti di Folgaria.

Nulla di particolare lungo il percorso, se non una grande abbondanza di fiori , in particolare negritelle, dal profumo di cioccolato.

Dalla cima, con meno foschia, sarebbero facilemnte visibili molte montagne note. Oggi se ne distinguono alcune, in particolare la Vigolana, la Marzola con il M. Bondone.

- Sviluppo: km 4,000

- Dislivello: m 130

- Tempo: ore 1,20

 


M.Toraro

Martagone

Rif. Valbona

Costa D'Agra

Base Tuono

 

 

 

 

 

Te pòdi spetar

 

No adès, se te vòi te spèti

mili ròbe m'è restà 'ndrìo

l'è véra che a l'agoléta i gà taià le ale

ma 'l vènt, me vècio amico,

el me pòrta lu su 'n alt

e ancór pu 'n alt, endó che tase vózi

endó gh'è aria fina, en casa dei camózi.

El me còr l'è subit tés

e i òci i se 'ntesìs

de fiori, de profumi

del cant dei oseléti

e del falchét che en l'ària

el me struca zó l'océt.

L'è fin el fil ma 'l tègn

entrà i vìcoi de sto móndo

e i sintéri dei me mónti

a binar colóri nòvi

en le albe e 'ntéi tramónti.

 

No adès, vècia sdentegada

gò na putèla 'nnamorada

col prosach za su la schéna

e 'ntant che 'l fil el tègn

nen ancóra en altaléna.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Puoi aspettare

Non adesso, se vuoi aspetti/ mi sono rimaste in dietro mille cose/ è vero che all'aquilotto hanno tagliato le ali/ ma il vento, mio vecchio amico, mi porta lui su in alto/ e ancora più in alto, dove tacciono le voci/ dove c'è aria fine, in casa dei camosci./ Il mio cuore è subito sazio/ e gli occhi si saziano/ di fiori, di profumi/ del canto degli uccellini/ e del falchetto che nell'aria/ mi fa l'occhiolino./ È sottile il filo ma tiene/ fra i vocoli di questo mondo/ e i sentieri dei miei monti/ a raccogliere colori nuovi/ nelle albe e nei tramonti.// Non adesso, vecchia sdentata/ ho una ragazza innamorata/ con lo zaino già sulla schiena/ e mentre il filo tiene/ andiamo ancora in altalena.

15.07.2019

 

 

 

 

 

 

Brevi passi di un colloquio tra Tullio de Mauro e Andrea Camilleri, tratto da “La lingua batte dove il dente duole”; Ed. Laterza, 2014.

 

 

2. Eravamo italiani senza saperlo

 

Voi sapete che quando un popolo

ha perduto patria e libertà

e va disperso pel mondo, la lingua

gli tiene luogo di patria e di tutto.

 

Luigi Settembrini

 

 

 

Camilleri

Mi sa che noi eravamo italiani senza saperlo. L'ho sempre pensato perchè prima del 1861, prima dell'Unità di Italia, la lingia italiana esisteva già, esisteva un signore che si chiamava Dante, un signore che si chiamava Petrarca un altro che si chiamava Boccaccio. Mio bisnonno in casa aveva la prima edizione dei Promessi Sposi, eppure dovevano passare ancora ventun anni per fare l'Italia...

De Mauro

Più di noi lo sapevano probabilmente gli altri, gli altri popoli intendo. La parola italiano era in uso fin dal Trecento per denotare l'agglomerato di popolazioni che vivevano nel Paese che veniva chiamato Italia. ...

Nei vari dialetti noi ci definivamo in modo preciso con nome unitario. Par arrivare a chiamare italiano la lingua di Dante, di Petrarca e di Boccaccio, il cammino è stato lungo.... Solo nel Cinqueceno si comincia a usare italiano riferendosi alla lingua ... del Trecento fiorentino.... La storia è complicata e ci sono ancora nodi da sciogliere, a mio avviso. Anzitutto il ruolo di Dante. Un ruolo grande. L'ho anche scritto, non voglio negare che il adre della lingia italiana sia Dante ma penso che sia stato il costituirsi di una tradizione linguistica che si rifà a Dante a renderlo “Padre”.

