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Il Brenta: ma quanto bello è?!

 

 

 

 

 

Rifugio Cròz dell'Altissimo e Selvata;

 

Vallesinella, Casinei, Tuckett, Brentei

 

In un paio di sporadiche incursioni, come già altre precenti, sono tornato a salire i sentieri del Brenta, una volta meta frequente di escursioni anche di più giorni: quanti ricordi.

 

 

 

 

"Storie gnancor finide"

da leggere o ascolatare

 


 

 

 

  Rif. Cròz dell'Altissimo, m 1.430 e Rif. Selvata, m 1.650          lunedì, 5.9.2016

 

 

- Dislivello: m 930

- Svilippo: km 12,600

- Tempo: complessivo ore 5.00           di andata ore 2.50             di ritorno ore 2.10

- Carte: Kompass 649: Altopiano della Paganella, Dolomiti di Brenta; scala 1:25.000

 

Pur essendo i due rifugi nostre antiche conoscenze, era molto tempo che mancavo da questi posti e in particolare il percorso ad anello di oggi non l'avevo ancora mai fatto.

Se voglio tirare subito le conclusioni e cercare di fare un bilancio, sono contento di poter dire di essere molto soddisfatto della giornata di bel sole e dell'escursione in particolare. Ciclamini di un colore esplosivo, fratelli di quelli di Sedruna, mi hanno accompagnato nell'andata, lungo la assai poco frequentata strada, a volte molto ripida, che sale da Molveno al rifugio Cròz dell'Altissimo attraverso la Val delle Seghe. C'era già molta gente al Rifugio Cròz dell'Altissimo, meta facilitata dalla comoda strada che collega il rifugio alla Loc. Pradèl, a sua volta servita da funivia. Il sentiero che poi collega questo rifugio con il Selvata è quello noto, molto migliorato rispetto a quando l'ho percorso l'ultima volta ed è un sentiero questo che offre ampi squarci sul gruppo del Brenta illuminato dal sole. Mi sono tornate alla mente le vecchie esperienze su queste strade, in particolare mi sono ricordato di Fabio, più anziano e più esperto di me, nel quale avevo deposto tutta la mia fiducia e che in un'altra occasione, se non fosse stato per una mia ferma ribellione, mi avrebbe portato alla perdizione nell'attraversamento del ghiacciaio dell'Adamello per andare a raggiungere la cima. Ora Fabio se n'è andato ma i ricordi, quelli belli e quelli meno belli, rimangono e sono sempre ricordi vivi.

Al rifugio Selvata, da cui si gode una prima parziale vista sugli “Sfulmini”, ricordo ancora la gestione di Sergio Rosi di qualche decennio fa, ho trovato persone cordiali e disponibili. Di qua si sale, attraverso il Bait dei Massodi, al Rif. Pedrotti per poi proseguire oltre in diverse possibili direzioni. Ho avuto un po' di rimpianto dei tempi andati ma, questo è sicuro, non mi ha nemmeno sfiorato l'idea di proseguire Qui al Selvata, c'era parecchia gente che consumava il pasto e si godeva un sole incredibile. Cosa che ho fatto anch'io, con una fermata più lunga del solito che si è protratta per oltre un'ora. Mi sarei fermato ancora a lungo ed è stato a malincuore che mi sono pur dovuto avviare lungo il sentiero del ritorno. Gran bello questo “Sentiero Donini” che non conoscevo, il 332, molto ben tenuto e curato e con alcuni tratti, non sempre molto brevi, attrezzati con cordino metallico e qualche scaletta. Ed in una gran bella posizione ho trovato anche la Malga Molveno, circondata da bei prati verdi sempre dentro alla cornice delle guglie del Brenta.

