Guido Leonelli Questo sito utilizza cookie tecnici finalizzati esclusivamente a garantire il corretto funzionamento del sito e a facilitare la navigazione e l'utilizzo delle sue varie funzionalità, inclusi cookie di statistica per raccogliere informazioni in forma aggregata e anonimizzata. Se non vuoi ricevere cookie da questo sito, non visitarlo.
Per saperne di più sui cookie
www.garanteprivacy.it/cookie
Home page |  Chi sono |  Note bibliografiche |  La mia poesia |  Le mie raccolte |  Recensioni |  Montagna |  Links |  Contatti
Menu  Menu
 Home page
      Archivio News
 Chi sono
 Note bibliografiche
 La mia poesia
 Le mie raccolte
 Recensioni
 Montagna
 Links
 Contatti

Statistiche  Statistiche

Visite totali:577737


Home page
Devi essere registrato a Guido Leonelli per inserire un commento!
Nome utente

Password
 

Pòlsa del vescovo, Lago di Levico, M.Fubia, San Genesio, el canton del dialèt, poesia

 

 

 

quattro facili escursioni:

 

Pòlsa del vescovo, Sentiero dei pescatori, Monte Fùbia, San Genesio

 

Lóvi solagni (breve poesia da ascoltare)

 

 

El cantón del dialèt -6-

 

 

a g g i o r n a m e n t o  5.5.2017

 

 

 


 

 

 

  Pòlsa del Vescovo, m 988                     giovedì, 13.04.2017

 

- Dislivello: m 500

- Sviluppo: km 6,700

- Tempo : netto ore 2.40

- Carte: Euredit: Valsugana, Lagorai, Altipiani Cimbri; scala 1:30

  (fuori commercio)

 

Dalla Pineta di Caldonazzo, m 550 e seguendo, con qualche piccola variazione, l'itinetrario proposto in cartina che copmprende anche il Tomazzòl e che si riferisce ad un'escursione proprio di questo periodo, 28.3 dell'anno scorso, giorno di pasquetta, siamo tornati a provare le nostre forze e le nostre debolezze ma soprattutto a verificare quanto sia possibile andare, senza soffrire troppo per il fuoco che ancora non mi dà tregua.

Si sarebbero potute evitare alcune ripide scorciatoie ma, mi sono dovuto adeguare all'itinerario di Ivonne, che per l'occasione era di diritto capogita.

Nel complesso è andato tutto bene sia in salita che in discesa perché, cosa già sperimentata, il male non si fa sentire camminando ma invece stando seduto, essendo il nervo della gamba interessato.

Il tempo non splendido, come ci saremmo aspettati, la mattina, ci ha costretti a cambiare programma che prevedeva un itinerario, semplice semplice che però ci avrebbe costretti a qualche chilometro di strada.

Dalla Polsa, si gode sempre un gran bel panorama sulla valle sottostante e sul nostro lago anche se la giornata non era limpidissima.

Un camoscio tranquillo, che si è lasciato a lungo ammirare e fotografare, ci ha allietato la salita.

Bilancio buono nel complesso anche se le gambe erano abbastanza molli: irriconoscibili.

Un paio di giorni prima invece, eravamo stati a fare due passi due, sempre partendo dalla pineta di Caldonazzo, fino al capitello di S.Antonio, lungo la vecchia e dismessa strada della Val Carretta.

 

Ed a proposito di questa, sperando di far cosa gradita, riporto quanto scriveva nientemeno che Cesare Battisti in “IL TRENTINO”, Guida pratica di Cesare Battisti; Trento, Arturo Ramponi Editore, 1922.

Da Caldonazzo a Lavarone.

Da Caldonazzo, per una strada arditissima, scavata nella roccia, si è in due ore e mezza di vettura, sull'altopiano (km 12). La valle che si percorre è la valle del Centa, così chiamata dal paesello che s'erge fra verdi boschi di castagni, sulla sponda sinistra. Essa si innalza fra rocce scoscese e rupi a precipizio. A metà strada si è alla famosa galleria della Stanga (Trattoria). A tre quarti di cammino la via lascia le rocce, per passare attraverso boschi di faggi, inclinati a sera, fino a che si arriva sull'altipiano di Lavarone.

