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Escursioni, poesia

 

 

 

Altopiano della Paganella:

 

 

Lago di Andalo, Lago di Molveno, Lago di Nembia

 

 

Disocupazión (da leggere e/o acolatare)

 

 

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 Lago di Andalo                               martedì, 24.04.2018

 

In queste giornate così straordinariamente calde dove o si ha almeno un'intera giornata a disposizione o, in alternativa, per fare un po' di movimento, ci si deve accontentare di due passi mattinieri, può capitare di aver voglia di cambiare quelli che, col tempo, sono diventati gli abituali percorsi sulle strade attorno al lago.

Così stamattina, con un'oretta scarsa di macchina, ho raggiunto Andalo, attraverso il quale sono più volte passato diretto ad altre mete, e dove ho deciso di fermarmi ad esplorare un po' di ciò che qui si può scoprire. Ho trovato un paese, con i suoi tanti alberghi e le sue molte offerte sportive, ancora sonnecchiante in attesa dell'inizio della stagione estiva. Quasi una fortezza abbandonata in attesa di un agognato assalto. Poca la gente per le strade alle nove del mattino e una scolaresca chiassosa a godersi il sole e l'aria mattutina nell'ampia zona sportiva del paese.

Parcheggio la macchina nei pressi dei campi da tennis: nessun problema di parcheggio ovviamente, e mi avvio in direzione Nord, per comodi sentieri, fra tante panchine che lasciano immaginare lunghi riposi pomeridiani durante il caldo della stagione estiva. Passando a fianco di un centro di equitazione, mi ritrovo, dopo due-trecento metri, su una comoda strada lastricata che, basta un'occiata, condurrà a fare il giro del piccolissimo Lago di Andalo, talmente piccolo e con poca acqua da far pensare assurdamente che qui sull'altipiano non ci sia stato inverno, con le sue abbondanti nevicate, né tantomeno la molta pioggia che ci ha tenuti rintanati in casa negli ultimi tempi. Viene da sè che mi ritrovi a percorrere la comoda strada lastricata, e quindi comodissima e invitante anche per mamme con pupi e carrozzine, che circonda il lago. Il Gruppo di Brenta è ancora avvolto in chiare nuvole che fra un po' lascieranno il cielo libero a ravvivare un angolo di mondo che fa pensare, strani pensieri, di poter prendere confidenza con quello che si spera possa essere il riposo eterno; oltre alle voci della scolaresca, saranno i richiami degli uccelli acquatici a riportarmi alla realtà terrena. C'è ancora qualche erica qui e non mancano le violette. Una quarantina di minuti, qualche foto, un'occhiata alle piste che scendono dalla cima della Paganella col riaffacciarsi di ricordi di ormai lontane sciate e mi ritrovo al capo Sud del laghetto dove, seguendo le non abbondantissime indicazioni, prendo il sentiero Frassati in direzione di Maso Pegorar seguendo una comoda strada che, poco più avanti, dove ininzia una dolce salitella, sarà a fondo cementato. Scopro che Maso Pegorar, a differenza di quanto pensassi, non è un maso così come me l'immaginavo, sullo stile dei masi della Val dei Mocheni, bensì un groppo di case che dominano il paese da una balza. Proseguo oltre, ora in discesa e su strada asfaltata a raggiungere il Maso Cadin, chiudendo così di fatto un secondo piccolo anello che in breve mi permetterà di fare ritorno al punto di partenza. Un'occhiata all'orologio: la cammianta l'ho fatta ed è ora di tornare a casa a méter su cèla.

 

- Dislivello: m 120                            - Sviluppo: km 4,800

- Atitudine max: m 1058                       - Tempo: ore 1.25

- Carte: Kompass 649: Altopiano della Paganella, Dolomiti di Brenta; scala 1:25.000

 

 


bello nel suo piccolo

Maso Pegorar
 

chiaro?
 