In breve, il percorso:

da Molveno, ancora molto affollata di turisti, parcheggiato un po' distante dalll'inizio del sentiero, mi sono avviato, scarponi ai piedi, quando erano già le 9.30. Il primo tratto di sentiero/passeggiata, segn. 319, segue il Torrente Massò fino a raggiungere la Baita Ciclamino, m 926 (ore 0.40). Qui si inizia a salire attraverso il bosco, prima per sentiero poi per strada, in buona parte, soprattutto nei tratti di maggior pendenza, lastricata per consentire il transito dei veicoli che servono il Rif. Cròz dell'Altizzimo. Si supera la Loc. Tabelle, m 1.320 da dove si prosegue seguendo ora il segn. 322 fino a raggiungere il rifugio, m 1.430 (ore 1.10.150). Col segn. 340 ci si avvia verso il Rif. Selvata, m 1.650 che si raggiunge in breve (ore 0.40-2.50).

Per il ritorno, si imbocca, subito in buona discesa, il sentiero segn. 332, che scende con tratti molto ripidi e con bei passaggi attrezzati. A quota 1.420 ha inizio, sulla sinistra, il ripido Sentiero Donini che, per le molte radici scivolose, richiede una costante attenzione. Si raggiunge e si supera la Malga di Andalo, m 1.357 (ore 1.00-3.50) e parecchio più in basso, ormai in vista del lago, Loc. dei Bagoloti, m 945 (ore 0.30-4.20). In breve si è poi sulla strada asfaltata con la quale si fa ritorno alla macchina (ore 0.40-5.00).

 


Torrente Massò

strada

Rif. Croz dell'Altissimo

scorcio

Croz dell'Altissimo in primo piano

Rif. Selvata

gli Sfulmini

Sentiero Donini

Malga Andalo

Percorso
 

 

 

 

 

  Trek del Brenta                                                                               martedì, 4.10.2016

 

- Dislivello: m 1.086

- Sviluppo: km 13,800

- Tempi: netti totali ore 5.50 salita ore 3.50 discesa ore 2.00

- Carte: Kompass 688: Gruppo di Brenta; scala 1:25.000

 

 

         

In poco meno di due ore, partendo da casa alle sette del mattino col traffico pendolare in grande prevalenza in direzione di Trento, raggiungo, a distanza di anni, Madonna di Campiglio e il Rif. Vallesinella, m 1.513 dove, nell'ampio parcheggio, lascio la macchina. Alle nove, con 1°C di temperatura, mi incammino lungo il Sentiero delle Cascate, segn. 382, mai percorso in precedenza che, seguendo il corso del torrente Sarca di Vallesinella rappresenta una comoda e suggestiva passeggiata nel bosco. Credo non sia esagerato parlare di un vero e proprio monumento naturale che porta alla Malga Vallesinella Alta, attraverso limpide e tranquille acque, cascate e laghetti, piccole passerelle in legno, in uno scenario unico. Peccato soltanto che non ci sia ancora il sole e che la temperatura sia invece piuttosto rigida. Un grande silenzio attorno e il pensiero che mi riporta al cartello, posto già all'inizio, che segnala che la zona è frequentata dall'orso e che è necessario adeguarsi: siamo a casa sua!

Raggiunti i pascoli di Malga Vallesinella Alta, si lascia la strada e si prende a seguire il sentiero segnavia 317b che porta comodamente a raggiungere, quando il bosco ormai dirada, il Rif. Casinei, m 1.825 (ore 1.00) da dove si comincia a godere di qualche scorcio di panorama soprattutto nella direzione del Grosté e della Catena di Cima Sassara. Ed anche su questa si aprono ricordi di un'avventurosa e impegnativa escursione fino alla Cima Sassara stessa e al Bivacco Bonvecchio, in direzione del Lago di Tovel e del Monte Peller, su un impegnativo sentiero con lunghi tratti dal fondo di sottile ghiaia che, dove si fa più ripido, ha la capacità di rimandarti indietro, quasi a respingerti, di quel tanto che poco prima eri riuscito a salire; escursione conclusasi con un precipitoso rientro alla stazione intermedia dell'impianto che sale da Campo Carlo Magno. Era nientemeno che il lontano 1995. All'interno il Casinei è illuminato ma si sa che è chiuso, sia pure da pochi giorni, come gli altri che seguiranno.