 


bellissimo

se pòlsa


Rododendron Hirsutum

rododendro nano
 


Doss Tondo

Capitello di S. Antonio

Strada della Val Carretta

percorso

 

 

 

  Sentiero dei pescatori/ giro del Lago di Levico                       giovedì, 20.04.17

 

- Dislivello: m 160

- Sviluppo: km 8,800

- Tempo: di buon passo e senza soste ore 2.00

 

Non di montagna si tratta ma di vera e propria pianura in un'«immersione» al lago di Levico (che il nostro non ci basta più) per vedere di rifarsi un po' la gamba dopo una lunga inattività e sempre in attesa che il fuoco mi lasci in pace.

La giornata è ancora di quelle ventose e fredde ma qui il vento si sente meno e, camminando, il freddo passa in fretta.

Parcheggiata la macchina (Euro 1,20/ora) nei parcheggi del lido a spiaggia libera e raggiunto, poco oltre il Parc Hotel du Lac, incontriamo le prime indicazioni e ci incamminiamo per un ameno stradello sterrato che fiancheggia il lago: si tratta del Sentiero dei Pescatori dove, altre volte, abbiamo potuto assistere a gare di pesca. Rispetto all'ultima volta, è evidente qualche opera di manutenzione che rende molto accogliente l'ambiente. Svassi e fòlaghe in acqua e tante, tante rondini a pelo d'acqua in una festa primaverile che solo loro conoscono ma alla quale pare ci vogliano invitare.

Si cammina, con leggeri up-down, fino quasi al maso Visintainer, con un ultimo tratto in leggera salita che porta su una strada più larga, per trovare poco dopo, indicata dalla freccia viola, la deviazione a sinistra e superare, poco sotto, su un nuovo ponticelo in legno, un rivo con chiare indicazioni. Sopra di noi rimane la collina di Tenna, percorsa decine e decine di volte, nell'altrettanto bel “Giro di S.Valentino”. Si aprono ora sul lago ampi squarci che lasciano intravvedere il Pizzo di Levico mentre la strada, divenuta ora sentiero, si mantiene comoda ed è in buona parte ombreggiata. Si supera una simpatica e nuovissima passerella in legno e, seguendo sempre le indicazioni, a volte un po' carenti o non del tutto chiare, accompagnati dal richiamo e dal canto primaverile di uccelli di macchia, si arriva in breve in vista dei campeggi. Panchine qua e là lungo tutto il tragitto ma soprattutto nel percorso di ritorno, con qualche bel tavolo, comodo per un eventuale pic nic.

Qui le cose si complicano un po' per via del fatto che, come da altre parti (tutto il mondo è paese), anche qui sembra che i campeggiatori, proprietari o gestori che siano, di fatto sono anche i proprietari delle spiagge, ragione per cui, per raggiungere il punto di partenza, che si vede lì a distanza di una spanna dal naso, si è costretti a percorrere gli ultimi due chilometri, o poco meno, su stradone asfaltato, il primo tratto lungo la strada che scende da Tenna, poi invece aggirando superbi campeggi rigidamente recintati che obbligano a giri viziosi (non si perda di vista la freccia viola).

In conclusione, si è trattato di una bella esperienza, anche se non del tutto nuova per noi, che valeva la pena di ripetere e che mi sento di consigliare in bassa stagione, prima dell'arrivo dei turisti.

 

partenza 
ponticello al giro di boa

sentiero romantico

il Pizzo di Levico

passerella

 

 


sentiero

 

  M.Fùbia e C.Val Casera (Garda orientale)   venerdì, 21.04.17

 

- Dislivello: m 630

- Sviluppo: km 9,800

- Tempo netto ore 4.30

- Carte: Kompass, Monte Baldo Nord; scala 1:25.000

 

Per toglierci dal vento e dal freddo gelido di questi giorni, siamo tornati sul Garda, pendici del Monte Baldo, per un percorso che, a dire il vero, pensavo più leggero ma che comunque alla fine ci ha lasciati molto soddisfatti. Giornata di sole splendido, assenza di vento e temperatura che ha superato i 20°C.