Maso Cadin

percorso

 

Per chi fosse interessato, dopo aver preso visione di un illuminante tabellone, aggiungo che il “Lago di Andalo è un lago carsico che appare e scompare”, quindi “un lago periodico a bacino idrografico chiuso”, l'unico del genere in Trentino. Lo scambio acquatico avviene per via sotterranea, non presentando il lago immissari ed emissari naturali visibili. Nel 2015 la rivista scientifica Focus, lo citava come uno degli otto laghi al mondo con la peculiarità di “scomparire”.

 

 

 

 

  Laghi di Molveno e di Nembia         sabato,28.04.2018

 

- Dislivello: m 510

- Sviluppo: km 14,500

- Tempo netto: ore 4.15

- Carte: Kompass 649, Altopiano della Paganella, Dolomiti di Brenta; scala 1:25.000

 

Non era certamente la prima volta che andavamo a Molveno per intraprendere qualche escursone nel Gruppo del Brenta. Ma era invece la prima volta che ci andavamo col preciso scopo di fare il giro del lago, dopo aver visitato, qualche giorno fa il laghetto di Andalo. Poi, si sa come vanno queste cose, l'appetito che viene mangiando, ci ha spinti fino al bellisimo laghetto di Nembia, una novità assoluta per noi.

Parcheggiata la macchina nell'ampio parcheggio del Bar Aquilone, in riva al lago (fortuna ha voluto che il pagamento del parcheggio stesso avesse inizio con il 1° di maggio, con un risparmio imprevisto di (8,00 Euro), ci avviamo lungo la sponda orientale, seguendo l'indicazione “I misteri del Lago”, che ci accompagnerà per tutta la giornata. Una comoda strada, sia pure con qualche tratto in salita, in buona parte dentro al bosco, che ogni tanto ci offre uno squarcio di vista sulle guglie del Brenta ma che ci svelerà segreti che proprio non conoscevamo. L'esistenza di un ponte Romano, per esempio, un sistema di trincee e fortini che circondano, sulla cima, tutto il Doss Corno, una serie di affluenti del lago che si raccolgono in una stupenda cascata. A proposito, il livello dell'acqua del Lago ci appare subito, fin dalla partenza, ancora molto basso ma ciò non toglie che saranno diversi gli escursionisti come noi che incontreremo e soprattutto che il parcheggio, al ritorno, sarà occupato in tutti i posti di ... ogni ordine e grado.

Pur camminando senza fretta, saremo al Ponte romano e al Rio Ceda in una trentina di minuti. Superato il ponte , dove la strada diventa a fondo di cemento e si impenna decisamente, prenderemo, secondo indicazioni, una deviazione sulla sinistra con la quale saliremo sul Doss Corno. Variante al percorso che che vale la pena fare per le interessanti trincee ancora in ottimo stato che circondano tutto il dosso. Scendendo, passeremo alla Casina del Costante, una simpatica casa privata con un ampio prato a circondarla. Poco oltre la cascata di cui dicevo: siamo ad un'ora e quindici dalla partenza e ci troviamo ora anche al punto più Sud del lago, dove indicazioni, seganalano uno sconosciuto (per noi) Lago di Nembia ad un paio di km. Vi arriveremo, affamati, in una mez'oretta lungo una strada asfaltata e si presenterà ai nostri occhi una bellissima visione: un laghetto verde attorniato da tanto verde ai piedi di una falesia dove gli appassioanti possono arrampicare su diverse vie. Tavoli e panchine, non molta gente, in parte in costume a godersi un sole particolarmente caldo e alcuni pescatori; nel lago infatti vengono seminate trote di grandi dimensioni ed è possibile dedicarsi alla pesca, versando 35 Euro di permesso al vicino bar ristorante.