Sarà capitato anche a te di visitare le Little Italies in Canada e soprattutto negli Stati Uniti: beh, c'è sempre una piazza con il suo bravo droghiere che tra salami, mortadelle e l'immacabile pasta, esibisce la statua di Dante, non di altri. Perché Dante ha indubbiamnte pesato molto nel farsi di una comunità italiana..... Solo un paio di volte Dante, nei suoi scritti in latino, adopera itali ma non ha ua parola per chiamare quelli a cui si rivolge, pur rivolgendosi chiaramente a un'unità che dovrebbe darsi una lingua comune. La gente - come Dante sapeva e descrive e ben classifica nel De vulgari eloquienzia – parlava dialetti profondamente diversi. Nelle coscienza delle persone colte, l'esistenza dell'Italia era un fatto sicuro. In nome di quella sicurezza, nel Cinquecento decisero di darsi una lingua comune. Scelsero il fiorentino dei sommi scrittori del Trecento e con quella scelta resero Dante “padre della lingua italiana”. Ma a dire le cose come stanno, Dante è figlio non padre di quella scelta.

Camilleri

Io credo che nonostante le differenze che tu giustamente sottolinei, un piemontese e un siciliano, pur parlando il loro dialetto, potevno entrambi leggere e comprendere I promessi sposi. Mentre questo non avviene tra due popoli come il francese e l'italiano. La radice delle parole, il senso profondo delle parole, anche quelle dialettali, è comune.

De Mauro

... In Sicilia avete un nome per quelli che in romanesco e nei dialetti centrali venivano chiamati libri di pelliccia? Cioè i libri che i pastori, in particolare i pecorai, portavano nella pelliccia. Erano poemi cavallerschi e chi fra questi pastori sapeva leggere, nelle soste li leggeva agli altri durante la transumanza. Più Tasso che Ariosto. Ha avuto una grande efficacia unificante quelo che questi pastori leggevano quando si muovevano dalle pianure della Puglia alle montagne centrali e viceversa, lungo le stesse vie dei fraticelli predicatori (un altro rivolo che, nei secoli, dall'Umbria alla Toscana ha portato acqua al fiume di una italianità unitaria). Una volta Bettino Craxi disse: “ignoranti come pecorai”; ma si sbagliava di grosso: quelli erano coltissimi...

Naturalmente quella lingua era un traguardo; in realtà la gente non andava a scuola e il pecoraio leggeva (Dio solo sa come) a persone che non erano in grado di leggere né di scrivere. Di fatto quella lingua non veniva parlata. Manzoni studiava per riuscire a scrivere in itliano. Se quella geniale di Dante fu una scommessa, la fluidità con cui sono scritti i promessi sposi, appare un miracolo.

....

Il fatto è che l'italiano non è stato creato con un'operazione artificiale.

È necessaria una coralità di generazioni che convergano verso di esso. Tutto cò non vale solo per la lingua. Negli anni Sessanta, per insegnare all'università ho cominciato ad andare spesso in Sicilia, a Palermo....Quando rientravamo a Roma cercavamo di spiegare che in Sicilia c'è la mafia. Non dico che ci ridessero apertamente in faccia, ma quasi. Ricordo questo perché quel poco di legislazione antimafia che abbiamo oggi, negli annai Sessanta sarebbe stata e fu impossibile, tanto l'idea che la mafia esistesse realmente era lontana dal comune sentire.... Il resto della storia è noto....

Camilleri

In proposito io ero curioso di sapere come Falcone interrogava i mafiosi ... lui innanzittutto parlava siciliano cioè se fino a un minuto prima arlava italiano, nel momento che si rivolgeva a questi qua, cominciava a parlare in dialetto, in siciliano.....

De Mauro

È afascinante il potere del piccolo schermo... ha il potere di suscitare empatia, partecipazione. Indipendentemente dalla lingua verbale... la società italiana aveva imparato da questo “risucchio” rappresentato dalla TV. E non si trattava soltanto della lingua ma anche , per esempio, che esistevano i bagni, che ci si lavava. La stanza da bagno era un oggetto sconosciuto alla magioranza della popolazione italiana. Solo le case alto-borghesi la prevedevano. Tanto che il termine bagno non indicava quello che noi intendiamo oggi, aveva piuttosto a che fare col bagnarsi in acua, coi bagni di mare.