Superata Navene di circa km 1,5 circa, poco prima di Malcesine, e presa la strada a sinistra per Campagnola, siamo proseguiti fino alla Loc. Rovina, dove, chiesto informazioni ad una persona che stava potando un grande ulivo e superata l'iniziale difficoltà di trovare parcheggio, abbiamo imboccato la stradina asfaltata che sale chiaramente contrassegnata col segn. 4. Va detto subito che, a differenza di tante altre volte precedenti, oggi i sentieri risulteranno molto ben marcati fino alla chiesetta di S.Michele e che invece qualche difficoltà abbiamo incontrato per il rientro. Più che di sentieri, s'è trattato, in larga misura, di stradine lastricate o di strade bianche soltanto a volte sassose.

E è stato molto semplice raggiungere il Monte Fubia, m 467 (ore 1.30), un poggio, un bel balcone panoramico con grande vista sul Garda sia a Nord che a Sud. Anche il rientro, contrassegnato col segn. 4A, a differenza di quanto indicato in cartina e, più avanti 4-2, con qualche breve tratto di salita impegnativa, non riserverà sorprese. Passeremo per Loc. Foigolo, m 597 (ore 1-2.30), un piccolo e simpatico groppo di vecchi casolari tutti accuratamente ristrutturati di recente: un bel colpo d'occhio e quindi per C.Val Casera, m 660 da dove, ora in discesa, passeremo accanto alla stazione intermedia della funivia di Malcesine (ore 0.20-2.50). Fuori programma, proseguiamo poi un altro po' fino alla fatiscente chiesetta di S.Michele (ore 0.10-3.00). Chiusa al culto per decreto napoleonico nel 1797, nel 1908 fu restaurata e rinnovata nelle forme attuali ma avrebbe ora bisogno di un nuovo restauro. Non visitabile l'interno, interessante appare la torre campanaria di epoca romanica ed il rosone sopra il portale.

Qui, su una panchina al sole dei prati circostanti, ci concediamo, quando sono ormai le 13, la nostra sosta panini, riprendendo poi il cammino per raggiungere la vicina stazione intermedia della funivia. Un caffè nell'unico locale adibito a bar ristorante, potrebbe far cambiare umore: avverto infatti chi mi legge che qui ho pagato un caffè consumato al banco, sia pure decaffeinato, la poco modica cifra di Euro 1,70. Uomo avvisato...

Da qui in poi, dove di fatto inizia il rientro, incontreremo più di una difficoltà con la segnaletica e saremo costretti a scendere un po' a naso, orientandoci col buon senso, fino a raggiunegre finalmente la macchina (ore 1.30-4.30).

Tanti maestosi ulivi sul nostro percorso; più in alto invece lecci e faggi e tante belle case e ville ristrutturate di fresco. Pochissimi i fiori invece, eccetto qualche bella globularia.

Bella giornata e bilancio largamente positivo.

 


Malcesine

sasso eratico

spiegazione

San Michele

globularia


percorso

 

 

 

  Anello a S.Genesio                                    domenica 23.04.2017

 

- Dislivello: m 500

- Sviluppo: km 16,600

- Tempo netto: ore

- Carte: Kompass 056, Monti Sarentini, 1:25.000

 

Ci eravamo stati un paio di volte in precedenza, con e senza la neve e le ciàspole e ci siamo tornati oggi in compagnia di Renata, alla quale avevamo detto che si trattava di un'escursione corta e facile e non impeganativa. Alla fine constateremo, ma con soddisfazione di tutti tre, che sarà stata facile e non impegantiva ma non proprio corta, in una giornata piena di sole.

Arrivati in macchin a S. Genesio, e proseguendo poco oltre, abbiamo parcheggiato in uno dei diversi parcheggi a pagamento (Euro 3,00 con parchimetro che non sempre dà il resto; le cose sono cambiate rispetto alla volta precedente ed anche rispetto a quanto indica la mia cartina) a monte del paese, m 1.200 e posti proprio al limitare del bosco.