Una mezz'oretta durerà la nostra sosta e ci rimetteremo in cammino, sul'altro lato del lago, alle 12.45 riprcorrendo la strada di prima fino alla Loc. Doss Corno, dove, poco oltre, prenderemo a destra percorrendo, fino all'arrivo un bellissimo sentiero all'ombra, molto ben curato e con qualche breve passerella metallica, in buona parte dentro al bosco. Ci renderemo conto ora di aver indovinato a scendere sul versante orientale e risalire su quello occidentale. Qui saranno più frequenti le finestre che si apriranno sul Brenta, sulle cui guglie più alte vanno mano a mano, raccogliendosi nuvole che non paiono minacciose. Il sentiero attraverserà la strada soprastante per tornare poi nuovamente sotto poco prima di ritrovarci finalmente alla macchina. Qui, gli Euro risparmiati fortunosamente per il parcheggio, verranno felicemente spesi per un ottimo e meritato gelato.

 

sentiero dell'ndata
 


ponte romano

trincee

cascata

lago di Nembia

ritorno sul Lago di Molveno

Gruppo di Brenta


percorso


 

 

- “Presiosa perla in più prezioso scrigno”. Leggendo le informazioni che si incontrano strada facendo, si vengono a conoscere notizie interessanti e nuove. La frase virgolettata di cui sopra, ad esempio, è la definizione che il poeta Fogazzaro diede del Lago di Molveno.

- Il lago è nato da un evento straodinario: circa 3000 anni fa, un'enorme frana di 200 milioni di metri cubi di materiale crollata dal Monte Gazza a seguito del ritiro dei ghiacciai che sostenevano le pareti rocciose. La valle venne sbarrata e nacque il Lago di Molveno grazie all'apporto d'acqua da parte dei torrenti. Il fatto è testimoniato da circa 200 tronchi fossili trovati negli anni Cinquanta sul fondo del lago quando questo venne abbassato per realizzare la presa d'acqua sul fondo ad alimentare l'mpianto idroelettrico di Santa Massenza.

- Il Sentiero dei Misteri del Lago nel 1200 era un'importante strada carrabile, alternativa alla Valle dell'Adige, che univa le Giudicarie con la Valle di Non.

- Sul Ponte romano e sui fortini, si veda il link

http://www.molveno.it/it/il-ponte-romano-di-mezzolago-e-i-fortini-di-napoleone

- L'acqua del Rio Massò, del rio Ceda e del Torrente Lambin, che alimenta naturalmente il lago, è oggi integrata da quella di altri corsi d'acqua, affluenti del fiume Sarca che scorrono lungo la Val Rendena. Quest'acqua, passando in gallerie sotterranee sotto il Gruppo di Brenta, sfocia nel lago creando una cascata sulla sponda orientale. Attraverso una presa posta sul fondo del lago, l'acqua si dirige attraverso una galleria sotterranea sotto il Monte Gazza verso la centrale idroelettrica di Santa Massenza che, costruita interamnete nella roccia, è il più potente impianto del Trentino ed uno dei maggiori d'Italia. Convogliata verso il Lago di Cavedine, l'acqua arriva infine nella centrale di Torbole dove viene immessa nel Lago di Garda.

 

 

 

 

 

  Disocupazión

 

  I la slónga i la slarga

  i la cónta come che i vòl lóri

  da 'n di a l'altro i la rebalta

  tant che na fortaia opùr n'amlèt.

  No i gà rispèt

  e tant che a 'n bal en maschera

  sgóla tabèle de zèri virgola

  quéi che 'l lavoro i lo zérca

  quei che 'l lavoro no i lo tróva

  quei che de zercar i s'à stufadi.