 

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Postato 28 Settembre 2019 -

Commenti:


Daniela :
DanielaCaro Guido, prima di tutto mi fa piacere leggere che alcuni dolori ti hanno abbandonato e che tu abbia potuto riposarti trendone senz'altro beneficio.
Come al solito ben descritte e fotografate anche le vostre camminate in luoghi che non ho mai frequentato e con dislivelli per me molto invitanti! Altrettanto sconosciuta per me l'espressione "libri di pelliccia": ma quante cose nuove e interessanti ci proponi! Molto bene, grazie!
E che dire della poesia? Molto bella l'immagine di questo filo che ancora el tègn e ti porta a cercare la bellezza dei paesaggi che ami, con stupore e meraviglia, insieme a na putèla 'nnamorada, che a dir la verità non è cosa poi così comune e scontata...
Un caloroso saluto e un abbraccio a te e naturalmente anche a lei!

guidoleonelli :
guidoleonelli02.10.2019 -ore 15.30-
Ciao Daniela, sei tu, e ne hai tutti i titoli, che fai da nave rompighiaccio (come mi sia venuta in mente questa non lo so...). Non capita spesso che il primo commento arrivi dopo una quarantina di visite. Quindi GRAZIE!
Desidero dirti subito che anch'io trovo per la prima volta il termine "libri di pelliccia" ma De Mauro ne spiega anche il significato che a me rende il termine simpatico. Se trovi interesse per il dialogo fra i due personaggi mi fa piacere perché mi rimarrebbe ancora parecchio da proporvi e non vorrei tediare, né stancarmi inutilemnte a copiare.
Le passeggiate che qui ho descritto, avrai notato che sono davvero passeggiate alla portata di ogni gamba in una zona che era, in buona parte, nuova anche per me. Ma se è vero che è necessario fare di necessità virtù, in quel periodo non mi potevo certo permettere molto di più (non che ora possa fare l'Annapurna!) e comunque, al rientro, eravamo entrambi soddisfatti, come spesso succede quando si ha occasione di scoprire posti nuovi ricchi di storia oltre che di bella natura.
A proposito della "putèla 'nnamorada" spetterebbe a lei dirlo; tutto il resto invece, e grazie per i complimenti, lo dico io senza tema di smentita.
Ricambio di cuore l'abbraccio a te e a Roberto ma sembra proprio confermato che, a proposito di Ferrari, due galli nel pollaio "i fa su 'n polverón".

annamaria :
annamariaEccomi. Intanto grazie per aver riportato gli interessanti colloqui fra de Mauro e Camilleri. C'è proprio tanto da imparare e tu ormai puoi annoverarti fra i veri amatori-ricercatori linguisti e ti sei fatto una bella cultura. Delle camminate, hai colto come sempre aspetti ameni ed anche un po' buffi, notando i nomi che tu dici "nostrani". A me piace anche " Spiz Tonezza"; chissà se su quella cima sono frequenti i temporali. Apprezzo molto il tuo indomito andare, pur dosando giustamente forze e possibilità. Questa è l'anima del vero "camminatore-montanaro". Mi è piaciuta proprio la poesia, davvero convincente se rivolta alla vecchia sdentata e ti auguro di non tralasciare nemmeno una delle "mili robe" a cui ancora devi dedicarti. Ciao Guido, grazie e un caro saluto a te e a Ivonne.