Sono già le 10.20 quando ci mettiamo in moto per uno dei tanti stradelli che ci porta ad imboccare la strada forestale indicata col segn. 1. Dopo un primo tratto un po' ripido nel bosco, lungo il quale si supereranno alcuni recinti di cavalli per incontrare poi, sulla destra, l'Albergo Edelweiss, m 1.350, la strada bianca e molto polverosa (dovrebbe piovere tanto!) prosegue attraverso ampi prati punteggiati di baite e di fiori, non tanti a dire il vero. Camminiamo senza fretta e chiacchierando, saremo a Lavenna/Langfenn, m 1.527 prima del previsto (ore 2.10). Si tratta di un piccolo groppo di costruzioni attorno ad una simpatica chiesetta dedicata a San Giacomo e ad un ristorante che dà (o che riceve?) il nome alla località.

È domenica e c'è tanta gente dentro ma soprattutto fuori e siamo ben lieti di avere con noi i nostri panini che consumeremo al sole, in un prato, fuori dalla confusione, ai piedi della chiesa. Una bella sosta, un caffè al bar, un veloce salutino ad un gruppetto di amici della SAT, sezione di Trento, accompagnati da Paolo e Mariella e poi siamo pronti a riprendere il nostro cammino (ore 13.30), ora in discesa, fino al poco distante parcheggio dove arriva la strada che sale da Meltina. Molte cose sono cambiate: è stato fatto un ampio disboscamento, in attesa, pare della costruzione di un nuovo ristorante ed è stata ampliata la strada. Anche qui ci sono molte macchine parcheggiate ma anche una chiara e abbondante segnaletica. Noi prendiamo a seguire, come la volta precedente, l'indicazione Rundweg Langfenn (Giro) e continuando, con paso tranquillo, prima per stradello attraverso il bosco poi al sole in aperta campagna, troveremo anche il tempo e la voglia di raccogliere dei bei denti di cane (da fare cotti come gli spinaci) e di riempire alcune borse di legnetta che verrà comoda ad accendere il fuoco il prossimo inverno. Chiuderemo l'anello raggiungendo di nuovo la strada segn. 1 (ore 1.40-3.50). Qui si incontra ancora tanta gente: chi sale e chi scende per questa strada sempre più polverosa e, con qualche piccola difficoltà finale per indovinare lo stradello, incontreremo, del tutto inaspettta, anche Annamaria con un paio di figliole ed un simpatico genero. Saremo infine al nostro parcheggio, un po' stanchi ma molto caontenti, (ore 1.40-5.00). Sono soltanto le 17.00 e c'è ancora un gran bel sole caldo che invoglierebbe a fermarsi.

 

 


lungo la strada

 


fra una corona di monti

ancora qualche crocus
 


Lavenna/Langfenn

ragazze

segnaletica

il contorno per cena

 

pensando all'inverno

percorso

 

 

 

 

    Lóvi solagni

 

    Èren en tanti

    divòti

    enmuciadi ognun per so cónt

    en pè, sentadi

    a momolar parole

    a bóche serade,

    a ‘ngamberarse ‘n canzón

    vèce desmentegade.

 

    Ne sén dati na man de paze

    e pò sén voltadi via

    man en scarsèla

    òci per tèra

    ognun per la so via

    pu grisa de prima.

    Lóvi solagni

    co la benedizión.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Lupi solitari

Eravamo in tanti/ devoti/ ammucchiati ognuno per conto proprio/ in piedi, seduti/ a biascicare parole/ a bocche chiuse,/ a inciamparsi in canzoni/ vecchie dimenticate.//

Ci siamo dati una mano di pace/ e poi siamo andati/ mani in tasca/ occhi per terra/ ognuno per la propria strada/ più grigia di prima./ Lupi solitari/ con la benedizione.

 

 

___________________________________

 

El cantón del dialèt -6-

 

(Spiluccando da: Elio Fox, l'Esame di dialetto, Panorama 1998; Renzo Tomasini, Usi gergali e furbeschi nel dialetto trentino, Alcione 1992 e da vari dizionari: Fox, Azzolini, Quaresima, Groff. Ricci, Brida)

 

Nel nostro dialetto non esistono alcuni digrammi come:

- sc per cui sciarpa si scriverà siarpa, scienza-sienza, scepio-sempio, coscienza-cosienza

      sciopero-siopero, sciare-siar, scimmia-sìmia (l'à fat zó na sìmia- ha fatto una grande sbronza)

- gl e quindi giglio divernterà gilio, biglietto-biliét, figlio-fiòl, meglio-mèio, luglio-lui, ecc.