 

  Però che bravi

  che i ne la cónta e che i ne dis

  che sén su la strada bòna

  che zó al fónt de sta lónga galeria

  s'à 'mpizzà a le tante na luméta

  quéla che quan che 'riva le elezión

  la vèn pu granda

  pu granda de 'n lampión.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Disoccupazione

L'allungano l'allargano/ la raccontano come vogliono loro/ da un giorno all'altro la ribaltano/ come frittata oppure un omelet./ Non si vegognano/ e come in un ballo in maschera/ volano tabelle di zeri virgola/ quelli che di lavoro lo cercano/ che il lavoro non lo trovano/ che di cercare si sono stancati.// Però che bravi/ che ci raccontano e ci dicono/ che siamo sulla strada buona/ che in fondo a questa lunga galleria/ si è accesa finalmente una lucetta/ quellache quando arrivano le elezioni/ diventa più grande/ più grande di un lampione.

13.05.2017

 

Kenny G.: The wedding song

 

 

 

 

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Chiunque potrà comunque provvedere alla riproduzione totale o parziale, riportando correttamente la fonte e il nome dell'autore.
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Postato 27 Maggio 2018 -

Commenti:


Anna :
AnnaCiao Guido e un ciao a tutti gli amici.
Come va tutto ok? In questa primavera che fa molta fatica a decollare, si cerca di trovare uno sprazzo di cielo per poter fare qualche giro.
Speriamo che si sistemi, almeno per poter vedere qualche giorno un po' più lungo.
Dei laghi che tu hai girato io conosco solo Molveno e l'ho fatto l'anno scorso. Tra l'altro sempre molto bello!!!
La tua poesia rispecchia una verità purtroppo sempre attuale e, ripeto, purtroppo, resterà tale chissà per quanto....
La disoccupazione è un tarlo che rovina la vita, non solo di chi la sta vivendo, ma a tutta la società.
Un detto dice che "il lavoro nobilita l'uomo"...
Due settimane fa sono stata in Sicilia alle Isole Egadi. Era una vacanza escursionistica con trekking. Le ho girate in lungo e in largo, dal basso all'alto.
Una puntata alla Baia dello Zingaro da S. Vito lo Capo a Scopello. Erice, Trapani, Segesta....
Stupendo tutto: il mare, la montagna, il sole (anche se era ancora un po' freddo, ma l'ideale per camminare). Non parliamo del mangiare...
Saluto te e Ivonne con un abbraccio. Ciao ciao :D:D:D

guidoleonelli :
guidoleonelli28.05.2018 -ore 18.30-
Ciao Anna,
che bello trovarti! E che piacere sentire che ti sei presa una vacanza, con treking, alle Egadi: complimenti, sono davvero contento per te e sono certo che avrai avuto delle belle soddisfazioni.
Siamo stati un po' in giro anche noi e, chissà, forse nel prossimo post dirò qualcosa.
A proposito di primavera che farebbe fatica ad arrivare, io ho l'impressione che se ne stia già andando: quando esce il sole sono infatti subito 27, 28, 29 gradi!
Può essere ancora la stagione propizia per prendere al balzo le proposte dei tre laghi sull'Altopiano della Paganella: di solito si conosce soltanto quello di Molveno ma bada che anche gli altri due hanno da raccontare belle storie, attraverso itinerari semplici e non faticosi.
La disocuppazione dici: a me sembra di aver detto già anche se le giornate che siamo costretti a vivere in questo periodo, sembrano volerla relegare in penombra.
Ciao Anna; ricambio il saluto e l'abbraccio; anche da parte di Ivonne.

annamaria :
annamariaInizio dalla poesia, che ho letto ed ascoltato, immaginando il tuo viso severo, corrucciato, mentre la scrivevi...Davvero la mancanza di lavoro rende difficili e prive di gioia le giornate di tante persone. Se i tuoi versi riuscissero a toccare il cuore e la coscienza di qualcuno che ha il potere di far cambiare un poco le cose, avresti assolto a un compito importante e prezioso.Non demordere... Belle le escursioni narrate oggi. Io conosco bene il lago di Molveno. Ci sono stata più volte; per i miei nipoti poi, è una delle mete obbligate ogni estate.Ricordo una bella gita ,che abbiamo fatto alcuni anni fa, che ci ha portato al rifugio "Montanara", per consentirci poi di percorrere il suggestivo " Sentiero delle grotte" ed arrivare al rifugio Pradel. Ricordo bene? Si partiva proprio dal lago di Molveno. Buon giugno, Guido. E' il nostro mese.