 


qui abita l'orso

cascate

Rif. Casinei

Castelletto inferiore

Bocca di Tuckett e Cima Sella

 

Proseguo quindi, prendendo ora a seguire, a sinistra, molto ben segnalato, il sentiero segn. 317, dove mano a mano si risvegliano vecchi ricordi, gli ultimi di una solitaria invernale con le ciàspole, per testare il percorso da inserire nella raccolta “Ciaspolando Ciaspolando”, Ed.31 del 2007. Ora, lasciato in breve il bosco e il tratto più pianeggiante, il sentiero si impenna decisamente fra lastroni e massi, assumendo il nome di Calvario del Tuckett e contemporaneamente, poco per volta e poi più decisamente, compaiono davanti cime slanciate e maestose della gran parte delle quali, inesorabile logorio del tempo, ho dimenticato i nomi pur famosi (ma chi mi mileggerà, potrà divertirsi a riconoscerle ed a suggerirmi i nomi in modo da poterli aggiungere alle fotografie). Ora finalmente camino col sole e, anche se mi colpisce negli occhi e mi rende difficile scattare qualche foto, me lo godo tutto e, in breve, sarò in maglietta e maniche corte. Un clic su quello che credo possa essere il Castelletto Inferiore e poi, passo dopo passo, il tetto, prima del Rif. Tuckett, m 2.270 e poi del vicino Quintino Sella che, ormai in breve, raggiungo (ore 1.30-2.30). Inconfondibile, più in alto la Bocca di Tuckett con Cima Sella. Qui è d'obbligo una sia pur breve sosta; ritrovo i due ragazzoni tedeschi che avevano parcheggiato la loro a fianco della mia macchina, e che probabilmente non hanno fatto il Sentiero delle Cascate, coi quali scambio due parole che mi permettono di capire che hanno intenzione di raggiungere la Bocca di Tuckett, perennemente innevata per poi proseguire su una ferrata che però non capisco quale possa essere, considerato che dovranno poi rientrare obbligatoriamente per il percorso dell'andata. Mi godo un attimo il panorama, che ora comincia ad allargarsi sulla catena Adamello-Presanella; da qui ora chiaro in lontananza si vede il Rif. Grosté con alla schiena un bel paravento bianco di neve che considero possa essere Cima Pietra Grande, e scatto ancora qualche fotografia.

 

 


Rif. Grosté e Pietra Grande

 

Fridolin

Galleria Bogani

Sfulmini

Rif. Brentei e Crozzon di Brenta

 

Riprendendo il cammino, scendo di qualche decina di metri sui miei passi per proseguire poi a sinistra sul sentiero segn. 328 in direzione del Rif. Brentei. Tribolato il primo tratto fra grossi massi e pietraie fino a costeggiare Cima Fredolin, per poi proseguire in discesa fra mughi ad incontrare il sentiero 318 che sale dal Rif. Casinei e che prendo a sinistra. Ora il cammino, sia pure con un primo tratto ancora in salita e poi fra frequenti up & down, si fa più comodo: si tratta del Sentiero A. Bogani, con la sua galleria (che non ricordavo proprio) e con qualche breve tratto attrezzato con cordino metallico che a me pare rappresentare un'eccessiva precauzione. Compaiono alte, ancora in lontananza, le cime più alte degli “Sfulmini” e mi sorprendo a considerare come cambino al cambiare del punto di osservazione e come paiano molto più slanciate salendo dal Rif. Selvata verso il Rif. Pedrotti. Ma a prendere la scena, proseguendo il cammino, è la maestosa mole del Crozzon di Brenta con il Canalone Neri a separare Torre di Brenta. Più avanti e a sinistra nella direzione del Rif. Alimonta, che non si vede, mi pare di riconoscere i “Gemelli” che fanno da corona al rifugio stesso. Ma ormai, passo dopo passo, sono arrivato alla piana del Rif. Brentei ed, in breve al rifugio stesso, m 2.182 (ore 1.20-3.50). Il primo pensiero che torna a galla della memoria è la mitica figura di Detassis con la sua lunga barba bianca, che di questo rifugio aveva fatto il proprio regno. Eravamo probabilmente ancora in primavera e fermatici a prendere qualcosa si sono scambiate alcune parole e lui, osseravtore attento, con la sua esperienza e saggezza, appreso che eravamo diretti a fare le Bocchette Alte, visto che eravamo sprovvisti di piccozza, ce n'ha prestata una, di quelle storiche di legno: “guardate che in un paio di canalini, sarà facile che piossiate trovare ancora della neve e che la stessa possa ricoprire il cordino”. Sagge parole perché la piccozza, usata dallo storico e leggendario Detassis, proprio in un paio di occasioni ci fu molto utile. Il rifugio è chiuso da una settimana ormai ma qui si lavora a sistemare tutto in preparazione dell'inverno, quassù ormai non più così lontano. Saluto e scambio qualche parola con tre, quattro persone che stanno già prendendo la via del ritorno, due di loro nella direzione di Molveno, e raggiungo la simpatica cappelletta che si trova appena a monte del rifugio dove scatto la classica foto, probabile clic di ogni montanaro che raggiunge il Brentei. Da qui, nella direzione della Bocca di Brenta, si possono ammirare (sperando di non sbagliare) Cima Tosa, Cima Margherita e Brenta Alta.