- cq cosi che non si scriverà acqua bensì aqua

- np quindi si scriverà embancar/accatastare, empizzar/ accendere, embusar/ imbucare, 

       embranà/imbranato, embrocar/indovinare (ò zugà al lòto ma ò 'mbrocà 'n numer sol)

non esiste nemmeno sch e guardate un po' come si scrivono allora alcune parole

- sch vischio-vis'cio, fischio-fis'cio, s'ciòp, s'ciap (de passere), s'ciopar (è s'ciopà la paze),

         muschio-mus'cio, schietto-s'cèt, rischio-ris'cio, ecc.

esiste invece la particella

- gn sgnapa (che è un classico), gnaro-idiota, sgnèch-molle e fiacco, gnich-spilorcio

 

 

Curiosità

- falòpa   (faloppa)

              bozzolo del baco da seta contenente una crisalide morta e in putrefazione (Treccani)

              fannullone, poltrone, fiacco, svogliato;

- bàtola   parlantina, chiacchiera di nessun conto; finisséla de batolar, la gà na bàtola, l'è tut

              bàtole;

              secondo il Devoto-Oli, "battola" indica quella tavoletta di legno con maniglia

              mobile di ferro che, agitata, serve ad annunziare le funzioni nel periodo della

              settimana santa durante il quale tacciono le campane, in questo modo

              accomunandola ai più usati "ràtola" e "gràgola";

- andadóra  piano inclinato, passerella di legno usata nelle impalcature; anche passerella e

              pedana; andamento nel senso di camminare con buon ritmo gavér na bòna

              andadóra;

-  archét   trappola per prendere gli uccellini, ciapar en l'archét (prendere in trappola con  

              l'inganno), riferito anche ad una persona;

- bachetón   con significato simile al precedente; panione su cui si fissano le bacchettine per

               catturare gli uccellini; t'ò ciapà sul bachetón (ti ho preso in trappola) in maniera

               figurata, riferito anche a persona; te me vegnirai sul bachetón (in tono minaccioso:

               te la farò pagare, te la renderò).

 

 

 

Proverbi (presi qui e là)

- Mèio vim tórbol che aqua s'cèta

- Spetar e no vegnir, amar e  no agradir, avér sòm e no dormir l'è tre ròbe da morir

- Quando l'aqua la toca 'l cul se 'mpara a nodar

NB: si noti vino e sonno (vim e sòm) scritti con la m finale; ma ne parleremo la prossima volta.

 

_____________________________________________________________________________________

 

 

A g g i o r n a m e n t o   5.5.2017

 

Scrive Fulvio, un'amicizia antica, sia pure poco frequentata per i mille suoi impegni ma che non dispero possa diventare, prima o poi, anche amicizia sul sito perchè possa acquisire anche il diritto di commentare direttamente.

«Ciao Guido,

Leggo quando ho tempo le descrizioni delle tue escursioni, le poesie e 'l Cantón del dialèt. Per dare un piccolo contributo al sito, visto che i commenti sono bene accetti, ti dirò che per l'escursione di S. Genesio, che anch'io amo molto, ho trovato da qualche anno una soluzione che permette di evitare la parte iniziale veramente un po' troppo ripida (quella che passa dall'Edelweiss). Si tratta di raggiungere il Gasthof Locher a Montoppio (Nobis), prendendo il relativo bivio a San Genesio. Al Locher c'è un parcheggio ma è meglio ancora proseguire per un altro chilometro in direzione Salten. A un certo punto la strada diventa bianca e c'è il segnale di strada forestale. Poco prima del segnale ci sono alcuni posti per parcheggiare. Da lì si prende la strada del Salto/Salten praticamente senza fare salita -o comunque insignificante rispetto alla classica- e si raggiunge dopo un paio d'ore Langfenn. È interessante notare che nella prima parte si possono ammirare appesi sui larici o alla base degli stessi, dei lavori realizzati dal bambini della scuola elementare di San Genesio/Jenesien dedicate alle leggende dell'altipiano, con spiegzioni in italiano, tedesco e inglese. Alcune sono davvero commoventi.