guidoleonelli :
guidoleonelli02.10.2019 -ore 17.15-
Ciao Annamaria, ti dico subito che il fatto che trovi interessanti i colloqui fra Camilleri e De Mauro mi fa molto piacere. Per gli stessi motivi che, proprio sopra, dicevo prima a Daniela. Poi forse, sempre molto magnanime, esageri un po': un amante del mio dialetto e dei dialetti va bene, un ricercatore linguista mi pare invece un po' esagerato; comunque grazie: apprezzo con piacere.
A proposito invece delle nostre quattro camminatine, a te piace "Spiz Tonéza", di cui ti chiedi la provenienza del nome. Ecco vedi, questa è anche una mia curiosità che mi prende sempre quando incontro località con nomi di cui l'etimologia è soltanto immaginabile: mi piacerebbe molto saperne di più. E qui ci vorrebbe il "ricercatore" che io purtroppo non sono. Ma ci accontentiamo.
Tu chiami "indomito andare" quella che in realtà è una passione che, come tu ben sai, coltivo da anni annorum. E ti lascio immaginare, cosa che ti riuscirà senza fatica, quanto mi pesi, quanto mi dispiaccia dover rinunciare a qualcosa di più impegnativo, di più appagante. Sempre con Daniela, dicevo che sono costretto a fare di necessità virtù. E, anche in questo caso, non mi resta che accontentarmi.
Infine, grazie per quanto dici dei miei versi, è proprio la vecchia sdentata che non deve aver fretta: mi sono rimaste ancora tante cose da fare e non vorrei tralasciarne troppe.
Grazie Annamaria e un carissimo saluto.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCaro Guido,ribadisco quanto ti ho già scritto personalmente.La tua poesia è bellissima per il contenuto e per le immagini di straordinaria bellezza.È il mondo che anche io quando mi riesce amo descrivere e quindi partecipo con tutto il cuore ai tuoi sentimenti.E chi ha avuto la fortuna di ricevere in dono la capacità di scrivere poesia ,devedire grazie non so a chi, ma deve ritenersi un fortunato o megjio un prrivilegiato.C'è talvolta sofferenza, ma il bilancio finale è ampiamente in positivo.Mi farebbe piacere avere una copia di questo tuo piccolo capolavoro.Un abbraccio anche a lla Tua innamorata Bruno P s: come vedi l'infernale strumento ha ripreso a funzionare

guidoleonelli :
guidoleonelli02.10.2019 -ore 15.20-
Caro Bruno,
mi fa piacere che il tuo diabolico marchingegno abbia ripreso a funzionare: anche tu, come me, ti agiti infretta mi sembra.
Ma che più mi fa piacere, serve dirlo? è il tuo parere, sui miei versi; il parere di un poeta dialettale di lunga esperienza e fama. Chissà che non lo stampi e non lo affigga qui, sopra al mio pc, a imperitura memoria e per darmi un po' di carica nei momenti di ... bassa pressione. Tu dici che c'è talvolta sofferenza; io aggiungo che molto spesso, quasi sempre, nei versi di chi scrive c'è una parte del proprio io e sono convinto tu sia d'accordo. Ma andiamo piano a farci i complimenti perché sai bene che fine fanno i palloni quando sono troppo gonfiati.
Quanto alla copia che mi chiedi, ti dò il mio benestare a stamparla, nonostante la raccomandazione sempre contraria. Se poi avessi problemi, me lo farai sapere e te la invierò io.

P.S.
È da ieri che, con la testa ovviamente da altre parti, sono avanti di un giorno sul calendario. Mi scuseranno le amiche cui avevo risposto.

Renata :
Renata3/10/2019 ore 19,20
Bella la poesia che mi coinvolge nell'immagine della vècia sdentegada pronta a portarti via. Apprezzo molto anche questa leggera ironia sulle nostre tante faccende da sbrigare e che comunque,lo sappiamo, non finirebbero mai. Ho provato lo smarrimento dell'incompiuto, perché chi se ne va carpito dalla vècia sdentegada lascia tracce profonde ma mozzate.
E' bello continuare a camminare nei vicoi de sto mondo, al vento profumato di fiori e poter leggere ancora e riflettere sugli scritti dei grandi che, loro sì, riescono a completare i nostri pensieri.
Mi piace molto il discorrere sulla lingua che tu ci offri ogni volta. Con il breve passo di oggi mi piace anche il pensiero di Settembrini, che sottolinea il concetto della ricerca della lingua comune.
Grazie di tutto e a presto, spero.
Un abbraccio a te e a Ivonne e un caro saluto a tutti gli amici del sito