Rimasto del tutto solitario e superate ormai le tredici, mi accomodo ad uno dei tavoli esterni e consumo con gusto il mio pasto montanaro. Ma prima di riprendere la strada del rientro, non posso evitare di soffermarmi a godere la vista della bellissima catena che congiunge il Carè Alto e l'Adamello con la superba Presanella. Poi, sia pure a malincuore, col sole che sembra invitarmi a rimanere ancora, ma sono ormai le due del pomeriggio, mi avvio ad imboccare nuovamente il segn. 318 e, trascurando il bivio a destra che proviene dal Tuckett, proseguire fino al Casinei dove, scambiate poche parole col gestore che in quel momento si trova all'aperto, facendo violenza al cuore che mi dice “rimani”, imbocco di malavoglia il sentiero spaccagambe nel bosco, segn.317, in buona parte scalinato che chiude dietro a me una splendida giornata di sole fra montagne indimenticabili e mi farà arrivare al Vallesinella (ore 2.00-5.50) cotto e con le gambe che a stento mi reggono ancora in piedi.

 


Bocca di Brenta

a ricordo

Adamello-Presanella

dal Vallesinella, al ritorno

percorso

 

Se avessi occasione di ripetere quest'escursione, affronterei il primo tratto, fino al Rif. Casinei, salendo cirettamente dal Vallesinella col sentiero segn. 317; il sentiero, come dicevo, è a tratti molto ripido e scalinato ma le gambe sarebbero ancora riposate e piene di energia. Farei il giro sul Sentiero delle Cascate, segn. 382 e 317b, più lungo ma più dolce, al rientro quando le gambe sono già provate.

 

 

 

 

 

 

  

   Storie gnancór finide

 

   Vegnìndo ‘n zó enté ‘n tramónt color narànz

   quan che taca a davèrzerse le ale de la sera

   e i òci i è ancor pieni de sbrichi, giaróni,

   muraie, sfùlmini e scalette,

   a le zime tut entór

   el sol el ghe struca ancor l’océt,

   e lóre, dal rispèt, le ciapa ‘n color de porporina

   a mi envéze me se desgrópa dént

   sfràmpole fonde de ‘n sentimént,

   vècio e sempre nòvo,

   a desmissiar mili perché.

 

   L’è ‘l moment de quél dólz silenzio solitari

   de ‘n matelòt smarì con en gróp de destrani

   che ‘l próva a ‘nzolar fili sbregadi

   de vèce storie gnancór finide.