Per quanto riguarda el Cantron del dialet, che pure trovo molto interessante, ti suggerirei di aggiungere alla voce “bachetón” anche il verbo che si usa di solito per “te la farò pagare, te la renderò” e cioè “te vegnirai sul bacheton” o “vegnir sul bacheton” o simili. Sono sottigliezze, ma mi pare che ci tieni ad essere preciso e poi potrebbero essere utili per chi non sa (bene) il dialetto e ancor più se un domani le pubblicassi.

Ciao e buon lavoro.

Fulvio»

 

Ho ringraziato Fulvio, che torno a ringraziare e ad invitare ad unirsi alla nostra compagnia.

Buone, e controllate sulla cartina, le sue informazioni sul percorso che consentono, ai meno allenati o ai più sfaticati, di risparmiare circa metà dislivello di quanto da me indicato.

Quanro al “Cantón del dialèt”, invece, forse Fulvio aveva finito il tempo a sua disposizione perché quanro da lui segnalato (ma grazie egualmente), mi pare che faccia già parte di quanto io stesso ho scritto.

 

 

Immagini e versi sono protetti dai diritti d'autore.
Chiunque potrà comunque provvedere alla riproduzione totale o parziale, riportando correttamente la fonte e il nome dell'autore.
Normativa legge 22.04.1941 n.633 e successive modificazioni

Vi prego di rispettare l'ambiente:

se non vi è necessario, non stampate queste pagine!

 

 

 


Postato 3 Maggio 2017 -

Commenti:


Monica :
MonicaCIAO GUIDO!! E' un bel po' che non scrivo e dall'ultima volta che l'ho fatto sono successe davvero tante cose! alcune belle, alcune brutte, ma nel complesso ora sono felice:) ho letto le tue escursioni più o meno facili, ho visto le tue foto tutte bellissime alcune molto romantiche... leggerti fa sempre venir voglia di andare. sai una cosa? fra i vari commenti che fai sulle tue gite e sui relativi percorsi potresti aggiungere se è fattibile farla in bici...?? per me sarebbe interessante;)
ciaooooooo

Saverio :
SaverioCiao Guido. Spero ci siano segni di ripresa dal doloroso fuoco.
Belle le escursioni, soprattutto quella di San Genesio. Ti posso dire che nello stesso giorno la mia consorte l'ha percorsa con un'amica (io ero a suonare altrove) e penso che non vi siate incontrati solo perché avevano deciso, nonostante la gran folla, di mangiare un paio di canederli all'interno del locale.
Molto bella la poesia e molto vera. Il cantón del dialèt mi riserva sempre tante curiosità e novità.
Grazie e alla prossima.

guidoleonelli :
guidoleonelli04.05.2017 -ore 17.55-
Ciao Monica,
tanto o poco tempo importa davvero poco al confronto del raggiungimento della felicità: sono contento con te e non mi pare davvero poco.
Mi sembra che tu vada diretta alla domanda ed io vado diretto alla risposta che però, sarà per te forse una delusione, è negativa: non sono mai andato in rampichino e non voglio quindi prendermi una responsabilità che non mi compete.
Nello specifico delle passeggiate proposte, abbiamo visto qualche bikers attorno al lago di Levico (nonostante i divieti), ma più di così proprio non saprei cosa dire.

guidoleonelli :
guidoleonelli04.05.2017 -ore 18.05-
Ciao Saverio,
mi hai visto proprio male l'ultima volta, non tanti giorni fa, che ci siamo incontrati e, per sgombrare subito il campo, ti dirò che proprio ieri ho avuto finalmente l'appuntamento che aspettavo da tempo. La dottoressa ha messo in dubbio che si tratti di fuoco di S.Antonio e, per ora, come primo tentativo, mi ha prescritto degli antinfiammatori.
Sicché Mirna era a San Genesio lo stesso giorno in cui c'eravamo anche noi ed oltre a noi anche un gruppo della SAT, sezione di Trento. Forse faceva parte anche lei del gruppetto. Una gran bella giornata con tanto sole.
Grazie per quanto dici della poesia e se il "cantón del dialèt" incontra il tuo interesse, ti dico che mi fa molto piacere.
Grazie a te Saverio con un caro saluto. Anche a Mirna naturalmente.