guidoleonelli :
guidoleonelli03.10.2019 -ore 22.20-
Cara Renata, grazie per come benevolmente commenti la mia poesia: mi fa oviamente piacere. L'immagine della "vècia sdentegada" non è nuova, ricorre anche in altre mie ma non tutte trovano spazio sul sito. Ed è bello che abbia colto quel "mili ròbe m'è restà 'ndrìo" anche se, come dici tu, altrettante resterebbero indietro anche se la vecchia sdentata mi risparmiasse per altri cento anni. Sulle "tracce profonde mozzate" ho ben poco da aggiungere: per poterne parlare è necessario aver passato esperienze che, in misura maggiore o minore, riguardano tutti, te sicuramente in modo pesante.
Sul dialogo fra Camilleri e de Mauro (ma quanti errori scopro dopo averlo copiato), mi fa piacere che ti interessi, molto di più ci sarebbe da dire o, forse meglio, ci sarebbe il libro da leggere. Io riporto solo brevi stralci cercando di cogliere i passaggi che a me paiono più significativi. Qunto a Settembrini, abbi pazienza per la mia ignoranza ma non so chi sia, né sarebbe sufficiente una rapida lettura in google.
Grazie a te per la tua fedele presenza e per le tue sempre acute osservazioni e naturalmente ricambio l'abbraccio.

Saverio :
SaverioCiao Guido.
A costo di sembrare monotono devo dirti che, in quanto a poesie e probabilmente non solo, non ne sbagli una; mi piace molto "Te pòdi spetar" e anche le tue escursioni. Il territorio della Valdastico mi è molto familiare in quanto il mio papà era nato a Casotto, a quel tempo Austria, nel 1912 proprio a pochi metri dal confine. L'inizio della guerra provocò l'esodo che conosciamo e quindi, dopo la Moravia, la sua famiglia trovò alloggio e lavoro a Caldonazzo. Ho frequentato ogni anno quei luoghi, finché erano ancora in vita dei parenti, prima con mio padre con la sua Vespa 150 da passeggero, in seguito con la mia auto a trasportare papà. Per questo ho dei ricordi ed ogni vado a camminare da quelle parti, magari salendo a Luserna che sta sopra sul "balcone".
Sempre gradito il dialogo dei due maestri.
Ti saluto caramente, felice di sentire di miglioramenti. Auguri per ulteriori passi positivi.

guidoleonelli :
guidoleonelli04.10.2019 - ore 14.30-
Ciao Saverio, scherzando credo di poterti dire che i tuoi commenti mi fanno bene, ma non vorei che mi facesero ingrassare. Ma ti dico subito di continuare così: on sei monotono, tutt'altro.
E bella la combinazione delle mie semplici camminate in zone a te molto familiari
dele quali non avevo mai saputo; e mi viene così da dire che non ci si conosce mai abbastanza. Bello il ricordo dei tuoi viaggi, dapprima sul sellino posteriore della Vespa, poi con tuo padre sul seggiolino a fianco in macchina con te alla guida: che strana e che bella la vita!
Se, come suppongo, dici davvero di Cammileri e De Mauro, sentiti anche i giudizi di altri amici, mi vedrò proprio costretto a continuare.
Grazie Saverio.
Un caro saluto a te e a Mirna.

Gina :
GinaCaro Guido, la tua é una poesia bella e toccante che ci trascina con delicatezza e garbo nella tua profonda sensibilità. Io credo che la "vecia sdentegada", superba e orgogliosa, pensi di essere possente e di travolgerci, ma non é così. L'incanto del mare, dei campi di grano, della neve e della primavera, dei fiori d'estate lungo i sentieri montani, dei colori...e l'incantesimo dell'amore non aprano la porta alla "vecia", anzi ci separano da lei, generando piacere e fascino ci liberano dal dolore, come ben dici. Così la "vecia" si trasforma in fata. Ti ho ascoltato Guido e, attraverso le tue parole pronunciate, una sequenza di immagini vive si é affacciata davanti a me, donandomi emozioni che non dimentico...la musica di sottofondo mi ha fatto compagnia. Ti applaudo per questa tua sincerità priva di fronzoli e sussurrata con dolcezza. In merito all'italiano concordo sul fatto che impararlo significa anche conoscere la sua origine, la sua evoluzione e la sua storia. Un forte abbraccio a te e a Ivonne. A proposito oggi polenta e funghi, visto il ricco bottino di ieri!