 

 

 

Ascolta la poesia

 

 

Storie non ancora finite

Venendo in giù in un tramonto color arancio/ quando cominciano ad aprirsi le ali della sera/ e gli occhi sono ancora pieni di rocce, ghiaioni/ muraglioni, guglie e saclette,/ alle cime tutt’attorno/ il sole strizza ancora l’occhietto/ e loro per la vergogna prendono un colore porporina/ a me invece si sciolgono dentro/ brandelli profondi di un sentimento,/ vecchio e sempre nuovo,/ a risvegliare mille perché.// È il momento di quel dolce silenzio solitario/ di un ragazzino sbigottito con un nodo di nostalgia/ che prova a riannodare fili strappati/ di vecchie storie non ancora finite.

G.L., 21.9.2016

Arpa e violino: "Fratello sole sorella luna"

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini e versi sono protetti dai diritti d'autore.
Chiunque potrà comunque provvedere alla riproduzione totale o parziale, riportando correttamente la fonte e il nome dell'autore.
Normativa legge 22.04.1941 n.633 e successive modificazioni

 

 

 

Per cortesia,

considerate la salvaguardia dell'ambiente

prima di stampare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Postato 27 Ottobre 2016 -

Commenti:


Anna :
AnnaCiao Guido e un ciao a tutti gli amici.
Spero che stiate tutti bene e in buona salute.
Due parole su questi due giri fatti per strade diverse.
Il Cròz dell'Altissimo partendo da Andalo, è bell'itinerario, arrivando al rif. Selvata, selvaggio in mezzo al Brenta. Lo ricordo bene e in buona compagnia.
A Vallesinella ho fatto il giro delle Cascate, ma a ritroso rispetto il tuo. Sono partita dal paese arrivando all'incrocio dei rif. Casinei e Brentei e scendendo le cascate.
Una meraviglia della natura fatta di acqua, bosco e colori.
Le tue parole rispecchiano chiaramente una giornata passata in giro per le montagne. Riesci sempre ad esprimere le tue emozioni, che poi sono le emozioni di chi, a modo suo, è girovago di ciò che ci circonda.
Mando a te e a Ivonne un caloroso saluto con un abbraccio. Ciao ciao alla prossima

diaolin :
diaolinL’è ‘l moment de quél dólz silenzio solitari
de ‘n matelòt smarì con en gróp de destrani

un passaggio che oserei definire "inebriante", perlomeno per l'anima

Diaolin

guidoleonelli :
guidoleonelli27.10.2016 -ore 21.30-
Ciao Anna,
mi sembra che anche tu conservi bei ricordi del nostro Brenta che offre infinite possibilità di escursioni dalle più impegnative fino, giù giù a quelle semplici alla portata di tutti. Ma ciò che offre il Brenta è molto di più ed è estremamente difficile metterlo per iscritto perché sono sentimenti profondi, freschi ricordi, e voglie mai sufficientemente appagate.
Sono d'accordo con te e l'ho anche scritto e consigliato: il giro delle cascate dal Vallesinella, conviene farlo salendo al Casinei per scendere poi con un percorso più ampio e più comodo che meglio lascia assaporare la bellezza che qui la natura sprigiona.
Grazie della visita. Ricambio l'abbraccio e torna ancora.

guidoleonelli :
guidoleonelli27.10.2016 -ore 21.40-
Grazie Diaolin,
ma è soltanto il tentativo di esprimere, come dicevo poco fa con Anna, l'inesprimibile. Ci vorrebbe una penna ben più ricca e allenata a mettere su carta emozioni che questi monti di favola ti fanno provare.

Renata :
RenataDa sempre il Brenta stava lì a vegliare sulle nostre estati, a segnare l'orizzonte davanti alla finestra della stanza nella vecchia casa dei nonni. Poi la conquista dei sentieri con le lunghe camminate e la più diverse compagnie. Ma non bastava ancora! La prima arrampicata proprio sul Castelletto Inferiore: che emozione il salire, appoggio - appiglio, a contatto finalmente con la pietra, la pietra bianca del Brenta. Del Brenta mi resta forte l'immagine del Campanil Basso elegante, solitario, stupendo e per me troppo difficile, rimirato e ammirato solo dal...basso!
Bellissima la tua poesia: il canto al Brenta e la sua eco all'anima,con "sframpole fonde de'n sentiment" e "en grop de destrani" e il ricordo vivo di chi non c'è più.
Grazie. Un abbraccio. E un plauso al poeta.