annamaria :
annamariaIeri pomeriggio ho letto tutto, con piacere; oggi qualche considerazione.Intanto noto con piacere che al termine delle tue descrizioni commentate , esprimi sempre un "bilancio buono" o parole simili. Dunque come camminatore, vai bene; evviva!Molto belle tutte le vostre passeggiate; io mi soffermo sempre a guardare e riguardare le fotografie, che danno pennellate molto suggestive.Che bella la globularia, non credo di aver mai visto direttamente questo fiore. Suggestiva poi la "strada della val Carretta", il " Doss tondo"...ma tutte rivelano la tua abilità di fotografo. La poesia mi piace assai e come moltissime delle tue opere, rivela un fondo di mestizia; questa anche una certa rassegnazione, mi pare. Grazie per la lezione di dialetto. Ho sorriso proprio per la parola "falopa": la mamma la usava quando voleva scuoterci dalla nostra indolenza...Ciao Guido. Bravo!

guidoleonelli :
guidoleonelli04.05.2017 -ore 22.30-
E e tue osservazioni, così precise, meticolose e puntuali mi piacciono proprio Annamaria: grazie: credo che tu legga tutto con molta attenzione senza lasciarti sfuggire nulla.
Da parte mia, cercherò di rispondere puntualmente.
Camminare, ma tu lo sai, mi piace moltissimo anche se negli ultimi tempi, e non credo di esserne ancora fuori purtroppo, ho avuto qualche problema; facile quindi che ogni volta che posso andare, alla fine esprima la mia soddisfazione, sempre sincera. I complimenti che mi fai per le mie foto mi fanno certamente piacere ma, al confronto del mio caro amico Giovanni (Giovanni Calori nella pagina dei Link), dal quale ero in visita recentemente, avrei molto da imparare senza, oltrettutto, un successo garantito, tutt'altro. Ad ognuno i propri talenti, mi insegni tu.
La globularia, nonostante tu non l'abbia mai incontrata, è un fiore abbastanza diffuso così come è assai nota, soprattutto qui dalle nostre parti, l'ex strada della Val Carretta o della Stanga, ancora suggestiva fino dove è percorribile.
Grazie per il commento sulla poesia: un po' mesta dici, come conclusione e forse hai ragione che questo sia un po' un tratto ricorrente dei miei sempre più saltuari versi.
Infine il termine "falòpa" l'ahi capito molto bene, meglio di quanto l'abbia spiegato io: la memoria ti è venuta in aiuto.

Renata :
RenataChe gioia! Questa volta c'ero anch'io a San Genesio! Senza allenamento e soprattutto senza fiato non mi è sembrata una salita ripida e faticosa quella che porta all'Edelweiss. E so anche il perché. Ai bei tempi...antichi andavamo a San Genesio con il rampichino. La funivia ci portava un bel pezzetto sotto il paese e da lì si pedalava (si arrancava) proprio fino al Locher e poi ancora oltre, fino al Wieser (non sono sicura che si chiami così) e poi finalmente in quota, sull'altopiano del Salto. Che balsamo la vista dei larici maestosi e eleganti! E che emozione la corona di montagne che ti abbraccia subito e che sempre sfida a riconoscere tutte le cime e ricordarne i nomi. Impresa sempre più ardua!
Anch'io mi ricordo i frequenti incitamenti della mamma "dai falopa!" Ma mi ricordo anche che diceva "lof" e non "lov" se qualcuno mangiava molto. Ho sempre pensato che volesse dire lupo. Forse al plurale fa "lovi" e sarebbe proprio curioso. Bella la tua poesia amara. Sono i giorni del disincanto, della fatica di vivere. Però "momolar parole" è il suono più dolce di una speranza, molto meglio che...biascicare! Ecco mi ristudio il canton del dialet in cerca di suoni dolci!!! Un abbraccio a voi due