guidoleonelli :
guidoleonelli06.10.2019 -ore 16.40-
Ciao Gina, la tua visita mi fa particolare piacere perché delle ultime tre new entry sei la prima a farti viva in questo post.
Ti ringrazio per le cosiderazioni che fai sulla mia poesia: sapere che incontra il gusto di chi legge è una cosa che fa sempre piacere. E, quanto ai contenuti, alla vècia o alla fata, come già dicevo a Bruno, intervenuto quache giorno fa, anche per esperienza diretta sono convinto che nei versi ci sia sempre, o quasi sempre, una parte di chi scrive: un po' un modo di mettersi a nudo in maniera che ognuno possa poi dire la propria, che non sempre deve essere una lode.
La vècia,lo dicevo già in precedenza con qualcun altro, è una figura che ricorre anche in altri miei componimenti.
Faccio un po' di fatica ad immaginare, come invece fai molto bene tu, come la vècia stentegada possa trasformarsi in fata turchina; sarà che in me prevale, quasi di norma, una visione pessimistica delle cose; tu invece sei giovane e hai ancora tanti sognin che attendono la propria realizzazione. Anche l'età quindi trova un proprio ruolo all'interno dei versi.
Quanto alla polenta coi funghi, visto il tuo ricco raccolto di ieri, non faccio fatica ad immaginare quanto l'abbiate gustato. E mi fai un po' gola perché, proprio da ieri io mi trovo a dover osservare una rigidissima dieta impostami dal gastroenterologo, dove i funghi non possono proprio esere ammessi.
Grazie Gina. Ricambio l'abbraccio a te e alle tue sorelle.

Carla :
CarlaCiao GUIDO,
ti leggo sempre con molto piacere e ancora mi sorprende cogliere in te due mani: una mano descrittiva slegata dalle emozioni e l'altra poetica ed emozionale. Questo coabitare in te di due opposti lo ritrovo sempre anche nelle tue poesie.
la vena malinconica quando volgi i tuoi pensieri al passato e la forte perseveranza di credere nel futuro.
Ma non ti manca nemmeno la percezione del presente che ben risalta in quel" L'è fin el fil ma'l tegn…"
Un verso questo intermedio: un punto di rottura tra il passato e il futuro ( che sia questo il presente?) ma nel medesimo tempo un punto di slancio in grado di sganciarti dalle cose lasciate indietro e proiettarti ancora in avanti verso altre cose.
Questo verso letto nella forma dialettale esalta un ritmo che dà forma a quell'incalzare di vento e di tempo…
e che dire poi di quell'aquilotto a cui sono state tagliate le ali? Riporta a quell'idea di fanciullino di Pascoli; quell'idea della presenza della morte nella vita dell'uomo e la poesia come unica consolazione.

a proposito di dialetto: il dialetto parlato nella quotidianità è una lingua viva quindi lingua che si contamina e cambia, solo il dialetto parlato da chi è emigrato mantiene in qualche modo la sua arcaica purezza. Ma più una lingua è pura più è destinata a morire.
E condivido il pensiero che le radici e il senso profondo delle parole, anche quelle dialettali, è comune.
Per questo vi inviterei a leggere il poeta scomparso Pierluigi Cappello.
Uno dei miei preferiti insieme a Guido.
CIAO ANCHE A IVONNE E A PRESTO