guidoleonelli :
guidoleonelli29.05.2018 -ore 15.15-
Ciao Annamaria
e grazie della visita e delle belle parole che riservi ai miei versi. A dire il vero, non era forse questo il momento più indicato visto le giornate che stiamo passando e che ci riportano indietro a qualche anno fa. Ci attenderanno ancora sacrifici? Ancora lacrime e sangue? Certo che è assai difficile vedere ora una "luméta" in fondo alla galleria. A me pare che stiamo passando molto
disinvoltamente da una galleria all'altra, altro che luméte o lampioni! Da parte mia, io non demordo ma temo che la mia voce, sempre più flebile, sarà facilmente sommersa dal crescente frastuono; chi vivrà vedrà ma temo non ci attenda un periodo facile e spensierato.
Quanto ai posti che tu nomini, conosco, per una lunga frequentazione, il Pradèl e il Rif. Montanara che, per noi, sono stati spesso punto di partenza per escursioni più impegnative nel Gruppo del Brenta. In particolare meriterebbe una visita invernale la Montanara, raggiungendola a piedi da Andalo attraverso un facile percorso. Il panorama invernale da qui, sul Brenta, è davvero eccezionale.
Se posso permettermi, non trascurare una visita al non lontano laghetto di Nembia, una piccola perla dal colore incredibile.

avvbrunocastelletti :
avvbrunocastellettiCaro Guido,è sempre un grande piacere leggerti e gustare con gli occhi del cuore le meraviglie che tu r Ivonne andate visitando e scoprendo.Quasi superfluo dirti che la tua satira incontra incondizionatamente i miei gusti.A pesto e un caro saluto a te e Ivonne Bruno

guidoleonelli :
guidoleonelli29.05.2018 -ore 18.45-
Caro Bruno,
per me è sempre un grande piacere ritrovarti con i tuoi commenti. Ti ringrazio per i complimenti che mi fai. Forse l'altopiano della Paganella hai avuto modo di conoscerlo anche tu, altrimenti avrai ancor tempo; ne vale la pena perché ti porta ad una delle porte di ingresso per il nostro famoso Gruppo del Brenta.
Sul resto sorvoliamo e restiamo fiduciosi alla finestra sperando che non sia sempre buriana.
Un salutone e un abbraccio. Anche a Nerina.

graziacam :
graziacamCiao Guido,
che dire. Non potevi esprimere meglio di così questo "status" che "ahimè" riguarda in questo periodo anche me!
Allegria diceva quel tale..!
Così avrai tanto di quel tempo per fare le passeggiate...dirai tu... ma non è così. Tempo che passo a cercarlo un lavoro, a fare lavoretti vari e se poi sanno che non lavori..ricevi un sacco di proposte giusto per passare il tempo!
Sempre belli i laghi di Molveno e Andalo, con le bellissime Dolomiti.
un abbraccio e a presto
Grazia

guidoleonelli :
guidoleonelli31.05.2018 -ore 18.00-
Ciao Grazia,
tanto mi fa piacere ritrovarti quanto mi dispiace ciò che racconti.
Non ti dico affatto "allegria" né che così avrai tanto tempo per andare a passeggio; provo invece ad immaginare che brutto periodo tu stia passando e non posso che augurarti che, quanto prima, si risolva questa situazione.
E mi meraviglio perché, per quanto ti conosco io, ho sempre avuto l'impressione che tu fossi una donna molto impegnata in molteplici attività.
Buona fortuna Grazia, di vero cuore, un saluto e un abbraccio.