guidoleonelli :
guidoleonelli07.05.2017 -ore 22.25-
Su San Gemesio, cara Renata, dici bene: anche per noi è stata una bella soddisfazione essere riusciti una volta a portarti in gita con noi, e anche senza allenamento e senza fiato sei riuscita a farti alcuni bei chilometri. Che può essere letta anche come una risposta indiretta a Fulvio che gentilmente si preocupa per noi. Sei stata tutt'altro che una "falòpa". Io di rampichino non ho nessuna esperienza ma so che tu una volta eri forte: qualcosa sarà rimasto...
Sul dialetto, devo richiamarti ad una maggior disciplina: non puoi rubarmi gli argomenti che ho in programma per la prossima volta. E comunque lupo si dice proprio "lóf" ma al plurale fa "lóvi", così come altre parole che mi riservo per la prossima volta. Intanto, se vuoi, puoi fare un po' di ripetizione e ricordati che il dialetto, se lo si vuole scrivere, non è un esercizio sempre facile, tenendo anche conto che le tue "maestre" non erano proprio dei mostri di conoscenze...

diaolin :
diaolinLa poesia mi è piaciuta veramente tanto.

Ci ho trovato una specie di fotografia di una chiesa
durante un funerale, specialmente nella finale che riporta
il senso della vita ad un solitario sbocco.

Mesta ma non necessariamente negativa.

La trovo pregna di passione (non amorosa, ovviamente)
e delicatamente sembra una carezza data al proprio sentimento.

Brao Guido, veramente brao.
Un applauso a scena aperta

diaolin :
diaolinAggiungo che chiamarla breve la sminuisce, a mio parere è una POESIA

guidoleonelli :
guidoleonelli12.05.2017 -ore 10.55-
Grazie per il tuo commento Diaolin, che apprezzo molto.

Daniela :
DanielaCiao Guido, rieccoci di ritorno dal nostro viaggio in Spagna, che è andato molto bene, se non fosse che io...ho pensato di portare a casa, oltre alle piacevoli impressioni di tanti bei posti, anche una polmonite! Va bene, "passerà anche questa stagione senza far male", come diceva De Andrè!
Ho apprezzato molto le tue escursioni, di dislivello contenuto, e sono contenta di sapere che si può fare il giro del lago di Levico. Ho fatto diverse volte la passeggiata lungolago, per poi però a un certo punto tornare indietro; ora seguirò la freccia viola.
Per quanto riguarda la poesia, anche a me è piaciuta MOLTISSIMO; sottoscrivo in pieno le belle parole di Diaolin! E sempre interessanti le curiosità del dialetto; la parola bàtola mi ricorda una mia ex collega di Cembra, da cui l'avevo sentita dire la prima volta; ora so anche cosa significa!
Grazie di tutto, quindi, e... alla prossima!

guidoleonelli :
guidoleonelli14.05.2017 -ore 17.00-
Ciao Daniela e ben tornati ma non ci credo che ci abbia anche pensato prima di portare a casa un simile souvenir. Faccio fatica ad immaginare che in Spagna si possa prendere anche la polmonite ma spero tanto che sia un malanno "benigno", nel senso che non avrà intenzione di soffermarsi tropo a lungo: te lo auguro e con le amorevoli cure di Roberto, sono certo che avrà vita breve.
Come hai letto, sono al momento cstretto a raccontarvi le mie brevi escursioni/passeggiate ma mi fa piacere che abbia trovato interesse per il giro del Lago di Levico: il Sentiero dei Pescatori era davvero troppo poco.
Come ho già fatto con Diaolin, ringrazio anche te per i complimenti che mi fai per la poesia: sono contento che ti sia piaciuta.
E anche quanto a "bàtola", non può che rallegrarmi che una gardolota puro sangue come te trovi ancora qualcosa da binar su dalle mie povere righe.
Ci sentiamo. Ciao e varda de guarir.



 Torna alle notizie

Subsection Archivio News
Calendario  Calendario
Data: 29/07/2017
Ora: 12:41
« Luglio 2017 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31      

Home page |  Chi sono |  Note bibliografiche |  La mia poesia |  Le mie raccolte |  Recensioni |  Montagna |  Links |  Contatti
Powered by FlatNuX! Valid HTML 4.01! Valid CSS! Get RSS 2.0 Feed
Powered by  FlatNuX  © 2003-2005| Site Admin:  Guido | Full Map | Get RSS News
Tutti i marchi registrati e i diritti d'autore in questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.

Page generated in 0.6619 seconds.