guidoleonelli :
guidoleonelli8.10.2019 -ore 14.45.
Ciao Carla, che bella sorpresa. È vero che ci siamo ... sentiti in Whatsapp ieri ma tu sei sempre così presa da mille incombenze. Ho acceso, un'ora insolita per me, per vedere se mi riusciva di completare una cosetta abbozzata stamattina e mi sono ritrovato a leggere ed ascoltre le poesie in italiano di Pierluigi Cappello di Gemona, morto a cinqunt'anni. Perché sottolineo "in italiano"? Perché, a parte Pasolini, che peraltro conosco meno di quanto vorrei, è l'unico friulano, fra le mie conoscenze anche personali, che non scriva nel suo magnifico dialetto. Pietrluigi Cappello, nato a Gemona, che nel 1976, quando la terrà tremò con profondi boati, e pochi giorni dopo io ero lì, Gemona, Osoppo, Venzone, Gavazzo Carnico, a portare il mio piccolo contributo di ricercatore, lui aveva sette anni: fini l'anno scolastico, questo lui non lo dice ma posso dirlo io, dentro a un prefabbricato.
Gran bella poesia la sua, per quelle alcune che io ho letto e sarei curioso di sapere come tu l'abbia scovato. Una poesia pulita, direi, senza fronzoli, fatta di parole del quotidiano vivere, non ricercate; una poeia che ti prende, accarezza l'orecchio e il cuore e a me lascia una piacevole amarezza dentro.

Ma tu, Carla, oltre ad interpretare i miei versi, fai anche della simpatica psicologia che, se intendo bene, quanto dici della mano dritta e di quella zanca, mi assegnerebbe nientemento che una doppia personalità. Nella mia grande ignoranza, sono sempre stato convinto, forse erroneamente, che ogni essere racchiuda in sé più di una personalità e quello che tu dici non solo sulla mia poesia ma anche sul mio essere, mi pare ci vada a pennello. Sulla vena malinconica, nulla da eccepire; ciò che invece non colgo è la linea di demercazione fra il descritivo e l'emozionale ma mi fa piacere che l'operazione riesca invece a te. Molto interessante ciò che dici sul "verso intermedio". Il passato, il presente, il futuro. Sai cosa ti dico? Se tutto ciò fosse nei miei versi, sarei felice. Nell'"Nell’arte e nella poesia, la personalità è tutto", lo dice Goethe. "Ognuno di noi ha un accompagnamento musicale interiore. E se gli altri l’ascoltano bene, si chiama personalità" (Gilbert Cesbron). Si potrebbe giocare a lungo con questa parola.
Ma in te Carla, io ammiro, non per la prima volta, la bravura, la capacità, di smontare i versi, qusi frantumandoli, per poi ricomporli e dar loro un significato, quello che tu hai percepito.
Condivido poi la considerazione che fai sul dialetto, lingua viva se parlata, destinata alla morte se solo tramandata.
Cosa dire Carla, in comclusione? Che devo rivedere, almeno in parte il mio programma originario ma non è affatto un male. Ma devo aggiungere anche che ti e mi auguro che il tuo biliotecario, che fra un po' rientrerà dalle ferie, possa essere allaltezza di ciò che entrambi ci aspettiamo da lui.
Ciao Carla! A presto? Speriamo

Carla :
CarlaCiao GUIDO, io di Pierluigi ho tutti i libri, mi manca solo La misura dell'erba…
Inizia così: "Attieniti alla misura dell'erba/di questo prato che è largo…"
Quell'attieniti è un imperante invito a rimanere piccoli, come dico io - siamo tutti piccoli abbastanza da toccare il cielo con un dito-
Bene Guido, diciamo che ho scoperto casualmente il grande poeta;praticamente è stato un " regalo" di internet!
CARLA

guidoleonelli :
guidoleonelli9.10.2019 -ore 14.45-
Vedi Carla, come è malspartito il mondo: a te internet regala poeti dei quali ti innamori, a me, da un po' di tempo a questa parte, regala valanghe di spam e di mail di tutte le specie che mi inquinano tutto e mi fanno perdere anche quelle che invece mi interesserebbero molto.
Bello quell'"attieniti alla misura dell'erba" ma, per quanto si affermi, a ragion veduta, che la lingua sia nata dopo i dialetti, credo mi risulterebbe tutt'altro che facile tradurla, col medesimo segnificato, nel mio (o nel tuo) dialetto.

diaolin :
diaolinNo pensàr a la vècia, Guido,
pensa a la matèla...

L'è milioni de ani che la spèta, che saràl mai per altri vinti?

Tèite en su,
bella poesia,
gran cambio di direzione

Chapeau



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