Renata :
Renata01.06.2018 ore 19.40
Siamo in giugno. Auguri a tutti per un mese serenamente vivace! Si fa sentire forte la fame di serenità, dopo il lungo travaglio che, nonostante la conclusione di ieri, è destinato, temo, a perdurare per chissà quanto ancora. Perciò che non si spenga anche la luméta zo al font e nessuno provi a spegnercela!La tua poesia, Guido,sempre bella e azzeccata, è un buon carburante: ironia critica e una qualche faticosa speranza.
Sono sempre molto suggestive le foto delle vostre gite per i sentieri del mondo e io cammino con voi proprio con il vostro aiuto. Grazie.
Un saluto a tutti e a te un augurio particolare per gli avvenimenti che ti aspettano questo mese. Un abbraccio a te e a Ivonne

guidoleonelli :
guidoleonelli01.06.2018 -ore 22.30 (circa)-
Bello quel "serenamente vivace" Renata, quasi un ossimoro che lascia molto spazio all'immaginazione e alla fantasia di ciascuno. E speriamo che il travaglio, al quale tu alludi, sia meno doloroso di quanto si possa temere. Speriamo. Credo di poter prevedere comunque che saranno in più d'uno impegnati a farci vedere la "luméta": basta che 'ntrà luméte e lampióni no ne vègna le stornisie! È vero i versi sono un po' ironici ma, almeno nelle mie intenzioni, non lasciavano molto spazio alla speranza. Chi vivrà vedrà.
Le nostre camminate/passeggiate, fintanto che ancora mi è consentito, te le raccomanderei; non tanto per il tuo passato da montanara quanto come attuale camminatrice giornaliera su lunghi tragitti: non incontreresti difficoltà. Ma so che ti troveresti costretta a fare i conti anche con altri problemini.
Infine grazie per gli auguri; per ora conosco con certezza un solo "avvenimento" che mi porterà a guardare tutti da uno scalino più alto; il resto staremo a vedere sperando in tempi brevi.
Ricambio, anzi ricambiamo l'abbraccio a te e alla tua truppa. Ciao

diaolin :
diaolinGiusto, no se gh'è 'n impöl pu de zacar gió.
Bela poesia

Ciao, Diaolin

guidoleonelli :
guidoleonelli04.06.2018 -ore 17.50-
Grazie Diaolin

Daniela :
Daniela12/06/2018
Ciao Guido, arrivo anch'io dopo una bella vacanza sull'Argentario, tra mare e passeggiate. Stavolta conosco bene la zona di cui parli, che, visti anche i dislivelli alla mia portata, frequento ed amo molto. A proposito del bellissimo laghetto di Nembia, lo scorso aprile ci siamo attardati un po' a leggere e riposare e ad un certo punto, dal folto di fronte a noi, sono sbucati tre camosci che ci guardavano da dietro i cespugli come a dire: "Ma ve ne volete andare, chè noi vorremmo scendere a bere?"
Molto bella la poesia e davvero purtroppo di grande attualità!
un caro saluto anche ad Ivonne e... alla prossima!

guidoleonelli :
guidoleonelli12.06.2018 -ore 16.45-
Ciao Daniela,
era qualche giorno che non passavo da queste parti, convinto che chi avesse avuto da dire avesse già detto. È quindi con doppio piacere che ti ritrovo.
Mi fa piacere sentirti fresca reduce da belle vacanze all'Argentario (che io invece non conosco).
Bellissimo davvero il laghetto di Nembia e ricordo che, non molto tempo fa, avevi avuto modo di nominarlo in un tuo commento. Dico che siete stati fortunati, viste le notizie che si rincorrono quotidianamente sulla fauna selvatica nostrana, che si trattasse soltanto di tre camosci; pensa se ad aver sete fosse stato un piccolo branco di lupi!... O l'orsa con la cucciolata di ben quattro cuccioli, che ultimamente abbiamo visto alcune volte alla TV...
Assieme ad Ivonne, ricambio un caro saluto a te e Roberto.



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