alberto :
albertoBelli i percorsi, ed anche la poesia. Intervengo brevemente solo per salutare te, Ivonne e tutto il gruppo.

guidoleonelli :
guidoleonelli28.10.2016 -ore 24.00-
Grazie Renata, grazie davvero perché si sente che quanto dici corrisponde alla tua, alla nostra storia e a quella di chissà quanti appasionati alpinisti su quella roccia bianca si sono cimentati. E quanti, ogni anno vengono commemorati per aver donato (sacrificato?) la propria vita a quelle montagne stupende.
Nel tuo passato di roccia, che a me è invece mancato, non so fino a che grado di difficoltà tu sia arrivata ma vedere con quanta ammirazione e, in fondo anche con una punta di amarezza che mi sembra di cogliere, nomini il Campanil Basso, significa per me che sei riuscita a mettere al loro leggitimo posto le cose.
Tu sai che, fra tanta gente che va in montagna, è generalmente accettata la distinzione che si fa fra chi è arrivato in cima al Campanil Basso e chi invece no. Ti lascio immaginare quanto possa dispiacere a me, appartenere soltanto alla seconda categoria. Tu almeno col Castelletto inferipore, e non è dire poco! la bocca te la sei fatta; a me, che in montagna vado ancora nonostante le inevitabili magagne della ruggine sulle ossa, questa soddisfazione manca. Ce ne sono tante, tante altre però e sono felice egualmente.
Ti ringrazio per quanto dici dei miei versi ma il Brenta merita davvero un canto, un canto eterno che può arrivare soltanto dal cuore di chi sul Brenta è stato in tutte le stagioni, affrontando le sue dificoltà e godendo delle sue bellezze e delle soddisfazioni che sa dare a chi ancora sa apprezzare.
Ricambio l'abbraccio. Ciao

guidoleonelli :
guidoleonelli29.10.2016 -ore 00.10-
Grazie Alberto anche per questa tua sia pur fugace visita: è bello sapere che gli amici ci sono e vedere che si fanno vivi è una bella soddisfazione.
Certo non so quanto un campione appassionato di scacchi possa apprezzare le fatiche della montagna: sono altre le sue soddisfazioni, in questo momento, per esempio, per te quella importante dei nipotini.
Grazie ancora e un caro saluto anche ad Emma.

annamaria :
annamariaGià erano state sufficienti le descrizioni delle belle camminate sul Brenta per farmi ricordare le numerose gite fatte con Adalberto e le "bimbe": giornate avventurose e allegre. Che nostalgia!Poi la poesia ha dato la stura alla commozione e il groppo in gola è rimasto lì un bel po'.Il Brenta è e rimane nel nostro cuore.

guidoleonelli :
guidoleonelli29.10.16 -ore 18.20-
Ciao Annamaria,
hai ragione: il Brenta rimane nel cuore di chi l'abbia poco o tanto frequentato.
E so, di sicuro soltanto parzialmente, delle vostre escursioni estive che ora rimangono indelebili. Una in particolare ricordo anch'io con Adalberto; era la prima volta che facevamo assieme, e in compagnia con altri, un'escursione di due giorni che ci portò a dormire al Rif. Pedrotti, affollatissimo, tanto che fummo costretti a dormire sul pavimento; particolare questo che si ripeterà poi ancora in nostre successive escursioni. Adalberto, raccontando poi, si divertiva a ricordare il mio mal di pancia ed i suoi effetti, che soltanto più tardi nel tempo, scoprii che dipendevano dalle prugne secche che io mangiavo in abbondanza: erano il mio doping.
E mi andò bene perché un medico tedesco, sdraiato accanto a me, mosso a compassione o forse per paura di dover passare la notte in bianco, ad un certo punto mi diede una "Tablette" che mi calmò la pancia e che ci lasciò dormire.
Che nostalgia davvero ma quanti bei ricordi.

Saverio :
SaverioComplimenti per le due belle escursioni sui sentieri del Brenta. Belle davvero quelle montagne; qualche mio rimpianto per averle girate meno di quanto avrei voluto ma, come tu insegni in questo caso, c'è ancora tempo per qualche bella camminata in quei luoghi.
La tua poesia mi ha molto emozionato.
Un caro saluto.

guidoleonelli :
guidoleonelli29.10.2016 -ore 22.30-
Ciao Saverio,
mi fa piacere che la mia poesia ti sia piaciuta.
Per quanto riguarda il Brenta invece, è vero che volendo abbiamo la scusante che per noi è un po' fuori mano, non più di tanto però se pensiamo a tante escursioni che andiamo a cercare in cima all'Alto Adige. In tutti i modi, il Brenta non può essere trascurato, come bene hanno detto anche altri amici. Sono tantissime le occasioni che esso offre, per ogni gusto, per ogni capacità ma credo che, per goderlo appieno sarebbe un'ottima cosa dedicargli qualche giorno consecutivo: ci sono giri incredibili da fare con la possibilità di ritorno al punto di partenza. E quanto a Rifugi, credo che non si possa chiedere niente di meglio.
Ma sono d'accordo con te: non è ancora troppo tardi. Per te.

Daniela :
Danielacaro Guido, sono molto d'accordo con te sul titolo di questo nuovo post: il Brenta è proprio spettacolare, anche se io, anni fa, ero arrivata solo fino al Rif. Selvata. Roberto, invece, lo conosce molto bene e le tue puntuali descrizioni e le splendide fotografie hanno portato alla luce tanti lontani ricordi.
E ho trovato davvero molto emozionante la poesia: l'immagine del "matelòt smarì con en gróp de destrani" mi sembra renda perfettamente le sensazioni difficilmente esprimibili a parole che a volte ci prendono alla vista di certi spettacoli della natura; molto appropriata anche la musica! Complimenti! Saluti a te, a Ivonne e a tutto il gruppo di affezionati!

guidoleonelli :
guidoleonelli31.10.2016 -ore 23.00-
Cara Daniela,
ancora non mi rendo conto del perché abbia lasciato trascorrere tanto tempo prima di tornare a frequentare il Brenta! È vero che quet'anno i vari malanni, miei e/o di Ivonne sembrano essere diventati una persecuzione. Ed è altrettanto vero che, gli anni passano e si ammucchiano e che le energie di una volta ora sono soltanto un gran bel ricordo.
Spettacolare il Brenta; e lo dico dopo averlo frequentato davvero tanto. In quest'ultima occasione, ho avuto proprio l'impressione di averlo trascurato ed è forse anche per questo che ho sentito davvero una profonda nostalgia per le tante belle escursioni che ci aveva riservato. Erano tempi in cui lo zaino era più leggero, non pesava spostarsi anche da un rifugio all'altro e stare in giro più giorni consecutivamente. Ora le cose sono ... un po' cambiate. Un po'.
Ma se volessimo proprio consolarci, sarebbe suffiente soffermarsi a pensare un momento a quei disgraziati vittime di un terremoto che pare non voglia più arrestarsi.
Che la mia poesia ti sia piaciuta mi fa moto piacere e osservo, con una certa curiosità, la coincidenza per la quale anche Diaolin, che tu sai scrive pure lui nel suo dialetto, abbia trovato particolarmente "inebriante", dice lui, il verso che tu citi. In questo senso, mi cruccia non poco il fatto che sempre meno tempo riesca a trovare da dedicare alla poesia. E anche in questo caso, l'allenamento è molto importante. Ma, con l'anno prossimo, forse qualcosa cambierà. Molto appropriato mi pare qull'"affezionati" riferito agli amici, sul quale non voglio però dilungarmi.
Grazie ancora Daniela e un caro saluto. Anche a Roberto naturalmente.



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